Il workflow del nostro lavoro è destinato a cambiare. A dirlo non è “il nostro settore”, ma quello che ormai governa il nostro mestiere da 20 anni: l’informatica.

Con l’avvento del digitale, è cambiato tutto, ma in fotografia siamo entrati in un nuovo mondo (quello dei computer) cercando di farlo nostro, introducendo delle metodologie che non erano poi così sensate dal punto di vista informatico, ma che ci facevano e ci fanno star meglio. Il problema è che questo approccio non è sano e rischia di compromettere la prossima evoluzione che abbiamo di fronte: al punto che nemmeno riusciamo a vederla, questa evoluzione. Il problema vero, concreto che ci penalizza è basato sulla quantità di dati che produciamo. Non solo sono troppi, specialmente sono inutili.

So di essere poco popolare, so anche che pioveranno critiche, forse qualcuno mi considererà un incompetente… da parte mia, accetterò queste critiche, perché non c’è modo di andare avanti così. Qual è il tema? Produciamo troppi (troppi, troppi) detriti digitali. Inquiniamo noi stessi, i nostri hard disk, il cloud con terabyte inutili, e lo facciamo perché non abbiamo fiducia, perché abbiamo paura, perché siamo insicuri. I dati digitali non ci convincono, vorremmo ancora “stamparli tutti” per poterli vedere serenamente morire causa intemperie, pur di non subire il rischio che questi contenuti impalpabili possano sparire. Facciamo backup di tonnellate di dati, e quando succede qualcosa ci accorgiamo di non avere salvato le uniche cose importanti.

Perché questo problema – che esiste da sempre – dovrebbe condizionare il nostro futuro, se poi non ha condizionato/limitato il nostro passato e il nostro presente? Perché due motivi:

  • Il lavoro è sempre più veloce, stressante, i tempi si riducono e noi dobbiamo riuscire a trasferire velocemente il nostro lavoro. Le connessioni, pur in evoluzione anche in Italia, sono ancora troppo lente per gestire questo passaggio di dati eccessivi
  • I device che useremo sempre di più sono dotati di hard disk troppo piccoli, non abbiamo spazio, se non pagando cifre folli (e comunque non si va oltre ai 128 Gb)

Su questo argomento c’è molto da dire, probabilmente un intero libro, e lo scriveremo a breve, mettendo a confronto il vecchio workflow e il nuovo, che non è “cool perché nuovo” ma inevitabile perché non possiamo – come detto – andare avanti così. In questa sede vi riassumiamo velocemente quello che – appunto – andrebbe discusso con approfondimento, con fatti e con test. Vado veloce:

1) Esiste un’archiviazione da USARE e una di “GARANZIA”. L’unica che davvero “serve” è quella da usare, e quella da “usare” è pratica, leggera e priva di teoria: è solo pratica. Si conserva quello che si vende, quello che il cliente è in grado di percepire e di “comprare”, il resto è… se volete mettetelo da qualche parte, ma non inseritelo nel workflow del lavoro: costa troppo e blocca tutto il flusso.

2) Possiamo ancora scattare in Raw, ma proprio se pensiamo di dover fare correzioni davvero sostanziali. Se no, usiamo il Jpg. (Vi lascio lo spazio per urlare allo scandalo… poi ragioniamo). Il ragionamento è: se dobbiamo correggere davvero tanto, vuol dire che abbiamo fatto errori in ripresa e non possiamo generare gb e gb al giorno perché “forse abbiamo sbagliato”: i professionisti non si possono permettere di sbagliare. Quindi va bene riempire le schede con i RAW, per qualsiasi evenienza e anche per lavori particolarmente accurati, ma vanno in archivo “GARANZIA”. Il giorno che perderete questo archivio, probabilmente non ne sentirete la mancanza. Sugli HD e sul cloud archiviate SOLO gli scatti buoni e in Jpg (tutto il mondo stampa in Jpg, tutti gli schemi “vedono” il Jpg, tutti i media usano il Jpg… anche quelli bravi!).

3) Dopo venti anni che si parla di risoluzione e gestione del colore per la stampa, dobbiamo introdurre due tematiche che faranno male: a) il 90% delle immagini e della comunicazione al mondo viene vista su un monitor e probabilmente nessuno sa COME ottimizzare le immagini per gli schermi (sapete come ottimizzare immagini per gli schermi retina rispetto a quelli normali? Se non avete fatto un corso con noi, se non vi siete scaricati 2 ore di corso su JumperPremium… probabilmente no). b) tutti gli schermi tablet e smartphone NON gestiscono il colore, quindi tutte le procedure della gestione colore possono essere buttate nel cestino.

4) Le immagini e il nostro lavoro deve essere condiviso con il cliente. Se non sappiamo come ottenere un flusso che permette di condividerlo su reti informatiche non possiamo credere di poter essere efficienti.

5) L’unico modo per avere un backup efficiente dal punto di vista della sicurezza e dal punto di vista della flessibilità (archivio UTILE) è il Cloud. Per archiviare sul Cloud non si può pensare di salvare miglia di Tb, per problemi di tempo e per problemi di costi.

6) Non bisogna confondere “archiviazione” con “accesso”: ancora più importante, in una gestione “CLOUD”, è la possibilità di accedere e di condividere un contenuto rapidamente. Mi direte che non si può avere sul cloud tera e tera… che ci vuole troppo tempo e costa troppo? Ecco una soluzione che ho (ri)installato in 2 minuti che mi ha permesso di condividere in rete TUTTO il mio HD del mio computer (500 Gb), ma se avessi avuto un disco da 4 Tb ci avrei messo lo stesso identico tempo… (e vede anche i dischi collegati: chiavette, HD… fantastico!). Ne avevo parlato più di due anni fa, di Tonido, e ora quello che veniva proposto “a poche decine di euro” è totalmente gratuito: si scarica il software e in un istante tutto quello che volete è già online, senza upload, potete condividere, anche a distanza, anche da uno smartphone di qualsiasi marca (o da qualsiasi computer, basta un browser) il link di un documento o inviarlo direttamente via email.

Archivio_Fotografie_Workflow
Non è solo Tonido che può fare questa cosa, ma probabilmente è il più semplice, economico e facile da usare. Altre soluzioni richiedono/propongono degli hardware che permettono di gestire in modo migliore o più potente la sincronizzazione dei contenuti. Per esempio, ci siamo innamorati di questa soluzione che si chiama Transporter, che permette di collegare un HD esterno (o di inserirne uno) per sincronizzare tutti i contenuti che desideriamo dei nostri computer in rete e poter accedere a questi anche a distanza. Sembra uguale a Tonido, ma con una differenza: invece che avere il computer acceso e “in studio” (o a casa) possiamo portarci via il computer e lasciare solo il Transporter a gestire i contenuti che avrà nel frattempo sincronizzato. Pensateci: costa come di un anno di Dropbox, ma potete inserire fino a 4 Tb online, senza fare upload e senza pagare più nulla (il secondo anno sarà gratis). Ovvio che… la responsabilità della connessione è legata a voi e non ad un servizio esterno, è ovvio che se qualcuno scaricherà un vostro contenuto userà la vostra connessione di upload (per voi è un upload, per gli altri un download), ma è anche vero che il tempo di connessione sarà un problema “loro” e non vostro, e specialmente i dati saranno in un cloud privato.

7) Tempo un anno e i computer si chiameranno tablet. E’ sicuro che la fusione tra mondo desktop e mobile ci sarà, e ci sarà a breve. Secondo noi, succederà il prossimo anno con il prossimo sistema operativo Apple. La fusione è pronta, serve solo che ci venga “detto” che potremo aprire app mobile anche con il computer, e che usciranno Tablet con schermi più grandi e processori/ram più potente. Oggi un iPad Air 2 è potente QUANTO un Macbook Air, e le loro prestazioni sono analoghe (guardate qui), il prossimo modello sarà ancora più performante. Quello che dobbiamo fare è capire come includere, già oggi, un workflow basato su questo tipo di device (o quelli che verranno, che saranno però SIMILI a quelli attuali): nuove app, nuovi sistemi di archiviazione, di condivisione, di lavoro. Su questi device si vive sulla connettività, non sui dati residenti sulla macchina… per questo dobbiamo lavorare in modo più snello. Stiamo facendo dei test di trasferimento dati tra computer (usb 2–3) e iPad (Lightning), che pubblicheremo in una dispensa su JumperPremium, mostrando anche i processi a confronto tra app che sono state “trasportate” sul mobile (per esempio Lightroom) e altre invece che sono nate per il Mobile (che offrono secondo noi un’interfaccia più efficace, anche se dobbiamo imparare a usarla: i fotografi sono molto tradizionalisti).

8) Un computer archivia foto… un tablet/phablet scatta anche foto e fa video). Forse fa ancora sorridere molte persone… ma il concetto che oggi avere un sistema che oltre a fare tutto quello che fa un computer permette (sicuramente non in tutte le situazioni), di scattare foto e fare film è un elemento interessante, perché – dal punto di vista del puro workflow – non bisogna spostare alcun dato, è già residente nel “computer/tablet/phablet” (come vedete, parliamo anche di Phablet, che sono un’altra parte di questa rivoluzione).

Lo sappiamo, stiamo toccando tasti delicati, anche fastidiosi. Ma lo facciamo per smuovere un approccio che, come detto, non funziona più. Dobbiamo diventare bravi ed essere veloci, mantenendo alta qualità, riducendo gli attriti che rendono lungo il passaggio da supporto fisico a Cloud. Dobbiamo pensare a lavorare per gli schermi (che sono più complicati che la stampa e non si conoscono), dobbiamo non cadere in costi eccessivi (tempo e soldi). Dobbiamo diventare, finalmente, dei fotografi “dell’era digitale” che non c’entra nulla con il non usare più la pellicola. Di questo, come detto, c’è molto da dire e da imparare. Ti senti confuso, preoccupato, arrabbiato? Hai bisogno di un aiuto, di una task force che passa il tempo a cercare di orientare e a trovare soluzioni, che sono basate su buon senso ma anche con una visione che deve evitare di farti scoprire troppo tardi le occasioni per fare un balzo in avanti dal punto di vista del business. Considera OGGI di abbonarti a JumperPremium, per essere in prima linea nel futuro. Diciamo OGGI perché OGGI parte una promozione che ti consente di avere JumperPremium con uno sconto NATALIZIO. Se non credi più a Babbo Natale, forse devi ricrederti, ma ricordati che se non gli scrivi una letterina non saprà mai di cosa hai bisogno.

MANDACI UNA MAIL PER AVERE L’OFFERTA SPECIALE A JUMPERPREMIUM/NATALE, OGGI… è una promozione che ha una scadenza brevissima.

9 responses

  1. La prima cosa che mi hanno insegnato andando in montagna è che più grosso è lo zaino, più cose inutili ci metti dentro. Lo zaino poi te lo devi portare in spalla da sola e, se è troppo pesante, diventi lenta, fai una fatica del boia e non riesci a goderti il bello dell’escursione.

    La stessa cosa mi è successa con l’archiviazione digitale. Più spazio, più hard disk, più file salvati e tenuti “perché, magari chi lo sa…possono servire”. Montagne di dati tra cui scavare per cercare l’unica informazione che avrebbe avuto senso conservare.

    Ho apprezzato molto questo articolo, sono tutti punti su cui riflettere.

    Cancellare comporta prendere una decisione, che è sempre più difficile che non farlo.

  2. Ciao Luca, mi scuso per eventuali errori di battitura ma sono in un circolo al passo de Carmine vicino a Pometo dove abito, il segnale per la connessione ad internet è così scarsa se non assente che per potermi collegare alla rete vengo qui dove hanno la wi-fi gratuita per i soci. Sono al buio mentre alcune persone stanno guardando un film, la tastiera è retroilluminata e questo facilità la scrittura ma distrarsi con la televisione accesa per me è molto facile. Cosa centra con quello che hai scritto? in qualche modo centra soprattutto per l’arretratezza delle linee in questo bellissimo paese. Ho anche comperato una sim LTE della Tim con router portatile ma solo se mi trovo a Pavia dove ho lo studio (Pometo si trova sulle colline dell’Oltrepò Pavese) riesco a sfruttare la potenza dell’LTE, fuori dalla città non se ne parla.
    Però mi domando, qualche anno fa veniva consigliato di convertire tutti i nostri file RAW in DNG e ora in pratica dobbiamo rivedere completamente il flusso di lavoro e tutti quei dati..mah. Non sono passati poi così tanti anni…chissà che novità ci saranno tra altri 5/7 anni. E te lo dice uno che sempre si pone ricettivo in tutte le variazioni dati dall’evoluzione.
    ps. ho una linea Fastweb in studio, 20 Gb di traffico a disposizione con il contratto della 3 sul telefono che uso anche come router wi-fi e ora 20 gb a disposizione della sim LTE della Tim eppure non bastano, dovrei istallare un’altra linea in casa…

    1. Ciao Flavio. Già: la situazione in Italia è peggiore di altre realtà, specialmente quando vivere in posti migliori delle terribili e inquinate metropoli ci porta anche “solo un po’ fuori”… e la vita migliore la paghiamo con una connessione terribile: sarà anche per questo che mi troverai sempre più grigio ma al centro delle connessioni ;-)

      Si, in qualche anno è cambiato molto. Ad osservare i fatti, quello che è cambiato meno è stata la risoluzione delle fotocamere, che pur crescendo non sono molto diverse da 5/6 anni fa… sono cambiate due cose, invece:

      1) La velocità frenetica del lavoro (peggio oggi di 5 anni fa, che pur era già molto frenetica)… e peggiora

      2) Sono arrivati i device mobili (tablet, smartphone).

      Queste due cose, specialmente il punto 2, ha cambiato il modo di fruire e di gestire i contenuti. Tutto passa dagli schermi (e, lo ripeto, quasi nessuno sa come ottimizzare delle immagini sugli schermi ad alta densità… ma è possibile? Noi davvero rimaniamo senza parole, quando iniziamo a spiegare l’ABC su questo mi accorgo che i fotografi nemmeno immaginano come risolvere questo tipo di problematica). E la velocità, lo scattare sempre di più ci porta a degli archivi che non hanno letteralmente senso.

      Mi dispiace per chi magari ha fatto del RAW il suo biglietto da visita, ma non abbiamo più tempo, voglia e possibilità di connessione che possa portare avanti questa logica. Vogliamo files leggeri (ma non di bassa qualità…) da mandare in pochi secondi. Abbiamo bisogno di maggiori sicurezze operative, che senso ha avere dei files da “sviluppare”? Devono essere giusti, perché dopo pochi istanti servono dall’altra parte del mondo, o della piazza (è lo stesso).

      Il futuro porta ad un nuovo disegno del come si deve lavorare con la fotografia,dal punto di vista del workflow. Su questo combatteremo con impegno: chi ci vorrà seguire dovrà fare un piccolo sforzo, perché gli approfondimenti di questa cultura non si possono raccontare in poche righe, e serve tanta fatica per buttare giù muri… lo facciamo con le persone che saranno davvero interessate: forse da giovane cercavo di convincere le persone, ora penso che ognuno possa pensare quello che vuole e non vogliamo cambiare il mondo. Lavoriamo per chi ci le chiede ;-)

      Per finire, pensa come sono fortunati i fotografi che devono riprogettare tutto ogni 5/7 anni… nel mio mestiere di docente di materie legate ai new media devo farlo ogni sei mesi. Per fortuna che ho sempre fatto così, quindi l’allenamento mi aiuta. Per dirne una, ho cambiato in questi giorni quasi interamente il corso che inizierà a marzo, perché il mondo da settembre è già cambiato tutto.

      Buona notte, grazie del tuo commento!

  3. Ciao Luca, ed amici che leggono, sono perfettamente d’accordo con te e mi sento di aggiungere che in ogni campo il buon senso aiuta a gestire meglio tutto il workflow. Anche io spesso mi fermo a pensare cosa facevo anni fa e cosa faccio oggi per dormire “il più serenamente possibile” circa archiviazione, backup, formato dei file, flusso di sviluppo, analisi del prodotto prima di proporlo e più in generale tutto il workflow… La cosa “simpatica” è che a distanza anche di mesi le cose cambiano e i risultati migliorano, insomma l’informatica per noi fotografi continuo a vederla come un mezzo e pertanto penso sia opportuno utilizzarla “al meglio” e non come semplici pezzi di una catena di montaggio! Buona luce e buon backup, il buon’anno più in la… :)

  4. Ciao Luca.. hai ragione quando dici che bisogna convertire tutto in .jpg ma non accetto il fatto che usiamo questo compressore da 25 anni (credo) senza un passo avanti sulla qualita.. che fine ha fatto .jpg 2000? Bisognerebbe rinventare il codice del .jpg.. non credi?

    1. Verissimo… anche se evidentemente nessuno reputa utile questo tipo di evoluzione. Per questo il Jpg2000 non ha preso piede… Ma il futuro magari ci proporrà altro, che dovrà passare dalle certificazioni per esempio del mondo web… se non viene adottato non serve a nulla ;-)

  5. Osservazioni interessanti e condivisibili per quanto riguarda la necessità di condividere il lavoro rapindamente e in maniera efficace, ma nell’articolo mi sembra passare quasi inosservata la problematica della sicurezza del dato.
    Condividere l’intero proprio archivio è molto comodo ma apre drammaticamente il tema della riservatezza dei propri dati in un mondo in cui nemmeno i colossi (vedi apple) riescono a tutelare i dati dei propri clienti. Credo che questo tema vada aggiunto alla riflessione di cui sopra e vada trovato il giusto equilibrio tra sicurezza e comodità di accessi che purtroppo si trovano a due estremi di una retta.

    1. Come tutto, serve conoscenza e cultura. Una soluzione di Cloud privato l’ho segnalata nel post, eventualmente c’è anche questo servizio https://spideroak.com che cripta tutti i contenuti.

      Quello che dici è giustissimo, le soluzioni ci sono però, e sono da approfondire. Come detto… è un argomento molto lungo, ma piano piano lo svisceriamo ;-) Buona giornata!

  6. Ciao Luca, ciao a tutti. Il tuo articolo mi è piaciuto molto, come Floriana sono abituata a togliere pesi dallo zaino e comunque sono sempre troppi. L’insicurezza mi fa a volte dei brutti scherzi e trovo foto doppiate per l’attimo di terrore di averle perse. Ma quando mi metto finalmente a buttare scopro quanto è sano e utile. 8 motivi validissimi.
    grazie!

Comments are closed.