Come sono cambiati i sorrisi in fotografia, dagli albori? A volte, in questo mestiere che cerca di trovare vie per il “futuro” (che noi cerchiamo di tracciare, giorno dopo giorno), ci sono delle valutazioni che sono legate al guardare indietro, specialmente nel cercare di individuare le sfumature che possono farci riflettere. Quanto può essere utile analizzare un dettaglio apparentemente così irrilevante come “il sorriso”? Secondo noi fa riflettere in funzione del nostro ruolo, al come si è evoluto, in relazione ad uno dei campi più importanti della fotografia: il ritratto. Se lo facciamo, probabilmente avremo maggiore coscienza di quello che eravamo e dobbiamo essere.

Agli albori della fotografia, le persone non sorridevano nelle fotografie. I motivi erano essenzialmente questi:

1) Limitazioni tecniche.
Lo sappiamo, la prima fotografia scattata al mondo ha richiesto 8 ore di esposizione. Poi le cose sono migliorate, ma per tanti anni i tempi di esposizione non consentivano un’espressione spontanea, e quindi i fotografi imponevano posizioni molto statiche… l’opposto di un sorriso.

2) Igiene orale
Nell’800, l’igiene orale era spesso molto poco curata, e le conseguenze erano sulla “faccia di tutti”. Non mostrare i denti era – più che una scelta – un obbligo, dettato dal pessimo risultato che ne sarebbe derivato in fotografia.

3) Farsi fotografare era un momento “formale”
Secondo le ultime statistiche (giugno 2015), ogni secondo vengono pubblicate su Facebook oltre 4500 fotografie, 350 milioni ogni giorno (e quasi 9000 su Snapchat). Ormai, una fotografia non è più un evento/momento formale, ma all’epoca lo era: poteva essere “la fotografia” della vita, quella che avrebbe lasciato un ricordo visivo – l’unico – della nostra persona.

4) Dalle “prugne” al “formaggio”.
Quante volte ancora si chiede alle persone di dire “cheese”… per catturare un sorriso che pur non spontaneo, quantomeno risulta corretto e funzionale nel momento dello scatto? Non sappiamo se è ancora di moda, ai “miei tempi” lo era eccome, anche se ovviamente i trucchetti da poco non sono certo quelli che poi portano ai migliori risultati (non sono certo i “trucchi” gli elementi usati dai grandi ritrattisti, anche se di recente la grande fotografa francese Bettina Rheims ha realizzato una serie di ritratti di donne fotografate nell’istante dell’orgasmo… altro che “cheese”!).

All’epoca, però, quando il sorriso non era – come detto – usato nel ritratto, sembrava quasi che si chiedesse di dire “prugna” (Prune)… Il cambiamento è avvenuto grazie a Kodak, che iniziando a proporre soluzioni per fare fotografie più “casual” ha iniziato a proporre una strada di marketing che presentava persone sorridenti. Per dirla in altro modo… così come Babbo Natale (nella sua immagine “pubblica” che conosciamo, vestito di rosso) è stato disegnato dalla Coca Cola, le persone sorridenti in fotografia sono state “inventate” dalla Kodak.

Sorriso fotografia storia

Sorrisi e fotografia: uno studio ne analizza 100 anni di storia

Un interessante studio dell’Università UC Berkeley (che si può scaricare in PDF da questo link) racconta un secolo di ritratti derivati dagli “annual” delle scuole superiori americane, un patrimonio visuale immenso che sarebbe impossibile da consultare velocemente, ma che proprio per questo motivo è stato sintetizzato grazie ad un processo digitale di riconoscimento facciale che ha messo a “confronto” 37.921 ritratti frontali, li ha elaborati e ha creato un’immagine “simbolo” per ogni anno (frutto di tutte quelle acquisite), con cui si dimostra come gradualmente il sorriso ha preso il sopravvento nei visi degli studenti ritratti.

100 anni di sorrisi in fotografia - donne

100 anni di sorrisi in fotografia - uomini

In questo articolo mostriamo alcune singole immagini (pubblicate con questa licenza), la modalità di riconoscimento dei sorrisi da parte del software e l’intera sequenza, anno dopo anno, dei ritratto/sorriso simbolo. E’ un interessante studio, che dovrebbe, crediamo, portarci ad affrontare tematiche più culturali che tecniche, espressive e non di semplice ricerca di un “like” in giro per i social. Insomma, tutto quello che sembra che la fotografia stia abbandonando, e a causa di questa perdita rischia di perdersi e non ritrovarsi più.

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