Riflessioni di mezza estate per fotografi (in attesa del “tutti al mare”)…

Photo by takahiro taguchi on Unsplash

Stiamo arrivando alla fine di una stagione, difficile e figlia di tante incertezze che abbiamo vissuto a seguito dello scorso e terribile anno, ma che ci siamo sentiti in dovere (e il dovere era concreto) di superare. Siamo affaticati, tutti crediamo, per il lavoro, per la tensione, per la paura che le sicurezze su cui abbiamo costruito la nostra società e la nostra vita possano sparire. I nostri genitori/nonni “hanno fatto la guerra”, noi no, abbiamo pensato che la nostra vita sarebbe stata più semplice, meno drammatica, almeno a livello globale. E invece basta poco per mandare in crisi un sistema che, evidentemente, sta in piedi grazie a dei fili fin troppo sottili e fragili.

Sentiamo l’esigenza di rimettere a fuoco tutte le priorità, disegnare schemi nuovi e investire le energie (che sono poche, per tutti) in qualcosa che davvero possa funzionare. In questi ultimi 12 mesi sono molte le cose che sono cambiate, e mentre osserviamo quello che cambia, là fuori, forse non ci accorgiamo di come stiamo e siamo cambiati noi. La strada è quella di ricostruire le connessioni, neurali e pratiche, di quello che è il percorso che abbiamo davanti, prendendo in considerazione le esigenze di quello che è “fuori” e quello che è “dentro” di noi. Abbiamo pensato di lanciare una serie di punti su cui riflettere… ora e non ad agosto quando il cervello si spegne (e siamo abbastanza convinti che questa estate sarà ancora più necessario farlo). In queste due/tre settimane che mancano alla pausa proseguiremo così, con segnalazioni che ciascuno di voi potrà unire come dei puntini per disegnare il proprio percorso, non sappiamo se saranno pochi o tanti questi puntini, forse non ce ne saranno e, nel caso, vorrà dire che ci faremo gli auguri di buone vacanze e torneremo dopo le vacanze con le novità che, invece, stiamo pensando prima di tutto per noi (dove però “noi” ha sempre incluso anche “voi”, alla fine siamo una comunità di persone che interagiscono da tanti anni e ci diamo forza a vicenda).

1) Senza biscotti (cookies), è ora di lavorare sulle relazioni

Ormai è chiaro che si sta andando verso una strategia che metterà un sacco di paletti alla comunicazione e all’economia così come l’abbiamo vista proliferare in questi ultimi 10/15 anni. Il riappropriarsi della propria privacy, la riduzione dei dati che possono “rubarci” porta al fatto che nel futuro bisognerà affidarsi sempre di più alla fiducia che si instaura nella relazione tra “umani”, in tutti i campi. Per farlo, serve meno furbizia e più empatia, e questa sarà una chiave che includerà un lavoro anche sull’immagine. Sono anni che le fotografie, sempre più belle ma sempre più stereotipate, alla Unsplash, creano solo un look estetico e funzionale alla comunicazione. Il futuro sarà fatto (anche) di immagini vere, dove il valore e la forza di quello che si vuole dire sarà molto forte ed esclusivo, non acquistato (o scaricato gratis) nei supermercati delle emozioni “preconfezionate”. Questo è un mestiere da sviluppare e proporre, e serve capacità di inserire quelle famose “mille parole” in una immagine, non c’è automatismo e dichiarazione di intenti che lo potrà consentire.

2)  Creator, non influencer

Ormai è chiaro: il termine Influencer è sorpassato ed è indice di “frivolezza”, siamo in una era di valori più profondi, che portano le persone a fare delle scelte di campo condizionate proprio da come i brand (o le aziende, o i servizi) dimostrano questi valori. Quindi meno Influencer (più è alto il messaggio e meno si cercano Influencer) e più “creators”. E i fotografi si dimenticano che sono, prima di tutto, dei creatori digitali (che le foto si possano stampare è un dettaglio), dovrebbero mettersi in testa (e metterlo nella testa dei potenziali clienti) che possono creare contenuti per loro. Un buon commento su questo tema di rapporto tra Influencer e creators lo potete leggere qui.

3) La vita non è solo per i ventenni

Troppo spesso si pensa che esista un prima e un dopo, nella vita, nella società. Questo porta a creare barriere che invece sono opposte alla capacità di guardare in avanti. Capita spesso, nel mondo dei fotografi, che pensano “ai tempi belli” (che in realtà non erano poi così belli quando si stavano vivendo), a questi dedichiamo un brano del testo di Zeit, uno dei brani dell’ultimo album di Caparezza… magari aiuta a riprendere il filo della concretezza:

 

Padri si fanno da parte, figli si fanno da padre
Vedo soggetti plastinati per sembrare eterni
Dicono: “Ai miei tempi”, si autoescludono da questi
Come se la vita fosse una faccenda da ventenni

No, non è una questione solo per ventenni, e ciascuno di noi deve cercare di non autoescludersi. 

4) Instagram dice addio ai fotografi?

Una dichiarazione, poi il tentativo di recupero su Twitter da parte del numero uno di Instagram, Adam Mosseri, porta a far capire che Instagram sempre più guarderà ai video come propria strategia di piattaforma, e sempre meno alla “fotografia”. E i fotografi che hanno investito, creduto e spinto in questo social, cosa si troveranno? Saranno dimenticati, snobbati, estromessi? Il problema non è Instagram, il problema è di chi crede di potersi muovere su Instagram come a casa propria, e non capisce di essere un ospite a casa di altri, dove dalla mattina alla sera si può essere messi alla porta, o spostati dalla camera degli ospiti alla cantina. Una strategia corretta impone di capire chi siamo, cosa vogliamo dire, cosa ci serve per davvero e poi “usare” le opportunità che vengono offerte, guardando con attenzione a tutte le possibili opzioni di cambiamento e di evoluzione, sempre basate sulle nostre esigenze (e del nostro pubblico). I capricci (o meglio, le strategie) dei grandi non includono il rispetto e l’attenzione nei confronti dei piccoli. Detto questo, forse è bene capire che se Instagram punta sempre più sui video, vuol dire che i video funzionano di più delle foto, e questo fa capire che forse anche il prodotto che dobbiamo fornire potrebbe evolversi in questo senso.

Bene, abbiamo dato 4 punti su cui riflettere, ma sono 4 punti su cui stiamo noi stessi riflettendo. Il bello di questo spazio di dialogo è che il pensiero si sviluppa e si distribuisce in tempo reale, ci auguriamo che possa esservi utile per affrontare questioni importanti nel momento in cui “stanno accadendo”, in certi casi muoversi velocemente è fondamentale.

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