Criptovalute, economia, informazione: siamo protagonisti o pedine del futuro?

Clem Onojeghuo

I fotografi hanno difficoltà ad essere pagati, ad avere sicurezze economiche? Nessun problema: ora ci pensa Kodak che, dopo essersi staccata quasi completamente dalla fotografia (non è vero: ci sono ancora attività legate alla tradizione fotografica, come la vendita di borse vintage di quelle che – a cercarle bene – molti di noi abbiamo in qualche armadio, dimenticate da anni: pensiamoci, potrebbe essere un business!), si ricorda di avere tanto affetto per questa categoria e vuole aiutarla. Quindi è nata un progetto, che si basa su una nuova “criptovaluta” denominata KodakCoin (come i tanto chiacchierati BitCoin, che se avete visto fluttuano con la forza di una tempesta verso valori altissimi e poi crollano), che permetterebbe di regolamentare il mercato dei diritti di immagini usando l’autenticazione blockchain. Non ci sarebbe più alcun furto delle immagini, come invece succede oggi quando le immagini sono ricercate su Google, scaricate e riutilizzate senza autorizzazione e senza pagare gli autori. Un futuro che sembra essere meravigliosamente vantaggioso, e poco importa se il sistema tutela solo le immagini che potranno essere tracciate, che una buona parte degli introiti verranno assorbiti dal sistema di controllo: è un progetto fatto per il bene della categoria… (ok, lo ammettiamo: siamo un po’ sarcastici, non la pensiamo “esattamente” così).

L’annuncio di questa azione benefica ha causato un gran rumore, e il motivo è ovviamente quello che tocca elementi che sono sensibili sul mercato: giornalisti, media, analisti e tutti quelli che si occupano di fare “rumore” in giro, hanno riportato la notizia con enfasi: Kodak entra nel mercato delle criptovalute, e secondo voi sarà un caso che le azioni di Kodak si sono impennate come un fulmine appena dato l’annuncio? Il comunicato è stato emesso il 9 gennaio, guardate il grafico del Nasdaq che riportiamo qui sotto: dopo un anno pessimo, l’indice azionario di Kodak ha recuperato quasi tutto quello che aveva perso nel 2017. Ma ora, dopo che diverse fonti hanno commentato in modo critico questa azione, definendola un po’ speculativa, legando l’operazione all’entusiasmo dei mercati verso le criptovalute più che al progetto in sé, i responsabili si dichiarano “stupiti” di tanto clamore che ha creato “una terribile distrazione”, l’intervista è riportata dal Washington Post. Già, stupiti…

Non sappiamo se il progetto avrà successo, ma la sensazione è che non riguarderà e non modificherà la vita dei fotografi professionisti così come li conosciamo noi; la sensazione è che sopra le nostre teste si stiano giocando fatti ed evoluzioni che fingono di mostrarci un futuro da toccare e che ci dovrebbe riguardare, ma che invece gioca solo in un caos digitale da sfruttare per scopi che non sono i nostri. Lo stesso vale con la questione dei “braccialetti” di Amazon, che sono stati subito presi come arma per la politica italiana che, in assenza di valori, cerca strumenti per cercare voti e usa concetti astratti e inesatti solo per far rumore. Siamo alle mercé di movimenti di massa, che usano le carenze dell’informazione, l’acuta e crescente predisposizione delle masse al muoversi come pecore, alla banalizzazione dei concetti da urlare come slogan perché quasi tutti si accontentano dei titoli e non di leggere, capire, confrontare, farsi opinioni che siano profonde e non superficiali.

L’impressione è che la profezia di 1984 di George Orwell sia stata superata dalla realtà: non abbiamo un unico “Grande Fratello”, rischiamo di essere di fronte ad un panorama ancora più angosciante: tanti “Grandi Fratelli” (Facebook, Amazon, Google, Apple e strumenti di controllo dell’economia “immateriali”) che combattono sopra la nostra testa, e noi non siamo altro che pedine da muovere. Sinceramente , non è una bella sensazione.