Troppo spesso ci si accontenta di produrre fotografie senza qualità, oppure si cercano delle scusanti. Di solito si dice che è colpa del cliente, del poco tempo a disposizione per fare un buon lavoro, del budget troppo basso, del mercato che non capisce, della mancanza di risorse. Quasi mai si sente dire: il prodotto è di bassa qualità perché io non ero concentrato abbastanza, perché ho sbagliato, perché più di così non sono in grado di ottenere, come risultato.

Ammettiamolo: il mercato è anche un gran brutto mercato, ma non è solo colpa dei pochi soldi o del poco tempo che viene concesso per realizzare un lavoro; molte volte la colpa è alla fonte: poca qualità e punto. E’ ora di abbattere un muro: quello che è legato al “costo orario”.

Il mestiere del fotografo era (non è… smettiamola! Era, e non è più) legato all’artigianato. Artigiano è un falegname, un elettricista, un muratore: professioni tutte assolutamente degne, ma che sono legate inequivocabilmente ad un costo (e ad un guadagno) monetizzabile tramite una tariffa oraria. Il fotografo non si deve più riconoscere in questo meccanismo: il suo “prodotto” non è vincolato al numero di ore, ma alla sua capacità di esprimersi e di trovare il miglior percorso di progettazione e produzione nel minor tempo possibile. Per assurdo (ma nemmeno poi tanto), il prezzo potrebbe essere superiore proprio nel caso in cui si riesca a fare tanto, bene e … in fretta.

Sentire oggi qualcuno che giustifica ancora un lavoro “fatto male” con la frase: “Mi hanno dato solo un giorno, solo due ore, solo dieci minuti”… non ha senso, non è contemporaneo. Un professionista deve essere in grado di dare il massimo nel lasso di tempo che viene concesso e concordato. Se non è possibile ottenere un ottimo risultato di fronte alle specifiche imposte, bisognerebbe non fare il lavoro, e non, invece, farlo male. Eseguire, infatti, in modo inadeguato un lavoro, non portarlo a termine con la massima qualità (qualunque sia il motivo che lo possa impedire o limitare) rappresenta un pericolo di gran lunga peggiore del perdere il lavoro stesso (e il suo relativo compenso). Per questo, non è possibile trovare scusanti: se il risultato non è perfetto, poco importa: è sempre e comunque colpa nostra.

Abbiamo meditato su questa questione leggendo un post su Facebook dell’amica Zemotion (all’anagrafe Zhang Jingna), di cui ci è già capitato di parlare. Questa giovanissima fotografa di Singapore (per metà cinese) – ha ora 25 anni, ma era tanto brava anche quando ne aveva molti di meno, di anni – ha avuto solo 4 ore per fotografare una intera collezione del designer Phuong My. In questo brevissimo lasso di tempo ha realizzato 50 immagini. Non siamo di fronte ad un’opera d’arte, beninteso (ma non era nemmeno questo lo scopo): si tratta di poco più di un “lookbook”, ma il risultato è decisamente superiore alla media dei Lookbook che abbiamo visto nella nostra vita, quelli che venivano consegnati con le frasi di cui accennavamo prima, legate più o meno alle poche risorse di tempo a disposizione. E c’è di più: viene mantenuto e proposto il suo stile, riconoscibilissimo, ed è un elemento (lo stile) che spesso manca, specialmente in mancanza di “tempo”, a detta di alcuni.

© Zhang Jingna - Zemotion. Client Phuong My
Zhang Jingna – Zemotion. Fotografie per Phuong My

Questo mestiere non è più quello di una volta: non abbiamo bisogno di conferme che arrivano dall’altra parte del mondo. Oggi tutti possono realizzare – anche solo per statistica – una bella foto. Il professionista è quello che sa fare molto bene cose che sembrano impossibili per chiunque non abbia la sua competenza. Siamo passati dal dover essere “capaci di fare una foto” (concetto di artigiano: colui che sa fare qualcosa), all’essere “quelli che riescono a ottenere eccellenti risultati in ogni situazione, anche in pochissimo tempo”, garantendo sempre e comunque un livello qualitativo ineccepibile.

C’è un elemento di mercato in più: essere capaci di realizzare rapidamente un eccellente lavoro può rendere possibile anche una monetizzazione ridotta, come quella alla quale siamo ormai abituati in questi ultimi tempi di crisi. Fare tanto (e bene) in poco tempo significa che possiamo chiudere rapidamente un lavoro e passare ad un altro, ad avere tempo per promuovere la nostra attività, di fare ricerca di nuovi stili e di nuove tendenze, di crescere nella nostra formazione (tecnica e specialmente culturale).

Non guardiamo all’esempio fatto come ad un punto di riferimento assoluto, ma solo per comprendere nella pratica quello che vogliamo mettere in luce come approccio per il futuro di tutti: dare sempre il massimo, il meglio, non cercare compromessi e giustificazioni, essere stimolati da una richiesta che prevede uno sforzo di fare tanto, in poco tempo. E’ questa la nostra missione, ora più che mai.

27 responses

  1. Grazie Luca.
    Nella prima parte del tuo articolo ci butti giù facendo sentire dei sensi di colpa immensi, poi descrivi e chiearisci. Infine cerchi di incoraggiare a non fermarsi davanti ad un gradino di stanchezza.
    Non è tutto vero però. C’è anche chi si applica indefesso e di conseguenza si trasforma in docente, che deve illustrare e “giustificare” prezzo e prodotto, ai clienti e spesso anche al service di stampa per farlo apprezzare e valorizzare. Come la collega giapponese mi trovo spesso a compiere delle prodezze temporali. Dopo aver progettato lo shooting effettup o la seduta di scatti poi rientro in “studio” (Lightroom) e avvio la macchina del tempo! Elaborazioni rapide efficaci, da queste nasce direttamente il catalogo web, la demo su carta e relative varianti di taglio inquadratura. Al cliente invio anche il link della mia APP dove sfogliare la gallery. Che dire… cliente felice, ma perquesta velocità crede di poter pagare poco perchè ci ho messo poco! E allora! Se ci ho messo poco, è perchè ho saputo applicarmi e concentrarmi correttamente. Questo non ha prezzo. Applicarsi vuol dire conoscere davvero gli strumenti e le proprie capacità che solo un docente “esterno” riesce a valutare, quindi corsi su corsi e aggiornamenti personali continui.
    Saluti, a presto.

    1. Ovviamente, e per fortuna, non tutto il mercato opera in modo sbagliato ;-) Sono contento della tua testimonianza, che anzi conferma il concetto della percezione dell’importanza della velocità abbinata alla qualità: Si, ci saranno clienti che vorranno “pagare poco perché ci metti poco”, ma il cliente va educato: molti settori sono abituati a pagare di più per l’urgenza, i corrieri e i trasportatori, per esempio… e noi siamo da meno? ;-))

  2. Ciao Luca,
    Sai che ti seguo sempre con interesse e con gran piacere leggo le newsletter settimanali!..
    Però questa volta devo dire che questo post mi sembra scritto in maniera un po’ fuorviante.. ;-)
    Così per come leggo, sembra che questa fotografa abbia ottenuto queste splendide 50 immagini in 4 ore, ma in realtà credo che le ore impiegate (e quindi da far fatturare) siano state molto di più!..
    Cosa dire del tempo di allestimento del set e soprattutto delle svariate ore di post produzione (mi sembrano scatti attentamente ripuliti in post)?
    Alla fine si sarà sicuramente trattato di alcuni giorni di lavoro totali.
    Ed è questo il messaggio che però dovrebbe passare, non tanto per dircelo tra noi che già lo sappiamo, quanto più perché anche i clienti capiscano che il lavoro del fotografo non si esaurisce nel premere un pulsante!.. e che se alla fine le ore fatturate sono tante un motivo c’è! ;-)
    A presto!

    1. Ciao,
      Da quello che ho capito (ma posso verificare, nel caso) le foto sono state fatte nel negozio dello stilista. Quattro ore tra tutto. Certo, potremmo parlare di ore (giorni) per trovare il
      Cliente, per fatturare, per trovare la
      Modella, per scegliere il fondale quest’ultimo nel caso è segnato nel post di Fb, almeno si può risparmiare tempo in questa ricerca).

      Il concetto che esprimo non è quello del “quanto tempo serve per fare delle belle foto”, ma del fatto che non sia giustificabile il fatto che “se c’è poco tempo o ci sono pochi soldi siamo autorizzati a fare un lavoro fatto male”.

      La testimonianza mostrata ml vuole nemmeno mettere in evidenza la bravura assoluta di questa fotografa (che lo è, secondo me, bravissima), ma per il rapporto qualità/tempo.

      Spero che si capisca che non sto dichiarando che “le foto si fanno in pochi minuti”, ma che la qualità è possibile, necessaria e imprescindibile anche se il tempo è poco. Tutto chiaro? :-)

      1. Si ok, ma il punto è che se la fotografa avesse avuto solamente 4 ore per fare tutto, veramente tutto, il risultato non sarebbe stato questo.
        Diciamo che il cliente dica, guarda ti posso pagare solo 4 ore, visto che sono 4 ore quelle in cui scatti,.. Uno dovrebbe mettersi li a studiare un set luci, reperire il fondale, trovare la modella, fare le foto, post produrle tutte, per 400 euro (supponendo che ti paghino 100 euro l’ora..).
        Per questo dico che parlare di quattro ore è un po’ fuorviante ..
        Se veramente il cliente avesse un budget di 400 euro (pochi soldi) e/o solo 4 ore per fare tutto (non parlo dei soli scatti), secondo me si, non si può pretendere che venga un lavoro sacrosanto!
        O almeno io la vedo così.. ;-)

        1. È fuorviante per un solo motivo: che calcoli e fai pagare il tuo lavoro come un artigiano: un soldino (o un soldone) all’ora. È questo il concetto che combatto e che porta alla falsità del
          Concetto della qualità. Alessandro Dumas veniva pagato a parole, e i suoi libri sono pieni di frasi tipo: “Ahh” disse Porthos in perfetto Portoghese (come se “Ahh” può essere detto in una “qualsiasi perfetta lingua”.

          Fin quando ci faremo pagare per le ore di lavoro, potremo (e sempre più) reclamare che ci pagano poche ore per fare un lavoro buono e quindi …. Non lo facciamo buono

          Usando questa logica commerciale non andremo da nessuna parte. Finché ci vendiamo come artigiani non ci sarà futuro. O diventiamo industria, o si diventa venditori di qualità senza compromessi. Tutto quello che sta in mezzo rimane senza molte speranze di successo.

          Inoltre velocità non è solo legata al rapporto costo, ma all’efficienza e alle esigenze di reattività delle aziende moderne. L’ho già scritto , ma è necessario ribadirlo: produrre qualità in tempi più veloci è un valore aggiunto che può essere fatto pagare di più. Personalmente, poi, seguo la politica che la produzione è quanto più veloce quanto più veloce è il pagamento… Anche di questo dovremmo parlare… :-)

          1. Personalmente non mi flaccio pagare mai a ore, ma a progetto. È sono il primo che non mette il cronometro e se c’è da lavorare la notte per una consegna lo fa senza problemi. Il punto però è che lo faccio, e lo faccio volentieri, se il cliente ‘riconosce’ e ‘giustifica’ questo impegno da un punto di vista economico.
            Se ha 400 euro per un lavoro, penso sia sbagliato eticamente, moralmente e soprattutto economicamente (nel senso che è un discorso che non regge nel medio/lungo periodo) dargli un lavoro che per impegno profuso e perché no anche per ore dedicate ne vale molte di più. Alla fine siamo esseri umani con 24 ore in un giorno e con quelle dobbiamo fare i conti (magari cercando di metterci dentro anche affetti e un po’ di svago)! Se hai 400 euro non puoi pensare che lavori per te 3 giorni, no?
            E ripeto lo dico senza cronometro in mano.. :-)

          2. Francesco: ti rendi conto che dici di non pensare al cronometro e fai i conti (in tasca a Zemotion, mi domando su quali basi) basati sul cronometro (4 ore per ipotetici 100 euro all’ora).

            Chi è incoerente? Io ho parlato di costo orario? Lei potrebbe avere guadagnato 40 euro o 40 Mila, da quello che si percepisce (dobbiamo chiedere il suo “740”?) è che il problema era di tempo non di soldi. Tutto il resto sembra solo un tema sulla frustrazione umana, che ancora una volta non trova risposta nelle ore di lavoro.

            Quando fai un preventivo di un progetto, come lo calcoli? È questo che dovrebbe essere il tema sul cui confrontarci: aspettative di fatturato, valore di quello che facciamo, posizionamento di mercato, forza di trattativa. Chili di lavoro all’ora non funziona e quindi non ha senso discuterne.

            Tu hai spostato il concetto sempre e comunque sul tema: poche ore, poco guadagno. Torniamo sul tema? A parità di ore di lavoro, preferisco il lavoro di Zemotion rispetto al lavoro di chi nelle stesse ore fa una schifezza perché “non c’è tempo per far di meglio”. Zemotion costa di più? Non lo so, ma se voglio qualità e ho poco tempo, pagherò quello che vale.

            Parliamo di qualità, non di giustificazioni. Almeno tra di noi

  3. :-) ho letto da poco un articolo di Garimberti sull’inutilità dei talk show, dove si cerca di discutere, ma solo di predominare sull’interlocutore …. Con tutto il rispetto, ma mi sembra che vogliate contrapporre due tesi diverse senza voler giungere ad una tesi intermedia più vicina alla verità. Luca, il tuo discorso è formalmete e idealmente giusto, ma nella vita reale lo è anche quello di Francesco.
    A mio modesto parere, le teorie di Luca sono sacrosante purtroppo con le teorie non si fà il mercato ma solo una nicchia; quella dei clienti illuminati e ragionevoli che “capiscono” (pagano) un discorso di qualità e professionalità. Purtroppo la maggior parte del mercato è fatta da clienti che vogliono professionalità e qualità, ad un prezzo che non permette di parlare di “professione”, salvo una percentuale molto minoritaria di fotografi che riescono a vendersi come “artisti”. Credo che potremmo concordare tutti sul fatto di dover lavorare per educare una maggior percentuale di clienti (per maggiore intendo ovviamente non la maggioranza :-( . ) ad assimilare le teorie di Luca, perchè la realtà è purtroppo che con i vecchi sistemi non si campa più. Le speranze di poter fare ancora il “professionista” passano per un processo di evoluzione ed educazione non solo dei fotografi, ma anche della clientela. E temo purtroppo allo stato attuale la realtà di Francesco è quella regnante.

    1. Ciao Silverdog ;-)
      Io ho portato avanti un tema ben chiaro, mi dispiace che sia difficile comprenderlo: Non ci sono giustificazioni per consegnare ad un cliente un prodotto di scarsa qualità. Mai, per nessun motivo. Ancor meno appellando una “mancanza di tempo”. Non ho parlato di prezzi alti, ho parlato del danno di fare un lavoro di bassa qualità, perché ci sono i presupposti per fare bene, anche in poco tempo. Poi la questione fa male, lo so, e quando si toccano le ferite si reagisce… ma tutte le discussioni sul “prezzo orario” non c’entrano. Se non si è in grado di fornire il prodotto che serve, la qualità che serve, al costo che il mercato ci offre bisogna uscire dal mercato, oppure portarci in un altro mercato. Tutto il resto è chiacchiera da bar.

      Io non faccio teoria: parlo di lavoro, parlo di strategie che non funzionano e propongo spaccati di realtà trasversali per superare questa crisi. Rimanere ancorati al “E’ così, che ci possiamo fare” non funziona: nel lavoro, nella politica, nella vita sociale. Non sto dicendo che tutti devono portarsi ad un livello che consente di guadagnare tanto, anche perché prima di tutto bisognerebbe pensare se siamo in grado di farlo (non dal punto di vista tecnico esclusivamente, ma da quello commerciale, da quello innovativo, dagli strumenti che abbiamo per proporci, dalla nostra cultura). Stiamo dicendo che l’unica cosa che non ci possiamo permettere è consegnare prodotti di qualità bassa, perché questo è solo un anticipare la nostra fine.

      Questo settore ha vissuto e prosperato quando nessuno era in grado di fare un prodotto fotografico “decente”, ora c’è spazio solo per prodotti eccellenti, e ancor di più: eccellenti, creativi, e realizzati velocemente. Non c’è spazio per altro, e questa non è una teoria: è una triste verità… ma a dirla tutta, nemmeno così brutta.

      Il nostro compito è cercare di aiutare coloro che vogliono essere aiutati; per chi vuole rimanere nella posizione attuale, non possiamo purtroppo fare nulla …

      1. “l’unica cosa che non ci possiamo permettere è consegnare prodotti di qualità bassa, perché questo è solo un anticipare la nostra fine. ”
        Sacrosanto !
        Luca capisco perfettamente il tuo discorso e questo piccolo chiarimento sintetiozza perfettamente la situazione.
        C’è poco da aggiungere. Oggi vivere decentemente (ma anche sopravvivere) con la fotografia è diverso da quello che era anni fa. E la tecnica è il problema minore … le capacità “commerciali”, innovative,culturari e di relazioni pubbliche dominano. se prima si campava in 100 con la fotografia ora lo spazio è per 10 (sono ottimista :-) di natura ) …. ma questa è una ferita mortale … professionalmente parlando,e per alcuni di noi ancora aperta.
        Buonanotte :-)

  4. Mah.. Forse ho spostato il focus del discorso, ma ti cito: “non sia giustificabile il fatto che “se c’è poco tempo o ci sono pochi soldi siamo autorizzati a fare un lavoro fatto male””.
    Secondo me se ci sono pochi soldi, si, siamo giustificati a fare un lavoro male. Punto.
    Non siamo hobbisti, ma professionisti e di fotografia dovremmo cercare di vivere.
    (E non sto parlando di un eventuale lavoro di beneficenza o del favore all’amico, che naturalmente ricadono in caso ben diverso da quello del cercare di stare sul mercato).
    Non so.. Non mi sembra un punto di vista così lunare il mio..

    1. Ok, se vuoi ti dico che hai ragione, ma davvero se pensi che fare un lavoro fatto male perché non ci sono le condizioni per farlo bene sia una buona strategia (e, diavolo! ho scritto questo, davvero non capisco come non possa essere più chiaro!), allora benvenuti in un mondo che porta al disastro. Se non ci sono le condizioni NON SI FA, oppure si fa MOLTO BENE, magari studiando soluzioni che permettono di fare tanto in poco tempo (Mi pare che producano 300 mila iPhone al giorno… ma questo non significa che sia fatto male: è una questione di industrializzazione).

      NON SI VIVE DI FOTOGRAFIA (che è il sottotitolo del nostro sito, non a caso), facendo a tutti i costi un lavoro fatto male. Si vive facendo lavori eccellenti, e se il mercato ci impone di fare tanto, bene e a basso prezzo, dobbiamo trovare il modo per farlo, altrimenti (se ne siamo capaci) punteremo ad un mercato più ricco e “sofisticato”, oppure cambieremo lavoro. Queste sono regole che non invento certo io. Io cerco solo di togliere le ragnatele da un settore che si crogiola dando colpe al mercato e nessuna a se stesso. Il professionista che non è capace di affrontare il mercato non è più un professionista. Il problema è che siamo, in questo settore, ancora nell’ottica romantica di un mestiere che non deve essere più trattato in modo romantico. Le analisi si fanno con i numeri, con il fatturato annuo, con gli utili. Si può lavorare pochi giorni facendosi pagare tanto, o tanti giorni facendosi pagare poco. Non considero la possibilità di lavorare pochi giorni guadagnando poco, che è quello che purtroppo è la realtà attuale di tanti e nemmeno del lavorare tanti giorni ad alto costo, perché riguarda una nicchia di mercato che certo non ha bisogno di “imparare” qualcosa dal sottoscritto, semmai potrebbe insegnare. Il nostro lavoro è fare anche male, provocare (pensavi che non mi aspettassi risposte come la tua?), far riflettere. Per cambiare atteggiamento, il romanticismo lo lasciamo a chi vuole fare l’artista.

    2. Francesco, ad intuito direi che sei in giovane fotografo …”googleing”…. ok, direi che ci ho azzrccato :-) …. bhè non mi sembra che i toui lavori siano “tirati via” anzi tutt’altro.
      Ho qualche anno di più e circa 25 anni di professione alle spalle. Ho perso clienti ogni volta che il lavoro non è stato soddisfacente (quando dico perso clienti, vuol dire che non mi hanno mai più contattato), ho perso lavoro quando ho fatto un preventivo alto per le aspettative del cliente (ma non ho perso il cliente !) … ho anche perso dei lavori perchè il preventivo era troppo basso per le aspettative :-). Ho scoperto che la tua immagine quando lavori per agenzie/clienti importanti è fondamentale molto più della cifra che chiedi, ergo … se chiedi poco sei sfigato :-) se fai lavori di basso livello sei sfigato (e non ti daranno mai lavori importanti) ho visto fotografi di “grido” dire che quel lavoro da poco loro non lo fanno ma lo passano all’assistente … che ovviamente non lo fà bene come lui :-).
      In agenzia pubblicitaria i creativi “sono” :-) i fighi e non lavorano con i fotografi sfigati, vogliono lavorare nello studio figo col fotografo figo perchè fa figo. Non voglio ne posso insegnare nulla a nessuno … però uno spunto di riflessione magari …

  5. Il problema non è farlo male….il problema è farlo il lavoro.
    Certo sarebbe bello, giusto ed anche più etico (forse) non farlo un lavoro se ti danno poco tempo, ma poi a fine mese come paghi l’affitto, le tasse e via dicendo.
    Perciò il lavoro non lo puoi rifiutare (di questi tempi in particolare) anche se sai che in quel tempo non puoi esere preciso come vorresti e sei solito fare; lo fai al meglio che puoi e basta….
    Però il vero priblema è che per farlo (anche lavorando di notte, con la febbre…etc) ormai quanto ti pagano?
    Buon lavoro a tutti!

    1. Riccardo, scusami, ma per continuare a “farlo” bisogna farlo bene. Capisco l’angoscia, ma non ci sono scusanti, e il parametro del “meglio che si può” non è deciso dal fornitore, ma dal cliente. Quanto ti pagano è un altro problema che – per superarlo – richiede organizzazione, strategia e ottimizzazione del flusso di lavoro. Tutte cose che sono cambiate, e alle quali bisogna adattarsi. Seguiteci nei percorsi che stiamo proponendo: se c’è qualcuno che sta dalla vostra parte, questi siamo noi. Ma per farlo non basta una pacca sulle spalle, ma calcioni per portare questo settore in avanti. Ce la faremo, tutti insieme ;-)

  6. Credo che ci sia un fraintendimento nella discussione in atto.
    Luca, il tuo messaggio di fondo è chiaro, per chi lo ha già inteso e da sempre attuato.
    Dato che il tuo intento è di comunicare, stimolare il pensiero di coloro che non pensano da imprenditori, probabilmente alcune tue riflessioni risultano difficili da comprendere, da mettere in pratica. Gli esempi che fai, mi dispiace sottolinearlo, sono comprensibili solo da chi ha già inteso, ma non sono chiarificatori senza una spiegazione dettagliata.

    Quando parli di ore, costo orario puoi essere frainteso.
    Gli imprenditori, quelli con la I maiuscola, le piccole medie e grandi aziende, basano sul costo orario gran parte della loro redditività, oltre a tutto il resto ovviamente.
    Se sei un fotografo con dei dipendenti, il costo orario non è un valore secondario, al contrario è fondamentale.

    Se sei un “one man show” le cose non cambiano, sempre con il tempo hai a che fare, imparare a gestirlo, organizzarlo e renderlo produttivo facendolo fruttare è una necessità inderogabile

    Credo che in questi casi gettare il sasso senza un’argomentazione articolata non produca risultati particolarmente positivi.
    Potrebbe al contrario essere tema di un tuo J Camp, aiuterebbe molto chi ne ha bisogno.

    Una nota: Concordo che il lamento “Mi hanno dato solo un giorno, solo due ore, solo dieci minuti” è inaccettabile, ma la tua riflessione sul fatto che la produzione di scarsa qualità a basso prezzo non funziona, non mi trova d’accordo.
    Potrebbe essere un business interessante.
    Nel senso che, come esistono prodotti di basso costo, che si rompono dopo un mese che li utilizzi, vestiti che dopo due lavaggi si logorano, etc etc, e se ne vendono di prodotti e servizi simili, nulla vieta che possa esistere un mercato di mediocri fotografie a basso costo, ma molto redditizio. (tra l’altro è sempre esistito, a mio modesto parere…)

    Dopo di che sappiamo bene che la tendenza mondiale risulta essere quella della media/buona qualità a basso costo di produzione.

    Con la solita stima.
    Gianni

  7. Sposo completamente la tesi di Luca!
    Immaginiamo un capo marketing di una qualsivoglia azienda…
    Capo marketing:”Caro fotografo, abbiamo poco tempo! Quindi le abbiamo preparato tutto per eseguire bene il lavoro: questo è il set, queste sono le luci già piazzate, la modella è già al trucco, i vestiti da farle indossare sono in camerino. Abbiamo anche procurato una macchina fotografica, nel caso lei non l’avesse dietro (per via del poco tempo, magari non riesce a passare a prenderla a studio). Faccia click per favore e ci dica quanto vuole! Abbiamo bisogno di foto professionali!”
    Fotografo professionista: “Caro direttore io prendo una tariffa modica: 200€/h o FRAZIONE… e sono almeno 4,5h di lavoro. Le faccio lo sconto, ne calcolo 4h”
    Capo marketing: “Davvero? Non abbiamo tutto questo budget. Provo a farle fare ad un amico appassionato di foto. Le ha ragione, ma non ci possiamo permettere un PROFESSIONAL PHOTOGRAPHER… grazie!”

  8. Secondo me il discorso non è sul perchè farlo ma come farlo.
    Perchè accettare una commissione con poco tempo a disposizione
    comporta un’attitudine e preparazione da professionista e
    quindi come tale dovrebbe essere retribuita.
    Attualmente il livello professionale è molto inflazionato dalla semplificazione e la
    accessibilità dei sistemi, ma questa è un’altra storia.
    Ogni lavoro acquisito dovrà essere come al solito perfetto, secondo un progetto preciso nel quale
    limiteremo la prestazione (quantità di scatti, tecniche applicate…)
    e non la qualità, quella non si tocca.
    In questo caso dove non era richiesto uno stile particolare o un allestimento elaborato:
    Ho fatto, da solo, una sessione di foto di abbigliamento in stock in 2 ore 90 scatti su 30 capi su, in spazio allestito dal cliente, luci fondale e manichino. Ho processato i RAW su LR in 1 ora.
    Come da contratto ho consegnato gli scatti pronti e puliti per la pubblicazione sul B2B web del cliente.
    Abbiamo pattuito 6€ a capo per 3-4 scatti + elaborazione finale e consegna in FTP = 60€ l’ora, che ne pensate?
    Cliente fidelizzato in contratto stagionale 1 sessione al mese.

    Se sai come procedere nel processo sai anche a quanto lo puoi vendere.
    E’ questo che conta, una gande flessibilità/adattabilità alle esigenze del momento.

    1. Giuseppe, solo tu puoi sapere se il corrispettivo pagato è sufficiente o meno.
      180 Euro possono essere pochi se devi sciropparti 150 km di automobile ed usi 5.000 euro di attrezzature fotografiche. Possono essere “tutti buoni” se l’alternativa era guardare il muro come la settimana precedente. :-)

  9. Ciao Luca,
    effettivamente leggendo a primo impatto il tuo articolo un po’ ho tirato su le orecchie pure io… :D
    Leggendo i commenti e le tue risposte poi ho cominciato a comprendere meglio quello che volevi dire ma non ci sono arrivato ancora in fondo. Credo che Gianni Canali abbia spiegato meglio il motivo di questo.

    Giusto per dire la mia….proprio a fine settembre ho fatto un importante lavoro che finirà nel catalogo 2014 di una delle più grandi aziende italiane al mondo. Tempo di realizzazione: 4 ore di set fotografico + 8 di post-produzione (circa 40 immagini). Committente stra-felice e tutto sommato il lavoro lo ritengo uno dei migliori che ho fatto.
    Detta così sembra quasi una replica dell’esperienza di Zhang Jingna (anche se dubito che in 4 ore possa aver fatto tutte quelle foto e quella post-produzione da sola. Probabilmente lavorava in stile Arcurs dove lui fotografa e ha altri 10 grafici alle spalle che fanno il “lavoro sporco” :D :D)

    All’atto pratico credo che il tempo non possa ritenersi una giustificazione sulla mancata qualità, ma in ogni caso va tenuto in considerazione per determinare se ce modo di consegnare un prodotto di qualità nei termini richiesti dal cliente in base alla propria struttura.

    Per capirci… se arriva qui un committente e mi dice che vuole le foto della sua collezione entro 4 ore in stile Zhang, strutturato come sono, non potrei accettare e se lo facessi sarei già nella cacca. :D

  10. salve
    i lavori a basso prezzo li fanno tutti e comunque il cliente non si lamenta per la qualità
    il lavoro difficile lo fa chi è un professionista e sa come farlo
    poi se è bravo sa anche come guadagnare bene
    adesso arrivano solo lavori difficili
    quelli semplici e a basso prezzo (non per questo fatti male) se fanno da soli o con l’aiuto di qualcuno che sa qualcosa
    si può essere bravi e fare un buon lavoro e anche essere un buon imprenditore
    molto interessante l’argomento
    grazie
    roberto zanni

  11. Il discorso della qualità non è discutibile,circolano miliardi di immagini e un numero sterminato di produttori di immagini(la figura del fotografo in quanto tale non esiste più),proprio per questo non bisogna fare confusione tra i vari settori,i costi minimi e quindi il prezzo minimo di vendita ecc ecc. La ragazza asiatica a cui è fatto riferimento lavora in equipe, con professionisti di alto livello. Conosco i suoi lavori e per questo credo che svolga la sua attività, tenendo presente che il processo produttivo, di una o più immagini, di qualità, coinvolge la figura del fotografo/a che è più simile a quella del regista o del direttore d’orchestra, che non alla figura del vecchio fotografo artigiano “del fasso tutto mì” (non sono milanese e si sente anche quando scrivo)e la post produzione diventa preponderante sul lavoro finale,quindi senza un ottimo grafico non si cava un ragno dal buco e se per risparmiare ci si deve inventare anche il lavoro di grafico,si torna al fasso tutto mì alla decima potenza,con il risultato che i tempi si allungano di parecchio e la qualità viceversa decade, perchè non si puo’ essere abili in tutto,capire di tutto,e produrre tutto da soli, mantenendosi concorrenziali con i tempi e i prezzi che il mercato impone..La qualità, a differenza di quanto accadeva nel millennio scorso, non è producibile senza grossi investimenti economici,quindi, qualità e basso prezzo sono inconciliabili, se poi si scivola sul versante della creatività,questa non è dipendente dal Dio denaro ma dal Dio Kronos,per pensare e avere idee c’è bisogno di tempo,se si corre si può fare un buon lavoro di serie,ma niente di più.Insomma la quadra non riesco proprio a farla uscire.Probabilmente è un mio limite.
    un saluto poco quadrato
    Marco

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