Un paio di giorni fa, Corbis Images ha pubblicato un Creative Research report dal titolo “Mass Intelligence” (Intelligenza di massa), che vuole fare il punto o addirittura anticipare i trend culturali che influenzeranno anche l’uso delle immagini. Il filone portante di questa ricerca è finalizzato a dire che siamo di fronte ad una crescita del livello di formazione medio e prende ad esempio proprio l’Europa dove l’85% dei giovani adulti ha accesso ad un’educazione di secondo livello e quindi si percepisce un’innalzamento della maturità e dell’intelligenza in tutti i settori, dalle automobili che guidiamo al cibo che mangiamo, e che questo verrà sempre più evidenziato anche nella scelta delle immagini.

La risposta, da parte di Corbis, è ovvia: ecco una nuova sezione di 1500 immagini ad hoc, per un mondo sempre più collettivamente intelligente, ma anche per educare i clienti a fare una comunicazione più matura.

A volte mi domando: ma queste ricerche su quali basi si fondano? Sono proprio convinti di quello che dicono, o si tratta di puro marketing, finalizzato a intortare qualcuno? Premesso che ho scaricato il PDF della ricerca che era assolutamente illeggibile su computer, quindi ho provato a trasferirlo su iPad per cercare di fruirlo più decentemente, e anche lì è impaginato in modo che non rende piacevole la lettura su un monitor (credo anche stampato non migliorerebbe, ma non l’ho stampato). Sono anche andato sul mini sito, che anche quello mi sembra più presuntuoso che navigabile, più pretenzioso che informativo. Assomiglia a tante di quelle forme di “pseudo intelligenza”, di quell’ormai comune forma che mette davanti la forma e “le belle parole” per sembrare intelligenti e colti, ma che cercano di nascondere una carenza assoluta di concretezza. E’ questa l’intelligenza che tanto viene professata?

Se ci guardiamo in giro, in questa “Europa così colta” ci accorgiamo che c’è una visione quantomeno meno ottimistica, per non dire distorta. Parliamo dell’Italia, dove, secondo l’Istat – e non abbiamo dubbi su questa realtà – si legge MENO di un libro in media all’anno (ne parlano qui). Se ci muoviamo, ci accorgiamo che le poche riviste che si trovano tra le mani delle persone in giro sono spesso di gossip (dopo una settimana di viaggi in treno, è una delle cose che abbiamo notato con maggiore evidenza), che la conoscenza sulla musica è ridotta a poche decine di artisti, i più popolari, che la conoscenza della tecnologia è ridotta all’osso. Abbiamo tante notizie e informazioni a disposizione, ma sotto forma di nozionismo spicciolo, non contestualizzato, non collocato, non analizzato. Per l’immagine, ho paura, la situazione non è molto diversa.

Con questo non vogliamo andare contro il buon tentativo (secondo noi, come detto, più un tentativo maldestro di marketing che non uno studio realistico) di Corbis di mettere l’accento su immagini in grado di narrare e descrivere una realtà auspicata (colta, intelligente, dove il focus è quello di catturare e soddisfare la sensibilità) ma non reale. Piacerebbe anche a noi, e in realtà seguiamo per primi questo approccio, ma proprio perché lo seguiamo, sappiamo anche che ci si rivolge ad una nicchia, e non certo ad una “massa”. Ci rimane quindi – se non riusciamo a dare troppo credito alle tendenze indicate da Corbis per le attività dei fotografi per i prossimi mesi e anni – il dubbio: quali sono le immagini che “disegneranno” il nostro futuro? Per assurdo (visto che abbiamo criticato), la lettura delle keywords che sono state indicate da Corbis – se analizzate in modo più pragmatico, senza eccessiva visione rivoluzionaria – possono forse darci qualche stimolo. Ve ne segnaliamo alcune, secondo noi interessanti (ma è una valutazione di semplici spettatori della comunicazione e dell’immagine):

Emotions | Optimism | Real People | Confidence | Collaboration | Possibility | Autenticity

Perché, tra tante, abbiamo messo in evidenza queste voci (che non sono poi così nuove)? Perché crediamo che in tanto magma di foto fredde, prive di emotività, messe tra le righe scritte solo per creare “aria”, ci sia tanto bisogno sia di una maggiore sincerità. Meno “PR” e più “fatti veri”, siamo di fronte (crediamo) ad un periodo che deve evolversi all’insegna della sostanza e non di una realtà patinata e virtuale. Serve un segnale di ottimismo, del “voler essere vicini”, del sentirsi parte di un gruppo e di una realtà comune. Sviluppare progetti, immagini, percorsi, ricerca che sia finalizzata a questi filoni, crediamo, possa dare soddisfazione e prospettive. Se poi dovesse crescere anche quell’intelligenza di massa predicata da Corbis, tanto meglio!

One response

  1. Trovo anch’io vi sia una profonda contraddizione nel report di Corbis. C’è il desiderio di inquadrare un cambiamento profondo, di legittimarlo e di proporre una strada. Però si parte dal presupposto – non solo opinabile ma concettualmente sbagliato – che tutto questo passi attraverso un atteggiamento razionale da problem solving semplificato abbandonando l’emotività e puntando sui fatti. I dati certi presi a contorno per confezionare il ragionamento e la proposta dovrebbero essere statistiche e sondaggi però scelti tra quelli che si sposano meglio ad ipotizzare un futuro intelligente di massa e quindi più adatto a “capire” ed usare le nostre visioni colte in immagini.
    Insomma, primo: le statistiche non sono La Realtà come non lo sono le fotografie. Descrivono sulla base di considerazioni di partenza e mezzi dando indicazioni numeriche e seguendo percorsi sintetici. Le conclusioni, anche quando si tratta di classifiche, rimangono esse stesse da valutare e il valore lo attribuiamo noi. Sono strumenti che ci dovrebbero consentire di muoverci meglio all’interno della complessità mentre invece vengono presi come dati di fatto oggettivi.
    Secondo: Questa presunta realtà culturale dell’informazione, dell’ottimismo, della tecnologia dovrebbe guidarci verso la domanda consistente di adeguate rappresentazioni attraverso tag words importanti ma già riconosciute, già considerate.

    Scusa Luca, oltre il tuo dubbio: quali sono le immagini che disegneranno il futuro? A me verrebbe più da chiedermi: ha senso porre l’accento su questo aspetto e domandarselo?magari pretendendo di avere la soluzione universale come auspica Corbis?

    Buona domenica ;-)

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