La fotografia è cambiata, eppure il mercato della fotografia non cambia. O, quantomeno, fa fatica a cambiare. Parliamo di un problema globale: di solito ci occupiamo delle difficoltà dei fotografi, che sono i nostri lettori e i nostri compagni di viaggio. Ma lo stesso problema esiste in tutto il settore: i produttori, i distributori, i rivenditori di attrezzature fotografiche si trovano a lottare con un mondo che parla una lingua diversa, e il rischio è quello di arroccarsi nelle proprie posizioni, di lottare con armi scariche, e nel frattempo l’invasione del barbari è sempre più evidente. Per “barbari” non intendiamo i nuovi attori del mercato, ma quelli che banalizzano, che cercano il profitto facile infangando quello che è, alla base di tutto, una cultura. Barbari sono quelli che dicono che tanto ormai la qualità non esiste e non serve, che basta poco per avere tanto, che non serve sforzo, impegno e competenza. Barbari sono quelli che chiamano Lenti gli obiettivi, quelli che pensano che sia sufficiente un “tool” per fare grandi fotografie, quelli che non sanno la differenza tra un’immagine stampata e una visualizzata a monitor (ne abbiamo parlato settimana scorsa). Barbari sono quelli che pensano che vendono e comprano fotografie al chilo.

I barbari e anche la crisi hanno allontanato chi produce, chi consuma e chi vende fotografia (intendiamo prodotto finito, attrezzature, strumenti e servizi di trasformazione delle fotografie). Una volta era un mondo unico, si lavorava insieme, ci si consigliava, si facevano progetti e iniziative insieme. Si parlava la stessa lingua, e poi c’era un altruismo diverso. Oggi, ognuno parla per sè, si guarda solo alla sopravvivenza e al bene personale. Peccato che, così, il settore si perde, non è più settore (solo individualismo), tutto è in salita e tutto si presta all’attacco dei barbari. No, non siamo d’accordo, crediamo che qualcosa bisogna fare.

parlare di idee, non di prodottiDi creatività, non di specifiche tecniche. Di opportunità per chi crea immagini, non per chi deve piazzare una scatola con dentro un prodotto

Oggi parte un progetto di comunicazione editoriale che pensiamo sia interessante: parlare di fotografia, con un linguaggio moderno e fresco, mettendo in evidenza tanti elementi di questa evoluzione che sono davanti agli occhi di tutti, ma che sembrano non far parte del dialogo. Jumper, insieme a JPM (la nostra rivista per iPad che esiste ormai da tre anni, ma che avrà presto una sua evoluzione importante) ha creato un laboratorio editoriale di ricerca, che parte dalla tecnica e si sviluppa sul lato della creatività. Parleremo di nuove idee, di un approccio costruttivo per mostrare quello che oggi si può fare con i nuovi mezzi che la fotografia ci propone, quelle tante nuove funzioni o nuove caratteristiche che passano inosservate, sotterrate da opinioni (spesso derivate dal fatto che è difficile oggi parlare di difficoltà economiche che rendono complicato aggiornare la propria attrezzatura, ed è più facile minimizzare o non approfondire, parlando di banali funzioni ed evoluzioni che non servono).

Dopo anni, abbiamo deciso di tornare in campo, dando il nostro contributo, per capire e per aiutare a far capire quello che c’è “dentro” le fotocamere (e non solo). Abbiamo lasciato il campo a tanti (specialmente a molti barbari) che hanno fatto male, che hanno pensato che si poteva tirare avanti senza passione, con un approccio markettaro che non ha portato crescita, anzi. Ora, alziamo il livello, per parlare di idee, non di prodotti. Di creatività, non di specifiche tecniche. Di opportunità per chi crea immagini, non per chi deve piazzare una scatola con dentro un prodotto. Siamo sicuri che sarà una strada interessante, utile. Anche perché abbiamo approcciato la questione in modo originale:

1) Abbiamo messo in piedi un gruppo di giovani creativi che stiamo facendo crescere, indirizzandoli verso un percorso basato sulla qualità e sull’innovazione, ma facendo anche viaggiare la loro fantasia, fresca, spensierata e non condizionata dal passato. A loro stiamo dando attrezzature, stimolando la creazione di contenuti interessanti, dal punto di vista dell’immagine. Un laboratorio di stimoli che metteremo a disposizione di tutti, tramite la pubblicazione dei risultati;

2) Abbiamo scelto strade di pubblicazione che permettono davvero di capire dove stiamo andando con la comunicazione visuale. Useremo tecnologie innovative (che nessuno usa in questo settore, ancora fermo a meccanismi vecchi e superati), ma anche meccanismi narrativi fuori dagli schemi. Più emotivi, più “storytelling”, più vicini alla voglia di comunicare, e non del mettersi in cattedra, parlando di cose che sono solo teorie, e mai pratica.

Questa strada sarà quanto più efficace, quanto più sarà possibile creare un territorio comune di collaborazione: le aziende avranno un ruolo importante nel fornire strumenti per i test, e per collaborare con entusiasmo e passione in questo progetto; i nostri lettori, nel segnalare idee e nel proporre/richiedere sviluppo di tematiche basate su questo approccio; tutti per promuovere questa iniziativa, e farla crescere.

I cellulari: sono ormai il “mezzo” per fare fotografia… sempre?

Partiamo con un piccolo assaggio di come intendiamo approcciare la questione. Non si tratta, in questo caso, di un suo “creativo”, lo abbiamo fatto noi in modo semplice, e si tratta di una tematica puramente tecnica, prendetela quindi solo come un assaggio, appunto, e nulla di più.

Abbiamo tra le mani una fotocamera che ha, come una delle sue principali caratteristiche, la resa eccellente in condizioni di luce scarsa, che promette (e mantiene) una resa sostanzialmente priva di rumore/grana anche usando ISO molto elevati. Il miglioramento dei sensori in condizioni di poca luce è stato impressionante, negli ultimi anni, ma a parole tutto è facile, poi quando si usano davvero, ci si accorge che si tratta di una rivoluzione che non è stata abbastanza enfatizzata, e non è stata abbastanza interpretata nel suo giusto approccio creativo e concreto. Quasi per gioco, abbiamo fatto un paio di riprese in esterni, mettendo a confronto questa fotocamera (una Fujifilm X-E1, quindi… una macchina che ha quasi due anni di vita… nemmeno un’ultima versione: anche questo per far capire che non stiamo promuovendo un prodotto in fase di “lancio”) con uno smartphone (iPhone 5, anche questo superato, ma sempre attuale, come per la X-E1).

il confronto vero genera stupore, cambiamento di approccio, crescita della cultura.

E’ da considerarsi ìmpari la questione? Non tanto, perché in passato avevamo fatto un confronto simile dove veniva fuori che in condizioni ideali (tanta luce) la resa di uno smartphone davvero non poteva essere considerare molto negativa, anzi… Ma il senso di questo confronto è di far capire quello che sembra ovvio, ma che purtroppo raramente si “prova” sul campo: manca il tempo, manca la potenzialità e specialmente ci si accontenta di quella che è l’opinione generale e universalmente condivisa: A è chiaramente meglio di B. In passato abbiamo fatto prove più complesse, tipo il confronto tra delle reflex e dei dorsi digitali, tra stampe baritate analogiche e stampe digitali… tra schermi retroilluminati e schermi che usano luce riflessa per la lettura dei libri; abbiamo sempre notato che il confronto vero genera stupore, cambiamento di approccio, crescita della cultura. Anche in questo caso, siamo sicuri che quello che probabilmente è evidente a tutti, o quasi, si propone nel suo risultato come una scoperta e uno stupore non indifferente. Anche perché la differenza è rafforzata dalla modalità di visualizzazione (e qui iniziamo a trattare questo approccio di presentazione in modo innovativo).

Test confronto Fotocamera_smartphone

Andate a questo link e potete vedere la stessa scena (banalissima) di una situazione metropolitana notturna, stessa situazione e stesso momento. Se scrollate, come indicato, vedrete la prima immagine (iPhone5) che viene sostituita da quella realizzata con la Fujifilm. Si tratta di un’immagine fortemente ridotta come risoluzione, ma potete chiederci i files originali se lo desiderate, ma secondo noi il concetto non è quello del guardare con “il lentino” il risultato, ma nella sua applicabilità: su uno schermo di un monitor a pieno schermo, è chiara la differenza, evidente nei “fatti”, non nella teoria. La ricerca ancora più approfondita ci lascia sprofondare nel tecnico, e quello che è l’obiettivo di questo “nuovo approccio” alla fotografia è basato sull’evidenza delle idee e delle caratteristiche, non della scienza che porta ad un dialogo teorico e quindi ci distanzia dal mercato e dalle esigenze degli utenti. Abbiamo messo in luce i due punti fondamentali:

a) Il cellulare non riesce a creare un’immagine corretta e piacevole, in condizioni di luce scarsa, le fotocamere di nuova generazione fanno davvero miracoli. La Fujifilm X-E1 era settata a 3200 Iso, scatto fatto a mano e al volo senza alcuna attenzione (esattamente come si fotografa con un cellulare), il file non è stato toccato e corretto in nulla (solo ridimensionato per la fruizione sul monitor e online), ed era un Jpg (abbiamo scattato anche il Raw, ma non lo abbiamo usato in questo caso), l’esposizione è stata eseguita in automatico;

b) Le luci inquadrate (e anche quelle appena fuori dall’inquadratura) creano bagliori inaccettabili;

c) Le zone di ombra su iPhone si perdono totalmente.

Con questo vogliamo difendere le fotocamere versus i cellulari? No, assolutamente no. I cellulari sono eccellenti per molte situazioni, offrono una freschezza di uso che ha dato e darà molto alla fotografia, ha avvicinato e avvicinerà moltissime persone alla fotografia, e questo è un bene. I “professionisti” non avranno vita facile se faranno solo un discorso di confronto “tecnico”, difendendo il proprio operato visto che io uso fotocamere costose e migliori. Quello che devono fare è sapere le differenze (sul serio, non per sentito dire: molti giudicheranno banale questo test, che lo sapevano da “anni”… e in questo perderanno il senso di quello che vogliamo dire: che ogni “conoscenza” basata su “anni di esperienza” è dannosa, in questo settore, perché il mondo cambia, di mese in mese); trovare sempre il migliore ingrediente, uscire dalla competizione dei pixel e del manico, ma nemmeno andare all’opposto, dicendo che la tecnica non è nulla, serve solo la creatività astratta. Serve sapere, capire, usare, pensare. Crescere.

Il nostro ruolo sarà quello di smontare false sicurezze, dare supporto e idee per avere più ingredienti di valutazione (tecnica e creativa) basate su un approccio nuovo. Questo “nuovo” potrà essere usato da tutti: giovani, meno giovani; professionisti o appassionati. E chi più userà, seguirà, analizzerà avrà più occasioni. E in questo “cercare e seguire” crediamo sia importante anche capire come presentare e non solo fare: un elemento che per noi è importante, fondamentale: molte delle innovazioni si basano su questo dettaglio, sul comprendere come comunicare in ogni media.

10 responses

  1. Si d’accordo, è stato fatto tutto un ragionamento per arrivare ad una conclusione scontata,
    non credo nessuno avesse dei dubbi su quanto è stato mostrato a confronto, le immagini fatte con gli smartphone per quanto abbiano fatto progressi, sono ancora lontane dagli scatti eseguiti con una “vera” fotocamera, credo che il divario sarà difficilmente colmabile….

    1. Giovanni, è proprio l’opposto di quello che ho detto: le cose “scontate” non sono affatto scontate. In tante occasioni in cellulare si è rivelato perfetto per fare foto perfette. Ma nemmeno questo è importante: la cosa importante è evitare di credere che le cose siano scontate. A far così metà delle aziende del settore atanno rischiando di saltare per aria (dovresti guardare i numeri delle vendite) e con loro anche tanti Fotografi che credono “scontate” tante cose. Se posso dare un consiglio “scontato”, non dare per scontato quello che abbiamo mostrato e detto: è un po’ più profondo di quello che sembra a prima vista :-)

  2. Sono d’accordo in tutto quello hai scritto, e ti dirò la mia.
    Parlo da giovane, ho 28 anni, e volte credo gia di essere vecchio, in alcuni aspetti nuovi della societá che avanza.
    Le parole di Luca sono il campanello d’ allarme che suona oramai da anni. (Ci risuona fisso nelle orecchie e tanti fanno finta di nulla).

    La cultura in questo settore sta progredendo a salti da gigante (come i vatussi).
    Guardare le nuove generazioni, i vostri figli per esempio, e chiedetevi perche si muovono e si vestono in questo modo. Non solo da parte di genitore, ma da parte di chi produce contenuti e materiale per i vostri figli, in questo caso.
    È dura per tutti agire nel modo giusto in questa giungla, ma è facile capire al volo quello che NON dobbiamo piu fare, cioé ESSERE SICURI di quello che sappiamo e/o abbiamo sempre saputo.

  3. Ottimo articolo Luca! E pensare che stavo anch’io cedendo alla tentazione di chiamare gli obiettivi lenti, credevo fosse un termine più moderno e invece è solo barbaro, come dici. Grazie, scriverò ancora obiettivi o tutt’al più ottiche, come si usava una volta, per evitare ripetizioni.
    Cari saluti.
    Daniele

  4. Interessante come sempre. Si cade sempre più nel tecnico tralasciando l’aspetto pratico, e si finisce con il teorizzare invece di sfruttare il contesto a proprio vantaggio.
    Ormai ho imparato a scindere il “momento reflex” dal “momento smartphone” e vivo bene la mia contesa fra i due strumenti a seconda dei contesti. Perché alla fine è di STRUMENTI che stiamo parlando, e quando riconosci che ognuno è più indicato per alcune cose, riesce a produrre addirittura meglio. Sì, con un cellulare.

    Piuttosto, quand’è che avete messo in piedi il gruppo di giovani creativi di cui si parla nell’articolo? Come si fa a prenderne parte?

  5. Il problema di fondo è la banalizzazione, la velocità di fruizione e relativa superficialità diffusa…si finisce quasi subito in luoghi comuni. La rincorsa alla tecnica e all’ultimo modello uscito..c’è sempre stata e già anni fa si perdeva di vista il contenuto…oggi forse di più, anche perché evolve tutto in modo molto più veloce. Di fatto credo sia sempre più importante il messaggio, lo stile, il racconto, la storia..e come dice anche Dario, saper utilizzare uno strumento rispetto ad un altro a seconda della situazione, di quello che voglio ottenere e anche rispetto a chi voglio coinvolgere.
    Gruppo di giovani creativi, è già tutto pieno??

  6. Come non si può non essere d’accordo sul fatto che lo smartphone per sue caratteristiche tecniche non può equiparare una Reflex? Ma questo non significa che non si riescano a realizzare scatti che, fruiti sul web, non facciano affatto rimpiangere la DSRL. Provare per credere… questa è la mia galleria Instagram e tutte le foto (sì, anche quelle dei gabbiani) le ho scattata ed elaborate con iPhone:
    http://instagram.com/giariv

    PS: Sono autore del libro: Fotografia smartphone, scatta, elabora, condividi:
    http://www.lafeltrinelli.it/products/9788850332472.html
    PS2: La foto di copertina te la facevo con l’iPhone ;-)

  7. Visto che si parla di confronto con gli smartphone vi giro questo link:
    http://www.apple.com/it/30-years/1-24-14-film/#video-1242014-film
    Lo metto perché secondo me rappresenta lo spirito di noi giovani (io ho 26 anni) non ci interessa con quale mezzo andremmo a realizzare il contenuto ma ci interessa che il risultato emozioni. Se domani la ditta “nuovaditta” crea un orologio che fa video fantastici ecco che il primo pensiero è come poterlo utilizzare per creare una cosa innovativa non che la “nuovaditta” ammazza il mercato del video.
    E’ lo stesso approccio del cloud ma visto in maniera diversa, non mi interessa più l’hard disk in quanto tale ma il servizio che l’hard disk mi offriva; uguale con le nuove tecnologie, non mi interessa la videocamera in quanto tale ma il fatto che è un mezzo per creare.
    Buona serata a tutti
    Andrea

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