Lo ammetto, sono arrivato tardi, ma non per questo l’argomento si può considerare già “spento”. E, poi, cerco di affrontarlo da un altro punto di vista. Ammetto un’altra cosa: ho ricevuto questa segnalazione direttamente sull’iPhone prima di Natale, e quando ho iniziato a leggere mi è venuta la nausea: sono una persona che quando arriva ad un momento di stanchezza da fine anno, non riesce ad assorbire quasi più nulla, ma specialmente alcune cose mi urtano lo stomaco;  ho lasciato quindi la pagina web aperta sul mio smartphone fino a oggi, quando ho deciso che avevo superato la crisi e quindi potevo dire la mia. Nel frattempo, l’argomento è stato discusso, ci sono centinaia di commenti a seguito del post del giornalista de La Repubblica Michele Smargiassi che – a seguito di una discussione sull’uso indebito di fotografie sulla testata in questione – ha spiegato a noi, mondo di ignoranti (almeno dal punto di vista digital-culturale), come “girano le cose“.

A questo post, hanno risposto molti fotografi, e anche ufficialmente Tau Visual, che ha dato il consiglio di mandare una lettera all’editore per contestare e per “spiegare” le motivazioni che portano a difendere i concetti (così elementari) del diritto d’autore. Per fortuna, quindi, le cose “serie” sono state già fatte, e quindi per un istante mi sono detto… bene, pensiamo ad altro. Ma non ce la faccio, perché il tema in questione non è questo…

Chi conosce questa rubrica, sa bene che abbiamo una posizione molto aperta e addirittura radicale nei confronti della logica della difesa e della tutela del diritto d’autore, dal punto di vista puramente “pratico”, non da quello etico, che invece troviamo un elemento fondamentale e civile. Siamo contrari alla burocrazia e alla mancanza di efficienza pratica offerta (specialmente ai piccoli autori, non ai grandi gruppi che detengono i diritti “che pesano”) dalla SIAE e dalle entità analoghe. Ancora stiamo aspettando risposte ufficiali a questa polemica, ma andiamo anche oltre: crediamo, abbiamo difeso, promosso e spinto in qualsiasi evento e incontro l’approccio liberale e contemporaneo della Creative Commons, questo spazio e tutto il sito è tutelato proprio da questo tipo di licenza che amiamo descrivere sempre con queste parole semplici: “invece che proibire la copia, consentirla a patto che vengano rispettate alcune condizioni di base, che vengono definite in modo chiaro“. Nel nostro caso, chiunque può copiare, ripubblicare ridistribuire qualsiasi contenuto, a patto che venga citato l’autore, che non ci sia un’attività lucrativa alle spalle di questo riutilizzo (semmai, parliamone, saremo contentissimi di fare qualche soldo insieme!) e che non vengano apportate modifiche (e questo è l’ultimo step che prima o poi dobbiamo imparare a digerire… le opere derivate in modalità di Remix possono essere di fatto molto interessanti e permettono la crescita a tutti; semplicemente, ci dobbiamo ancora abituare all’idea).

Abbiamo anche detto che il problema non sia quello della difficoltà – oggettiva – del difendere un contenuto digitale, specialmente se distribuito in rete, ma che è spesso controproducente farlo: ci sono strategie che possono portare molti più risultati, e anche più reddito, concedendo invece che cercando di reprimere. Alcuni mondi creativi e autorali, per esempio la musica, hanno spesso trovato strade che hanno portato risultati molto positivi proprio in questo approccio “permissivo”, ma non vogliamo ripeterci, se vi fa piacere potete saltellare tra i link che vi abbiamo segnalato finora, oppure facendo delle ricerche sul nostro sito. Insomma: siamo persone che hanno dimostrato di credere, e non da oggi (abbiamo iniziato a parlare di Creative Commons molti anni fa, quando davvero se ne parlava poco, abbiamo partecipato a tutti gli incontri con personaggi che hanno aperto questi orizzonti, da Lawrence Lessig, a Cory Doctorow, abbiamo letto e regalato in varie copie i loro libri). Insomma, se ci permettiamo di affermare alcune cose, speriamo che quantomeno ci venga riconosciuto un posizionamento e un orientamento che non è certo “bacchettone”, e poco “digital”.

Beh, detto questo, sono sconfortato dal vedere, nel post in questione, tante (troppe, nel senso che ho trovato qualcuno più prolisso di me, che è già un record negativo), parole che pur prendendo la strada giusta, arrivano a conclusioni così prive di senso che ci domandiamo… ma come è possibile? Oltre 16 mila battute (ok, un po’ meno, perché in questo conteggio c’è anche riportata la lettera dei fotografi, ma da leggere comunque sono sempre in totale 16 mila battute, gli amici di 40k con tre post così ci confezionano un libro!) per giungere a delle conclusioni che non considerano un punto fondamentale: che gli autori hanno il diritto, sacrosanto, di decidere in piena autonomia se le proprie opere (che possono essere opere d’arte o delle schifezze… sempre opere di ingegno sono, se ci fosse una legge in grado di identificare il vero valore, saremmo a cavallo!) possono o meno essere usate e pubblicate, e in quali termini. Non è possibile leggere così tante parole saccenti che mettono in evidenza un punto di vista, rispettabilissimo, ma che non contempla un elemento così “basic”: senza questa premessa, tutto perde di valore. L’apertura della rete, che non solo difendiamo, ma che promuoviamo, è una strada che deve giustamente essere percepita dagli autori (i fotografi sono i primi che dovrebbero approfondire, ma è uno scoglio difficile, lo sappiamo bene, ma li stiamo aiutando da anni a fare questo passo, a piccole dosi… perché lo scontro culturale non porta mai a risultati veloci, ma solo ad un indurimento delle posizioni). Ma, rimane, un diritto: quello di aprire gli orizzonti, e quello di non aprirli.

Possiamo discutere se l’iperprotezione porta vantaggi o svantaggi (secondo noi, svantaggi: vede, signor Smargiassi, siamo dalla stessa parte), troppo spesso si fanno lotte per difendere non solo dei diritti (alla fine, e lo vediamo tutti i giorni, il lato etico viene arginato facilmente e con leggerezza, se ci sono interessi economici o di altro genere, non siamo mai dei santi), ma addirittura per cercare di difendere un business che poi in realtà non viene sviluppato. Si chiudono le fotografie nei cassetti per paura che “ce le rubino”, ma poi noi non le vendiamo e quindi… a cosa serve? Tutto valido, ma gli elementi di base sono (e se non vengono evidenziati a chiare lettere, tutto il discorso si perde non nell’insostenibile leggerezza citata dal titolo, ma dall’incoerenza (non dei pixel, ma dei caratteri  – 16 mila – che riempiono quella pagina di blog). Altra cosa, un conto è “prendere” una foto per metterla sul proprio desktop, un altro è pubblicarla su un mezzo di informazione che ne trae un guadagno concreto.

Ci sono poi delle ingenuità, che non capisco se sono di fatto mancata conoscenza, ingenuità o tentativo di depistaggio; per esempio la domanda che fa, segnalando “che la risposta non è scontata”, e cioè :

“…se repubblica.it, anziché riprodurre le vostre foto, avesse solo inserito un link ai vostri siti, le vostre foto non sarebbero state ugualmente viste gratis?”

Se si mettono delle foto sui siti personali, su Flickr o su qualsiasi spazio in rete che ci rappresenta – suvvia, è così ovvio – lo facciamo con un approccio di condivisione e di promozione che non è paragonabile con l’uso (abuso) da parte di una testata giornalistica che la usa per “farsi bella”. Cito solo questo esempio, anche se – davanti a una birra o a un caffé mooolto lungo – potrei amabilmente dare risposte anche agli altri quesiti, segnalando quando siano poco coerenti, dal punto di vista pratico, tali quesiti.

Il fatto che il mondo dell’informazione e della comunicazione sia e stia cambiando radicalmente porta sicuramente alla necessità di discutere trasversalmente delle problematiche che invadono ogni comparto produttivo e professionale, e probabilmente (sicuramente) le sfaccettature frutto di specifiche e differenti esperienze sono da considerarsi come arricchimento, ma non si può partire dalle basi sbagliate per spiegare concetti giusti, perché se no si arriva a fare solo più confusione. E il tutto mi ricorda una pagina di un libro meraviglioso, Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco. Non cito chi è, per il grande scrittore, quello che:

“…non dice che il gatto abbaia, ma che parla del gatto quando gli altri parlano del cane”

oppure quello che:

“… dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e quindi abbaiano”

ma il senso è che mi sembra (ma, forse, siamo noi che non capiamo, nel caso chiediamo perdono) che ci sia un po’ di confusione concettuale, seppur ne leggiamo la buona fede e non crediamo che ci sia malizia o voglia di difendere una categoria (quella dei giornalisti, o degli editori), che è indifendibile quanto quella dei fotografi. Già, perché se è vero che il mondo cambia, questo è validissimo come preoccupazione anche o specialmente per i giornalisti, per gli editori, per chi fa informazione di ogni genere. A meno che non lo faccia dannatamente bene, e per “bene” non intendiamo solo occuparsi di cose che davvero si conoscono, studiate, comprese ed espresse in modo chiaro (e anche semplice, se possibile… la semplicità non è povertà, ma la principale ricchezza), ma anche usando logiche e strategie che permettano che la rete possa diffondere positivamente il valore e che quindi ne consenta – usando metodi tradizionali o super innovativi – la monetizzazione dello sforzo e della professionalità.

26 responses

  1. Caro Luca, mi pare che l’unico punto che ci divide veramente siano le battute…
    Avrei risposte da dare ad alcune sue osservazioni, mentre molte le condivido senza aggiunte; ma mi accorgo che le ho già date tutte nel corso dell’estenuante dibattito, mi consentirà la stranchezza di ripetermi.
    Quanto alla lunghezza, io scrivo per chi vuol leggere, ma leggere oggi è fatica per molti. Per fortuna non è obbligatorio e chi si affatica troppo a leggere può lasciar lì. Tranne se poi vuol commentare, allora purtroppo è necessario leggere tutto. La maggioranza dei miei accusatori (non questo blog) palesemente non l’ha fatto.
    Per inciso, questo post sfiora le 10 mila battute. Il mio era di 12.600.
    Ne approfitto per assicurare a chi volesse che nel mio blog il dibattito è tecnicamente chiuso su quel post (per raggiungimento del tetto di 600 commenti) ma è ancora aperto in quello successivo.
    Un saluto e grazie per l’attenzione.
    Michele Smargiassi

  2. Mi viene da ridere (o no?) perchè mentre noi scriviamo di questa vicenda Repubblica continua a pubblicare immagini che raccoglie sulla rete senza citare l’autore e – credo di poter dire – senza pagare i Diritti. Anche se pubblicate sul sito di Repubblica.it (in chiaro, per usare un termine televisivo) in realtà l’editore raccoglie denaro grazie alle inserzioni pubblicitarie. Da notare che al termine dell’articolo di Ivan Fusco compare “© RIPRODUZIONE RISERVATA”.
    Ah, ma guarda, il Copyright vale per Repubblica, non per gli autori delle foto, evidentemente … .
    Qui di seguito i link:
    L’articolo http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/15/news/social_network_foto-11107603/?ref=HREC2-9
    Le foto http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/11/foto/ecco_i_twitter_delle_foto-11108551/1/?ref=HREC2-9

    Cmq, grazie a Michele Smargiassi e grazie a te, Luca.

  3. Non amo fare polemica e non amo inserirmi nella polemica ma non posso fare a meno di chiedermi:
    ” Se domani mattina decidessi di aprire un sito chiamandolo “Res Pubblica” ed in esso duplicassi tutti i contenuti di giornali on line come ” La Repubblica.it” pur citando tutti gli autori, sarei difendibile sostenendo che ho trovato on-line tutto quella fatica gratis e quindi ne posso usufruire magari lucrandoci con le inserzioni pubblicitarie? ”
    Mi sono naturalmente fatta una domanda stupida ma che tanto stupida non deve essere visto che alla fine il copyright deve essere riconosciuto e con tante scuse anche da giornali famosi come” the Independent” http://www.flickr.com/photos/petezab/4276745361/.
    Non sarebbe meglio prima di giudicare il lavoro degli altri considerare se avessero fatto al nostro lavoro la stessa cosa come ci saremmo sentiti?
    Naturalmente se mi autorizzaste ad aprire la” Res Publica ” con contenuti copiati però capirei la vostra buona fede e vi ringrazierei per avermi offerto questa grossa opportunità, considerato che a produrre invece che copiare faccio tanta fatica!
    Serena
    ;-)

  4. Chiunque pensa che gli sia stato sottratto un bene illegalmente può rivolgersi a un giudice.
    Se però scopriamo che rivolgersi a un giudice è difficile, lungo e di esito incerto, se scopriamo che a volte i giudici sentenziano diversamente da quanto ci aspetteremmo perché il diritto d’autore specialmente sul Web è più complicato di quel che appare, ha molte casistiche ed eccezioni, allora quel che ho scritto in quel post, un po’ ingenuamente, un po’ paternalisticamente, è vero: cari amici fotografi, se ci tenete veramente a vendere le vostre foto inedite, mettetele al sicuro. Se invece ci tenete soprattutto a farle vedere a tutti, siate consapevoli dei rischi. Purtroppo a molti prevenuti e poco avvezzi alla lettura questo invito alla prudenza è parso una giustificazione del furto. Se è così, mettete in galera gli assicuratori e i fabbricanti di serrature.
    All’obiezione di Serena rispondo come a tutti quelli e sono tanti che l’hanno già fatta: googli il mio nome e cognome, e conti quanti miei articoli sono stati copincollati sui siti più diversi, tali e quali nella loro interezza, sempre senza chiedermelo, spesso senza link, quanche volta senza neanche il nome dell’autore.
    Se chiedessi i danni a tutti mi garantirei una vecchiaia felice.
    In ogni caso non mi sognerei mai di mettere in rete un mio articolo inedito che vorrei provare a vendere a qualche giornale, perché non so quale giornale lo comprerebbe dopo che è stato reso leggibilie a milioni di persone.
    Ma vedo che mi lascio trascinare a ricominciare una discussione su cui credo di avere già detto molto piùà che tutto.
    Cordialmente
    Michele Smargiassi

  5. Non ho partecipato alla discussione perchè apprendo la notizia solamente ora dal SJ (che è naturale sia lunghetto dato che è una newsletter non un semplice post su di un blog), mi sembra che ci sia qualcuno che si sta inventando le regole. Grazie, ma al momento non c’è la necessità. Aspetterei un cambiamento da parte del legislatore. Specialmente se sei una delle testate giornalistiche più importanti del paese. Attieniti alle regole e dai l’esempio. Per tutto il resto ci stiamo arrampicando sugli specchi. Sul discorso dell’avere un articolo “copiaincollato” vorrei vedere se il “copiaincollatore” fosse uno dei maggiori giornalisti del paese. Lo sdegno sarebbe insopportabile.

  6. siate consapevoli dei rischi. Purtroppo a molti prevenuti e poco avvezzi alla lettura questo invito alla prudenza è parso una giustificazione del furto. Se è così, mettete in galera gli assicuratori e i fabbricanti di serrature.
    Mi sembra una totale idiozia! un modo d affrontare le cose che forse assomiglia un po a chi lo ha scritto o a chi è abituato a “prendere” perche se ne sbaffa di cose come l’onestà. quell’onesta che dovrebbe pernmettere di dire che usando qualcosa per farci “reddito” beh qualcosa s deve pur dare , il linkare sarebbe stato un segno di rispetto molto diverso dal “prendere”. per il resto chedo che milioni di parope , battute siano solo aria fritta..

  7. Mettere le proprie foto nei siti personali o in altri spazi web tipo flickr ha la stessa funzione che ha la merce esposta nella vetrine dei negozi, farla guardare e cercare di invogliare le persone all’ acquisto.
    Poi c’ è chi la notte spacca le vetrine e prende la merce….

  8. lettera aperta in gergo telefonico (di un plausibile approccio).
    “ok, mi hai pubblicato. la fotografia non è un capolavoro, lo so. comunque ti è servita a rappresentare degnamente il lavoro del valente giornalista che hai incaricato. son contento di esserti stato utile. 
    non mi sogno neanche lontanamente di farti causa. non posso, non ne ho i mezzi. tanto meno la volontà. sono peró molto consapevole delle mie qualità e se mi permetti (me lo devi) chiedo di essere preso in considerazione per collaborazioni future. garantisco la massima professionalità, disponibilità e qualità iconografica utile ai vostri scopi di divulgazione della notizia. ti ringrazio della tua-vostra scelta che è ricaduta su di me.
    con riconoscenza, stima e attessa di un leale riscontro ti saluto.
    nell’eventuale disattesa di un riscontro leale mi preme comunicarti che vi sputtaneró in tutti i modi che l’umana e libera condivisione ci ha reso disponibile! :))
    con affetto…io-te-me-(no)

  9. Credo che prima di tribunali e giudici, e di chi si arroga il diritto di scopiazzare solamente perchè il web in materia di diritto d’autore venga considerato terra di nessuno, ci siano migliaia di persone che con il lavoro di fotografo ci vivono
    e debbano farci vivere le proprie famiglie. Vogliate scusare la semplificazione un po’ banale : Se mi reco al ristorante e non pago, quando arriva il conto, i casi sono due: o lavo i piatti oppure chiamano i Carabinieri… Perchè il nostro Lavoro non dovrebbe essere pagato? Perchè non dovrebbe essere il fotografo a decidere a chi regalare cosa e in che modo? Solamente perchè rivolgersi a un tribunale è complicato e costoso in questo paese, allora è giusto “sgraffignare”? Non mi sembra un brilllante esempio di buoncostume, di cui avrebbe proprio bisogno questo paese in questo momento storico, e mi viene
    da sorridere pensando che stiamo proprio parlando di chi si farebbe paladino dei diritti dei lavoratori.

  10. Vi ho lasciato sfogare, e non ho preso parte ai commenti. Noto però che purtroppo si tende a guardare sempre e solo da un lato: quello dei nostri diritti (ed è giusto, non a caso ne abbiamo scritto per difenderli), ma non guardiamo e non parliamo del lato di apertura del discorso, ovvero la visione di una condivisione “strategicamente utile” delle proprie opere al fine di una nuova metodologia di business, di promozione, di distribuzione del nostro lavoro (nel rispetto del diritto e dei diritti d’autore).

    Non condivido (anche se ringrazio per il suo intervento in questa discussione) l’opinione, la difesa e le motivazioni di Michele Smargiassi, trovo che – l’ho scritto – ci sia in quel post una grande confusione e una mancanza di chiarezza pericolosa. Lui però non difende l’uso improprio, ma ne parla in un modo che crea confusione e quindi… è giusta la polemica, a mio giudizio, forse anche un briciolo di autocritica. Al tempo stesso, molte delle cose scritte, da lui e riportate da noi nel Sunday Jumper di oggi, richiederebbero un approfondimento più attento da parte di tutti, ma sembrano passare in secondo piano. Quando, credo, siano più importanti di quelle del “furto” di foto, che di per sè purtroppo è sempre stata una consuetudine.

    Prendiamo tutti spunto da questa discussione per fare qualcosa in più, magari anche con la collaborazione di Michele e della sua “forza” editoriale: non è lui “il male”; il male è non fare dei passi in avanti, proteggendo, tutelando, facendoci rispettare, ma aprendo anche la mente. Altrimenti tutte queste parole (decine di migliaia di caratteri) non saranno servite a nulla.

  11. Sono andato a leggere la vicenda segnalata da Serena (http://www.flickr.com/photos/petezab/4276745361/).
    Molto interessante. Credo sia molto importante segnalare che il collega a cui The Independent ha sottratto indebitamente l”immagine non si sia fatto impressionare dai costi dell’eventuale azione legale (ci torno sopra tra pochissimo). Un atteggiamento risoluto, senza scadere negli insulti, spesso, porta a farsi pagare il dovuto (esperienza personale: fino ad oggi non ho dovuto ricorrere al giudice per le immagini che ho scoperto essere state utilizzate indebitamente).
    Credo di non sbagliare dicendo che per importi contenuti (a memoria mi sembra entro i 5000 €) ci si possa rivolgere al giudice di pace. Le istruzioni si trovano abbastanza facilmente e non vi è bisogno di un avvocato perchè la procedura è semplice. Inoltre, prima di arrivare dal giudice esiste la lettera di messa in mora che ho personalmente utilizzato in diverse occasioni e, fino ad oggi, ha regolarmente dato i suoi frutti. In due occasioni extra-lavorative ho avuto persino ragione della mia banca … .
    Io credo non ci si debba fermare di fronte alla difficoltà di far valere le proprie ragioni. Anche ammesso che il giudice ci dia torto (ci darà torto?), ci avremo provato e questo, secondo me, è molto meglio che rassegnarsi. Aveva ragione una mia cara amica americana che un giorno mi disse” voi italiani non siete abituati a far valere le vostre ragioni”.
    Le info su come ricorrere al giudice e all’utilizzo della lettera di messa in mora, si trovano facilmente sul web.

    1. soprattutto( per esperienza personale) la vicenda va posta in sede penale ,perchè gli elementi ci sono (diritti d’autore ,mancata ,menzione del nome , pirateria,ecc) di fronte ad una Procura costituendosi parte civile …credo che cause civili non convenga intentarle perchè lunghe e poi spesso lasciano comunque morti di qua e di la nel frattempo…una denuncia in sede penale ha un altro valore specie per chi viene accusato …e se le premesse ci sono il fotografo che fa la denuncia non ha nulla da temere non fa altro che dire al verità e soprattutto si procuri le prove …filmando le pagine web ecc ecc

      in questo caso penso proprio che non faccia piacere riceverne cioè al Direttore o chi che sia e una volta arrivati in fondo ..la lezione servirà e il risarcimento poi arriva

  12. Grazie Luca. Approccio raro al dialogo anche nel dissenso.
    I fotografi hanno diritto a lavorare e a farsi pagare per il proprio lavoro.
    Le fotografie protette da copyright non vanno riprodotte senza consenso.
    Se lo sono, il fotografo ha tutto il diritto di chiederne il pagamento e in caso di rifiuto di ricorrere a un giudice.
    E’ chiaro? In quale altra lingua lo dovrò scrivere?
    Io fin dall’inizio ho voluto dire qualcosa in più di queste cose che considero scontate. Che il Web è il regno della condivisione (positiva, ma da regolare) e dell’appropriazione (abusiva). Che chi non lo sa, o lo sa e non si cautela, corre dei grossi rischi, e se tiene davvero al proprio lavoro non lo espone incustodito su un banchetto per strada (questo è il Web, non una vetrina che almeno ha un vetro…). Che un fotografo che pensa di farsi un nome mettendo in mostra le sue foto su Flickr e aspettando i clienti non farà molta strada per una serie di motivi, tra cui la concorrenza di milioni di foto disponibili gratuitamente o quasi; che difficilmente qualcuno compra per pubblicarle foto già visibili gratuitamente a milioni di persone; che ci servono ancora bravi fotografi per equilibrare il ricorso alle immagini spontanee e im/mediate, che stanno alla fotografia consapevole come il racconto di un testimone oculare sta al reportage di un giornalista; che per essere bravi fotografi non basta più essere lì al momento giusto, ma bisogna avere un progetto, una sensibilità, una cultura anche di fronte alle hard news, che bisogna dare di più, molto di più di quel che può dare un ragazzino col cellulare.
    Poi ho detto altre cose ancora, ma non voglio abusare dello spazio perché poi Luca mi conta le battute… ;-)
    Grazie dell’ospitalità. Spero di essermi spiegato. Chi vuole è ben accetto anche sul mio blog.
    Un saluto e buona nottata
    michele smargiassi

  13. Michele Smargiasso ha scritto:
    “In ogni caso non mi sognerei mai di mettere in rete un mio articolo inedito che vorrei provare a vendere a qualche giornale, perché non so quale giornale lo comprerebbe dopo che è stato reso leggibilie a milioni di persone.”

    Ah questo sì che è un bel ragionamentino.
    Invece i giornali famosi che comprano i suoi articoli inediti, se ne fottono di prelevare e pubblicare illegalmente foto rese visibili a milioni di persone, facendole proprie.
    Quindi se qualche hacker riuscisse a liberare la diffusione per iPad di un quotidiano a caso,
    non ci sarebbe nulla di strano, fa parte del gioco del non rimanere solo quotidiano cartaceo.

    Vomitevole, anche perchè la questione alla fine sarebbe solo di citare la fonte.

  14. Sono molte le motivazioni che portano un fotografo a condividere le proprie immagini su Flickr: desiderio di condivisione, di confronto, voglia di mettersi in discussione, in mostra, tentativo di trovare un pubblico potenzialmente molto ampio, che possa portare opportunità di vario tipo.

    Tuttavia, non basta uploadare delle immagini per raggiungere successo e popolarità. Diciamocelo: le nostre foto su Flickr non se le fila nessuno a meno che non viviamo la community in modo vivace e costruttivo, scandagliando le foto degli altri, commentandole, partecipando ai gruppi e intessendo rapporti di amicizia e di supporto artistico-creativo basato sulla condivisione di foto, sì, ma anche di idee e suggerimenti.

    Altrimenti le nostre foto, belle o brutte che siano, non verranno viste da nessuno. Tantomeno da uno dei maggiori quotidiani del Paese, a meno che… non ci sia qualcuno che passa le giornate ad usare il search di Flickr alla ricerca di immagini fast food da usare senza farsi troppe domande (e senza dubbio senza usare la ricerca avanzata che consentirebbe almeno di filtrare quelle usabili poiché di pubblico dominio o sotto licenza Creative Commons).

    Pubblicare un articolo in rete non basta a “renderlo letto gratuitamente da tutti”. Smargiassi o chiunque di noi può pubblicare il miglior articolo del mondo su un blog, e non verrà letto “per il solo fatto che è online”: non basta che sia accessibile perché sia letto. Quindi è altamente probabile che un quotidiano, una rivista o una casa editrice, una volta che gli venga proposto, possa comprarlo e pubblicarlo, se interessante per il proprio target… che, manco a dirlo, può essere (e spesso lo è) diverso da quel fantomatico utente tipo della rete (che a quanto pare tutto vede e tutto legge, complimenti!).

    Analogamente, pubblicare delle immagini in rete non significa darle in pasto ai “famelici utenti di Internet”, a questi “squali privi di qualunque morale”. A meno che questi non siano nascosti dietro una scrivania in una qualche redazione, in attesa soltanto di affinare a sufficienza le proprie query nei motori di ricerca per ottenere il risultato desiderato, in tempo per la pubblicazione. Ed è questo, secondo me, l’atteggiamento da contestare (a Repubblica come all’Independent e gli altri): demonizzare la rete per giustificare un comportamento sbagliato in qualunque “mondo”, online e offline, per far passare un’assurdità come una consuetudine a cui adeguarsi.

  15. Parole di buon senso, quelle di Giovanna Sala e Michele Smargiassi (che, mi sento di dire, non è responsabile delle scelte editoriali di Repubblica.it – la versione on-line ha un direttore al quale ci si può rivolgere).

    1. Artisticamente dire interessante tutto quanto ………………….è ” riduttivo “….!!???!!….. .Diritti negati , furti , nuove tecnologie, in poche parole giriamo attorno al mercato , al businnes….etc…..etc……….!!!?? Veramente Creativo !!! Il concetto , il mio semplice e umile pensiero corre all’Unicità della nostra Creatura-Immagine , come un quadro dipinto a mano , nato dalla passione , dal pennello che scorre e lascia traccia per la gioia degli occhi . Voi potrete rubare tutto quanto dalla rete , una volta , due , se vogliamo trè , ma poi cercherete l’Autore per magari avere le sue esclusive , solo voi , che per il momento ve ne appropriate indebitamente..!!!!!!!!!! Tutto quanto mi sollecita a ricercare , a creare , non fermarmi a nuove progettualità , percorsi diversi da tutto quanto sia solo Forma di Riproducibilità Puramente Tecnica. Il volo delle mie Utopie forse è il mondo reale ???? E che Arte sia , mi unisco a tutti Voi , vi abrraccio per questo grande sforzo per far valere il diritto a chi si impegna e lavora , di ricevere un giusto compenso.

  16. Se ci si è addentrati fino a scorrere le decinaia di migliaia di battute (in tutti i sensi), sull’argomento segnalo un sito “http://seekingalpha.com/”, dove proprio nella home la colonna centrale ospita un messaggio: An Open Letter to Our Contributors. Introduce una nuova visione del problema, e forse invita a rivedere alcune delle opinioni espresse.
    In sostanza, si tratta di una formula che consente agli autori (di testi nella fattispecie) di essere remunerati in base all’accettazione delle loro “opere d’ingegno”. Infatti, si rivolge a writer professionisti e… privati.

  17. Fino ad oggi ne sono state dette tante circa questo fatto. Michele Smargiassi continua a dire che il Web è un luogo dove tutto è in pericolo, paragonandolo ad un banchetto incustodito per strada. Verissimo!
    Ma qui non si tratta di un bambino che ha rubato una mela da quel banchetto o, nello specifico, di un blogger sconosciuto che ruba una foto per abbellire il proprio blog.
    Qui si tratta di “REPUBBLICA”, una delle maggiori testate italiane che si è permessa indebitamente (e suppongo coscientemente) di appropriarsi di un´immagine protetta da copyright per i propri interessi.
    Anche se poi moltissimo materiale di proprietá di “Repubblica” sia stato rubato da terzi, questo non puó certamente essere una giustificazione a quello che Repubblica ha commesso.

    Quindi mi farebbe tanto piacere se “Repubblica” si scusasse pubblicamente con i fotografi derubati, ammettendo quindi il REATO commesso, e pagasse ai suddetti la giusta tariffa. E ripeto GIUSTA tariffa. Se “Repubblica” non ha idea di cosa sia una GIUSTA tariffa (cosa che credo molto verosimile) , invito il responsabile a consultarsi con i colleghi di TAU VISUAL i quali sapranno certamente consigliarlo al meglio.

  18. …beh io la mia l’ ho gia detta nei post e ripeto un concetto appunto …perhcè repubblica non mette fuori i giornali per la strada e poi noi andiamo a mettere la monetina nella cassetta..??.mi sembra che invece vogliano fare degli utili.. che poi non gli servono a molto visto che sono sempre in perdita e il dramma che nonostante rubino le foto devono appunto “gadgetizzare” il quotidiano con dvd, collezioni varie e saponette pur di sbolognarlo e non è un problema solo di Repubblica
    …a me l altro ” autorevole ” quotidiano italiano ha tentato di rubarle piu’ volte le immagini e probabilmente questo atteggiamento sfrontato puo’ esser messo in atto perchè in Italia la giustizia sia civile che penale funziona cosi male che il malandrino la fa sempre franca e ci vuole gente puntigliosa come il sottoscrito per andare fino in fondo per fargliela pagare ( e devo dire di esserci riuscitoin ben 3 casi) a chi ti vuole fare fesso
    …per me a questo punto il concetto…(.e preferisco esser ” tornato un po in dietro” in questo senso) che è inutile tenere le foto nel cassetto per paura che me le rubino e allo stesso tempo pero’ non riesco a venderle ..).è ormai già risorpassato in questo web in cui tutti buttano tutto e di tutto
    non sono d’accordo sul il fatto che si debba condividere e al tempo stesso tutti possano copiare manipolare….no non ci sto piu’ o perlo meno fino a che non ci siano delle regole e le strutture per farle rispettare o meglio ancora( ci ascoltino i tecnologici in questo senso) la tecnologia che mi permette di associare ad un file un firma digitale univoca e che non permetta tutto quello che sta succedendo in maniera barbara e sconsiderata prescindendo da utili .diritti ecc …
    per me la foto ,come la musica o qualsiasi altra creazione se piace e, autore che sia professionista o no, puo’ esser presa se io autore ho dato il permesso di farlo altrimenti no e a seconda di quali utilizzi ho concesso e riportando bene il nome dell autore

  19. Ragazzi, va bene tutto, però smettiamola di definire il “web” come terreno dove succede solo qualcosa di negativo, i casi da correggere ce ne sono, i casi da “incriminare” ce ne sono, le tecnologie per difendersi ci sono (se poi i fotografi non le usano, è anche colpa dei fotografi… e della loro insufficiente conoscenza per le soluzioni). Le “regole” le dobbiamo creare insieme, e non certo facendo le “guerre”. O lo si capisce, oppure non si va avanti. E ricordo che non è certo il digitale che ha creato l’effetto copia: ci sono ancora in giro enciclopedie che hanno fatto incetta di foto senza pagarne i diritti, da sempre.

    Attaccare il digitale e Internet è solo il modo più semplice per non analizzare l’argomento in modo più concreto e “contemporaneo”. Torno a dire, per la millesima volta: iniziate a leggere pensieri profondi, come quelli di Laurence Lessig (Cultura Libera), è utile per fare un passo in avanti, e in modo positivo, non certo per “farsi fregare le foto”. Fatelo, di solito vi do dei buoni consigli, no? Poi torniamo ai discorsi generali… ma demonizzare internet di sicuro non porta lontani, lui (lei?) c’è, e di certo non se ne andrà via ;-)

  20. Da profesionista,regola principale: Il sevizio fotografico deve necessariamente essere commisionato e di conseguenza pagato. Dopo ci sono solo chiacchiere inutili. Ciao Agostino

  21. Dai, Agostino, in due righe hai detto tre cose discutibili: profesionista con una s, parli di “sevizio” fotografico, che in effetti di questi tempi forse non è errore di battitura ma una triste verità e… alla fine dici che il resto sono chiacchiere inutili. No, non sono inutili, e non basta dire “basta essere pagati”. Grazie lo stesso per il tuo intervento, però… il “sevizio” era carino come termine ;-))

  22. Luca, come segnalatore dell’articolo “mi prendo” ancora un bonus per questa Never ending story.

    Chi pubblica su internet, flickr o altro, può farlo per 100 ragioni tutte sue, quella della celebrità può anche essere l’ultima. Sono fuori da un ragonamento professionale, di tutela della professione. E’ una questione d’autore, artista, professionista o dilettante che sia.

    Quello che trovo veramente vomitevole è che siano i famosi giornali ad abusare del web,
    quelli che poi vanno a dibattere sulla moralità di nostri dipendenti (quelli che abbiamo eletto per intenderci).

    Proprio i mezzi che fanno opinione sono i primi ad infrangere le regole che dovrebbero tutelare loro per primi?
    E mi ripeto, ma veramente che cosa toglierebbe la citazione dell’autore a questi articoli?

    W le Creative Commons… e anche Jumper ;-)

  23. Sapete vero come funziona il Salvatempo alla COOP? Grazie ad un macchinino possiamo fare la spesa marcando tutti i prodotti, metterli già nelle buste per poi servirci di una cassa automatica per pagare. Per lavoro mi è capitato di parlare con un caponegozio di una COOP e da pirlone di provincia la prima cosa che gli ho chiesto è stata: “Ma non vi rubano un sacco di roba con questo sistema?” Risposta: “Certo, la voce dei furti ipotetici è a bilancio, ma il risparmio è tale che è comunque ampiamente conveniente”.
    Bene, io quando pubblico una mia foto sul web faccio come la COOP: metto a bilancio i possibili “furti”, ma i vantaggi sono tali che non mi sognerei mai di non pubblicarla. Poi ci sono alcuni accorgimenti giusto per non essere fesso fino in fondo e in questo JUMPER ci aiuta (quando alla COOP vedete gente che si fa le corsie avanti e indietro parlando con il cellulare, tenendo una sacchetto con tre cose dentro e sbucando di soppiatto tra una corsia e l’altra, ecco, quello è l’accorgimento della COOP, l’anti-taccheggio)
    PS: da Lessig al Salvatempo………..poteva decisamente andare meglio!

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