Come guardare oltre, nell’era del virus della paura

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Sammie Vasquez

Come state? La situazione che ci coinvolge tutti – e poco importa dove siamo residenti, è evidente che ormai il suo allargamento è totale – è assurda, spaventosa e al tempo stesso ci deve far riflettere, molto seriamente: da questo pericolo virus ne usciremo, con strascichi di preoccupazione, in certi casi di difficoltà, in casi più estremi anche di dolore. Ma è sicuro che usciremo da tutto questo modificati: cambierà la nostra percezione del nostro modo di interagire con l’esterno, cambierà l’economia, tutta e in particolare alcuni aspetti e alcuni settori, crescerà la cultura e la conoscenza dei mezzi di comunicazione digitale, cambierà la nostra percezione sul valore della corretta informazione, che ci porterà a non accontentarci delle banalità che si leggono in giro.

Quello che bisogna fare è “guardare “oltre”… perché non si può vivere chiusi in una grotta, senza guardare al di fuori. E’ il momento del rallentamento, delle fermate obbligatorie, da questa notte (8 marzo) sono stati creati dei confini invalicabili che pensavamo non potessero esistere, non più quantomeno. Ma se il nostro “fisico” non si può muovere, la nostra “mente” lo deve fare: dobbiamo riuscire con il pensiero a guardare oltre, e iniziare ad immaginare come sarà il futuro, che di sicuro sarà influenzato da questa situazione. Qualcuno dirà… poi si dimentica e tutto tornerà normale. Non credo che sarà così, ovvio che la reazione del “dopo” porterà ad un alleggerire la tensione, a lasciarsi andare… ma non si tornerà più alla “normalità”, così come la conosciamo, e nella negatività ci saranno anche lati positivi.

Le aziende, ma anche i singoli, impareranno ad usare soluzioni che porteranno a valutare meglio le conseguenze (a volte senza senso) del “muoversi” a prescindere dalla vera necessità. Ci si muoverà, quando serve, quando gli incontri porteranno ad un vero valore, e questo non sarà negativo, perché si sfrutteranno i momenti di incontro godendo di questa preziosità, e non per passarli davanti ad uno smartphone, come succede ora, visto come siamo drogati da una brutta abitudine del dare per scontata la presenta e gli incontri.

Ci si muoverà meno, e questo ci porterà a dare il giusto valore (o all’assenza di valore) ai mezzi di mobilità: le automobili, che già sono in un periodo in cui sono messe in discussione, a causa dell’inquinamento che generano, al tempo che si perde in coda, per la maleducazione delle persone che, quando sono in auto, diventa ancora più sgradevole e pericoloso, diventeranno un bene sul quale ci si interrogherà di più. Ci muoveremo meno, come detto, ma speriamo anche meglio. Non sarà facile, ma sarà la società e l’economia che ci porteranno a questa evoluzione.

Siamo un Paese a bassa competenza tecnologica, e si capirà che questo non è più tollerabile, e ricordiamoci che abbiamo, o possiamo avere – come esperti di comunicazione e di immagine – un ruolo ma anche un’opportunità: insegnare (prima forse anche “imparare”) a comunicare correttamente a distanza. Apprendere, approfondire, trasferire metodi per aggregare le persone, anche a distanza: è possibile, va fatto, perché non possiamo pensare che tutto questo ci possa portare ad isolarci, ci sono aspetti psicologici che non possiamo non affrontare e comprendere. Aiutare persone meno giovani a interagire con figli e nipoti, a creare mezzi per facilitare l’accesso a tutto il mondo rimanendo arginati in una casa o in una stanza. Fino ad aprile non saranno possibili le aggregazioni, quindi anche cerimonie (quanti matrimoni salteranno, dal punto di vista della cerimonia? Ed è ovviamente un disastro per chi, per esempio, lavora in questo campo), ma non si può fare qualcosa che creare occasioni di incontro che possano trasferire gioia e positività? Siamo sicuri che sia così. Abbiamo da tempo sviluppato competenze e formazione sulla realtà aumentata, e siamo sicuri che questo campo crescerà, che potrà essere usata per sviluppare nuove forme di interazioni. Chi sarà che proporrà queste nuove idee, visioni? Chi ha acquisito queste competenze, e poi ovviamente ci sarà un’accelerazione nello sviluppo della connettività: siamo sicuri che tra le disposizioni per far ripartire “la macchina del lavoro” verranno potenziate le aree della connettività ad alta velocità, non può non diventare una strategia primaria, anche in Italia… anche in TUTTA Italia.

Chiusi nella nostra casa, sentendoci – da persone iperattive quali siamo – impotenti e preoccupati sul come cambierà la vita di tutti, guardiamo come sempre abbiamo fatto, al futuro. Pensiamo al nostro lavoro di docenti universitari, e ci sentiamo sofferenti e lontani dai nostri studenti che dobbiamo riuscire a coinvolgere superando l’apatia che si sente ovunque e che diventa ancora più grave tra giovani che non sono ancora allenati all’impegno e alla concentrazione, pensiamo a quello che possiamo fare per contribuire alla crescita e al superamento di questo momento per le persone – quasi tutti amici – che ci seguono in questo spazio, il capire come dare un supporto e una chiave per far superare tutte le difficoltà che inevitabilmente ci sono, per le aziende con le quali collaboriamo. La chiave, come sempre, è avere la visione, usare creatività, connettere altri punti che prima sembravano distanti. Il futuro non è disegnato, lo disegniamo noi, oppure abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a disegnarlo.

Abbiamo probabilmente una novità nella nostra vita, direttamente o indirettamente: il TEMPO. Alcuni non si possono muovere e quindi rimangono più tempo in casa e in studio/ufficio, e ci si sente persi; chi ha figli deve magari avere preso del tempo per stare con loro, perché le scuole sono chiuse, ci sono lavori che si sono bloccati e quindi le persone invece che essere impegnate a svilupparli, si trovano un po’ perse. E’ angosciante, lo sappiamo e lo condividiamo, ma al tempo stesso è un bene prezioso; presto questo tempo sparirà, perché è ovvio che le attività ripartiranno, sono settimane da sfruttare. Avere più “tempo” lo dobbiamo considerare un dono, non un disastro; un disastro sarebbe però perdere l’occasione. Cosa possiamo fare, in questo tempo a disposizione? Crescere, imparare, studiare, sognare, progettare, sviluppare percorsi che erano rimasti in un cassetto. Invece che farci prendere da apatia e stress, usare questo tempo a disposizione per arricchirci, ma anche per scoprire che troppo spesso non viviamo, ma corriamo e basta. Capire che ci sono insegnamenti da acquisire, quando le sicurezze si perdono, quando gli equilibri si rompono, quando il tran tran quotidiano non è più lo stesso. E’, nella difficoltà, un’occasione. Ne siamo sicuri, e su questa sicurezza stiamo lavorando, riscoprendo cose che sembravano impossibili. Ripartire da noi, da quello che siamo e vogliamo essere.