In questo periodo ci capita di parlare con molte persone sul come sviluppare la propria attività professionale nel mondo della fotografia. Le esigenze sono due, anche se fortemente legate una all’altra: promozione e prodotti da proporre/vendere. Il lato curioso è che si sta lavorando su una duplice tendenza: un ritorno netto verso l’analogico (cose da toccare) e una spinta ancora più evidente verso il “virtuale” (soluzioni che non hanno supporto).

L’impressione che abbiamo è che bisogna andare oltre al “packaging” delle idee che possono venire in mente facilmente. Cosa intendiamo? Che spesso si cerca nel supporto (o nella mancanza di supporto) la chiave del successo o della differenziazione, e si rischia di cadere nel feticismo o della “moda” del momento. Gli specchietti per le allodole possono anche creare del movimento di interesse, ma quasi mai generano risultati concreti.

Parlare di supporti (o di mancanza di supporti) forse ci porta a vendere supporti. Siamo venditori di carta, di tela, di scatole? Oppure, al contrario, siamo venditori di software per la creazione di realtà aumentata, di occhiali in grado di farci vivere esperienze tridimensionali ed immersive? O, ancora, siamo in procinto di aprire una distribuzione di stampanti 3D? Se le risposte a queste domande portano ad una unica risposta (NO), allora c’è qualcosa in questa ricerca/proposta che non funziona. C’è un altro tema, su cui riflettere: se anche vorrete specializzarvi in un settore specifico (quindi su un media/supporto) cosa succederà quando un vostro cliente avrà bisogno di una soluzione diversa? Facile detto: non vi interpellerà, non vi contatterà… non vi pagherà.

C’è bisogno di trovare un percorso utile, ben strutturato, strategico… sempre che l’esigenza che si sta individuando è quello dell’evoluzione delle competenze e delle proposte commerciali. Se si punta su altre due aree (arte e pura ricerca), allora tutto questo non ha senso trattarlo. Se si vuole essere “artisti”, le scelte non devono e non possono essere legate ad un approccio commerciale. Come dice il designer di automobili, Henrik Fiskar:

“If design isn’t profitable, then it’s art.”

Se si vuole essere “ricercatori”, allora bisogna trovare spazi nell’ambito accademico o delle divisioni R&D delle aziende che ancora investono in ricerca, e farsi assumere per trovare nuove idee che poi qualcuno – l’area marketing – trasformerà in prodotti vendibili.

Questa strada, secondo noi, porta a deviare l’attenzione su alcuni punti fermi, fondamentali, determinanti:

1) Pensare prima al contenuto
Mille volte vediamo progetti che lasciano in disparte l’unica chiave fondamentale, che è il contenuto. Cosa comunichiamo, perché, qual è il fine? Una volta che abbiamo ben chiaro questo contenuto, e sappiamo che è il punto di forza, possiamo domandarci quale possa essere il supporto, il media, il veicolo per trasferirlo con maggiore forza, efficienza, vostro vantaggio economico.

2) Specializzazione vs servizio completo
Oggi è pericoloso, dal punto di vista commerciale, proporsi come realizzatori di un unico media o di un unico anello della catena produttiva. Chi fa “video” verrà chiamato solo da chi avrà bisogno di un video (o che penserà, in una determinata fase del progetto, di averne bisogno). Chi si dichiara “Web Designer” avrà un destino commerciale legato (e si spera che almeno quello arriverà) a questo settore. Il “fotografo” vero chiamato quando serviranno (se serviranno) delle foto. La sintesi è che un fotografo non verrà chiamato quando ci sarà bisogno di un videomaker o di un web designer. Qualcuno dirà “per fortuna!”, altri storcono il naso dicendo che non si può essere “tuttologi”. Il concetto è che però i clienti hanno bisogno di soluzioni complete, e non di “pezzi” o “ingredienti”. Per fare un esempio, il contatto “chiave” della produzione di un catalogo non è il fotografo e nemmeno il grafico, ma lo stampatore perché è l’unico che consegna al cliente il prodotto che chiede, un catalogo stampato (e, incidentalente, è anche l’anello più costoso, quindi quello più “importante” all’interno di un budget). Questa evidenza ha aperto alla creazione di grafica e di fotografia all’interno degli stampatori, che hanno offerto – avendo un ruolo strategico e fondamentale nella filiera di produzione – un servizio completo.
Oggi, le produzioni sono molto più variegate, complesse, indivisibili: essere il centro e il gestore di un prodotto completo è una strategia dalla quale è rischioso sottrarsi.

3) “Linguaggio” ed “esportazione” multipla: ecco come la fotografia diventa HTML5.

Direttamente legato al tema 2, c’è da chiederci: quale è il linguaggio, il percorso tecnologico, la modalità di esportazione del prodotto finale che useremo? Una delle competenze che bisognerebbe maturare sarebbe quella di capire che ci sono linguaggi e soluzioni che ci lasciano aperte tante porte: immagini fisse, in movimento, animazioni, programmazioni. Ci sono i linguaggi/formati specialistici e quelli dalle prospettive più ampie, che secondo noi vanno visti con maggiore interesse.
Il linguaggio “universale” per eccellenza è l’HTML, in particolare nella sua evoluzione HTML5. Una volta che abbiamo un contenuto HTML5 possiamo ottenere sostanzialmente quello che vogliamo:

  • Un sito
  • Una web App
  • Un’app per ogni device
  • Un ebook interattivo
  • Uno slideshow
  • Un video
  • Un video interattivo
  • Un’esperienza immersiva
  • Un libro o un catalogo stampato

Possiamo “muovere” immagini fisse, collegare in modo interattivo diversi video tra di loro, possiamo creare collegamenti, azioni, fare in modo che succeda qualcosa quando muoviamo un device come uno smartphone o un tablet verso destra o verso sinistra. Esempi che potete guardare sono:

Questo effetto di luce (inizia a 1.59 minuti del video)

Video di copertina di JPM7 (inizio video: quello che vedete muoversi avviene inclinando il device)

Non tutti i software che producono/gestiscono HTML5 possono fare tutto quello che abbiamo scritto, ma sempre più questa tendenza diventa forte. Per quale motivo? Ci permette di creare contenuti in formato “raw”, e non intendiamo qualcosa che assomiglia al “RAW” che conosciamo in fotografia, ovvero quello che contiene una gamma di “informazioni” all’interno di ogni pixel, così da poter correggere e modificare l’immagine, ma un RAW che contiene al suo interno tanti tipi di possibili “utilizzi”.

Nel futuro della comunicazione, dell’immagine, delle relazioni commerciali, servono due lingue: l’inglese e l’HTML5. Non è necessario che diventiamo esperti di linguistica britannica così come non dobbiamo diventare programmatori esperti di HTML5. Ma se qualcuno si rivolge a noi o se dobbiamo noi dialogare con qualcuno, queste due “lingue” sono fondamentali.

Nelle nostre attività di formazione, facciamo il possibile per spingere la crescita della cultura dei mezzi che permettono di creare contenuti HTML5 in modo semplice, efficace, proponendo questo orientamento. Poco sforzo “tecnologico” (si impara in fretta ed è più semplice di quello che sembra), massimo impegno, ma tanta cultura e tanta visione: ecco quello che serve.

Fotografia © Falcona / Shutterstock

2 responses

  1. Bell’articolo Luca molto interessante come al solito. Sto aspettando ancora un articolo però sulle nuove possibilità offerte dai nuovi formati enormi di smartphone come iphone 6 plus che forse soppianteranno i tablet e la direzione che prenderà la comunicazione e ll’immagine.

    1. Ne ho parlato spesso nei corsi fatti in questo periodo. Posso schedularlo a breve anche qua :-)

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