Cosa i fotografi professionisti devono imparare dall’iPhone 7+?

iPhone7+ fotocamera professionale

Update (13/9/2016): una segnalazione interessante sulla questione fotocamera iPhone7+. Riguarda il bokeh, che a detta di alcuni esperti potrebbe essere la punta dell’iceberg di una strategia che dovrebbe portare Apple verso la strada del VR. Finora quello che si vede su questo versante in casa Apple è il “nulla” se non collaborazioni su dei contenuti (per esempio gli U2 nel filmato prodotto da VRSE/Within). Bene, sembra (la fonte è seria) che la tecnologia software che consente di creare l’effetto bokeh (di cui parliamo qui sotto) è vicino e analogo a quello che consente una migliore e più efficiente resa delle immagini VR all’interno dei caschi/cardboard. Ovviamente, al momento questa funzione non può essere usata in questo contesto, anche perché Apple non ha appunto ancora creato o fornito specifiche per un casco VR da usare con il suo iPhone, ma potrebbe essere un primo tassello per la costruzione di un ecosistema completamente nuovo e – si spera – adeguato alle esigenze crescenti del mercato.

 

E’ sulla bocca di tutti: il 7 settembre è stato presentato il nuovo iPhone 7, quello che anticipa il modello del prossimo anno quando si festeggeranno i primi dieci anni di questo prodotto che è il più venduto nella storia commerciale mondiale (oltre 1 miliardo di pezzi). Con molta sincerità e con altrettanta coerenza, in molti possono dire – e diranno – che non gli interessa l’ennesimo smartphone, che questa storia di consumismo estremo che porta milioni di persone a cadere in questo loop del “sentire l’esigenza” di cambiare un telefono ogni anno è stomachevole. Quello di cui vogliamo parlare non è certo del “prodotto”, tantomeno spingervi a comprarlo (non troverete un link “compra su Apple Store” così da guadagnarci qualcosa con le affiliazioni), e nemmeno si tratta di un articolo scritto da “fanatico”.

La questione è più importante: sul palco – in real time sugli schermi di milioni e milioni di persone, in tutto il mondo – si è parlato sostanzialmente di una macchina fotografica, non di un telefono. Si, perché la maggior parte della presentazione dell’iPhone mirava a spiegare le evoluzioni del comparto fotografico, e di conseguenza una componente significativa di utenti compreranno questo prodotto per – tra le altre cose, ma principalmente – scattare fotografie migliori. Ancor di più, la differenza tra i due modelli proposti (iPhone 7, con schermo da 4,7“ e iPhone 7+ con il più grande 5,5”) oltre alla dimensione, riguarda proprio la “macchina fotografica”. Il “plus” ha in più la doppia fotocamera che non solo consente due focali (grandangolo e tele), ma specialmente un’azione sinergica che permette di ottenere una funzionalità zoom 2x ottica e 10x digitale e proprio grazie al lavoro delle due fotocamere, di ottenere un risultato che viene definito “eccellente” (lo so, siamo allergici anche solo al concetto “zoom digitale”, ma andrà visto: mica che basta credere alle parole di Phil Shiller, che pur appassionato di fotografia, è di fatto un uomo marketing). C’è di più: questa doppia fotocamera non solo ottimizza la resa qualitativa “fisica”, ma porta al processore di analisi ISP, appositamente dedicato, molti più dati per analizzare per ciascuna immagine, in tempi velocissimi (si parla di un 25millesimo di secondo), tantissimi parametri, tra questi anche la profondità di campo, e qui c’è un elemento su cui dobbiamo/vogliamo farvi riflettere.

Lo sappiamo tutti – almeno qui, su Jumper: noi e voi che leggete – che i sensori di piccolissime dimensioni come quelli che sono ospitati sugli smartphone, non consentono di separare il primo piano dallo sfondo, quello che i dilettanti amano chiamare “Bokeh”, e che gli appassionati delle fotocamere “vere” definiscono poeticamente “la plasticità dello sfuocato” (tutta roba da forum di appassionati di macchine fotografiche, non di fotografia: che noia). Questa analisi di dati, che la fisicità del nano-sensore non può convertire in effetto visuale, viene interpretato dal punto di vista del software, e una funzione che arriverà in autunno consentirà di creare ritratti che separano lo sfondo “inserendo” automaticamente uno sfuocato. Il mix tra focale tele, tipo di soggetto (sembra che questo effetto sarà al momento usabile sulla fotografia di ritratto, perché l’analisi verrà fatta sulla separazione del viso rispetto al fondo), dati analizzati e “effetto speciale” ci avvicinerà ad una resa di una fotocamera “tradizionale”, con sensore di maggiori dimensioni (si parla ovunque di “reflex” perché alla fine chi scrive e parla di queste cose probabilmente non ha ben chiaro che esistano fotocamere a grandi sensori che non sono reflex, ma che offrono ovviamente effetti di Bokeh eccezionali, usando ottiche con le giuste focali e larghe aperture).

iPhone 7+: è una fotocamera per professionisti?

Dove vogliamo portarvi (e portarci)? Forse a dire che ormai uno smartphone può permetterci di fare foto professionali e che non ci servono più le fotocamere “vere”? No, si… no. Quello che vogliamo non è il confronto, non è la guerra, non sono le prese di posizione da “fanatismo”. Da nessuno dei due lati, però… Vogliamo far riflettere su quello che facciamo quando usiamo (e le difendiamo per giustificare il nostro lavoro) attrezzature di un tipo rispetto ad altri. Partiamo proprio da questa ultima funzionalità, l’effetto “Bokeh”… Ci saranno persone che diranno che “così è un effetto speciale, non è creatività”…. che “così sono bravi tutti”, che “è un trucco”.

Certo, è un trucco. Superare un limite tecnico/fisico (un sensore piccolo NON genera Bokeh, o meglio: le ottiche che vengono usate su sensori piccoli non possono generare questo tipo di resa: causa focale e anche causa struttura del diaframma). Vero, verissimo… E scegliere un obiettivo che invece il bokeh lo genera? Usare una Full Frame non è anch’esso un trucco? Si usano soluzioni (hardware, software, o qualsiasi altra diavoleria) per truccare la realtà. Chi è “nel giusto”, allora? Chi “non trucca”? Chi trucca spendendo più soldi? Un trucco è un trucco, è una “realtà aumentata” che nasce nella mente del fotografo e che deve arrivare a destinazione, ovvero deve portare l’utente/fruitore a percepire quello che il fotografo voleva “raccontare”. Se il trucco/soluzione/attrezzatura porta a questo risultato, il risultato è ottenuto.

Troppo spesso, ancora oggi, ci si affida ad una serie di ingredienti che ci danno (apparente) sicurezza, che ci portano (pensiamo che sia così) al di sopra degli altri, e quindi tentiamo di giustificare il nostro operato e la fattura che facciamo alla fine del lavoro. Spesso, il risultato si dimentica di inserire quello che davvero fa la differenza: cultura, capacità di vedere, qualcosa da dire, la capacità di creare interesse, di attrarre, di generare empatia. Dopo quarant’anni che mi occupo di fotografia professionale, non cado nel tranello: non in quello di uno smartphone che mi promette risultati perfetti, come non in quelli delle aziende che propongono sistemi fotografici super specializzati che pretendono di avere in mano “la qualità”, e ancor meno dei fotografi che dichiarano “che i clienti devono comprendere cosa è la qualità” e poi sono i primi che non sanno come definirla e come mostrarla.

Un iPhone 7+ costa come una buona fotocamera (il modello “top” costa in Italia 1159 euro), forse non super professionale, ma quanto un corpo macchina di quelle fotocamere che oggi si stanno vendendo per la maggiore tra i professionisti. Certamente ha cose in meno, ma anche tante cose in più, tanto per fare esempi a volte anche stupidi:

  • Ha al suo interno una memoria che può essere anche di 256 Gb, con le fotocamere raramente viene regalata una scheda
  • Dispone di connessione Wi-Fi (questo ormai abbastanza comune) ma anche di connettività LTE da 450 Mbps
  • Ha un “mirino” da 5,5 pollici che ha una resa colore e di brillantezza di altissimo livello, paragonabile a quello dei migliori schermi desktop (standard DCI-P3)
  • Permette di mandare le foto e i video via mail, di pubblicarle sul nostro sito o sui social pubblicando indicazioni e rispondendo ai commenti.
  • Ci permette di usare Adobe Lightroom (o analogo) trattando direttamente in “camera” i RAW e gestirli, oltre che inserirli nel nostro catalogo da gestire via computer
  • La ripresa video è a 4k, previsto slow motion fino a 240 fps e timelapse
  • Permette di ascoltare la musica di Spotify (o altro), di chattare, di giocare a Super Mario (tra poco), e di navigare nella realtà virtuale.

E’ la fine di un’era? L’inizio di un’altra? Secondo noi si, ma la conclusione non è quella che molti dichiarano o pensano. La fine dell’era è quella del “parlare e non fare”. Abbiamo bisogno di strumenti di altissimo livello per fare immagini (foto e video) di altissima qualità. Ma non bastano: serve uscire dagli schemi, e anche dalle formalità (“uso questa fotocamera e quindi sono un professionista, uso questa altra fotocamera e sono un dilettante inesperto”). Il concetto è che “uso quello che mi serve” ad ottenere quello che mi serve. E non bisogna parlare di funzionalità… ma solo far parlare i risultati.

Chi avrà – tra qualche giorno – un iPhone 7+ farà quello che hanno fatto da sempre i fotografi professionisti: parleranno di quello che “fa la macchina”. Tra qualche giorno si aprirà Photokina e si parlerà di macchine, di nuove funzionalità, di meraviglie della tecnologia. Le riflessioni che lasciamo a chi di fotografia vive, che ha investito e sta per investire in attrezzature professionali, alle aziende che parlano a questo mercato per vendere soluzioni complete e di alta qualità, sono queste, in ordine sparso:

  • Apple ha parlato per oltre mezz’ora in mondo visione della sua “Macchina fotografica”. Noi quando e come parliamo, con pari intensità e forza comunicativa di fotografia? (Se volete un esempio di come si fa comunicazione eccezionale, nel mondo digitale, guardate il video “riassuntivo” del keynote (v. sotto), 107 secondi di montaggio video e di impatto… dobbiamo imparare davvero!);
  • Se uno smartphone, in termini di funzionalità “sulla carta”, fa quello che fa la nostra attrezzatura professionale (o meglio), dobbiamo capire che dobbiamo vendere non numeri e pixel, ma risultati;
  • Se si innalza il livello della massa che fa foto, gli spazi per i professionisti devono innalzarsi. Se pensiamo che stare fermi possa garantirci a parole un futuro, e non facciamo nulla per crescere e imparare, diventare migliori, allora non stupiamoci se verremmo sostituiti;
  • Uno smartphone di ultima generazione ha processori e schede grafiche più potenti del computer che usiamo tutti i giorni. Vuol dire che, oltre alla ripresa, dentro uno smartphone c’è un computer che permette di fare lavorazioni fino ad oggi impossibili… Potremmo usare sempre le nostre eccezionali fotocamere, e usare lo smartphone per fare tutto il resto…
  • Uno smartphone si compra pagandolo poche decine di euro al mese, e comprende i costi di navigazione. Quello che pensiamo debba cambiare radicalmente è come si vendono le attrezzature fotografiche (e non solo). Lo sappiamo che esistono i leasing da sempre, ma è il meccanismo di proposta, di vendita, di marketing che deve cambiare. Le aziende del settore devono/possono seguire strade innovative;
  • Apple con iPhone7 Plus non ha fatto una rivoluzione, altri hanno in passato (e nel presente) proposto soluzioni a due fotocamere, con soluzioni simili o complementari. E anche l’effetto Bokeh è già arrivato prima altrove, e anche su alcune App. La differenza è che per questi sistemi, il discorso è rimasto all’interno di un gruppo di appassionati di “cose tecnologiche”, mentre dell’iPhone7 Plus ne parlano tutti. Le evoluzioni si fanno quando tutti ne parlano…

Da sempre, Jumper vuole aprire nuovi orizzonti. Per farlo bisogna cambiare atteggiamento, bisogna agire e seguire nuovi orizzonti. Non ci saranno vincitori e vinti in questa battaglia tra fotocamere e smartphone, se non quelli che vorranno combattere questa (inutile) battaglia. C’è così tanto da fare nel mondo dell’immagine, che queste guerre sono solo utili a deviare l’attenzione dagli obiettivi veri. Per fortuna, questo segnale che stiamo dando inizia ad essere raccolto da un certo numero (crescente) di professionisti, e anche dalle aziende. Stiamo lavorando su progetti che porteranno il dialogo e l’attenzione verso nuovi confini. Tanto lavoro, tanto impegno, ma siamo sicuri anche grandi risultati. Stay tuned…