Jumper

Un futuro da toccare con le dita

Si tratta di una sensazione, ma vorremmo condividerla con voi. Sta accadendo – da tempo, in realtà, ma sembra ci sia un’accelerazione evidente in quest’ultimo periodo – che le interfacce stiano diventando sempre più “tattili”. Un po’ come San Tommaso, per credere, dobbiamo toccare

Anni fa, quando sono apparsi i primi monitor touch screen abbiamo scoperto che potevamo fare a meno delle tastiere “fisiche”, e questo è sembrata una buona soluzione per creare totem interattivi: per esempio, i chioschi per stampare le fotografie che hanno riempito i centri commerciali, tanto per rimanere nel nostro settore. Il “tocco” si è poi propagato su quegli strani oggetti, ancora troppo ibridi, chiamati “tabletPC“, strumenti che non hanno avuto il successo ipotizzato (da pochi) per una serie di limiti, primo tra tutti la mancanza di un sistema operativo che davvero potesse sfruttare tale potenzialità: si, perché pestare le dita su un monitor anziché su una tastiera non è, di per sè, un grande elemento di innovazione, se non ci porta reali vantaggi, e i tabletPc avevano tanti difetti e pochi vantaggi; dopo lo stupore iniziale, non rimaneva nulla.

L’evoluzione moderna dei touch screen non è fatta solo di un’incrementata sensibilità, ma di un processo evolutivo che ha maturato una serie di concetti, molti di questi ancora allo stadio latente, ma che qualcuno ha già iniziato a sfruttare, a far entrare nella mente (e nelle gestualità) delle persone. Non voglio cadere (cadrò…) nel banale parlando dell’iPhone e dell’iPod Touch, voglio prima farvi riflettere su quello che molti di voi ha a portata di dita mentre si sta leggendo questo Sunday Jumper: la trackpad diventa sempre più uno strumento immersivo nel contenuto digitale che fruiamo sui nostri computer. Non è uguale per tutti, molti usano ancora trackpad semplificate, ma presto questa innovazione farà parte di tutti noi: le “gestures” che consentono di ruotare, di navigare all’interno dei documenti e delle immagini, il “pinch” per ingrandire o rimpicciolire, le tre o le quattro dita per avanzare o tornare indietro di una pagina (web o doc) modifica non solo il concetto di interfaccia, ma anche il modo di “vivere” la realtà che sta al di là dello schermo.

In questi giorni stiamo facendo provare ad un amico (super esperto di elaborazione dell’immagine) la fantastica tavoletta Cintiq della Wacom, vero e proprio schermo che consente di manipolare l’immagine… sull’immagine. E’ un oggetto abbastanza esclusivo per il suo costo, ma non a caso è stato da subito un successo clamoroso negli ambiti che hanno bisogno di “immergersi” dentro l’immagine che stanno manipolando. E ci sta facendo meditare molto, questo approccio: siamo sempre più coinvolti da un rapporto immersivo con la realtà che tendiamo ancora a chiamare “virtuale”, ma che è sempre più “reale”: come possiamo chiamare “virtuale” una realtà che ci permette di sopravvivere, di vivere, di fare progetti, di crescere, di comunicare? Si, perché l’immagine che sta oltre il monitor è tutto questo, e non è per nulla virtuale.

Ci sono molte innovazioni nell’ambito della tecnologia touch screen, siamo ancora agli esordi. Per esempio, l’altro giorno ho letto una notizia su una tecnologia che consente di creare dei “tasti temporanei” su uno schermo touch screen, in pratica la stessa sensazione della pressione di un tasto fisico, che però una volta rilasciato riprende la consistenza tattile di una superficie liscia. Se vi interessa potete dare un’occhiata a questo video:

Non vi racconto tutto questo per passione tecnologica pura. Voglio solo, come dicevo all’inizio, segnalare una sensazione, che è duplice: una riguarda la lentezza del nostro settore fotografico a comprendere quanto sta diventando importante il touch screen come strumento di interfaccia. Ho già segnalato quanto sia affascinante sul nuovo iPhone 3GS la possibilità di decidere il punto di messa a fuoco toccando lo schermo e quindi l’immagine. Perché i produttori di fotocamere non ci sono ancora arrivati? Perché dobbiamo avere ancora tanti pulsanti, rotelle, bottoni? Perché non possiamo avere una fotocamera che ci permette di lavorare direttamente sull’immagine? Wacom lo ha fatto, Apple lo ha fatto…  La fotografia ha bisogno di staccarsi dal passato, e guardare al futuro anche con scelte coraggiose, che non cercano solo nel numero dei pixel il futuro e l’innovazione.

Ma, visto che tra noi non ci sono produttori di fotocamere (non è vero… qualcuno c’è, ma non è certo la maggioranza!), il pensiero che rivolgo a tutti (a noi per primi, è un pensiero che ci sta facendo riflettere molto, sotto diversi aspetti) è come progettare nuove forme di comunicazione visiva che prevedano l’approccio e l’interazione con “le mani”, con “le dita”, con la possibilità di vivere esperienze al tempo stesso visuali e tattili. Le persone saranno sempre più coinvolte da immagini (o forme di comunicazione) che non le lasceranno “distanti”, che permetteranno il “contatto”, che non chiederanno operazioni fredde come “premere dei tasti”, ma che facciano vivere le esperienze con concetti di vera immersione. E’ una scommessa anche di Microsoft con la tecnologia Surface, guardate i video pubblicati qui. Sarà sempre più importante nelle strategie di Apple che, prima o poi, presenterà (sembra) il suo tanto atteso “super-iPod Touch con schermo da 10 pollici e potrà aprire un vero e proprio nuovo pianeta per prodotti quali le riviste digitali, la multimedialità, la fruizione di immagini. Ma, torniamo a dirlo, la tecnologia non è al centro di questa rivoluzione, lo saranno i contenuti progettati per rivoluzionare il modo di comunicare.

Prepararsi, percepire questa rivoluzione silenziosa, progettare e sviluppare idee che possano creare emozioni nuove negli utenti è una scommessa interessante: siamo vicini alle vacanze, ed è proprio un periodo buono per dedicarci del tempo. Osserviamo come guardiamo le cose, e come le tocchiamo. E poi mettiamo insieme questi elementi, la tecnologia ci sta offrendo una piattaforma incredibile per il futuro.