La cultura, in Italia, esiste ancora? Non parlo di quella cultura che abbiamo ereditato nei secoli: quella, magari malconcia, poco enfatizzata e poco promossa, quella c’è. Ciò che manca, o sembra mancare, è quella “cultura” che è più vicina al mondo al quale apparteniamo. Un mondo che è quello della cultura contemporanea, dei nuovi mezzi e dei nuovi media.

Oggi mi sento di essere distante mille chilometri, centinaia di migliaia di chilometri da questo Paese che sembra voler andare verso non so dove, ma non incontro a me, non certo verso il nostro piccolo settore di “cultura” che si chiama cultura digitale; c’è da dire che l’Italia non è mai stata – escluse alcune sporadiche eccellenze – un buon territorio per parlarne. Siamo troppo tradizionalisti, o forse solo troppo pigri per affrontare un’innovazione che corre veloce e che quindi è difficile da dominare, o anche solo da capire. Eppure, lo abbiamo fatto e lo facciamo con entusiasmo, con passione, e abbiamo sempre creduto che insieme a tanti altri, malgrado le irte difficoltà, potevamo riuscire a vedere oltre la siepe. Oggi, sinceramente, credo che questa possa essere una battaglia che perderemo tutti.

Oggi si è aperta una ferita, non so se insanabile (oggi sembra così). Mi domando: che senso ha parlare di cultura digitale in un Paese che propone – a nome dell’Istituzione principale della “cultura” in Italia, il Ministero che ne porta il nome – un sito per promuovere la cultura italiana che fa sanguinare gli occhi? Non voglio minimamente trattare tematiche che hanno un risvolto politico, e nemmeno personale: sono apolitico, e applaudo le iniziative e le scelte buone così come critico quelle cattive, seguendo un metro e un giudizio personale (quindi imperfetto e probabilmente nemmeno interessante), e non mi identifico in nessun partito. Il Ministro, Dario Franceschini (al quale mi rivolgo ora, per il resto di questo articolo/lettera aperta), ho avuto modo di apprezzarlo nella sua battaglia per uniformare la fiscalità del libro digitale a quello cartaceo (Un libro è un libro: ancora mi domando perché servisse ribadirlo, ma grazie per averlo fatto e per avere ottenuto questo pur parziale successo, Ministro Franceschini, le sono grato), ma non posso credere che i suoi occhi, Signor Ministro, possano avere avallato lo scempio di un sito che è una porcheria. Non posso tacere, guardando negli occhi – attraverso le fotografie della conferenza stampa – i responsabili di Expo e di altri Enti che erano con Lei a sorridere compiaciuti. Posso addirittura capire che a volte le cose non vengono come si era ipotizzato, ma il compiacimento e le parole di circostanza non sono accettabili, in questo caso: quel sito chiamato Verybello.it fa letteralmente e sinceramente schifo.

Non voglio cadere nell’ironia, quella “della rete”, come da Suo tweet. Amo l’ironia, ma non si può essere ironici quando si è feriti, e io lo sono: ferito. Da amante e difensore della cultura digitale, quel “sito” mi fa sanguinare. Nemmeno entro nelle scelte del nome (che è così dozzinale e privo di stile che non merita di essere contestato, andrebbe abbattuto), e non mi azzardo ad entrare nella questione “costi”, perché sono sicuro che il costo del progetto è superiore a quello “sensato”, ovvero quello che un singolo utente avrebbe potuto investire per avere un sito in WordPress molto più efficace, elegante e coerente (avete speso per la progettazione più di 50 dollari, vero? Fosse stato anche solo questo, l’investimento totale, sarebbe comunque troppo perché il risultato non è quello di un template da 50 dollari…).

No, non parlo di queste cose che spopolano in rete. Parlo di cultura. La cultura non si manifesta mettendo 1300 eventi “culturali”, ma sapendo che la cultura si deve manifestare in ogni sfumatura. Ma come faccio a parlare di sfumature, quando quello che vedo nemmeno sa cosa sono, le sfumature.

Potrei parlare di scelta dell’immagine simbolo, che propone una simbologia così diversa dalla cultura e della bellezza che si vorrebbe descrivere e che toglie anche rispetto all’integrità d’Italia (cavoli, Signor Ministro: nemmeno sono stati capaci di evitare di tagliare un pezzo di Italia, gli amici della Calabria e della Sicilia sono stati spazzati via!), chi è stato il/la picture editor che ha fatto la scelta di una Italia così cupa e tetra? Può chiedere per questa persona “responsabile” la pena capitale (metaforicamente parlando, s’intende) per avere reso una così insensata e imperfetta immagine all’Italia? Ma le scelte ancora peggiori sono relative ad una grafica che nemmeno abbozzata a matita su un foglio spiegazzato sarebbe risultata più imperfetta, le scelte tipografiche che fanno girare nella tomba i nostri avi della cultura del carattere, Manuzio, Bodoni, Novarese, eccetera. Non perché il Roboto e il Montserrat (le font usate per il sito) siano brutte, ma perché sono formattate e impaginate da apparire con la classe di uno sbronzo che rutta e sputa su una tavola imbandita: sono sbagliate le dimensioni, le interlinee, gli spazi pieni e quelli vuoti, la larghezza delle colonne: tutto. Per non parlare di colori: scelte che nemmeno il più impreparato impiegato userebbe nella sua prima (e pessima) presentazione di PowerPoint. Chieda, signor Ministro, non solo a dei professionisti, ma anche ad un giovane e ancora acerbo studente di grafica (ne ho sottomano qualche centinaia, se vuole), e le confermeranno tutto…

Vogliamo parlare della tecnologia? Il sito è stato irraggiungibile per ore… non può esistere, Signor Ministro: i siti devono basarsi su infrastruttura tecnologica che possa sopportare tante richieste. Qualcuno le metterà in bocca scusanti quali: “non potevamo aspettarci un simile successo”, ma spero che lei si rifiuti di dichiararlo alla stampa e in qualche eventuale dibattito parlamentare… se non se lo aspettavano, vuol dire che non sono stati in grado di prevedere quello che è ovvio e forse a questo punto sarebbe meglio affidare progetti impegnativi a chi, invece, prevede il giusto. Un sito che non è raggiungibile per ore nella giornata di sua presentazione ufficiale è un fallimento anche da questo punto di vista. E, ancora, si tratta di un fatto di cultura. Una delle colpe di questo problema di inaccessibilità sta anche nel peso della home page… i siti lunghi sono “di moda”, ma bisogna essere capaci di gestirli, perché se no ogni chiamata della pagina sul server diventa un dramma. Ahh… una cosa: a Google le pagine uniche non piacciono, e in questo mondo l’opinione di Google conta parecchio, lo dica agli esperti che le racconteranno tante belle cose per giustificare il loro operato (non quando pochi in rete reclamano: quando vi accorgerete durante l’Expo che non sta funzionando nulla).

Non scenderei nella componente dei contenuti (i contenuti sono “cultura”, caro Signor Ministro), ma possibile che non sia venuto in mente a nessuno di spiegare il sito? Si, forse qualcuno dirà che c’è un post che anticipa un video (pessimo, Signor Ministro, anche perché non si capisce che si tratta di un sito, sembra un’app per iPad). E il titolo declama:

Verybello! Tutta la ricchezza dell’offerta culturale italiana da maggio a ottobre 2015.

Da quando la cultura ha la data di scadenza? Suvvia, Signor Ministro… chi è il copy o il titolista di tutto questo? Fa ridere… no, ferisce…

Pensa che siano sufficienti le frasi ad effetto e i sorrisi della conferenza stampa e gli articoli dei media sornioni (le hanno detto, Ministro, che ormai le persone reputano più credibili e affidabili i motori di ricerca, e sempre meno i media? Qui, nel caso, c’è un sondaggio che ne parla). Una introduzione che dice quali sono gli obiettivi, qualche consiglio, qualche orientamento…

Non parlo della mancanza delle lingue straniere (ne hanno parlato in tanti, fa ridere però un sito che parla in Italiano – anche solo agli inizi – e che si rivolge agli stranieri) o delle programmazioni che non solo non funzionano ma addirittura sono incomprensibili nell’uso (anche di questo ne hanno parlato altri). Vorrei solo che capisse che questo sito non è cultura. Che nessuno, in primis Lei che deve difendere la Cultura Italiana per il ruolo che le è stato dato, nessuno può affiancare la parola “cultura” a questa schifezza. Se le persone di Cultura (ci auguriamo che ne vengano tante, per l’Expo: gente di cultura) dovessero vedere questo sito, avrebbero una sola certezza: che la cultura, in Italia, non esiste più. E quello che rimane, potrebbero ben vederlo online, senza mischiarsi con una Nazione che appare così priva di concretezza e valore.

Buttiamolo giù questo sito (è facile, basta un click). Non siamo capaci… evidentemente non siamo capaci di farne uno che funziona. Oppure pensiamo ad un restyling, ne conosco nel mondo diversi, molto bravi (ma chiunque potrebbe consigliare qualcosa o qualcuno che farà meglio, glielo assicuro). Oppure facciamo un concorso, beninteso a costo zero (già si è speso tanto… immagino): chi vorrà proporre qualcosa di buono e gratis, per il bene dell’Italia, si faccia avanti. Però bisogna correre, troppo tempo si è passato per costruire questa schifezza, e ancor più tempo a non vedere qualcosa che è evidente.

Questa non è contestazione, non è ironia controcorrente. Non è polemica. E’ dolore. E’ che una parte degli italiani si vergogna di essere italiana, se non vengono rispettate quelle componenti di serietà. Non funziona più essere i giullari che suonano il mandolino e fanno la pizza. Se l’Expo è un momento per rivitalizzare la nostra economia (ho dei dubbi, ma voglio fidarmi), non possiamo presentarci così. La cultura (l’amore per la cultura) ce lo impedisce.

Se non è possibile chiudere Verybello.it, se non si può modificare, chiedo eventualmente un ultimo favore, se possibile: inserire una pagina chiamata “NOT IN MY NAME”, con la lista dei nomi di coloro che dichiarano che questo sito non è stato fatto in nome loro (il mio lo trova in calce a questo articolo). Grazie, e buon lavoro a tutti.

 

Update: ora si è anche scoperto che le immagini pubblicate su Verybello sono state piratate con la scusa che “sono di dominio pubblico perché sono online”

28 responses

  1. Pienamente d’accordo. E’ l’ora di finirla con un buonismo di maniera. Questa gente ci rappresenta nel mondo come la patria dell’arte con questi obbrobri. Qui non si tratta di mancanza di fondi, qui è lampante che le persone che decidono non hanno le competenze per decidere. Questa è la radice di tutti i mali italiani.

  2. caro Luca,
    che ne dici di un flash mob… tutti a Milano in Darsena a sanguinare insieme per verybello? davanti allo scempio estetico del nuovo mercato comunale, tutto quel nuovo cemento dipinto di un verde improponibile (pensavamo fosse la prima mano antiruggine) confezionato per l’Expo? dove sono finiti gli architetti e i designers?
    noi abbiamo scritto 2 mesi fa all’assessore del comune di Milano per protestare, ma ci ha risposto:
    “se mi posso permettere l’ ardire di citare il grande Giulio Cesare risponderei con una sua proverbiale frase:
    “de gustibus non dispuntandum est”.
    Gli abbiamo scritto di dare un’occhiata ai mercati comunali di Barcellona, Stoccolma o il nuovissimo a Rotterdam inaugurato proprio lo scorso autunno…
    Se organizzi qualcosa noi ci siamo! chissà se in 3 possiamo fare qualcosa? e se viene Giovanna siamo in 4!

  3. Concordo in pieno: TUTTO.
    Ma cosa vuoi Luca? In realtà l’Italia non è un paese di giullari, con tutto il rispetto per i giullari, ma un paese di Pagliacci…con tutto il rispetto per i Pagliacci. Questa sarà stata l’ennesima occasione nel quale hanno mangiato gli amici o gli amici degli amici…e questo basta per aspettarsi l’insensatezza dell’operazione e la totale assenza di cultura. Dimenticavo…forse, la Lettera aperta al Ministrello, sarebbe meglio che la spedissi con un piccione viaggiatore con piccione di ritorno, altrimenti non credo verrà mai a conoscenza delle tua così puntuale, veritiera e costruttiva critica, questo non per la fama indiscussa di questa “finestra” sul mondo, ma perché non credo che il Ministrello ed il suo staff sappiano reperire una qualsiasi informazioni in internet. Un caro saluto ed un Abbraccio grande di Buon 2015 Luca! Anche se in ritardo. Ti seguo sempre con Enorme interesse ed ammirazione!

    1. In realtà questa volta abbiamo persone che Internet lo usano bene, la ferita è proprio per questo.

      1. Se dici che internet lo sanno usare ed il risultato è questo, credo che allora l’unica spiegazione rimanga il fatto che sono amici o amici degli amici e l’unico obiettivo era ingrassare le tasche di qualcuno…altrimenti…credo si debba rivedere l’opinione anche sulle loro capacità…quanto alla ferita…al di la della speranza di vedere un paese come l’Italietta di risollevarsi (ammesso che negli ultimi 150 anni sia mai stata in alto), forse bisognerebbe rivedere anche il concetto di ferita. In Italia esistono alcune realtà sane e capaci, “singoli” come te e la tua realtà che hanno qualcosa da dire, ma la maggioranza è composta da una melma che contagia tutto con il proprio affarismo di bassa qualità studiato a tavolino per incamerare soldi a palate facendo possibilmente nulla. A questo punto…vale la pena sanguinare?! Mi spiego meglio: ammetto che si possa voler bene ad una terra eche ad i nostri occhi a toccato il fondo, ma ogni giorno, personalmente, scopro che quello del giorno prima non era il fondo, consapevole del fatto che domani avrò la stessa spiacevolissima sorpresa ed è così ormai da troppi anni, almeno per quello che mi riguarda…allora…ha ancora senso sanguinare?! Oppure sarebbe meglio iniziare a rassegnarai all’evidenza che avere speranze per un paese come questo è semplicemente una perdita di tempo?! Beninteso, non voglio fare né il pessimista né il disfattista, è un dubbio che ho mentre mi alleno a trovare il coraggio di andarmene (perché anche io sanguino). Questo è un paese di squali (poveri animali che amo, e solo io so quanto li adoro) e l’atteggiamento è quello del bordello. Io lo vivo tutti i santissimi giorni nel luogo in cui lavoro e nella città in cui sono nato. In questo paese non c’è spazio per la comprensione e per i rapporti umano sinceri, figuriamoci per quelle situazioni dov’è previsto un profitto. A tal proposito ricordo una tua frase in un momento della mia vita, frase unica nel suo genere (pronunciata in una sera di aprile al telefono e per il quale ti sarò riconoscente per sempre, per la sua umanità), ma è stata davvero un avvenimento unico. L’Italia non è questo e il profitto viene prima di tutto…prima della cultura, prima del merito…prima delle persone…sanguinare non serve…

  4. Come non essere d’accordo con quella che scrivi? Mi viene solo da aggiungere che é lo specchio della realta in cui ci troviamo. Da quanto tempo non vai in un museo? Per lavoro frequento quegli ambienti “culturali” ( oggi meno, la mannaia dei tagli ha colpito pesantemente la presenza dei fotografi professionisti in questo settore) ti assicuro che quel sito è la cosa più bella che ne può scaturire…

  5. Aggiungo il mio nome a quanto hai scritto, caro Luca. Un’Italia di cialtroni sensa limiti.
    Ho sempre pensato che l’EXPO 2015 fosse solo l’occasione per ladrare su tutto…
    Questa è una ulteriore conferma. Che squallore…

  6. è veramente pietoso, mi chiedo dov’è l’anima italiana, a volte frivola ma sempre allegra, sorprendente.
    dov’è il nostro design, che fatto machine, mobili, oggetti meravigliosi?
    questa lavoro fa schifo, e i responsabili devono essere denunciati, non rappresentano la storia, la cultura e lo spirito dell’Italia che speriamo non sia morta e sepolta.
    è da denunciare, combattere, demolire e spegnere questo sito.
    lo chiediamo a qualche hacker?
    è lanciata la proposta.

  7. …certo un sito destinato principalmente agli stranieri, che parla solo italiano. Solo in Italia è possibile una cosa di questo. E vogliamo parlare di alcuni contenuti fotografici?

  8. #senzawords
    È l’hashtag che sta invadendo il web in risposta a questo sito. Direi che c’è poco da aggiungere !
    Chiunque abbia a cuore il paese dove vive non può che indignarsi per questo ennesimo obbrobrio.

    In merito ai contenuti poi, mi è venuto in mente un aneddoto che ora vi racconto.
    Qualche anno fá un mio anziano vicino di casa mi chiese di ritoccagli una foto della sua moglie defunta anni prima,
    La foto come mi disse lui era stata “scannata” da suo nipote. Per hanni ho sorriso all’idea di una foto scannata…
    finché oggi sul stio verybello ho voluto dare un’occhiata agli eventi nella mia regione ( Toscana) ; dunque c’è proposta una mostra al museo del Bargello a Firenze ed è accompagnata da una foto del palazzo. Ora chiunque voglia comprendere il concetto di una foto scannata ( e intendo letteralmente scannata, e non scannerizzata come voleva dire il mio vicino ) vada a vedere quella foto. Se io fossi un responsabile del polo museale fiorentino chiderei i danni a chi ha pubblicato quella foto….

  9. C’è un precedente…. italia.it…..voluto dall’ex ministro Francesco Rutelli, un’altro fenomeno. Fondi stanziati? 45 milioni di euro. A me pare che siamo noi italiani che amiamo farci prendere per i fondelli….

  10. Eh sì proprio un lavoro mal fatto.
    Serberebbe il risultato di un progetto con un budget ridotto al minimo e realizzato in economia dall’amico dell’amico che lo fa come secondo lavoro (malamente!)
    Sarebbe curioso conoscere il budget e gli estremi della gara d’appalto. Magari era davvero un’appendice di un capitolato più importante… Mah.

  11. Caro Luca,

    Oggi mi servirebbe il tasto “like” da mettere a tutti i commenti che hai ricevuto e sicuramente riceverai.

    C’è, appunto, il PRECEDENTE di italy.it che aveva già fatto sparire immense quantità di danaro pubblico, e sarebbe interessante (oltre a masochistico) sapere quanto altro abbiamo speso per questa indecenza.

    Continuo a pensare che la cultura in Italia c’è, ma è completamente tagliata fuori da una classe dirigente incapace e offensiva.

    Su una cosa che scrivi, però, non sono d’accordo:

    “…Oppure facciamo un concorso, beninteso a costo zero (già si è speso tanto… immagino): chi vorrà proporre qualcosa di buono e gratis, per il bene dell’Italia, si faccia avanti.”

    A mio modesto parere riparare gratuitamente ai loro danni è un danno ancora maggiore perché, la volta successiva, i loro “affari” continueranno a farseli, mettendo da parte per l’ennesima volta la vera meritocrazia.

    E comunque aveva proprio ragione quello che diceva “di cultura non si mangia”… infatti ci mangiano loro!

  12. Ieri pomeriggio sono rimasto impietrito dal tuo articolo caro Luca. Tornavo a casa e non ho potuto completare la lettura che ho ripreso oggi dopo un mattiniero set fotografico. Già ieri mentre lo leggevo cominciava a rivoltarsi lo stomaco, un senso di malessere e di impotenza unito ad una certa dose di incazzatura. Si, oggi sono proprio incazzato per questo “VeryBello!” ma ancora di più per come hanno utilizzai male i nostri soldi, i nostri soldi, i nostri soldi. Poi devo ammettere che dai commenti che mi hanno preceduto mi sarei aspettato un po’ meno politichese e meno frasi scontate; qui bisogna trovare il modo di capire Sarebbe curioso conoscere il budget e gli estremi della gara d’appalto come ha detto qualcuno prima di me, perché sono i nostri soldi. Come fare? C’è un modo per poter conoscere questi dati o anche questi sono secretati? C’è modo di conoscere il nome dello sviluppatore del sito? Partiamo da qui, andiamo ad intervistarlo, mettiamo in rerte il video, comunichiamo il tutto agli organi di stampa, alle agenzie giornalistiche; mica siamo in Unione Sovietica! Ti prego Luca, proviamo a capire cosa fare perché in definitiva le fonti di informazione nazionali non riportano una critica o un commento su questa faccenda tanto italiana. Chissà, magari, il sito è stato omaggiato dall’agenzia che si occupa di tutto l’impianto di comunicazione. Da rabbrividire se è vero. Grazie per il tuo articolo, e per la tua energia Luca.
    salvatore

    1. Non conosci un modo migliore per suicidarsi e buttare al macero tutta la credibilità di 30 anni di lavoro? LOL

    1. Credo che i 5 milioni siano per la promozione della cultura italiana nel periodo expo, non il costo del sito :-) come detto, però, se hanno pagato tutto più di 50 euro hanno comunque speso troppo :-))

  13. Ciao Luca, mi sono permesso, commentando un articolo su ilfattoquotidiano.it che chiedeva spiegazioni al Ministro inerenti il lato economico burocratico (articolo di Guido Scorza), di segnalare questo tuo puntuale e prezioso articolo di analisi del sito in questione.
    È giusto che tu sappia che ho riportato il link al tuo articolo, Jumpaer Magazine ed il tuo Nome.

    Spero a Presto
    Carlo

  14. Ultime notizie apprese oggi da “Il giorno” online:
    “Ha vinto con un’offerta di 35mila l’agenzia Lola, fondata a Roma nel 2003 da Andrea Steinfl, esperienze in Rai, Swatch e Thun (si legge dal profilo Linkedin). La società, da pochi mesi con uffici anche a Milano, si è occupata di progetti per Pitti, Fiat e l’ospedale San Raffaele.”
    Che dire….

  15. Franceschini oltre che DIRE di aver fatto un bando magari sarebbe anche il caso pubblicasse un link di qualche genere (visto che i bandi, anche quando terminati rimangono comunque online). Oltre questo piccolo, insignificante dettaglio, il resto è ugualmente vergognoso a partire dalla lingua (che doveva essere pubblicata PRIMA in inglese). Altro punto di non poco conto è “la versione beta”. Una conferenza stampa per presentare IN CHIARO una versione beta? E a quale scopo? Per subire una montagna di critiche?
    Il sito è a detta di tutti quelli che ci lavorano, da anni (come il sottoscrito) a dir poco penoso, antifunzionale, pieno di bug ed estremamente (ma qui è una questione di gusti) Verybrutto.
    Una cosa comunque la esprime in maniera assolutamente eccelsa. Il tipico spirito Italiano, dove le cose sono fatte così, dal cugino di un parente “che ha un’agenzia a Roma. Il nome lo sceglie lui che è creativo, tanto a noi cazzo ce ne frega”.
    Bravo Franceschini, bravi tutti. E bravo pure a tuo cuggino.

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