Ho provato ad evitare, di scriverci. Avrei preferito il silenzio. Il rapporto era – ed è – troppo profondo per commentarlo in pubblico. Il silenzio, carico di sfumature, sarebbe stato meglio, ma non si può andare contro un destino. Il mio destino è quello di parlare, di scrivere, di comunicare sensazioni che si sentono forte, siano questi argomenti di visione professionale o di carica emotiva che arriva dalla sfera più personale. Non confondo lo scritto con una terapia, come spesso capita a chi usa blog o diari per cercare di capire sé stessi; no, si tratta di una missione, un ruolo, un mestiere: scrivo per comunicare agli altri, non a me stesso.

Mercoledi notte è andato via Steve Jobs, e io con questa persona ho – appunto – un rapporto molto profondo. E’ tra le persone che hanno influenzato di più la mia vita, e non lo dico in modo affrettato, e nemmeno con un approccio che tende a mitizzare. Molte tappe della mia vita si sono materializzate “a causa” di Apple, e Steve era la personificazione dell’azienda Apple. Se devo sintetizzarli, per essere più chiaro e concreto, lo faccio:

1) Nel 1988 mi sono avvicinato al Mac guardando altri lavorarci (non avevo ancora il mio, mi bastava il ruolo da spettatore). Non capivo nulla di nulla, ma in particolare non capivo nulla di informatica. Vedendo impaginare una rivista, io accanto solo guardando, ho imparato ad impaginare ma non solo: anche a “fare” riviste. Il mio computer – quello che mi era stato dato in dotazione dal mio editore, per il quale lavoravo “scrivendo testi”, era un PC Dos, di quelli con i monitor verdi e l’applicativo era Wordstar: un oggetto stupido e insulso. Quel Mac – che non aveva ancora hard disk interno – produceva invece pagine complesse, titoli, grafica… ed era affascinante. Posso dirlo: davanti ad un Mac, prima “pilotato” da altri, poi via via controllato da me, ho imparato il mio mestiere, ma prima di tutto l’ho scoperto. Ho scoperto di amare le riviste (a casa mia ce ne erano sempre tantissime, al sabato si andava in edicola e io pur comprendendo poco, le ho sentite mie), e ho scoperto che volevo realizzarne di bellissime. Senza questo incontro, forse sarei da qualche altra parte, forse il mio mestiere sarebbe stato un altro.

2) Le prime esperienze legate alla fotografia digitale sono nate su un Mac, unico computer in grado all’epoca di interfacciarsi con il primo dorso digitale al mondo, realizzato da Rollei, che produceva files da decine e decine di Mb che dovevano riversarsi su un computer. Con l’amico Enzo Garletti abbiamo fatto i primi test, bloccando la produzione della casa editrice per un pomeriggio, per poter realizzare un’immagine che per me era un po’ come quella famosa di Niepce. Senza un Mac non sarebbe stato all’epoca possibile lavorare in questo settore, e io avrei forse perso quel “treno” che mi ha “trainato” per tanti anni.

3) Il mio primo contatto con “la rete” è stata con un network chiamato “AppleLink”. Internet, per me, è arrivato dopo. Non capivo nulla, ma è stata un’esplosione nella mia mente. Percepivo la potenza di questa idea di comunità che interagiva, e comunicava. Solo qualche mese sono entrato nel mondo di Internet (era il 1994) entrando in un negozio che rivendeva prodotti Apple (Micronet) e ne sono uscito con una casella di posta elettronica (jump@micronet.it) e l’accesso ad Internet per un anno, alla modica cifra di 250 mila lire.

4) La mia passione per la musica ha incontrato da subito l’iPod. L’ho amato dal primo giorno, ho capito che quella era la dimensione del mio rapporto con la musica, che di colpo i cd, gli album, le musicassette non avevano più senso. Ho dovuto attendere mesi per poter comprare in Italia (lo avrei fatto il primo giorno, fossi stato negli USA) il mio primo brano su iTunes, ho scelto Kate Bush perché era la più meritevole di quell’evento. (Ora, mentre sto scrivendo, sto ascoltando Tori Amos, sono sicuro che Steve gradirebbe…)

5) Da anni volevo un palmare che mi permettesse di essere sempre in contatto con la mia posta elettronica, sono rimasto affascinato dal Blackberry ma non l’ho mai acquistato; mi hanno regalato invece due Palm, uno di questi con scheda Bluetooth per poter interfacciarmi con il cellulare e quindi essere sempre collegato… non hanno mai funzionato a dovere. Qualcuno ci riusciva pure, a far funzionare quegli aggeggi, ma io no, e quando ho tentato di comprarne altri ho dato al negoziante le mie regole: compro quello che vuoi, ma tu mi devi configurare tutto, per farlo funzionare davvero. Di colpo, le certezze diventavano terrore: nessuno sapeva farlo, solo dirlo a parole, e io non volevo parole. Ho dovuto attendere… il primo iPhone. Ho atteso in coda dalle 23 alle 5 di mattina per averlo il primo giorno, e da quel giorno la mia vita è cambiata. Non potrei vivere (sul serio) senza un iPhone. (iPhone, non smartphone…).

6) Ho sognato l’iPad molti anni prima che uscisse, quando è uscito mi ha trascinato in un vortice che è ben lontano dall’essere finito (anzi, è appena cominciato). L’iPad, ancora una volta, ha cambiato la mia vita, letteralmente. La sua forza mi ha reso forte, la comprensione della sua potenzialità mi ha dato nuovi stimoli e nuove realtà. Sono persino diventato docente di meravigliose scuole, per parlare di questa rivoluzione. Ed è una rivoluzione che, ancora una volta, mi porta al punto di partenza: le riviste, che ho scoperto di amare in casa da bambino, che ho scoperto di poter realizzare grazie ad un Mac e che ora sto reinventando grazie all’iPad.

In questo viaggio, diranno in molti, ci sono prodotti Apple, non necessariamente c’è Steve Jobs. Vero, e devo dire che il mio “rapporto” con Steve non è nato con il mio avvicinamento al Mac, ma molto dopo. Non ero un fanatico della prima ora, non conoscevo la storia e i personaggi: conoscevo solo il risultato, un computer che aveva a che fare con il mio modo di vedere e di pensare. Ieri, sul Corriere, un articolo di Beppe Severgnini diceva una cosa perfetta:

Il primo computer è stato un Macintosh SE (1987), solido e cubico: ci ho scritto il primo libro. Gli amici chiedevano «Ma è compatibile?», e io rispondevo: con me di sicuro, con Microsoft non m’importa.

Già, Beppe, era proprio così: era compatibile con noi, di sicuro.

Steve l’ho conosciuto meglio quando è “uscito” da Apple ed ha fondato NeXT. Trovavo affascinanti quei computer neri (la leggenda dice che lui li voleva anche neri dentro, ma non gliel’hanno concesso), anche se non capivo bene la loro piena potenzialità, ma ne sentivo la forza interiore. E sapevo che dietro c’era lui, quello Steve Jobs che aveva “inventato” i Mac che io tanto amavo. Ma lui è entrato davvero nella mia vita quando è tornato in Apple, rivoluzionandola. Il simbolo di questo inizio di “relazione” è stata la campagna “Think Different“, che era la perfetta sintesi del mio modo di vivere e di pensare. Avevo pensato sempre in modo “differente“, avevo amato i Mac sin dal primo giorno e ora ne capivo il motivo: erano diversi come ero diverso anche io. Qualcuno dirà “un’eccellente manovra di marketing”, ma io nel mondo del marketing e della comunicazione ci vivo e capisco quando i messaggi sono profondi e quando invece (quasi sempre) sono solo piccoli trucchi di parole. Quella campagna colpiva al cuore perché partiva dal cuore, il business c’entrava di sicuro, ma non era “solo” quello. E da quel giorno io c’ero e se c’è qualcuno che non mi ha mai deluso, quello è stato Steve Jobs.

Jobs ha trasformato in realtà (e mi ha messo tra le mani) le cose che ho sognato, ne ha sviluppate altre che io non avevo ipotizzato, ma quando sono uscite le ho subito riconosciute. La lucidità nel sapere dove siamo e dove dobbiamo andare è per me un punto fondamentale, e Steve mi ha sempre dimostrato di sapere dove stava andando, anche quando tutti pensavano che fosse sbagliato. Ancora oggi, che su Lion ho qualche incertezza in alcune “gestures” (tipo lo scorrimento verticale che segue il dito, opposto a quello che finora tutti reputavamo “naturale”), ma ho accettato che probabilmente è meglio così, perché so che non è stato fatto “a caso”, che c’è un motivo e magari ancora non l’ho capito pienamente (e, infatti, mi sto già abituando). Steve ha capito che le persone come me non vogliono perdere tempo con lo strumento, ma vogliono usarlo per fare, per inventare, per costruire. La mia libertà, davanti ad un Mac o ad un iPhone o un iPad è quella di potermi immergere, e andare al largo fin quanto voglio.

Steve mi è stato di ispirazione per credere in quello che amo, che voglio ottenere. Mi ha confermato che bisogna realizzare i sogni senza accettare compromessi, lavorando al massimo, credendo al proprio istinto, non lasciando nulla al caso. E’ stato un maestro di vita, mi ha fatto crescere, e io ho ricompensato spesso spendendo più di quello che avrei dovuto in prodotti Apple. Questo non fa di me un idiota, come ha sentenziato Richard Stallman che si è dichiarato contento che Steve “se ne sia andato” (non che sia morto, ha precisato, solo andato via) perché la sua influenza ha generato delle masse di persone meno libere dal punto di vista informatico. No, Mr. Stallman, non mi piace la sua visione di libertà, che non è quella di rispettare che altri possano avere un modo diverso di intendere la libertà, non sono “massa”, non sono stupido perché preferisco soluzioni informatiche che, a suo vedere, mi rendono meno libero, aspiro ad una libertà diversa… e sappia, Mr Stallman, che ho sempre ammirato e promosso il suo pensiero e il suo lavoro, ma trovo che rischia la stupidità chi tende all’estremismo e lei – mi dispiace – lo ha dimostrato in questo caso.

Quello che da mercoledì manca non è solo un punto di riferimento, un personaggio che fa parte della mia vita. La mia preoccupazione, d’ora in avanti, è: dove andrò a trovarle le conferme, chi mi aiuterà a capire meglio i fenomeni che si stanno materializzando davanti a noi? La paura è quella di sempre: cosa avrebbe potuto fare se fosse ancora tra noi? La paura per la mancanza di tempo, che pulsa nella mia testa costantemente, ora è ancora più forte, perché mi sento più debole. Oggi leggevo che negli ultimi anni è nato in Apple un programma di formazione per consentire alle generazioni future dei manager di imparare a pensare come Steve Jobs, a sapere reagire come lo faceva lui, ad inventare e trovare nuove strade come lui. Avrei voluto partecipare, a questi corsi. Non per essere come lui (mai potrei aspirare), ma per cercare conforto in questi momenti, in cui mi sento un po’ perso. Al tempo stesso, il mio lato ottimista porta a dire che qualche lezione l’ho imparata, assorbita, compresa, grazie al contatto continuo con Steve in questa decina di anni. Quindi ce la posso fare, si può andare avanti. Certo che quando va via un amico è dura… Ho trovato in rete una frase che diceva:

Steve Jobs is not dead. He’s working on the cloud.

Ci farò una maglietta… c’è qualcuno che la vuole, così le faccio stampare insieme?

PS: questa è una storia personale. Non so dire se steve ha cambiato il mondo (anche se lo penso) ma di sicuro ha cambiato il “mio” di mondo. Ed è in quest’ottica che va letto, non mi permetto di parlare a nome di tutti :-)

35 responses

  1. Condivido pienamente!!
    Sicuramente la tua esperienza è tutta tua, ma anche io ho avuto tappe professionali e personali segnate da Steve Jobs.
    Ricordo di aver a volte avuto la voglia di “mandarlo al diavolo” per le sue scelte che quasi sembravano arroganza. ad esempio quando senza informarmi più di tanto comprai un nuovo mac non c’era + l’entrata dei floppy disc quando tutto il mondo andava con i floppy, ( x comprare un nuovo mac non ci si informa prima, c’è! lo si compra e poi lo si scopre!!) o quando i mac non ebbero + il modem interno …
    Alla fine però aveva sempre ragione lui!

    Credo che la maggior parte delle persone, anche dei suoi fans, me compresa, spesso non avessero capito sino in fondo la sua filosofia, le sue idee, quanto meno non quando nascevano.
    La speranza è che sia riuscito a creare un “ricambio” all’altezza. Magari uno come lui è riuscito anche in questo!!

    Ciao Steve!
    Per la maglietta mi prenoto !!!

  2. Grande Luca,
    parole molto sentite e condivise, non c’è altro da aggiungere
    solo che mi metto in lista per la maglietta
    Apple for ever, sperando che continuino a pensare differente
    Guido Fuà

  3. Luca…..che bel “pezzo” che hai scritto! E grazie per averlo condiviso con noi.
    Hai scelto la stessa immagine della mela che ho condiviso anche io quel giorno e ne sono felice, perchè questa mela luttuosa, nella sua semplicità, mi sembrava quella che meglio potesse reinterpretarlo.
    E’ vero, se n’è solo andato su iCloud e speriamo che gli amici suoi non si facciano prendere dal panico e riescano a farlo contento anche su iCloud!
    Anche a me ha cambiato tanto la vita ed è un viaggio senza ritorno.
    Mio figlio crede che computer e tecnologia siano solo con “mela”: a 4 anni guardando il desktop del papà di un amichetto gli disse: “vallo a cambiare subito, te l’hanno dato senza la mela, è grave!”
    Mi dispiace proprio per queste generazioni in corso e per le prossime, perchè non potranno dire “Io c’ero”.
    Averlo “conosciuto” e seguito come un guru, la considero una grandissima fortuna del nostro secolo.
    Fai una maglietta anche per me, e dimmi quanto ti devo. Taglia M, se possibile.
    Grazie Luca!

  4. Certo Luca, una opinione vale 1 ma in questo caso penso che valga per milioni di persone che come me e te hanno compreso che senza la capacità di sognare non si arriva da nessuna parte. Lui è tra quelli che lo aveva compreso per primo e il resto è storia…..e ora leggenda.
    Un abbraccio

  5. Non so se riuscirò, ma mi piacerebbe essere la prima a commentare l’articolo di Luca.
    Vorrei essere la prima, non per il fatto di esserlo, ma perché – essendo la prima – non possa sembrare “ripetitiva”.
    Mi associo completamente a quanto ha scritto Luca; anche io devo a Steve, alla Apple, la mia vita lavorativa, ma ancor più perché Steve mi ha dimostrato che i “visionari” possono trovare una dimensione reale in questo mondo: basta volerlo,basta crederci immensamente.
    Quello che più ho ammirato in Steve (e che mi sta dando forza ora) è proprio la sua forte determinazione a portare avanti i sogni, dimostrando che si possono realizzare. Ma per farlo bisogna essere forti e non lasciarsi “intimorire” dagli eventi anche se questi remano tutti contro.
    Steve, andandosene, ha lasciato un’azienda, dei prodotti straordinari ma che, con lo sviluppo della tecnologia, saranno a breve superati. Ma quello che invece non sarà mai superato e che ci è stato lasciato in eredità è la sua forza carismatica, il suo SAPER ESSERE. Ci ha insegnato che dobbiamo osare e, soprattutto, non avere paura ad essere diversi.

  6. iPhone è il primo e ultimo dispositivo con os Apple che compro. Libertà è mozilla o Linux ( come lo era amigaos o BeOs anni fa). Gli os Apple vanno benissimo per chi non ha mai usato un dispositivo elettronico , o per chi ha usato sempre e solo Apple

  7. Ho sempre ammirato Jobs, spesso fonte di ispirazione e guida per le mie scelte.

    E grazie Luca.

    PS: Prenoto la maglietta :-) così nei momenti importanti e difficili della vita professionale (ma non solo) saprò cosa mettere.

  8. Grazie per la preziosa e illuminante testimonianza.
    Io mi prenoto per la maglietta. Taglia L
    Grazie

  9. certo da ammirare Jobs e da piangere perchè quello che ha fatto non è da poco…ma
    ..io ho comprato un anno e mezzo fa un Imac 27 ,consigliato dalle tante voci che mi dicevano …un Mac non si impalla mai e non si guasta mai …forse sono capitati solo a me gli unici a cui hanno sostituito interamente la scheda madre o qualcosa di simile e per fortuna in garanzia, perchè si spengeva e non si riaccendeva
    ..ho comprato il Mac perchè mi dicevano che era tutto piu’ facile e intutitivo..ma io non riesco proprio a capire dove sia l’intuizione…ho un Ipod che tutte le volte che devo caricarci una canzone devo aprire Itunes fare una versione per Ipod …ecc ecc ma dov’è tutta questa semplicità?? ..mi sembra che la cosa piu’ facile che possa succedere con un Imac e’ finire su appstore ecc ecc e tutti i servizi a pagamento …sono arrivato al punto di rivenderlo o addiritturla formattarlo e installare solo windows
    a me è sembrato molto pompato il MAc sopratutto da persone che hanno visto l ‘alternativa a windows che per anni ha dominato il mercato…cioè una sorta di rivolta nei confronti del ” ricco e regnante” Mr Microsoft
    ..ma anche Mr Apple non mi risulta abbia regalato niente a nessuno …
    sono sicuro che scatenero’ le rivolte di tutti gli aficionados di Apple e comunque
    un caro saluto a Steve

  10. Sandro, il problema non sono le opinioni contrarie, è che alcune persone mentre si parla di filosofia e di visione, parlano di macchine, di chip e di formattazione di hard disk. Semplicemente alcuni usano la parte destra ed altri quella sinistra del cervello. Questo post non parlava di macchine…

  11. Caro Luca,
    che dirti condivido tutto..io al mac..si sono arrivato nel 1990..qualche anno dopo di te….ma ripeterei il mio percorso se potessi altri 100 anni…un caro abbraccio e saluto ad un grande “AMICO” che mi ha permesso attraverso le sue splendide creazioni di arricchire la mia creatività e spero anche la Vostra…
    A lui un grazie sincero…per il suo genio e la sua umanità….Steve ci mancherai tanto.

    P.S. per la maglietta quando vuoi fammi sapere…

  12. Più che i suoi prodotti, le sue intuizioni o invenzioni resterà per sempre nella mia mente il momento di 6 anni fa in cui sentii per la prima il famoso discorso che fece all’università di Standford. Lo stampai e lo attaccai alla bacheca dell’azienda dalla quale mi licenziai per inseguire i miei sogni…

    …credo che nessuno trovò mai il tempo di leggerlo, io però i miei sogni li sto rincorrendo e realizzando uno ad uno.

    Mi fa davvero incavolare che per anni nessuno ne abbia parlato pubblicamente e ora tutti i media per fare ascolti (o page views) sono pronti a cavalcare l’onda di quelle parole.

    Resta il fatto che quel discorso andrebbe inserito nei testi scolastici.

    Ascoltatelo e leggetelo. Riascoltatelo e rileggetelo.

    Stay hungry. Stay foolish.

    1. Giorgio, l’altro giorno ho mandato ai miei “studenti” video e traduzione, mi hanno risposto che tempo fa in aula glielo avevano fatto vedere. Forse la “scuola”, malgrado tutto, è oggi più avanti di quanto si possa pensare. Per fortuna! ;-)

  13. non mi sono mai piaciuti i computer…

    nella prima metà degli anni ’90 sono stato uno dei primi “carbonari” che si occupavano di digitale in fotografia
    ( c****o Luca, quanto eravamo giovani quando ci siamo conosciuti ) e quindi un computer è entrato nella mia vita.

    in quegli anni essere un utente mac era essere uno diverso dagli altri, non allineato, che pensava con la propria testa.

    se usavi mac eri drop-out, se parlavi del genio di jobs eri uno che doveva “ritornare” a gates, il think different era una filosofia di vita.

    fino all’iMac: poi il mondo improvvisamente ha scoperto apple, jobs e metà delle macchine che ci sono in giro hanno la melina bianca appiccicata dietro.

    ma per me la vera melina morsicata è solo quella multicolore: quando è diventata bianca, quando tutti hanno scoperto che apple era figo e jobs era un genio è finito il think different……..e mac è diventata la macchina con cui lavoro.

    Massimo

    ps comunque mi prenoto per la maglietta, XXL naturalmente !

  14. Grazie Luca per aver condiviso questo pensiero, questa filosofia di vita. Credo che Steve sia stato un esempio per tanti, per una generazione (la nostra) in cerca di punti di riferimento. Anche il modo in cui Apple ha deciso di commemorare la sua scomparsa è bello, semplice è Apple. Sai quante volte ho guardato negli occhi quella fotografia e letto le parole che seguivano il link…e poi li ho salvati sul mio iPad. Mi serviranno in futuro, ne sono sicuro.

  15. Ho desiderato un Mac dai tempi del SE30. Purtroppo non sono mai riuscito a permettermelo. Ciò non toglie che ho sempre ammirato Steve Jobs: un visionario, genio, innovatore che ha saputo modificare (in meglio) la vita di tante persone. Ti ringrazio per questo bellissimo (e molto intimo) articolo.

  16. 57 anni, fotografo, nato e cresciuto nell’analogico, notti intere a stampare BW, con Mac, con Apple, non ho mai avuto necessità di dover digitare qualcosa in MS DOS, lo accendevi e usavi i programmi di fotoritocco e scrittura che ti occorrevano. Lo usavi per produrre qualcosa di tuo. Questo era ed è Apple…a prova di stupidità…questa è la genialità di Jobs e del suo gruppo….fare qualcosa che tutti potessero usare per andare oltre inseguendo se stessi.

  17. Ciao Luca, mi ci rivedo nel tuo post. Io ho scoperto Apple piuttosto tardi, ma da quando l’ho scoperta (già la conoscevo, so che tu capisci cosa intendo) la mia vita davvero un po’ è cambiata. Anche io ho sentito la necessità di scrivere qualcosa sul mio blog e il senso di quello che scrivo è simile. Penso che SJ abbia cambiato un po’ la vita di tutti quelli che come noi pensano (credo …anzi no, ne sono sicuro) in modo differente.
    Buona settimana e buon lavoro.

  18. …della Apple nei miei 50 anni non ho mai comprato nulla perchè sempre troppo caro… come grafico e fotografo ho sempre risolto i miei lavori alla grande senza Apple spendendo moderatamente per la piattaforma Window (e smadonnando anche!!! lo riconosco…), ma la prima rivista che comprai inerente ai computer o calcolcolatori dell’epoca (1976??? mi pare….) fu APPLE….
    Massimo rispetto per S.J. grande mente geniale, precursore di tante cose che ora noi utilizziamo…
    Un GRAZIE anche a lui.

  19. dal ’96 su apple….sposo in toto il tuo post, senza mitizzazione ne manie. semplicemente condivido la tua esperienza e il legame con la visione di steve jobs, visionario con l’hobby del… rendere presente il futuro ;-)

  20. Grazie Luca per aver condiviso con tutti noi questo “tuo” momento…
    io veramente non vorrei esagerare ma credo che tu, fatte le dovute proporzioni e distinzioni, sia una sorta di Steve Jobs per moltissimi giovani e meno giovani che si avvicinano al mondo della fotogragrafia e della comunicazione.

  21. Ciao Luca,
    e grazie per aver scritto queste righe che vanno dritto al cuore di quello che è stato Steve Jobs e la Apple in questi anni. Hai chiarito quello che la gente spesso non vede. Anche adesso che Jobs non c’è più, la gente parla degli oggetti creati da lui e non di tutto quello che c’era (e c’è) dietro.

    Personalmente, dopo aver appreso la notizia, nella mia mente sono apparsi due numeri: 1986 – 2011. Ovvero, 25 anni (gulp!).

    Nel 1986 ho acceso per la prima volta un Macintosh, e per la prima volta in vita mia un computer mi sorrideva prima di cominciare a lavorare. Niente scritte, nessun cursore che lampeggiava in attesa che tu dovessi scrivere comandi senza sbagliare un sola lettera, pena un messaggio d’errore. Un altro mondo.
    Ve la ricordate quell’icona? A me rimarrà impressa per sempre.
    Per chi non l’ha mai vista vale la pena di leggere qualche info a http://www.computerarts.co.uk/features/design-icon-mac-icons

    Grazie al Mac ho iniziato un percorso (prima impossibile per ragiorni tecnico-tipografiche) che ha segnato la mia vita professionale e non. Photoshop l’ho visto per la prima volta su Mac. E alcune delle mie amicizie migliori sono legate al Mac. Tanti clienti sono diventati miei amici e li ho conosciuti in un mondo professionale dominato dal Mac. E dopo 25 anni è ancora così.

    Tutto questo grazie a un computer? No, non credo. Piuttosto credo che sia dipeso dal fatto di aver battuto strade diverse e non solite. E questo fa la differenza, soprattutto oggi. E Jumper ne è un ottimo esempio. Un’amicizia e una collaborazione all’insegna della stessa filosofia che ha contraddistinto la Apple e poche altre realtà.

    Ora Steve non c’è più. Mi mancherà quella visione del futuro che grazie al “Think Different” è stata capace di tracciare nuove strade, aprire nuovi orizzonti, spesso sconosciuti ai più.

    Ma per fortuna Steve c’è stato. E quello che possiamo fare è di custodire gelosamente alcuni preziosi insegnamenti o, se preferite, alcune piccole gocce di lucida saggezza scaturite dalla sua visione.
    E continuare a pensare “different”, ovviamente.

    Con amicizia e massimo rispetto,
    Alessandro

  22. Credo che Steve Jobs sia stato un manager figlio del suo tempo. La sua più grande capacità quella di far lavorare bene le persone giuste. A suo modo visionario, in quanto capiva quali idee potevano diventare business, alle volte anticipando addirittura i tempi (leggi NexTSTEP).
    Invece non sono affatto d’accordo sul mito dell’uomo (non lo sono mai, in generale, nemmeno se questo si chiamava Ghandi). Non sono un mistero il cinismo e la spregiudicatezza dell’uomo, che per produrre i nostri giocattoli sfruttava e licenziava impunemente i propri dipendenti financo ad arrivare a ledere i diritti umani (in Asia, in particolare).
    Non è per fare il moralista, assolutamente, ma di uomini migliori ne è pieno il mondo (e non mi riferisco a Stallman, lol).
    In buona sostanza non temere Luca, morto un Jobs se ne farà un altro. Noi ti staremo vicini :)

    Michele

    p.s.: nota di colore: S.J. non sono solo le iniziali di Steve Jobs, ci hai mai pensato Luca?

  23. Ciao Luca, ke dire condivido in tutto, anni fà quando iniziai col PC avevo il tecnico del computer ogni settimane nel mio studio, poi ho conosciuto nel tuo stesso modo il mac , da allora non conosco più un tecnico, avrei voluto scrivere tutto quello che hai scritto ma io non so scrivere tu lo fai bene e dunque lo hai fatto per me, se dovevo scrivere qualcosa su Steve avrei scritto parola per parola quello che hai scritto.
    Da anni lavoro con il mac sia macbook 17 che mac pro e non mi sfiora il pensiero di cambiare anche se steve non cè più.
    L’idea della maglietta è simpatica ma io ho la mela sulla mia porta d’entrata del mio studio da anni, trovo che sia il più bel marchio in circolazione.
    Nicola

  24. Mi occupo da 10 anni di post produzione fotografica e considerando le ore lavorative e il tempo libero posso dire di aver passato assieme al mac una buona parte della mia vita. Ringrazio Steve per aver contribuito a rendere più piacevole e produttivo tutto questo tempo.

    Per la maglietta ci sono anch’io, taglia L ;-)

  25. Caro Fratello,

    Tutti noi veniamo al mondo con la missione di seminare, alcuni lo fanno localmente e altri mondialmente. Quindi, credo che tutto quanto lui seminato disseminando idee e concetti, troverà suolo fertile da far crescere altri Steve in ogni uno di noi. Logicamente che le capacità di capire, riscrivere e propore nuove idee sarà differente dentro di ogni uno. Ma credo che tu sei uno di quelli più capaci di continuare questa storia che nasce dall’incontro con i Mac.
    Per me, che ne capisco poco di poche cose, tu sei il mio traduttore di quanto a detto Steve a te. Penso che succeda lo stesso a tanti altri come te. Quelli invece che capivano quanto Steve diceva, ma forse non così intensamente come te, hanno comunque in te una nuova forza da seguire.
    Ora tocca a te, e tutti noi siamo qui pronti a seguire questa nostra stòria con te. Dove dobbiamo andare? Come? Quando? e ogni tanto anche il se ed il perchè di farlo? Facci sapere!

  26. Anche a me la maglietta.
    Mi trovo nella stesso stato d’animo… un po’ orfano, un po’ disperato perché non so se in futuro ci sarà ancora un’azienda in grado di anticipare le mie necessità con delle risposte belle, utili, funzionali e funzionanti come ha sempre fatto Apple

  27. Ciao Luca mandi anche a me video e traduzione del discorso di Steve all’universita’ di Standford. Per la maglietta ci sono anch’io.

  28. Ciao Luca, condivido appieno il tuo post e da quando ho scoperto l’iphone non posso, ne potrei vivere senza…Apple; e adesso che su jumper ho scoperto che si puo’ avere l’ipad 2 a rate approdero’ a Jpm…!!! Mi prenoto per la maglietta (XL).
    Con massimo rispetto.
    Nunzio

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