La cultura del selfie distruggerà il mercato della ritrattistica professionale? E’ un dubbio che da più di un anno dovrebbe essere diventato un incubo per i fotografi professionisti. Ovunque – dalla sera degli Oscar ad ogni angolo di strada  – le persone trovano nell’autoritratto catturato con semplicità (fotocamera frontale dello smartphone e braccio allungato di fronte al viso) un modo per soddisfare la propria esigenza di mettersi in evidenza, di aggiornare la propria immagine del profilo di Facebook e, di conseguenza, ricevere tanti commenti positivi e una miriade di “Like“. Il Selfie come strumento per “esserci”, per alimentare la propria autostima, per rimanere in contatto visuale con tutti gli “amici” che non si incontrano tutti i giorni.

L’autoritratto è un linguaggio fotografico (e anche pittorico, ovviamente), che ha permesso negli anni di esplorare un rapporto tra quello che “si mostra” e quello che “si è“. Chi, meglio di noi stessi, dovrebbe essere capace di essere così acuto e sensibile in relazione alla nostra personalità, su quello che vorremmo rappresentare? Spesso, quindi, gli autoritratti hanno un potenziale espressivo superiore a quello del “ritratto” (ovvero quello che altri riprendono di noi), ma la moda/esigenza del selfie è quasi sempre meno profonda, e la qualità del risultato è spesso bassa, complice l’aspetto tecnico ma specialmente quello espressivo. E il fotografo professionista, quello che potrebbe realizzare immagini migliori, di qualità, di maggiore impatto, rimane a bocca asciutta: tutti si fotografano, nessuno chiede un ritratto professionale. E cosa fa? Si lamenta, piange, si dispera, si arrabbia, commenta, borbotta. Quasi mai fa quello che davvero sarebbe utile per modificare questo approccio del mercato, facendo capire quali sarebbero i vantaggi di un ritratto di qualità. Beninteso, spesso “lo dice”: tanti post su Facebook che urlano “Guarda che potremmo fare delle cose bellissime… “, ma con un approccio troppo debole e decisamente poco credibile. Promesse gettate al vento, e se aggiungiamo che si sta proponendo un servizio a pagamento in antitesi ad un divertimento spontaneo gratuito… beh: il risultato è davvero scarso (senza considerare che l’approccio dell’utente di Facebook non è certo “qualitativo-centrico“: riceveranno più “Like” dei selfies pessimi rispetto a dei ritratti professionali).

Selfie: gli animali ci aiutano a trovate la giusta strategia per i fotografi professionisti

selfie animali National Geographic

Ancora una volta, l’unica strada è fare marketing intelligente, dove i motivi di un prodotto da acquistare devono essere forti, comprensibile la differenza rispetto alla versione “gratuita”, desiderabile e adorabile. Qualcuno – sebbene orientato su un binario diverso, quello editoriale – ha lavorato su questo concetto con un approccio davvero meraviglioso: si tratta del National Geographic che ha fatto una campagna pubblicitaria, diretta dall’agenzia brasiliana Diomede e dall’art director Silvio Medeiros per promuovere una nuova collezione di immagini. Questa meravigliosa campagna pubblicitaria ha lavorato su questo messaggio: “Ci sono troppe brutte immagini di animali, venite a trovare quelle belle qui”. Il gioco nei confronti del selfie è evidente, segnalando che anche nell’era del selfie si possono ancora fare e vedere belle immagini. I soggetti sono dei simpatici animali che sono impegnati ad “autoritrarsi“, probabilmente stufi di essere troppo brutti nelle foto che circolano.

selfie animali National Geographic Al di là della bellissima occasione per vedere le immagini di questa campagna e se volete, questo è l’account di Instagram dell’agenzia, dove ci sono altre immagini, anche di backstage), il messaggio trasversale per i nostri amici fotografi è: si combattono brutte foto mettendo in evidenza quanto belle sono le foto che potremmo fare noi: fatti, non parole. Le fotografie/immagini di questa campagna lo evidenziano in modo chiaro, e anche con un tono sorridente (quando sono di solito poco sorridenti i messaggi dei fotografi!). C’è tanto da imparare, e come messo in evidenza nel video della case history dell’agenzia che pubblichiamo in questo articolo, i risultati ci sono stati: tantissimi hanno segnalato e condiviso questo progetto, rendendolo virale, ma ancor più importante, la vendita delle foto del catalogo pubblicizzato ha ottenuto una crescita del 140%. Hanno venduto più foto, i signori del National Geographic… perché voi no?

WildLife Selfies – A case study from silvio medeiros on Vimeo.

2 responses

    1. Davide, francamente mi sa che ci vedi solo tu l’effetto copia. In ogni caso, interessante e divertente anche la tua idea :-)

Comments are closed.