L’altro giorno, a Milano, è stata grande festa: l’evento di lancio della nuova CS4 di Adobe, la Creative Suite che ci accompagnerà per il prossimo periodo, già uscita in inglese, presto anche in Italiano (a dicembre), con il vantaggio che chi oggi fa l’upgrade (anche da versioni vecchie) non solo sarà tra i primi a riceverla, ma potrà sfruttare un bel risparmio: non conviene quindi attendere, ma… agire!

C’era un numero impressionante di persone, all’hotel che ospitava questo evento: la sala prevista era gremita (io son stato in piedi, sono entrato tardi perché mi sono attardato a parlare con diverse persone) e addirittura è stata aperta una seconda sala con la possibilità di seguire via videoproiettore. Non vorrei fare la fine di chi commentava le presenze nelle piazze della discussione politica (ma erano 2 milioni o duecento mila? Non so… ho la vaga impressione che tutti abbiano raccontato bugie, ma non sarebbe una novità), ma erano diverse centinaia di professionisti, che hanno seguito con entusiasmo questa presentazione. Un successone, e anche un momento per riflettere.

La riflessione, che giro e condivido con voi, è legata al fatto che, oltre a diverse (molte) persone che conosco e che ho ritrovato (fotografi professionisti, principalmente) c’erano altre persone che conosco ma che fanno altri mestieri, non direttamente legati al mondo della produzione di comunicazione digitale. Ma erano lì… perché ormai è difficile pensare a quello che non ha a che vedere con la comunicazione digitale. Si può essere architetto, responsabile marketing di un’azienda di divani, oppure gestire un ristorante, studiare medicina all’università … ma in tutti i casi serve comunicare – e bene – con le immagini, con la grafica, con il web. E’ un lessico che non si può guardare dalle finestre (specialmente nella sua declinazione inglese… Windows…!), che non ci si accontenta di far gestire ad altri, ma che bisogna imparare a manipolare con le proprie mani.

Tutto questo può portare in prima battuta a dei risultati che possono apparire scarsi: se una persona qualunque, senza esperienza specifica, si lancia nella comunicazione, usando anche strumenti potenti e professionali, non può che creare inizialmente risultati grossolani. Ma, in realtà, è un fatto positivo l’allargamento della cultura, piano piano si imparerà e si otterranno ovunque dei risultati più efficaci. Al tempo stesso, l’interrogativo riguarda chi, invece, produce comunicazione per professione e che si troverà (forse già si trova) di fronte allo stesso problema a cui i fotografi si sono trovati di fronte in passato, quando le fotocamere sono diventate prima automatiche, poi autofocus, poi digitali: l’innalzamento qualitativo della base degli utenti (semplici appassionati armati di fotocamera dell’ultima generazione) ha imposto un posizionamento superiore rispetto al passato. Una volta, fotografo era colui che era capace di scattare una foto “giusta” (e se non eri un professionista, le foto venivano “male”), via via il professionista ha dovuto dimostrare ben altro per tutelare la propria posizione e il proprio fatturato annuale. Oggi, strumenti fantastici come le nuove versioni dei software della Creative Suite rendono più facile ottenere risultati splendidi e tecnicamente molto complessi: si può usare la solita frase “ad effetto”, cioè che “basta un click“.

Oggi, il “concorrente” non arriva necessariamente dal nostro collega della porta accanto, può essere un professionista di un settore diverso, che si avvicina un po’ per allargare i propri orizzonti, un po’ perché la tecnologia glielo consente. Oggi da un impaginato è possibile creare un sito web, da un disegno un’animazione Flash, da fotografie si crea un video…. e così via. Siamo tutti professionisti e dilettanti, in questo mondo di comunicazione digitale globale. Critichiamo chi si approccia alla fotografia senza averne le basi (e poi… perché ci rode), ma poi facciamo lo stesso con il video, con la grafica, con il web: usiamo il “trucco” per bypassare gli ostacoli, gli automatismi per fare quello che non saremmo in grado di fare “in manuale”.

La tecnologia che semplifica è meravigliosa, non vedo l’ora di avere la CS4 installata (quella finale, non la beta come adesso…) perché so che ci sono cose che già voglio fare, che ho già scoperto e che mi faranno fae dei grandi passi in avanti. Ma non per questo penso che sarà la soluzione software che, da sola, mi trasformerà in qualcosa che non sono. Al tempo stesso, so che ci sarà spazio per le sfumature, per i dettagli, perché se da una parte una soluzione così ampia mi e ci avvicinerà ancora di più ai mondi “paralleli”, è anche vero che mi/ci permetterà di migliorare ancora di più l’azione di approfondimento del nostro campo di specifica competenza. In questi giorni mi sto divertendo a lavorare su un ritorno ad un gusto “anticato” della fotografia, che ritrova le imperfezioni di un tempo (grana, contrasti, vignettatura, mancanza di dettaglio) per ritrovare una dimensione meno fredda all’immagine. Una volta trovata la sfumatura che cerco, studio come riuscire a interpretarla su altri media: ho scoperto, per esempio, che per rappresentare al meglio la “distruzione” dell’immagine fotografica in un video (unendo varie foto in un uno slide show video, con colonna sonora) serve un’altissima qualità e un peso considerevole, che i server che distribuiscono i video on line operano una serie di conversioni che – nel ridurre la qualità e quindi ottimizzare la necessità di banda – in realtà eliminano i dettagli e quindi “nascondono” i difetti: sparisce la grana, la caduta di luce ai bordi si evidenzia meno, le densità e le luminosità cambiano, i neri diventano meno profondi. 

Cosa vogliamo dire? Che le scorciatoie sono quella cosa meravigliosa che ci permette di raggiungere una destinazione spesso impossibile. Ma non dobbiamo crogiolarci troppo: bello arrivare prima, ma solo se poi investiamo tutto il tempo che abbiamo risparmiato, per approfondire e per cercare di capire, per crescere, per allargare i nostri orizzonti culturali. E, allora, ci troveremo ad essere come coloro che, senza cultura, si avvvicinano al nostro mondo, senza averne i requisiti: non possiamo essere critici nel valutare gli altri, se poi non siamo migliori…

Vi lasciamo ad un video, che mostra un po di foto scattate durante l’evento. Che abbiamo trattato come abbiamo raccontato, e che poi abbiamo convertito in video. Ci abbiamo dedicato molto più tempo, a questa conversione, ma sappiamo che siamo ancora ad uno stadio amatoriale. Ma di questo siamo contenti… abbiamo ancora moltissimo da imparare, e questo è bellissimo!

 

9 responses

  1. Sono pienamente d’accordo! Alla presentazione di Adobe c’ero anch’io e non sono più giovanissimo. C’era effettivamente molta gente ma l’impressione che ne ho avuto è che tutte queste persone mi sembravano perplesse e disorientate. Pochi assensi e molti silenzi…
    Possibile che un’azienda come Adobe non si renda conto che lo sforzo e l’investimento che ognuno di noi fa, in termini di tempo e di fatica, nell’apprendere un programma professionale si possa definire titanico.
    Un costo che nessuno ci paga e finisce per far credere ai nostri clienti che ormai con un PC a portata di mano si possa fare tutto ciò che si vuole in pochi minuti? Non sarebbe meglio che gli Upgrade siano più distanziati in termini di tempo per permettere a noi utenti di digerire quello che con tanta fatica abbiamo comprato qualche mese fa e non sappiamo, come dici giustamente tu, usare fino in fondo. Che senso ha avere una Ferrari per fare il giro del giardino di casa!
    E’ vero, ci sono dei ritmi commerciali che devono essere rispettati altrimenti il bilancio di Adobe non quadrerebbe. Rimane però il problema serio della qualità del nostro lavoro. Chi ci permetterà di fare ricerca, di sperimentare e migliorare le nostre capacità? Finiremo tutti per raggiungere a mala pena una linea intermedia dove la professionalità non avrà più senso e saremo pagati sempre meno !!!

  2. Sono pienamente d’accordo! Alla presentazione di Adobe c’ero anch’io e non sono più giovanissimo. C’era effettivamente molta gente ma l’impressione che ne ho avuto è che tutte queste persone mi sembravano perplesse e disorientate. Pochi assensi e molti silenzi…
    Possibile che un’azienda come Adobe non si renda conto che lo sforzo e l’investimento che ognuno di noi fa, in termini di tempo e di fatica, nell’apprendere un programma professionale si possa definire titanico.
    Un costo che nessuno ci paga e finisce per far credere ai nostri clienti che ormai con un PC a portata di mano si possa fare tutto ciò che si vuole in pochi minuti? Non sarebbe meglio che gli Upgrade siano più distanziati in termini di tempo per permettere a noi utenti di digerire quello che con tanta fatica abbiamo comprato qualche mese fa e non sappiamo, come dici giustamente tu, usare fino in fondo. Che senso ha avere una Ferrari per fare il giro del giardino di casa!
    E’ vero, ci sono dei ritmi commerciali che devono essere rispettati altrimenti il bilancio di Adobe non quadrerebbe. Rimane però il problema serio della qualità del nostro lavoro. Chi ci permetterà di fare ricerca, di sperimentare e migliorare le nostre capacità? Finiremo tutti per raggiungere a mala pena una linea intermedia dove la professionalità non avrà più senso e saremo pagati sempre meno !!!

  3. Concordo in pieno: c’ero anch’io all’evento Adobe, e la mia sensazione era di vero smarrimento.
    Ragazzi sveglissimi che dicevano ogni due per tre “che figata” ad ogni magia svelata dei nuovi upgrade, ma il tempo, i sacrifici di apprendimento per gli aggiornamenti, gli esborsi economici, inutile dire che sono un aspetto a dir poco critico per chi come me vive di questo mestiere da oltre 20 anni. . .
    e fa sempre più fatica a vedersi riconoscere una professionalità formatasi negli anni, con tanti sforzi, studi, impegni economici e altro che ogni fotografo professionista conosce bene.
    Ma giustamente, dove corriamo ?
    E lo dico anche a te carissimo e stimatissimo Luca, che con tanti sforzi ci hai sempre accompagnato a scoprire e conoscere questo “nuovo mondo”, te lo dico perchè ci sono rimasto un po male che tu non abbia , in un modo o nell’altro, nemmeno dato notizia del premio internazionale attribuito ad un maestro della fotografia italiana di nome Gianni Berengo Gardin di recente (o forse non ho cercato bene . . ): perchè vedi, a mio avviso, quella domanda, dove corriamo, si riferisce anche a questo aspetto della nostra professione, LA PASSIONE E LA CULTURA PER L’IMMAGINE, che non può essere messa in secondo piano (o terzo o quarto. . ).
    Certo forse non spetta ad Adobe caricarsi di simili sforzi, ma quanto sarebbe bello se un’azienda così fondamentale , ci venisse incontro , aiutandoci a promuovere ad esempio gli aggiornamenti quando effettivamente ci sono aggiornamenti utili a chi lavora, lasciandoci il tempo (e la voglia) di studiare altre “grammatiche” dei nostri mestieri. .
    Chi se ne frega di avere le curve ed i livelli più comodi con i nuovi upgrade se non so nemmeno
    guardarmi intorno e vedere che dopo una vita di sacrifici e passione, ad un mio collega venga riconosciuto qualcosa di importante ?
    Vi sembra patetico ?
    Mi auguro di no. .
    Antonio Redaelli

  4. Concordo in pieno: c’ero anch’io all’evento Adobe, e la mia sensazione era di vero smarrimento.
    Ragazzi sveglissimi che dicevano ogni due per tre “che figata” ad ogni magia svelata dei nuovi upgrade, ma il tempo, i sacrifici di apprendimento per gli aggiornamenti, gli esborsi economici, inutile dire che sono un aspetto a dir poco critico per chi come me vive di questo mestiere da oltre 20 anni. . .
    e fa sempre più fatica a vedersi riconoscere una professionalità formatasi negli anni, con tanti sforzi, studi, impegni economici e altro che ogni fotografo professionista conosce bene.
    Ma giustamente, dove corriamo ?
    E lo dico anche a te carissimo e stimatissimo Luca, che con tanti sforzi ci hai sempre accompagnato a scoprire e conoscere questo “nuovo mondo”, te lo dico perchè ci sono rimasto un po male che tu non abbia , in un modo o nell’altro, nemmeno dato notizia del premio internazionale attribuito ad un maestro della fotografia italiana di nome Gianni Berengo Gardin di recente (o forse non ho cercato bene . . ): perchè vedi, a mio avviso, quella domanda, dove corriamo, si riferisce anche a questo aspetto della nostra professione, LA PASSIONE E LA CULTURA PER L’IMMAGINE, che non può essere messa in secondo piano (o terzo o quarto. . ).
    Certo forse non spetta ad Adobe caricarsi di simili sforzi, ma quanto sarebbe bello se un’azienda così fondamentale , ci venisse incontro , aiutandoci a promuovere ad esempio gli aggiornamenti quando effettivamente ci sono aggiornamenti utili a chi lavora, lasciandoci il tempo (e la voglia) di studiare altre “grammatiche” dei nostri mestieri. .
    Chi se ne frega di avere le curve ed i livelli più comodi con i nuovi upgrade se non so nemmeno
    guardarmi intorno e vedere che dopo una vita di sacrifici e passione, ad un mio collega venga riconosciuto qualcosa di importante ?
    Vi sembra patetico ?
    Mi auguro di no. .
    Antonio Redaelli

  5. Innanzitutto sono davvero contento che il Sunday Jumper, in questa sua evoluzione sul web, sia occasione di dialogo e di confronto… e ancora più di incontro tra di noi: è uno dei classici esempi del fatto che la tecnologia, se usata per un fine costruttivo.

    Credo che da una parte c’è la preoccupazione che abbiamo segnalato, ovvero della velocità di cambiamento che impone (o propone) una rincorsa spasmodica, senza lasciare il tempo di sedimentare, di aggiornare la mente e le abitudini, di comprendere eventuali nuovi linguaggi e nuove sfaccettature della professione. Dall’altra c’è l’opportunità di farlo… ed è un fatto positivo e affascinante.

    Credo che le aziende come Adobe (alla quale va molto merito) non possa che proporre la seconda sfaccettatura, e quando lo fa comunque è stimolante e preziosa. Per la prima sfaccettatura, ci dobbiamo pensare noi (non tanto… o non solo Jumper)… noi, noi tutti, con il dialogo, con la voglia di guardare oltre, ma specialmente con la voglia di guardare dentro di noi. Nessuno ci obbliga a correre, se non il mercato, o le opportunità, o la curiosità… o lo stress.

    Penso che potere aprire i nostri orizzonti creativi, poter dominare molti ingredienti (potenzialmente) sia meraviglioso, sta poi alla nostra sensibilità di trasformare l’opportunità tecnologica in un risultato ricco di valore. Non possiamo chiedere alle aziende di correre meno… la loro esigenza è diversa dalla nostra, anche se a volte coincide: a volte abbiamo bisogno tutti di correre. Quello che possiamo fare è di dare il massimo: prendendo piccoli bocconi o facendo grandi scorpacciate di tecnologia, quella che ci serve, e vale la pena considerare anche l’opportunità che… a volte non ci serva.

    Jumper – per rispondere alla critica di Antonio Redaelli – non può parlare di tutto, e non può avere tutto sotto controllo: non abbiamo saputo del premio a Berengo, ne siamo contenti, ma credo che ci siano comunque altre realtà editoriali che dovrebbero o potrebbero parlarne. Forse ne avremmo parlato, vorremmo parlare di mille cose, ma spesso non ci riusciamo, per problemi di tempo, di possibilità, di priorità. Ma consideriamo tutto importante, e parte del ruolo dei lettori di Jumper è anche quello di segnalare, consigliare, proporre, informare. Qui non ci sono ruoli, non c’è chi riceve e chi fruisce, ma c’è un dialogo. E non un monologo…

    Buon lunedi, questo commento è diventato lungo quanto un SJ…. ma va bene così, o almeno spero!

  6. Innanzitutto sono davvero contento che il Sunday Jumper, in questa sua evoluzione sul web, sia occasione di dialogo e di confronto… e ancora più di incontro tra di noi: è uno dei classici esempi del fatto che la tecnologia, se usata per un fine costruttivo.

    Credo che da una parte c’è la preoccupazione che abbiamo segnalato, ovvero della velocità di cambiamento che impone (o propone) una rincorsa spasmodica, senza lasciare il tempo di sedimentare, di aggiornare la mente e le abitudini, di comprendere eventuali nuovi linguaggi e nuove sfaccettature della professione. Dall’altra c’è l’opportunità di farlo… ed è un fatto positivo e affascinante.

    Credo che le aziende come Adobe (alla quale va molto merito) non possa che proporre la seconda sfaccettatura, e quando lo fa comunque è stimolante e preziosa. Per la prima sfaccettatura, ci dobbiamo pensare noi (non tanto… o non solo Jumper)… noi, noi tutti, con il dialogo, con la voglia di guardare oltre, ma specialmente con la voglia di guardare dentro di noi. Nessuno ci obbliga a correre, se non il mercato, o le opportunità, o la curiosità… o lo stress.

    Penso che potere aprire i nostri orizzonti creativi, poter dominare molti ingredienti (potenzialmente) sia meraviglioso, sta poi alla nostra sensibilità di trasformare l’opportunità tecnologica in un risultato ricco di valore. Non possiamo chiedere alle aziende di correre meno… la loro esigenza è diversa dalla nostra, anche se a volte coincide: a volte abbiamo bisogno tutti di correre. Quello che possiamo fare è di dare il massimo: prendendo piccoli bocconi o facendo grandi scorpacciate di tecnologia, quella che ci serve, e vale la pena considerare anche l’opportunità che… a volte non ci serva.

    Jumper – per rispondere alla critica di Antonio Redaelli – non può parlare di tutto, e non può avere tutto sotto controllo: non abbiamo saputo del premio a Berengo, ne siamo contenti, ma credo che ci siano comunque altre realtà editoriali che dovrebbero o potrebbero parlarne. Forse ne avremmo parlato, vorremmo parlare di mille cose, ma spesso non ci riusciamo, per problemi di tempo, di possibilità, di priorità. Ma consideriamo tutto importante, e parte del ruolo dei lettori di Jumper è anche quello di segnalare, consigliare, proporre, informare. Qui non ci sono ruoli, non c’è chi riceve e chi fruisce, ma c’è un dialogo. E non un monologo…

    Buon lunedi, questo commento è diventato lungo quanto un SJ…. ma va bene così, o almeno spero!

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