Oggi ci sono stati i funerali della Signora Helga Winkler, fondatrice della Fowa e della Nital, le maggiori realtà imprenditoriali italiane nel settore della fotografia. In molti l’hanno conosciuta, praticamente tutti almeno di fama.

Avrebbe compiuto 78 anni a dicembre, al suo ultimo incontro sono arrivate così tante persone che la chiesa non poteva contenerle tutte. Pioveva, ma sembrava che nessuno se ne stesse accorgendo, perché  – lo dico per chi non l’aveva conosciuta personalmente – la signora Winkler è sempre stata un faro e un punto di riferimento in questo settore, un personaggio carismatico. E, in questo settore che più facilmente invecchia e non si rinnova, perdere un punto di riferimento di questo valore genera incertezza e perdita dell’orientamento.

La signora Helga Winkler l’ho «vissuta» poco (anche se la conosco da 25 anni): all’inzio della mia carriera ero un pischello, e seguivo a ruota il mio editore (ciao Luciano, anche tu ci manchi), e non facevo parte della prima fila; quando sono cresciuto, mi sono occupato di settori di avanguardia del mercato, e quindi marginali rispetto ai grandi numeri che erano la forza della Signora Helga. Ricordo che ero, nella sua visione, nella categoria «dighitale» (la signora non aveva perso l’accento tedesco di origine), in un periodo in cui era solo una promessa, ma c’era rispetto. Da parte mia, di sicuro, e sono convinto anche da parte sua, è sempre stata molto cortese con me, semplicemente i nostri pianeti si sono incrociati solo marginalmente. Per questo posso dire che questo ricordo è assolutamente scevro da interesse, sono solo sensazioni che ho provato forti oggi in chiesa, mentre davo il mio piccolo ed umile omaggio ad una signora straordinaria.

La sensazione che ho avuto è che la Signora (la si chiamava così, in questo settore c’era una sola Signora con la S maiuscola) è riuscita nell’impresa di riunire tutti ancora una volta; a lei piacevano gli incontri con tutti, amava segnare con fatti eventi e momenti, e tutti erano sempre presenti, nei momenti importanti, non si poteva mancare.

Ho pensato, e voglio condividerlo con voi tutti, che ho avuto la prova che questo settore non può essere contenuto in una sola chiesa. È un settore vecchio, affaticato, ingrigito, ma c’è, esiste, e vuole andare avanti. Vuole avere fiducia nel futuro, ed è un insegnamento che ci è stato dato da questa giornata, piovosa e triste.

Ancora una cosa: alla fine della cerimonia la nipote, Bianca, ha detto qualche parola sulla nonna, e si è aperto un lato che – per noi semplici passanti e osservatori dall’esterno di questa signora apparentemente austera e rigida – era sconosciuto. Quella di una donna dolce, affettuosa, amante del fare «tante foto» in privato ai suoi cari.

Sono persona che guarda sempre al futuro, per DNA, ma sono contento di essere stato presente in questo momento, perché è stata l’occasione per capire qualcosa in più, per sentirmi parte di una comunità e di un mondo che a volte sento lontano, ma che è solo disperso. Questo pensiero scritto è quindi  un ringraziamento e un arrivederci, alla Signora e un abbraccio al figlio Aldo, alla sua famiglia, ai dipendenti di Fowa e Nital e a tutto questo nostro settore, che deve trovare in questi momenti la voglia e la forza di rimanere unito.

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