Foto: http://www.istockphoto.com/user_view.php?id=1306270

La discussione è riesplosa in rete di recente, ma l’argomento è vecchio, ma non per questo – evidentemente – superato: quando è utile proteggere con un watermark le immagini che pubblichiamo su Internet? La prima risposta, che sembra anche la più ovvia, è: certamente si, il watermark è un modo per rendere più difficile, a volte impossibile “rubare” una fotografia e quindi ne impedisce un uso indebito: chi è interessato deve a quel punto contattare l’autore e chiederne una versione “pulita”, non prima di avere contrattato il giusto compenso.

Qual è l’altra faccia della medaglia? Evidente: un “tatuaggio” sgradevole sull’immagine ne toglie gran parte del suo “mood”, della sua emotività, del suo impatto  creativo. Se la nostra finalità, pubblicando sul web le nostre immagini (sul nostro sito oppure su un qualsiasi social network) è quella di creare attenzione e “amore” per il nostro lavoro, in un sol colpo stiamo buttando tutto al macero: nessuna foto è davvero così fantastica da superare tale mutilazione, specialmente quando questo segno è grande, centrale, invasivo. In molti non saranno d’accordo: prima di tutto dobbiamo proteggere il nostro lavoro, il resto è filosofia spicciola. Mi permetto di dissentire: si tratta di strategia, non di filosofia. Se creiamo una barriera così ostica e antipatica non solo allontaniamo la vista dalla bellezza del nostro lavoro (diamo per scontato che sia bello…), ma stiamo dicendo qualcosa di ancora più sgradevole, stiamo dichiarando “Non mi fido di te, brutto sporco ladro di foto…“. Sul web ci sono molti “ladri“, così come molte persone sensibili e interessanti, ma non piace a nessuno di sentirsi trattare “fino a prova contraria” come un potenziale ladro.

In particolare, se abbiamo deciso di usare, per nostra strategia di marketing, strumenti che non sono nati per questo scopo, e che tendiamo a considerare delle “furbate” a nostra disposizione, dobbiamo anche percepirne il valore, la filosofia (qui il termine ci sta) e l’approccio degli utenti. Un esempio classico è Flickr: il più ampio universo di fotografie che l’essere umano ha mai concepito e sviluppato. Su Flickr ci sono tante (tantissime) foto orribili, ma anche la più brutta foto dei piedi, dei fiorellini, del gatto è comunque una testimonianza della forza dell’immagine per comunicare e per amare il mondo: una bella dose di umiltà dovrebbe portare tutti ad apprezzare lo sforzo, perché da questo seme (la voglia di comunicare per immagini) poi nasce il mestiere di chi lo fa per professione. I fotografi professionisti non devono avere paura di “mischiarsicon tanti che sono semplicememente “persone che scattano foto“, con la propria compatta, col cellulare oppure anche con una fotocamera super costosa che alcuni professionisti nemmeno possono permettersi…

L’uso di Flickr da parte dei professionisti è consigliato non solo “per farne parte”, ma per usare la potenza dei social network per farsi conoscere, per promuovere il proprio lavoro; sarà più facile che Google intercetti una nostra pagina su Flickr (sempre che ci dedichiamo seriamente all’indicizzazione e usiamo i commenti e le “amicizie” per creare traffico, se non facciamo attività “social” non saremo “social” e quindi saremo invisibili), rispetto al nostro sito, magari in Flash, che vediamo solo noi, il nostro zio e la portinaia. Quello che però dobbiamo comprendere è lo spirito di Flickr, che non nasce, appunto, per lo scopo di “mettersi in mostra”, ma di condividere l’amore per la fotografia. Personalmente, sono iscritto ai social network dedicati all’immagine dall’estate del 2003 (ho motivi per ricordarlo), e ne ho ottenuto enormi elementi positivi (incredibili) sia dal punto di vista lavorativo, che da quello umano. Sono cresciuto, ho creato relazioni fortissime, ho trovato collaboratori e anche clienti. Il social network, se non usato con banale approccio e stupidità, funziona eccome. Bene, se usiamo Flickr, e sappiamo che questa è una strategia, non possiamo avere un atteggiamento egoistico, arrogante e da sfruttatore. Ancor peggio, non possiamo permetterci di dire a tutti gli utenti: “Hey tu, so che mi vuoi rubarmi le foto, quindi stai alla larga”, quello che otterremo sarà la totale indifferenza di chi vale davvero, e questo renderà inutile il nostro lavoro di “socializzazione”. Dobbiamo trattare le persone – tutte – da amici, da persone positive, dobbiamo aiutare a migliorare il loro “lavoro”, se siamo in grado dovremmo dare buoni consigli, segnalare apprezzamento quando vediamo foto di valore, e far nascere quel rapporto di amicizia, stima e complicità che ci si aspetta in una qualsiasi relazione “umana”.

Per questo motivo, sconsigliamo di usare eccessive e antipatiche protezioni come evidenti watermark: magari fatene uno piccolino, con il semplice nome, in un angolino, per non disturbare l’opera e come semplice “firma”, non come “difesa”. Chi vuole rubarvi le foto forse verrà allontanato da un marchio che richiede troppo tempo da eliminare con Photoshop, ma al tempo stesso allontaniamo tutti… allora a cosa serve esserci, sul web e su Flickr? Lo so, ci sono rischi, anni fa (era il 2007) ne abbiamo parlato per esempio con un’amica, Zemotion (la fotografa secondo noi più brava al mondo, a parità d’età), che è stata vittima di un furto di una sua immagine presa da DeviantART (altro sito, meno conosciuto di Flickr, ma estremamente interessante… anche se un po’ decaduto negli ultimi anni): una foto è stata presa e pubblicata su un giornale in una pubblicità. Lei si è arrabbiata moltissimo (comprensibile), ma il senso del discorso è: il suo uso dei social network le ha creato questo danno, è vero, ma l’ha fatta conoscere nel mondo… aveva poco più di 18 anni e la qualità del suo lavoro ha girato il mondo, e lei ora è una fotografa affermata. Senza Internet, senza essersi sottoposta al “rischio” del web, in pochi l’avrebbero scoperta. Le hanno rubato un’immagine (probabilmente anche di più), ma lei ora vive di fotografia e ha i riflettori puntati, gira il mondo, è diventata testimonial di importanti aziende, lavora per multinazionali. Lei è bravissima (andate a vedere il suo sito), ma il web l’ha aiutata. Molto… E lei continua ad essere presente: con un blog, continuando a pubblicare le foto su Flickr… potrebbe farne a meno, ormai, ma non lo faceva agli inizi come “strategia di marketing”, ma come approccio, come modo di vivere. Era vera, desiderosa di contattare persone, di incontrare gente, di crescere. C’è da imparare: ci preoccupiamo un po’ di tante strategie, di un approccio che porta a credere che tutto sia “un trucco da scoprire“, di “ricette di successo“. Si può trattare la fotografia come un banale prodotto da vendere, e si possono usare tutte le strategie di marketing che si vuole… sono utili, ma al primo posto c’è la capacità di far amare ed emozionare con il proprio lavoro, e questo non è un trucco. Il nostro lavoro va protetto, è vero, ma con eleganza e con raffinatezza, la cultura digitale non va presa tanto al chilo, bisogna essere raffinati e sensibili.

Se proprio volete proteggere le vostre immagini, tutelarvi, monitorare eventuali abusi, ci sono molte soluzioni e tecnologie, ne parleremo. Per ora volevamo non puntare sulla tecnologia (che c’è… ed è potente), ma su un approccio molto più importante: il come ci posizioniamo nel mondo digitale, e come trarne un vero vantaggio. Ci sarebbe da dire altro, per esempio sull’uso intelligente delle licenze d’uso, dove la raffinata intelligenza della soluzione della CreativeCommons, di cui abbiamo parlato spesso e che torneremo ad affrontare. Magari in questo spazio di Q&A. A proposito: se avete delle domande da porre (che non siano del tipo: meglio Canon o Nikon… ma che affrontino tematiche serie del mercato e della professione, mandate una mail qui! Vi risponderemo appena possibile!)

54 responses

  1. D’accordissimo sul fatto che il watermark invasivo deteriora l’immagine, non sono d’accordo sulla strategia di dire: “io sono onesto, sensibile ed artista e quindi credo che anche sul web la maggior parte delle persone lo siano” perchè è pura utopia.
    Preferisco prendere le dovute minime precauzioni – watermark messo in posizioni fastidiose da rimuovere in PS – piuttosto che perdere tempo poi a tutelare il mio diritto di autore una volta trovato il furbone che se ne è impossessato illegalmente.

    Sarà parzialmente vero che la gente si allontana quando vede grossi watermark ma, per esperienza diretta, posso dirti che in molti hanno invece apprezzato il mio portfolio online sul mio sito personale – pur avendo un enorme watermark in semi transparenza, su tutte le immagini.

    Prevenire è meglio che curare.

    Antonio D’Albore

  2. D’accordissimo sul fatto che il watermark invasivo deteriora l’immagine, non sono d’accordo sulla strategia di dire: “io sono onesto, sensibile ed artista e quindi credo che anche sul web la maggior parte delle persone lo siano” perchè è pura utopia.
    Preferisco prendere le dovute minime precauzioni – watermark messo in posizioni fastidiose da rimuovere in PS – piuttosto che perdere tempo poi a tutelare il mio diritto di autore una volta trovato il furbone che se ne è impossessato illegalmente.

    Sarà parzialmente vero che la gente si allontana quando vede grossi watermark ma, per esperienza diretta, posso dirti che in molti hanno invece apprezzato il mio portfolio online sul mio sito personale – pur avendo un enorme watermark in semi transparenza, su tutte le immagini.

    Prevenire è meglio che curare.

    Antonio D’Albore

  3. Non hai letto con attenzione: non hon parlato di purezza e di utopie, ma di strategie. Ma non fa niente: non è una missione quella di avere l’approvazione di tutti. Dico che chi ha ottenuto maggiori successi dalla rete non è chi ha usato un approccio di sfiducia. Il “successo” è un parametro molto personale, individuale e poco oggettivo. Prevenire e curare sono altre parole che non sempre hanno lo stesso significato. ;-)

  4. Non hai letto con attenzione: non hon parlato di purezza e di utopie, ma di strategie. Ma non fa niente: non è una missione quella di avere l’approvazione di tutti. Dico che chi ha ottenuto maggiori successi dalla rete non è chi ha usato un approccio di sfiducia. Il “successo” è un parametro molto personale, individuale e poco oggettivo. Prevenire e curare sono altre parole che non sempre hanno lo stesso significato. ;-)

  5. Riletto e riflettuto, credo che abbiamo ragione entrambi alla fine…
    Il tipo di fotografi a cui tu fai riferimento credo siano i fotoreporter o comunque coloro orientati verso una fotografia – lasciami usare un termine non proprio corretto – artistica.
    Ma un disgraziato come me, che non pubblica e non pubblicherà mai su National Gographics, Time, etc, che nel 99% dei casi trae profitto da immagini puramente da archivio stock distribuite tramite tre agenzie RF e RM, le quali agenzie licenziano le mia immagini – ANCHE IN DIMENSIONI PICCOLE – per favore spiegami per quale motivo dovrei dare l’opportunità a potenziali clienti di prendere, le stesse immagini a gratis?

    Che frasone brutto mi è venuto fuori!

    Antonio

  6. Riletto e riflettuto, credo che abbiamo ragione entrambi alla fine…
    Il tipo di fotografi a cui tu fai riferimento credo siano i fotoreporter o comunque coloro orientati verso una fotografia – lasciami usare un termine non proprio corretto – artistica.
    Ma un disgraziato come me, che non pubblica e non pubblicherà mai su National Gographics, Time, etc, che nel 99% dei casi trae profitto da immagini puramente da archivio stock distribuite tramite tre agenzie RF e RM, le quali agenzie licenziano le mia immagini – ANCHE IN DIMENSIONI PICCOLE – per favore spiegami per quale motivo dovrei dare l’opportunità a potenziali clienti di prendere, le stesse immagini a gratis?

    Che frasone brutto mi è venuto fuori!

    Antonio

  7. io sinceramente sono a favore dei watermark ma non per quelli grossi messi in mezzo alla fotografia (sinceramente il li “odio”), ma quelli messi di lato che non disturbano affatto la foto un po’ come una firma dei pittori nei loro quadri, per esempio io uno una sorta di firma che non credo che disturbi tanto la fotografia.
    si può notare anche nel mio portfolio su flickr

  8. io sinceramente sono a favore dei watermark ma non per quelli grossi messi in mezzo alla fotografia (sinceramente il li “odio”), ma quelli messi di lato che non disturbano affatto la foto un po’ come una firma dei pittori nei loro quadri, per esempio io uno una sorta di firma che non credo che disturbi tanto la fotografia.
    si può notare anche nel mio portfolio su flickr

  9. Ci sono molti punti di vista da cui studiare il problema. Personalmente mi piace fidarmi delle persone, ma ti assicuro che sono in tantissimi a “rubare” foto da Flickr, e poiché preferisco (anche se non succederà mai) diventare “famosa” vendendo le mie foto e non facendomele rubare, probabilmente agirò come Antonio, applicando un watermark più invasivo sulla fotografia. Anche per rispetto nei confronti di tutti quegli utenti di istockphoto.com che hanno pagato per averne una delle stesse dimensioni disponibili su Flickr.
    Tanto di cappello a Zemotion :-)

  10. Ci sono molti punti di vista da cui studiare il problema. Personalmente mi piace fidarmi delle persone, ma ti assicuro che sono in tantissimi a “rubare” foto da Flickr, e poiché preferisco (anche se non succederà mai) diventare “famosa” vendendo le mie foto e non facendomele rubare, probabilmente agirò come Antonio, applicando un watermark più invasivo sulla fotografia. Anche per rispetto nei confronti di tutti quegli utenti di istockphoto.com che hanno pagato per averne una delle stesse dimensioni disponibili su Flickr.
    Tanto di cappello a Zemotion :-)

  11. Non voglio avere ragione, voglio far rilettere e, consentitemelo dalla vecchiaia, dare una visione più allargata. A volte bisogna saper mettere da parte le convinzioni dettate dall’entusiasmo. La domanda che vi dovete porre non è watermark si o no… In sè è argomento banale. Ma perché siete online sui social network, chi siete e cosa volete diventare. Le tue immagini, Antonio, perdono il 90% delll’appeal: te lo assicuro. lasciale così, non è un problema, non certo per me. Di sicuro non te le ruberà nessuno, ma non è detto che questo sia il peggiore dei mali. Si può decidere di mettere alcune foto su flickr e altre su istock, si può fare un dialogo diverso sui due fronti …. Duplicare istock su flickr non porta a nulla, se non ai pericoli. Capire e studiare le piattaforme è importante e richiede pensiero e studio. Cercavo di dare un contributo su questo versante, forse meno cool dellla spasmodica ricerca del Santo Graal della fotografia,ma forse altrettanto importante.per quello che riguarda la tecnologia si…. Quelli che hai citato sono delle strade, non le uniche e non le più attuali. Ma ci vuole un trattato…. Che faremo, appena avremo il tempo :-)

  12. Non voglio avere ragione, voglio far rilettere e, consentitemelo dalla vecchiaia, dare una visione più allargata. A volte bisogna saper mettere da parte le convinzioni dettate dall’entusiasmo. La domanda che vi dovete porre non è watermark si o no… In sè è argomento banale. Ma perché siete online sui social network, chi siete e cosa volete diventare. Le tue immagini, Antonio, perdono il 90% delll’appeal: te lo assicuro. lasciale così, non è un problema, non certo per me. Di sicuro non te le ruberà nessuno, ma non è detto che questo sia il peggiore dei mali. Si può decidere di mettere alcune foto su flickr e altre su istock, si può fare un dialogo diverso sui due fronti …. Duplicare istock su flickr non porta a nulla, se non ai pericoli. Capire e studiare le piattaforme è importante e richiede pensiero e studio. Cercavo di dare un contributo su questo versante, forse meno cool dellla spasmodica ricerca del Santo Graal della fotografia,ma forse altrettanto importante.per quello che riguarda la tecnologia si…. Quelli che hai citato sono delle strade, non le uniche e non le più attuali. Ma ci vuole un trattato…. Che faremo, appena avremo il tempo :-)

  13. Come disse un colega tempo fa, ben più bravo e conosciuto di me: “Non vedo l’ora che qualcuno mi rubi una foto. Così poi posso vivere di rendita.” Io non metto watermark per protezione ma solo per far sapere di chi è la foto. Nè sul mio blog, nè sul sito, ne su altri luoghi virtuali lo inserisco, lo metto solo su Flickr perchè la possibilità di inserire le foto in gruppi e collezioni varie ti rende un più visibile col watermark anche se comunque, volendo, qualsiasi utente interessato sa benissimo dove reperirti. Forse non sono così gelosa delle mie foto? Non direi, vedo che molti grandi fotografi non marchiano le loro foto. Le mettono anche grandi sui loro blog. Invece tutti i piccoli fotografi le sfregiano con scritte enormi ed invadenti. Sarà un caso?

  14. Come disse un colega tempo fa, ben più bravo e conosciuto di me: “Non vedo l’ora che qualcuno mi rubi una foto. Così poi posso vivere di rendita.” Io non metto watermark per protezione ma solo per far sapere di chi è la foto. Nè sul mio blog, nè sul sito, ne su altri luoghi virtuali lo inserisco, lo metto solo su Flickr perchè la possibilità di inserire le foto in gruppi e collezioni varie ti rende un più visibile col watermark anche se comunque, volendo, qualsiasi utente interessato sa benissimo dove reperirti. Forse non sono così gelosa delle mie foto? Non direi, vedo che molti grandi fotografi non marchiano le loro foto. Le mettono anche grandi sui loro blog. Invece tutti i piccoli fotografi le sfregiano con scritte enormi ed invadenti. Sarà un caso?

  15. Barbara: è bello fare la strada con persone come te. Buone vacanze :-)

  16. Barbara: è bello fare la strada con persone come te. Buone vacanze :-)

  17. Se la maggior parte dei commentatori pro-watermark ha come primo obiettivo la vendita di foto su iStock, mi chiedo: con che logica pubblicate le foto su Flickr? Sono le stesse di iStock? Sono altre, progetti personali, foto non da stock? Per quale motivo le inserite su Flickr? Per avere visibilità? Per condividerle con gli amici? In entrambi i casi, ci sono alternative a Flickr, e la più semplice credo che sia farne a meno, visto che è evidente che non ne condividete lo spirito.

  18. Se la maggior parte dei commentatori pro-watermark ha come primo obiettivo la vendita di foto su iStock, mi chiedo: con che logica pubblicate le foto su Flickr? Sono le stesse di iStock? Sono altre, progetti personali, foto non da stock? Per quale motivo le inserite su Flickr? Per avere visibilità? Per condividerle con gli amici? In entrambi i casi, ci sono alternative a Flickr, e la più semplice credo che sia farne a meno, visto che è evidente che non ne condividete lo spirito.

  19. Maremma ma Jumper non era in ferie? Oppure lavora anche in ferie, oppure non c’è distinzione tra ferie e lavoro, cosa più probabile e che ci accomuna un pò tutti ormai :-)
    Comunque ottimo post, che spinge a chiedersi una volta di più perchè si mettono le proprie immagini nella rete.
    ciao
    c

  20. Maremma ma Jumper non era in ferie? Oppure lavora anche in ferie, oppure non c’è distinzione tra ferie e lavoro, cosa più probabile e che ci accomuna un pò tutti ormai :-)
    Comunque ottimo post, che spinge a chiedersi una volta di più perchè si mettono le proprie immagini nella rete.
    ciao
    c

  21. Credo che un prossimo Q&A potrebbe essere proprio come e perché essere presenti in rete sui social network. MI sembra ci sia tanta confusione, e poca strategia…. mmmm…. in effetti eravamo in vacanza, ma come Batman, quando nel cielo appare il segnale… dobbiamo tornare!

  22. Credo che un prossimo Q&A potrebbe essere proprio come e perché essere presenti in rete sui social network. MI sembra ci sia tanta confusione, e poca strategia…. mmmm…. in effetti eravamo in vacanza, ma come Batman, quando nel cielo appare il segnale… dobbiamo tornare!

  23. D’accordo, lo attendo con ansia. Noi come studio stiamo muovendo i primi passi in questo senso, e in effetti la cosa è solo apparentemente facile.
    ciao
    c

  24. D’accordo, lo attendo con ansia. Noi come studio stiamo muovendo i primi passi in questo senso, e in effetti la cosa è solo apparentemente facile.
    ciao
    c

  25. Concordo con chi sostiene che i social network creano grandi opportunità a costi ridotti (ridotti, non gratis!) ma vanno usati in maniera opprtuna. I watermark credo deturpino le foto, quanto meno distraggono e impoveriscono la nostra opera.

    Son oconvinto inoltre che chi ruba un foto non pagherebbe mai per averne una legalmente. Quindi watermark o meno al limite ruberà quella di qualcun’altro. Chi è propenso a queste “furbate” non comprerà mai nulla.

    La strategia migliore alla fine credo che sia quella di usare strumenti come Flickr con materiale appositametne pensato pr esso (non con le stesse foto di iStock) e caricati a risoluzioni opportune da non permetterne la stampa. Putroppo l’utilizzo sul web non credo ci sia un modo per evitarlo ma come suggerisce Luca non è detto che sia un vero e proprio danno. Magari lasciando la propria firma in un angolo potreste addirittura averne un vantaggio!

  26. Concordo con chi sostiene che i social network creano grandi opportunità a costi ridotti (ridotti, non gratis!) ma vanno usati in maniera opprtuna. I watermark credo deturpino le foto, quanto meno distraggono e impoveriscono la nostra opera.

    Son oconvinto inoltre che chi ruba un foto non pagherebbe mai per averne una legalmente. Quindi watermark o meno al limite ruberà quella di qualcun’altro. Chi è propenso a queste “furbate” non comprerà mai nulla.

    La strategia migliore alla fine credo che sia quella di usare strumenti come Flickr con materiale appositametne pensato pr esso (non con le stesse foto di iStock) e caricati a risoluzioni opportune da non permetterne la stampa. Putroppo l’utilizzo sul web non credo ci sia un modo per evitarlo ma come suggerisce Luca non è detto che sia un vero e proprio danno. Magari lasciando la propria firma in un angolo potreste addirittura averne un vantaggio!

  27. Luca: Sono su Flickr fondalmente perchè mi piace fotografare e perchè condividere con gli altri scatti, attimi, che reputo significativi. Come canale promozionale per la licenza di immagini, credo sia decisamente secondario. Chi ha bisogno di immagini chessia editoriale o promozionale sono convinto che sà già benissimo dove approdare.

    Tanto è vero che la stragrande maggioranza delle foto su Flickr sono lì solo perchè mi piacciono o perchè mi comunicano qualcosa, come forse hai già potuto notare anche te, solo le prime caricate, erano più legate alla promozione di istock…

    Sulla tua opinione che le immagini, con watermark “invasivi” come il mio, fanno perdere di forza e significato le immagini, sono, haime, pienamente d’accordo.

  28. Luca: Sono su Flickr fondalmente perchè mi piace fotografare e perchè condividere con gli altri scatti, attimi, che reputo significativi. Come canale promozionale per la licenza di immagini, credo sia decisamente secondario. Chi ha bisogno di immagini chessia editoriale o promozionale sono convinto che sà già benissimo dove approdare.

    Tanto è vero che la stragrande maggioranza delle foto su Flickr sono lì solo perchè mi piacciono o perchè mi comunicano qualcosa, come forse hai già potuto notare anche te, solo le prime caricate, erano più legate alla promozione di istock…

    Sulla tua opinione che le immagini, con watermark “invasivi” come il mio, fanno perdere di forza e significato le immagini, sono, haime, pienamente d’accordo.

  29. In effetti penso anche io che le foto di stock non vadano messe su Flickr o altro, non ha molto senso. Quelle hanno il loro mercato. Piuttosto su Flickr o Deviant Art si possono mettere le ricerche personali, quelle immagini che magari ti fanno essere parte di mostre o cose simili. Ho già visto diverse operazioni del genere che accomunano fotografi di fama internazionale a fotografi reperiti sul web. Invece per Cristiano posso dire che l’investimento in tempo è alto all’inizio. Io ho trovato molto utile il libro che trovi pubblicizzato anche qui, “10 steps to powerful selfpromotion for creatives”. quello in rosa per capirci. perlomeno ti fa capire cosa vale la pena di fare e qual’è lo spirito giusto. in inglese poi è un’ottimo esercizio! :-)

  30. In effetti penso anche io che le foto di stock non vadano messe su Flickr o altro, non ha molto senso. Quelle hanno il loro mercato. Piuttosto su Flickr o Deviant Art si possono mettere le ricerche personali, quelle immagini che magari ti fanno essere parte di mostre o cose simili. Ho già visto diverse operazioni del genere che accomunano fotografi di fama internazionale a fotografi reperiti sul web. Invece per Cristiano posso dire che l’investimento in tempo è alto all’inizio. Io ho trovato molto utile il libro che trovi pubblicizzato anche qui, “10 steps to powerful selfpromotion for creatives”. quello in rosa per capirci. perlomeno ti fa capire cosa vale la pena di fare e qual’è lo spirito giusto. in inglese poi è un’ottimo esercizio! :-)

  31. Sicuramente ci sono gli onesti che faranno di tutto per rintracciare l’autore e pagare il dovuto, e i disonesti che non pagherebbero mai e ruberanno ovunque possibile. Ma ci sono anche gli ingenui (o come dir si voglia) che pensano che se una immagine è su internet sia liberamente utilizzabile, per non arrivare a quel mio cliente che riteneva che avendo acquistato un libro fotografico avesse tutto il diritto di utilizzarne le immagini per cataloghi o sito web..
    Ovviamente ad ognuno le scelte e le strategie, credo che come dite giustamente occorre scegliere i mezzi ed i modi in funzione dei propri obiettivi (se produco immagini “di stock” può essere controproducente pubblicare le stesse su flickr o facebook o altri siti “social” in dimensioni “accettabili” o meglio “utilizzabili” senza firma o watermark).
    Personalmente pubblico foto su Flickr perché “ho qualcosa da dire” più che per pubblicizzarmi come fotografa (magari rivedrò però la mia strategia), inserisco la firma su praticamente tutte e talvolta “deturpo” le immagini con un watermark. Questo succede per immagini che non vorrei venissero utilizzate a sbafo in altri contesti, una scelta “guidata” anche dall’esperienza (immagini per cui era stato corrisposto, tramite agenzia, correttamente il compenso per la pubblicazione su un sito, rimaste online ben oltre il tempo pattuito ed oltretutto senza indicazioni sull’autore, riutilizzate da altri siti…)

  32. Sicuramente ci sono gli onesti che faranno di tutto per rintracciare l’autore e pagare il dovuto, e i disonesti che non pagherebbero mai e ruberanno ovunque possibile. Ma ci sono anche gli ingenui (o come dir si voglia) che pensano che se una immagine è su internet sia liberamente utilizzabile, per non arrivare a quel mio cliente che riteneva che avendo acquistato un libro fotografico avesse tutto il diritto di utilizzarne le immagini per cataloghi o sito web..
    Ovviamente ad ognuno le scelte e le strategie, credo che come dite giustamente occorre scegliere i mezzi ed i modi in funzione dei propri obiettivi (se produco immagini “di stock” può essere controproducente pubblicare le stesse su flickr o facebook o altri siti “social” in dimensioni “accettabili” o meglio “utilizzabili” senza firma o watermark).
    Personalmente pubblico foto su Flickr perché “ho qualcosa da dire” più che per pubblicizzarmi come fotografa (magari rivedrò però la mia strategia), inserisco la firma su praticamente tutte e talvolta “deturpo” le immagini con un watermark. Questo succede per immagini che non vorrei venissero utilizzate a sbafo in altri contesti, una scelta “guidata” anche dall’esperienza (immagini per cui era stato corrisposto, tramite agenzia, correttamente il compenso per la pubblicazione su un sito, rimaste online ben oltre il tempo pattuito ed oltretutto senza indicazioni sull’autore, riutilizzate da altri siti…)

  33. ciao Barbara grazie del consiglio, magari lo prenderò al ritorno da qualche giorno di vacanza che passerò senza iPhone (ma solo perchè non ce l’ho) e senza internet :-))
    ciao
    c

  34. ciao Barbara grazie del consiglio, magari lo prenderò al ritorno da qualche giorno di vacanza che passerò senza iPhone (ma solo perchè non ce l’ho) e senza internet :-))
    ciao
    c

  35. Un pò per caso ma per interesse mi sono imbattuto in questo articolo.
    Vi ricordate la vecchia pubblicità di quel professore che trovando un profilattico in classe domanda:
    “Di chi è questo?”
    Il primo ragazzo si alza e dice: “E’ mio!”,… poi un secondo “E’ mio!”, un terzo “E’ mio!”….e via così….
    Una bustina anonima, con sopra solo la marca del produttore, può essere quindi di chiunque; era importante sapere, il, ragazzo proprietario di quella bustina. …il professore aveva i suoi pessimi motivi per tanarlo, e i ragazzi i loro buoni motivi per fare gruppo e lanciare il messaggio.
    Una foto senza banner o indicazioni sull’immagine, in internet, è un pò come quella bustina (se mi passate l’esempio!).
    Considero internet un mezzo non un fine, e dire a chi vede una foto che questa ha un autore o un proprietario, è sì importante, ma mai quanto la possibilità che offre a chi la vede di poter avere un riferimento raggiungibile, a necessità e interesse.
    E’ una comodità nella rapidità e moltitudine di internet.
    Internet è informazione e più questa è chiara, diretta e visibile più raggiunge lo scopo.
    Non “segnare” le foto è una scelta come quella di “segnarle”, va sempre bene, ognuno ha i propri motivi, come scegliere un segno grafico al posto di un altro.
    Considero infine, il “segno” una firma, e come tutte le firme se osservato bene può già dare tante indicazioni sulla persona che rappresenta.
    Spero un giorno di avere una personalità tanto riconoscibile nelle mie foto da permettermi di non bannarle, e lo auguro anche a voi!
    Ciao, Emiliano.

  36. Un pò per caso ma per interesse mi sono imbattuto in questo articolo.
    Vi ricordate la vecchia pubblicità di quel professore che trovando un profilattico in classe domanda:
    “Di chi è questo?”
    Il primo ragazzo si alza e dice: “E’ mio!”,… poi un secondo “E’ mio!”, un terzo “E’ mio!”….e via così….
    Una bustina anonima, con sopra solo la marca del produttore, può essere quindi di chiunque; era importante sapere, il, ragazzo proprietario di quella bustina. …il professore aveva i suoi pessimi motivi per tanarlo, e i ragazzi i loro buoni motivi per fare gruppo e lanciare il messaggio.
    Una foto senza banner o indicazioni sull’immagine, in internet, è un pò come quella bustina (se mi passate l’esempio!).
    Considero internet un mezzo non un fine, e dire a chi vede una foto che questa ha un autore o un proprietario, è sì importante, ma mai quanto la possibilità che offre a chi la vede di poter avere un riferimento raggiungibile, a necessità e interesse.
    E’ una comodità nella rapidità e moltitudine di internet.
    Internet è informazione e più questa è chiara, diretta e visibile più raggiunge lo scopo.
    Non “segnare” le foto è una scelta come quella di “segnarle”, va sempre bene, ognuno ha i propri motivi, come scegliere un segno grafico al posto di un altro.
    Considero infine, il “segno” una firma, e come tutte le firme se osservato bene può già dare tante indicazioni sulla persona che rappresenta.
    Spero un giorno di avere una personalità tanto riconoscibile nelle mie foto da permettermi di non bannarle, e lo auguro anche a voi!
    Ciao, Emiliano.

  37. Emiliano, le foto digitali possono avere dei dati che non sono visibili all’occhio, ma che “esistono” e sono addirittura più importanti: sono i metadati, che indicano non solo chi ha fatto la foto, ma anche che fotocamera, che obiettivo, e se possibile (molto importante) le keywords che permettono di identificarla e ricercarla. Tipo di soggetto, in inglese ovviamente, ma anche quello che nell’immagine magari non è descritto, ma è interessante (i concetti, i dettagli, il colore predominante, eccetera). Le indicazioni ci devono essere, eccome, come la licenza d’uso: sul sito, e dentro le immagini (conosci i dati IPTC, servono proprio a questo e vengono usati e riconosciuti in tutto il mondo).

    La “sicurezza” che vogliamo mettendo un watermark invasivo è, come detto, segno di una debolezza e insicurezza, ma anche di sfiducia. Una piccola segnalazione (firma, ma non evidente come quella che usi tu), può essere utile, per rendere più semplice l’identificazione visuale e rapida. L’eccesso rende invece povera l’immagine. E di solito davvero è più presente con evidenza in coloro che iniziano, che non hanno delle sicurezze che derivano dall’esperienza maturata, oppure da un’ossessione e da una paura che porta solo ad una chiusura, in un momento in cui bisognerebbe valutare i vantaggi della condivisione. Ho fatto un esempio, quello di Zemotion, ma ne potrei fare mille… le persone che sono cresciute di più, professionalmente (e anche, concretamente, come successo economico) si sono spogliate di questo fardello, anzi: hanno puntato su politiche di licenze molto più aperte, come la Creative Commons. Se vuoi, ne abbiamo parlato qui: http://www.jumper.it/il-problema-degli-autori-non-e-la-pirateria-ma-loscurita/ (è solo l’ultimo degli articoli sulla CC, ne abbiamo scritti diversi).

    Ognuno è padrone di fare quello che desidera, il consiglio (da vecchi utenti del digitale) è quello di preoccuparsi più delle occasioni perse che non di quelle rubate, della qualità del prodotto più che della sua protezione. Serve tutto, ma a volte si nota più preoccupazione sugli illeciti altrui che non sulla ricerca di qualità del proprio lavoro. Parlo in generale, ovviamente, non certo riferito al lavoro di nessuno.

    Spero che questo incontro possa portarti a valutare alternative e filosofie diverse, e non necessariamente in contrapposizione. Se non ci conoscevi, ti consiglio di seguirci: ogni settimana (a parte questo periodo di ferie), ogni domenica pubblichiamo una newsletter chiamata SundayJumper, puoi trovare i vecchi numeri cliccando la categoria omonima, e se ti iscrivi alla newsletter potrai riceverla in anteprima, come succede a quasi 6000 fotografi professionisti che ci seguono e che collaborano con il nostro sito ;-)

  38. Emiliano, le foto digitali possono avere dei dati che non sono visibili all’occhio, ma che “esistono” e sono addirittura più importanti: sono i metadati, che indicano non solo chi ha fatto la foto, ma anche che fotocamera, che obiettivo, e se possibile (molto importante) le keywords che permettono di identificarla e ricercarla. Tipo di soggetto, in inglese ovviamente, ma anche quello che nell’immagine magari non è descritto, ma è interessante (i concetti, i dettagli, il colore predominante, eccetera). Le indicazioni ci devono essere, eccome, come la licenza d’uso: sul sito, e dentro le immagini (conosci i dati IPTC, servono proprio a questo e vengono usati e riconosciuti in tutto il mondo).

    La “sicurezza” che vogliamo mettendo un watermark invasivo è, come detto, segno di una debolezza e insicurezza, ma anche di sfiducia. Una piccola segnalazione (firma, ma non evidente come quella che usi tu), può essere utile, per rendere più semplice l’identificazione visuale e rapida. L’eccesso rende invece povera l’immagine. E di solito davvero è più presente con evidenza in coloro che iniziano, che non hanno delle sicurezze che derivano dall’esperienza maturata, oppure da un’ossessione e da una paura che porta solo ad una chiusura, in un momento in cui bisognerebbe valutare i vantaggi della condivisione. Ho fatto un esempio, quello di Zemotion, ma ne potrei fare mille… le persone che sono cresciute di più, professionalmente (e anche, concretamente, come successo economico) si sono spogliate di questo fardello, anzi: hanno puntato su politiche di licenze molto più aperte, come la Creative Commons. Se vuoi, ne abbiamo parlato qui: http://www.jumper.it/il-problema-degli-autori-non-e-la-pirateria-ma-loscurita/ (è solo l’ultimo degli articoli sulla CC, ne abbiamo scritti diversi).

    Ognuno è padrone di fare quello che desidera, il consiglio (da vecchi utenti del digitale) è quello di preoccuparsi più delle occasioni perse che non di quelle rubate, della qualità del prodotto più che della sua protezione. Serve tutto, ma a volte si nota più preoccupazione sugli illeciti altrui che non sulla ricerca di qualità del proprio lavoro. Parlo in generale, ovviamente, non certo riferito al lavoro di nessuno.

    Spero che questo incontro possa portarti a valutare alternative e filosofie diverse, e non necessariamente in contrapposizione. Se non ci conoscevi, ti consiglio di seguirci: ogni settimana (a parte questo periodo di ferie), ogni domenica pubblichiamo una newsletter chiamata SundayJumper, puoi trovare i vecchi numeri cliccando la categoria omonima, e se ti iscrivi alla newsletter potrai riceverla in anteprima, come succede a quasi 6000 fotografi professionisti che ci seguono e che collaborano con il nostro sito ;-)

  39. Il watermark, è indispensabile per quanto mi riguarda sulla pubblicazione delle foto su internet, quando la pubblicazione è ad opera dell’autore o proprietario. Più o meno invasivo, è una scelta di stile, di personalità e di fine.
    Su una foto stampata su carta mai al mondo metterei riferimenti sul fronte della foto, ma tengo conto che se è stampata ho definito che uso farne e dove la espongo (dal mio comodino ad una sala esposizioni, dove ci sono altri i mezzi per far sapere chi è l’autore), quindi ho dato un fine alla sua visibilità.
    Su internet, la pubblicazione di propri lavori per propria volontà è solo interesse personale, può essere promozionale o di attestazione e documentazione, ma resta legata a motivi professionalmente personali.
    I vari sistemi che citi, non possono essere in contrasto tra loro poiché hanno funzioni che si integrano fra loro.
    Il Commons è un’altra storia e un’altra vita direi.
    Non temo furti, e non ci sono occasioni sprecate bannando i file fotografici.
    Il rischio di compromettere la foto? un watermark a filigrana invisibile.
    Sperare che qualcuno te la rubi? Un bel banner che viaggia con la foto!
    E chi si distrae guardando il banner può sempre chiedere di vederla “pulita” e goderne fino alla nausea; in teatro ho sempre sostenuto che se qualcuno del pubblico uscendo si fosse lamentato del fatto che un faro luce visibile in scena lo aveva disturbato per tutto il tempo, lo spettacolo non aveva poi tanto da comunicare! E se era in scena, comunque un motivo c’era! (anche solo per la mancanza di spazio tecnico dove montarlo)
    Nel rispetto di ogni scelta, chi non ha veramente un fine non si pone il problema, visibile o invisibile che sia il watermark.
    Un banner visivo aiuta ad identificare chi ci sta dietro, senza mezzi o software per professionisti, che i più non utilizzano.
    Una bella foto pulita è il top, ma che guadagno offre in uno spazio dove il vizio è guardare e non osservare?
    Un professionista non credo debba misurarsi con questo per esserlo.
    Ciao Luca.
    Emiliano.

  40. Il watermark, è indispensabile per quanto mi riguarda sulla pubblicazione delle foto su internet, quando la pubblicazione è ad opera dell’autore o proprietario. Più o meno invasivo, è una scelta di stile, di personalità e di fine.
    Su una foto stampata su carta mai al mondo metterei riferimenti sul fronte della foto, ma tengo conto che se è stampata ho definito che uso farne e dove la espongo (dal mio comodino ad una sala esposizioni, dove ci sono altri i mezzi per far sapere chi è l’autore), quindi ho dato un fine alla sua visibilità.
    Su internet, la pubblicazione di propri lavori per propria volontà è solo interesse personale, può essere promozionale o di attestazione e documentazione, ma resta legata a motivi professionalmente personali.
    I vari sistemi che citi, non possono essere in contrasto tra loro poiché hanno funzioni che si integrano fra loro.
    Il Commons è un’altra storia e un’altra vita direi.
    Non temo furti, e non ci sono occasioni sprecate bannando i file fotografici.
    Il rischio di compromettere la foto? un watermark a filigrana invisibile.
    Sperare che qualcuno te la rubi? Un bel banner che viaggia con la foto!
    E chi si distrae guardando il banner può sempre chiedere di vederla “pulita” e goderne fino alla nausea; in teatro ho sempre sostenuto che se qualcuno del pubblico uscendo si fosse lamentato del fatto che un faro luce visibile in scena lo aveva disturbato per tutto il tempo, lo spettacolo non aveva poi tanto da comunicare! E se era in scena, comunque un motivo c’era! (anche solo per la mancanza di spazio tecnico dove montarlo)
    Nel rispetto di ogni scelta, chi non ha veramente un fine non si pone il problema, visibile o invisibile che sia il watermark.
    Un banner visivo aiuta ad identificare chi ci sta dietro, senza mezzi o software per professionisti, che i più non utilizzano.
    Una bella foto pulita è il top, ma che guadagno offre in uno spazio dove il vizio è guardare e non osservare?
    Un professionista non credo debba misurarsi con questo per esserlo.
    Ciao Luca.
    Emiliano.

  41. Complementi Luca, hai sucitato davvero un bel dibattito. Non nego che pur avendo una mia idea, espressa nei commmenti poco sopra questo, la sto modificando leggermente grazie a questa profiqua discussione. Non nei suoi fondamentali di cui sono convinto ma quanto meno nella sua applicazione pratica. Grazie mille per questa occasione.

    PS: Sarebbe comoda la notifica via email di un nuovo commento inserito. Sul mio blog uso il plugin Subscribe To Comments. Comodo!

  42. Complementi Luca, hai sucitato davvero un bel dibattito. Non nego che pur avendo una mia idea, espressa nei commmenti poco sopra questo, la sto modificando leggermente grazie a questa profiqua discussione. Non nei suoi fondamentali di cui sono convinto ma quanto meno nella sua applicazione pratica. Grazie mille per questa occasione.

    PS: Sarebbe comoda la notifica via email di un nuovo commento inserito. Sul mio blog uso il plugin Subscribe To Comments. Comodo!

  43. Emilio, non voglio farti cambiare idea, voglio solo che tu possa approfondire e accettare che le opinioni assolute non sempre sono perfette, e specialmente che il mondo cambia… Leggi, se ti va, i libri di Lessig, davvero. Poi rimarrai della tua idea, ma … non lasciare chiusa una porta.

    Comunque: il watermark invisibile non funziona, è stato craccato mille volte. Per questo non ne parlo.

    Il futuro è fatto di metadati… non di tatuaggi… fidati (non ci guadagno nulla a dare questo consiglio) ;-)

    Per Alessandro: abbiamo installato tempo fa quel plug in ma crea conflitti al nostro template quindi… abbiamo dovuto disinstallarlo. sorry!

  44. Emilio, non voglio farti cambiare idea, voglio solo che tu possa approfondire e accettare che le opinioni assolute non sempre sono perfette, e specialmente che il mondo cambia… Leggi, se ti va, i libri di Lessig, davvero. Poi rimarrai della tua idea, ma … non lasciare chiusa una porta.

    Comunque: il watermark invisibile non funziona, è stato craccato mille volte. Per questo non ne parlo.

    Il futuro è fatto di metadati… non di tatuaggi… fidati (non ci guadagno nulla a dare questo consiglio) ;-)

    Per Alessandro: abbiamo installato tempo fa quel plug in ma crea conflitti al nostro template quindi… abbiamo dovuto disinstallarlo. sorry!

  45. Sono molto combattuto sulla questione del watermark. Sto per mettere online un sito di stock molto settoriale sul modello del microstock ma con prezzi chiaramente un pò più alti e il dilemma è non mettere alcun watermark autorizzando e addirittura incoraggiando il download gratuito delle versioni web (800 px) per promuovere il sito e invogliare l’acquisto della versione a pagamento a risoluzione piena qualora serva (modello del freemium di chris anderson)… oppure watermarkare tutto col rischio di fare un flop clamoroso? Help!

  46. Sono molto combattuto sulla questione del watermark. Sto per mettere online un sito di stock molto settoriale sul modello del microstock ma con prezzi chiaramente un pò più alti e il dilemma è non mettere alcun watermark autorizzando e addirittura incoraggiando il download gratuito delle versioni web (800 px) per promuovere il sito e invogliare l’acquisto della versione a pagamento a risoluzione piena qualora serva (modello del freemium di chris anderson)… oppure watermarkare tutto col rischio di fare un flop clamoroso? Help!

  47. Giacomo, nel tuo caso, non si tratta di “social network”, ma di vendita di foto. I discorsi fatti valevano in particolare per un concetto vicino a Flickr o comunque di condivisione. La strategia della promozione “dando” qualcosa che può essere “più che sufficiente” per tanti utilizzi rischia di non essere molto utile (tanti scaricheranno, pochi acquisteranno). Forse studiare strategie tipo: una foto alla settimana se ti iscrivi, newsletter che offrono vantaggi, abbonamenti scontati… sono soluzioni più adeguate. Se vuoi, scrivici direttamente, se possiamo ti diamo qualche consiglio.

  48. Giacomo, nel tuo caso, non si tratta di “social network”, ma di vendita di foto. I discorsi fatti valevano in particolare per un concetto vicino a Flickr o comunque di condivisione. La strategia della promozione “dando” qualcosa che può essere “più che sufficiente” per tanti utilizzi rischia di non essere molto utile (tanti scaricheranno, pochi acquisteranno). Forse studiare strategie tipo: una foto alla settimana se ti iscrivi, newsletter che offrono vantaggi, abbonamenti scontati… sono soluzioni più adeguate. Se vuoi, scrivici direttamente, se possiamo ti diamo qualche consiglio.

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