La fotografia, fin dalla sua nascita, è stata una tecnica (più o meno artistica) legata alla riproduzione dell’immagine. Non ha senso vedere la fotografia come un prodotto unico, ma anzi la sua forza è la possibilità di ottenere copie multiple. Se ci pensiamo, una sola azienda al mondo, Polaroid è riuscita a trarre profitto dalla produzione di una immagine fotografica singola, e comunque quasi mai questa caratteristica di unicità è stata usata come valore aggiunto; più che altro, le persone hanno prodotto milioni di scatti Polaroid apprezzandone un’altra caratteristica: l’immediatezza.

Ci sono fenomeni artistici o (ancor più) commerciali che hanno sviluppato una sorta di violenza nei confronti della natura stessa della fotografia, in quanto mezzo adatto alla riproduzione, proponendo soluzioni che distruggevano i negativi o comunque la matrice della riproduzione dopo un certo numero di scatti o di stampe. Nelle riproduzioni d’arte, la tecnica del biffare (segnare per rendere inutilizzabile) la lastra di stampa ha consentito di creare un valore di quasi unicità alle opere riprodotte, potendone indicare il numero di copie eseguite (1 di 20 per esempio).

Questo, tutto questo, appare un controsenso e un asincrono rispetto alla cultura attuale. L’immagine fotografica non nasce solo per essere riprodotta, ma specialmente per essere “trasferita”, ovvero per essere condivisa. Un istante dopo averla scattata, le persone hanno il desiderio di mostrarla a tutti, a testimonianza di un motivo emotivo che li ha portati a scattare quella stessa foto. L’abbinata tra “essere sempre con noi” e la capacità di distribuzione immediata (tramite social o via email) ha fatto il successo degli smartphone, con numeri che sono davvero sconvolgenti:

si stima un “trilione” di foto scattate nel 2014

• dell’ 1.8 miliardi di apparecchi venduti nel 2014 (stima), il 95% saranno smartphones (quindi solo il 5% saranno macchine fotografiche “stand alone”).

La comodità di condivisione delle fotografie ha messo d’accordo quasi tutti, facendo chiudere un occhio dal punto di vista qualitativo: vince la velocità dell’essere online in un istante, e le aziende del settore fotografico hanno una grande colpa: quella di non avere pensato in tempo come contrastare questa necessità del mercato. Lo avrebbero potuto fare molto facilmente, inserendo moduli Wi-Fi, Bluetooth o addirittura alloggiamenti per schede telefoniche 3G per la condivisione/sharing delle immagini appena scattate. Forse (forse…) la storia della fotografia e della sua industria sarebbe stata scritta con parole e fatti diversi.

Per chi pensa che la qualità della propria fotocamera possa comunque essere una chiave di successo per il proprio lavoro, ma al tempo stesso vuole andare incontro al desiderio del mercato con un sistema di condivisione efficace può dare un’occhiata a questo progetto su Kickstarter: si chiama Lumera e promette di aggiungere alla vostra reflex (al momento Canon e Nikon, ma si può compilare una form per richiedere per il futuro anche altre compatibilità) tale funzione. Appare una soluzione ancora un po’ grezza, ma promettente, e forse potrebbe essere una soluzione sulla quale basare un “servizio” professionale: foto ad altissima qualità, immediatamente disponibili on line, scattate con fotocamere che non tanto in termini di numero di pixel (un elemento opposto alle esigenze di diffusione online), ma di resa del colore, di inquadratura, di sfuocato possono fare concretamente la differenza. Si tratta anche di una soluzione ovviamente per il mondo del fotogiornalismo, settore che sempre più vuole fare a meno di andare in giro con pesanti computer per la “semplice” distribuzione delle foto; tra l’altro, Lumera consente anche semplicemente di copiare le fotografie appena scattate su una qualsiasi chiavetta USB… anche questa è una buona idea semplice ed efficace in certe situazioni.

Sarebbe bello avere fotocamere che fanno già questo? Si, sarebbe molto bello, in parte ci sono schede SD che fanno questo, ma Lumera è molto più evoluto come sistema, e non siamo certo noi che dobbiamo dirvi che le grandi aziende potrebbero fare molto, molto meglio, e in modo molto meglio integrato. Ma almeno oggi, se vogliamo, possiamo avere una risposta. Lo ribadiamo: la strada del business fotografico porta a soluzioni che possono essere sempre più vicine alle esigenze del mercato per quelle che sono le “esigenze percepite” dal mercato stesso. Se stiamo a trastullarci sul come lavorare con dettagli che nessuno (a parte noi) è in grado di vedere, allora il nostro futuro sarà sempre più incerto.

Al tempo stesso, sta germinando qualcosa nella nostra mente… ovvero che il futuro della fotografia non sarà solo quella del trovare strade per essere sempre più velocemente riprodotta e distribuita online. Questa è l’esigenza primaria, ma un’altra si sta materializzando, ed è assolutamente opposta. Totalmente opposta, e sarà rafforzata proprio dal progressivo rafforzamento del mercato della prima strada. E, come tutte le strade di nicchia, avrà bisogno di elevatissima qualità. Ma questo non è un argomento per il periodo che abbiamo di fronte, questo è un periodo fatto di corse, di chiusure. Il 2015 ci porterà altri obiettivi, e noi siamo già al lavoro per renderli grandi.

4 responses

  1. le fotocamere sony tipo a7 a7r ecc ecc già lo fanno! tramite smartphone o Wi-Fi e un app da installare sulla fotocamera per la condivisione su social, funziona molto bene.

    1. Si, e non solo Sony. Lumera sembra più fluida e completa come soluzione, si vedrà :-) in ogni caso, il vero problema è: i professionisti accetteranno di condividere in real Time le foto, prima del “make-up” in photoshop ? Buona serata

  2. ottima osservazione! forse quelli che sono nati con le dia e le piane…. si pensava di più e gli scatti costavano ;-) Buona domenica Luca

    1. Già. Mauro: ai “nostri” (di sicuro ai miei) tempi il responso non arrivava dal fotografo, non dall’LCD… ma dal laboratorio e – se non andava bene lo scatto – non c’era quasi mai più niente da fare ;-)

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