Evoluzioni, ponti e pensieri sui software per la fotografia

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La tecnologia si evolve e cambiano gli “strumenti”, e gli strumenti sono legati ai concetti più puri dell’artigianato (a cui, storicamente, la fotografia è legata). Per riuscire a non subire queste evoluzioni, possiamo stare “fermi”, oppure – più utile e strategico, secondo noi, rispetto all’immobilismo – decidere che il nostro “valore aggiunto” non è negli strumenti, e quindi (non più, non solo) nell’artigianato. Ma, si sa, è più facile (per molti) dire e dirsi che si è “professionisti” perché si usano determinati strumenti, che non dimostrarlo nei fatti. 

Nascono ogni anno nuove proposte ed innovazioni, seguirle è difficile e addirittura privo di senso perché spesso sono degli specchietti per le allodole, per vendere e far consumare, ma se non si presta attenzione a quello che sono gli step, si arriva ad una perdita di visione generale. Il primo step si snobba, il secondo è la conseguenza del primo, al terzo si sorride pensando “ma questi continuano a sbagliare strada”, il quarto si fa spallucce dicendo che queste stupidaggini non fanno per noi… al quinto step non ci si accorge che si è fuori mercato. 

Dal punto di vista della ripresa, è ovvio che gli step evolutivi delle due gamme di “fotocamere” di successo – gli smartphone e le mirrorless – hanno lasciato le reflex sempre più al margine del mercato, e considerando che le reflex non sono “isole”, non sono prodotti che si acquistano per rimanere singoli, ma sono sistemi che si fanno crescere nel tempo, sarebbe utile fare belle considerazioni prima di decidere gli investimenti. Al tempo stesso, appare anche evidente che la creazione di nuovi sistemi non è facile e nemmeno veloce; lo confermano con i fatti Canon e Nikon che si stanno/si sono tardivamente (magari con buoni motivi, non tutti così chiari e condivisibili) affacciati nel mondo delle mirrorless e propongono una timeline di prodotti in uscita che deve rincorrere le esigenze settoriali dei professionisti che ancora non si sentono del tutto appagati dalle opzioni disponibili. Nikon ha qualche giorno fa proposto lo spettacolare 58 mm f/0.95 Noct dal costo vicino ad una automobile utilitaria, che però alcuni hanno visto come un faro che con la sua luce tenta spostare l’attenzione dalla mancanza di ottiche specialistiche importanti nel nuovo sistema. Si corre, si lavora di ingegneria, ma anche e soprattutto di analisi del mercato, che ogni anno diventa sempre più piccolo: difficile fare grandi investimenti quando i numeri ti vanno contro.

Oggi, però, parliamo di quello che viene “dopo”. Il software sembra essere il mondo immobile, dove tutto appare un’oasi felice: i fotografi non hanno/non avrebbero scelte: sempre su Photoshop si deve atterrare, poco importa se si tratta di quello “tradizionale” o di Lightroom. Persino l’alternativa Aperture, in ambito Mac, ha gettato la spugna, caduto nel disinteresse di un’azienda, Apple, troppo focalizzata al trasformare il mondo in un universo di utenti “prosumer”, dove il lato “consumer” è numericamente molto più interessante di quello “pro”, che pur è un prefisso o un suffisso che ha tanto “successo”; d’altra parte, quando il target è quello di puntare su vendite superiori a 200 milioni di pezzi/anno (questi sono i numeri delle vendite di iPhone, quel prodotto che viene dichiarato “in caduta libera” da chi scrive articoli con poca attenzione alla concretezza dei fatti), i numeri dei professionisti è risibile.

Eppure, gli step per creare alternative a Photoshop ci sono stati, e si sommano, fino a diventare qualcosa che non può più essere considerato argomento da “spallucce”. Questi step sono partiti in sordina, con suite come quella di Serif Affinity, che troppi hanno snobbato non comprendendone la sua freschezza e visione innovativa. Iniziando nel 2014 con Designer (concorrente di Illustrator), poi proseguendo l’anno successivo con Photo (appunto, concorrente di Photoshop) e poi il nuovo nato, Publisher, presentato nel giugno di quest’anno, per proporsi come alternativa a Indesign. Il coraggio di questa azienda è stato quello di partire da zero (non dite che è facile partire da zero se si è … zero: la loro storia in realtà era partita ben prima e poi è stato deciso di ripartire da zero con un progetto totalmente nuovo… un grande segno di visione, che potrebbe servire da esempio per molti). 

Dopo e accanto a Serif sono nati tanti altri piccoli software e app, ancora una volta guardati con distrazione dai professionisti. Eppure, con costanza e caparbia passione, questi mondi si sono allargati, hanno guadagnato terreno tra gli “alternativi”o di chi non era contento. Purtroppo (o per fortuna, chissà) uno dei malumori dei professionisti è stato quello del passaggio dei software di Adobe da una logica di acquisto a quella di “utilizzo” (costo mensile/annuale invece che “una tantum”); considerata una scelta poco coerente con le esigenze del mercato.

Per mesi abbiamo personalmente lavorato per cercare di capire se oggi un iPad può sostituire – grazie alle sue innovazioni di System – un computer; sono anni che lo diciamo, ma mancavano alcuni elementi: multitasking, gestione di più finestre della stessa applicazione, possibilità di connessione a dischi e chiavette esterne, browser internet “full” e non limitato, sistema operativo che dispone di un file System che permette, per esempio, di gestire i download di contenuti dal web in modo intuitivo e comodo, uso del mouse (quest’ultimo sembra una banalità ma non è cosi nella pratica). La nostra conclusione è che forse al momento solo chi si occupa di fotografia potrebbe fare questo “passo”, chi si occupa di grafica ancora è limitato: noi che usiamo tantissimo e quasi sempre Indesign e Sketch siamo obbligati ancora ad avere i due oggetti o, alla fine, torniamo sempre sul computer. Chi fa fotografia, invece, potrebbe giù oggi eliminare il computer, in moltissime situazioni. Una postazione di lavoro con iPad Pro usato come tavoletta grafica (e computer al tempo stesso), monitor grande esterno se proprio serve, è / potrebbe essere una soluzione fantastica. Ma ora, siamo abbastanza sicuri, c’è uno step evolutivo che potrà creare un ponte di evoluzione più forte. Questo “step” si chiama Sidecar.

Sidecar è una delle forse poche novità importanti del nuovo sistema operativo di Apple, Catalina. Di fatto, consente di fare cose che già si potevano fare, con soluzioni quali Astropad o Duet, ovvero usare l’iPad come secondo monitor del proprio computer. La novità interessante è che però questa funzione è disponibile direttamente dal sistema operativo, funziona molto bene ed è semplicissima da usare. Perché diciamo che questa evoluzione potrebbe cambiare tutto? Perché farà capire come sia comodo lavorare su una “tavoletta grafica” con lo schermo incorporato, usando i software che più amiamo e siamo abituati ad usare, tutti i giorni. Secondo noi, il “secondo monitor” diventerà quello del computer (quello dove si posizionano le palette), perché su quello primario – quello dell’iPad – si lavorerà con l’immagine direttamente, operando con la Pencil: lo schermo dell’iPad è fantastico, a nostro giudizio superiore a quello della maggior parte dei monitor “tradizionali” perché non solo è di altissima qualità, ma risponde al come le persone “vedranno” le immagini che produciamo… già: le persone ormai vedono i nostri lavori sugli schermi, sempre di più, e sempre meno sulla carta. In più, inutile dirlo, lo schermo dell’iPad è touch quindi molto più “usabile” in fase di post produzione. 

Sembra – ad un occhio disattento – inutile duplicare lo schermo: servono, sempre e comunque, due strumenti: il computer, che pur è connesso in Wi-Fi, e l’iPad, quindi non si tratta di semplificazione, semmai di complicazione. Vero, ma come detto è un ponte. Usandolo come secondo monitor, si imparerà presto a vedere questo strumento come “quello di lavoro”; iniziare a quel punto a sperimentare app e soluzioni “indipendenti” sarà un passaggio veloce e inevitabile. Proprio tre giorni fa, Pixelmator, uno di quei nomi che si sta facendo strada, ha presentato la sua nuova versione Pro, ovvero la release 1.5 definita in codice Avalon, che sfrutta proprio questa potenzialità e che fa capire che si lavorerà direttamente su iPad, poco importa (per ora) se il “computer” sarà sempre quello originale: noi usiamo – nella nostra testa – le “macchine” che abbiamo tra le mani, non quelle che sono eventualmente “connesse” in remoto.

Sarà un passo iniziare a pensare che esistono versioni (non ancora Pro) di Pixelmator per iPad, ma che specialmente la geniale idea che ha fatto nascere la suite Affinity ha previsto, sin dall’inizio la sua migrazione su iOS e oggi Designer e Photo permettono di fare il 99% di quello che si può fare su un Mac anche su iPad, con ulteriori vantaggi: l’interfaccia ottimizzata. Si, usare questi software (non possiamo ridurle a definirle “app”, anche se alla fine è un sinonimo) su iPad è una meraviglia, una volta che si impara – in pochi minuti – il “lessico” gestuale. Si cambia totalmente il modo di lavorare, e partendo dalla strada semplice, ovvero quello di migrare i software tradizionali su iPad “solo” come secondo monitor e come “tavoletta grafica evoluta” sarà davvero molto intuitivo fare il passo definitivo. Non tutti lo faranno, certo, come non tutti sono passati alle mirrorless, come non tutti pensano oggi ad uno smartphone come possibile strumento complementare di lavoro a livello professionale, ma i numeri cresceranno… e quindi cresceranno anche le opzioni disponibili. Arriverà anche Photoshop full, ma forse avrà una strada in salita: altri hanno occupato già le stanze e le sedie più interessanti, Photoshop su iPad rischierà di essere un “bambino” che dovrà dimostrare di poter avere uno spazio importante, ma non è scontato. Vi faremo sapere, visto che siamo stati accettati nel programma di test beta.

In tutto questo, c’è un’ultimo ponte poco discusso al momento, ma che propone anche la strada opposta: le app per iPad ora possono essere convertite dagli sviluppatori con pochi click in software per il Mac, questo vuol dire che le migrazioni saranno possibili da entrambi i lati. Alla fine, gli utenti percepiranno tutto come un unico ambiente, e questo modificherà del tutto e per sempre il modo di lavorare in post produzione (e anche in ripresa… attendiamo solo il nuovo step della fotografia che collegherà ripresa reale e virtuale e questo passerà dai tablet probabilmente prima di quello che succederà con gli smartphone e molto prima delle fotocamere).

Cosa cambierà? Tutto, e non perché cambiano gli strumenti, ma perché cambieranno i flussi e i processi: creativi e produttivi. Cambieranno i luoghi in cui si lavorerà, cambieranno i tempi di produzione, cambieranno i prezzi, i costi e i guadagni. Come detto all’inizio, questo mondo non è più artigianato, ma è visione; la tecnologia e gli strumenti sono solo ingredienti di un quadro molto più complesso, che verrà affrontato con successo da chi andrà oltre: con la mente, prima di tutto.

 

Ps: nel “mentre” Adobe segnala qualche problema tra Mac OS Catalina e Photoshop e Lightroom… come per dire: muoviamoci con calma (almeno nel mondo tradizionale).