Troppe parole, e la voglia di non parlare. Non per “non denunciare”, ma perché siamo troppo abituati a parlare e non a riflettere, a giudicare senza capire, a urlare invece che a cercare equilibrio. I fatti di Parigi sono inondati di sangue, dentro e fuori tutti noi. Bisognerà parlare, agire, fare cose. Ma ora no, e in questa ricerca di un silenzio profondo, che parla molto più di tante parole urlate ai venti, che serve molto più delle reazioni di rabbia, l’immagine ritrova il suo valore: non per “sapere”, per “vedere”, ma per pensare. Abbiamo lasciato il nostro spazio settimanale, fatto da parole, con un’immagine e una frase: è quello che sentiamo, è quello che ci sentiamo di condividere. Poi, silenzio… intimità, compassione. Cerchiamo di passare una giornata serena.

 

 

Foto:  © Depositphotos | Kzenon

5 responses

  1. si… giusto silenzio su un mondo di ipocrisie e paradossi, dove i nuovi barbari usano il cellulare di ultima generazione con una mano e nell’altra tengono antiche lame per mozzare teste. Silenzio sulle più alte vette dell’ignoranza.

  2. Condivido Luca, riflettiamo sul nostro futuro e su quanto potremo fare concretamente per costruire un mondo di pace; dopo tante parole e proclami, non credo ci sia più tanto tempo.

  3. allora mi aspetto anche il silenzio…la riflessione..il dolore…la bandiera del libano dopo l’attentato a Beirut, tanto per fare un esempio su mille. E’ successo a Parigi e solo adesso ci accorgiamo che c’è una guerra? siamo tutti responsabili, da anni…

  4. credo sia sufficiente rileggersi il testo di J Lennon ma con calma e riflessione… c’è tutto.
    Siamo noi che non vogliamo metterlo in pratica. Troppi interessi di parte, di tutte le parti comprese quelle della nostra nazione, sempre a metà, sempre a cavallo e con i piedi in due staffe.

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