Riflessioni di mezza estate per fotografi (Seconda puntata…)

Photo by Luke Michael on Unsplash

Buona domenica, ecco una seconda puntata di “puntini da unire”, dopo quelli della scorsa settimana, e ovviamente l’occasione che vi diamo è di unirli tutti insieme, in questo periodo che vediamo ormai all’orizzonte – l’estate e le ferie –  per pensare a come affrontare il prossimo futuro.

La notizia che ci ha fatto riflettere di più in questa settimana è quella di Fujifilm che ha dichiarato poderosi investimenti nell’ambito della salute e della farmaceutica, un piano di investimenti pari a 11 miliardo di dollari, deciso dal nuovo CEO della società, Teiichi Goto, che si è insediato pochi giorni fa. Fa riflettere il fatto che il comparto fotografico rappresenta solo il 13% del fatturato annuale, e quindi ancor di più si guarda a quel “film” nel suo nome, già da tempo considerato “inadeguato” alla realtà del mercato, ma che invece viene ancora difeso e considerato non “discutibile”. Questa vicinanza tra uno dei più importanti nomi della fotografia e il campo medicale ovviamente fa fare direttamente un collegamento con la storia di Kodak, che circa un anno fa ha sostanzialmente virato definitivamente, con l’aiuto concreto della presidenza Trump, verso questo mondo. Le dichiarazioni dicono che no, la fotografia non verrà abbandonata, ma è facile capire che le attenzioni saranno sempre meno dedicate al “nostro settore”, ancor più nei prossimi anni quando si guarderà al ritorno degli investimenti nel settore sanitario. La fotografia sembra sempre più trovare spazi nella nicchia, nel cercare valori nel passato e nella tradizione, e nel dare valore a dei brand che possono trarne vantaggio, un po’ come stanno facendo le testate delle riviste e dei media. Ci aspettiamo linee di street fashion che mettono in bella mostra il logo dei marchi più famosi (allo stesso livello di Vespa, Golia, ma anche Ferrari che di recente ha annunciato una collezione di abiti). È chiaro, però, che i marchi della fotografia non potranno essere più legati ad un mercato di massa, come è stato dal lontano 1889 con il mitico slogan You press the Button, we do the rest.  I fotografi seguiranno le “sorti” di questa evoluzione del mercato degli apparecchi? In parte sì, in parte no: i fotografi non sono i figli delle attrezzature che usano, anche se molti di quelli che ancora si identificano in questo connubio probabilmente rischiano di avere una compressione ancora più evidente nei propri spazi di azione.

Un altro punto su cui riflettere come opportunità riguarda quello che viene definito il “costruire una nuova Era delle esperienze personalizzate”. E’ questo il titolo di un intervento sul sito di Facebook, scritto da Dan Levy, Vice President della ADS & business products division. Levy parla di tematiche che, siamo abbastanza sicuri, sembrano distanti mille miglia dalla attività di voi che ci leggete: dalle tecnologie per il “rispetto” della privacy, alle strategie per promuovere nuovi prodotti e aziende, alle evoluzioni del commercio elettronico e agli strumenti di business che non sono solo e semplicemente marketing. Eppure, se guardiamo al futuro, anche a causa della situazione pandemica che abbiamo subito (e che stiamo ancora subendo), gli equilibri si sono modificati, e proprio nel momento in cui le cose “si muovono”, si aprono opportunità forti da sfruttare. Chi lavora sull’immagine ha (o può avere) un ruolo importante in questa evoluzione, ma bisogna guardare all’orizzonte con occhi nuovi. E non è a caso che stiamo parlando di “puntini da unire”… in questo momento in cui forse avremo tutti qualche momento di tempo in più.

Ultimo punto su cui riflettere è il potere che si evolve perché quello che è cambiato è il peso della comunicazione. Chi ha l’attenzione delle persone può avere un peso incredibile in settori che magari non erano stati previsti. Pensate all’economia, alla politica: il mondo dei social ci ha mostrato come è facile (in certi casi anche con una manipolazione oscura, come nel caso di Cambridge Analytica, ma tutti i giorni con il peso delle dichiarazioni che possono arrivare da canali molto popolari) deviare le attenzioni, le preferenze, purtroppo anche l’odio, i soldi con un solo Tweet (leggendario quello di Elon Musk sulle criptovalute). Il potere degli Influencer (che non a caso, vengono chiamati proprio così: sono quelli che “influenzano”) appare un’arma ancora non “attivata” del tutto, ma che in ogni occasione in cui si sperimentano piccole strategie di questo tipo, diventa fenomeno che sposta l’attenzione di enormi masse. E’ successo di recente con il politico più “social” italiano, Matteo Renzi, che si è sentito tirare le orecchie da Chiara Ferragni (24 milioni di followers) e pur ribattendo a tono, ha dovuto anche accettare che non poteva reagire “troppo male” perché si sarebbe inimicato un pubblico troppo grande. Ne parlano qui, è una interessante lettura, in una newsletter del quotidiano Domani. Se mettiamo insieme questa situazione, con quella del “principe consorte”, Fedez, nella sua telefonata registrata che ha fatto tremare i vertici della RAI in occasione di Sanremo, possiamo capire che se domani vedremo che nascerà un nuovo movimento politico o addirittura un partito chiamato Ferragnez, non ci stupiremo, vero?  Perché ne parliamo? Perché è importante, pensando al nostro futuro, capire di più il mondo che abbiamo attorno, per decidere come muoverci, come interpretarlo, come prepararci a trovare un equilibrio per noi. Non è male, non è bene: è un problema se non ce ne occupiamo e non lo capiamo in tempo (a meno che non sia già troppo tardi).

Ci sentiamo la prossima settimana, per chiudere in bellezza, con i nostri consigli delle letture per l’estate: un appuntamento fisso, che avete sempre gradito, da tanti anni ;-)