Qualche giorno fa è arrivato, dopo anni di attesa, anche il “Drive” di Google: una soluzione “cloud” targata Google (l’azienda più “digitale” al mondo, che per motivi ben poco chiari è arrivata tardi in questo tipo di servizio). In pratica, da oggi potete avere a disposizione 5 Gb gratuiti per archiviare tutti i dati che desiderate, e quindi averli a vostra disposizione ovunque. Servizi simili sono già ben conosciuti: Dropbox, iCloud, Skydrive e anche il recentissimo Creative Cloud di Adobe, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa. Per non parlare di soluzioni ottimizzate per i fotografi come il fantastico (e poco compreso in Italia) PhotoShelter, di cui abbiamo parlato spesso in passato.

Troppa confusione, derivata dalla poca conoscenza, impedisce un utilizzo più maturo da parte dei fotografi italiani. Paura (oddio, mi rubano i dati), scetticismo (ma chissà a cosa mi serve?), preoccupazione (ma la mia rete è lenta e quindi non posso caricare tanti dati velocemente), errata analisi dei costi (perché devo pagare per avere spazio online se posso farlo “gratis” sul mio HD dello studio?). Sono anni che lottiamo contro questa errata valutazione, che ci allontana da una gestione del lavoro moderna, che non si basa più sulla fisicità di un luogo, ma sulla possibilità di lavorare e di accedere ai nostri dati ovunque.

Quanto spendiamo, ogni anno, di affitto di un luogo “fisico”? Almeno una decina di migliaia di euro, a spanne, spesso molto di più. Ci serve davvero? A cosa? Molti dicono “per prestigio“, ma si tratta molto spesso di un prestigio al quale teniamo più noi che non i nostri clienti. Certo, se abbiamo un negozio, difficilmente possiamo farne a meno, ma in questo caso bisognerebbe analizzare molto attentamente come dovremo farlo “rendere” al meglio, e non è oggetto di questo post. Parliamo di professionisti, che sempre di più hanno a che fare con clienti che sempre meno vedono in faccia, che quando proprio devono vederli sono obbligati ad andare a trovarli di persona. E quando bisogna parlare di argomenti “seri” ed impegnativi, di solito ci si trova davanti ad un piatto da mangiare…

Torniamo a “bomba”, però: il cloud è la soluzione per moltissime attività. Vi segnaliamo qualche risposta a quei dubbi e false convinzioni a cui sopra abbiamo accennato, per farvi capire – speriamo una volta per tutte – che è ora di cambiare mentalità e per aiutarvi ad approfondire.

1) Paura

Lo so, qualcuno dirà che online le nostre immagini e i nostri lavori sono molto a rischio. Potranno anche dimostrarlo con dei fatti (per esempio gli errori commessi da Sony nella gestione dei dati dei suoi utenti, le aziende che hanno perso tutti i dati che avevano in gestione). Bisogna ovviamente affidarsi a dei servizi di qualità (e non strutture che hanno, come nel caso di Megaupload, utilizzi prevalentemente dedicati a chi si occupa di pirateria, che poi arriva l’FBI e ti blocca tutto), usare password affidabili (almeno 8 caratteri, almeno una lettera maiuscola, almeno un numero) per evitare di essere “bucate” con troppa facilità. Sta di fatto che l’economia mondiale sarà digitale, e non possiamo far vincere la paura, perché perderemo in competitività. Prima di metterci alla guida di un’auto in autostrada dobbiamo superare un esame, dovrebbe essere lo stesso per le autostrade digitali, ma poi si impara e il rischio di un incidente (sempre possibile) non ci toglie la comodità, l’efficienza e la gradevolezza di prendere l’auto. Deve essere lo stesso, se no dovevamo ritornare alle carrozze, dovremmo rinunciare alla luce elettrica, al gas per il riscaldamento, al telefono cellulare. La paura dovrebbe avere un ruolo come quello del sistema nervoso, che ci tiene all’erta, ma che non deve impedirci di muoverci.

2) Scetticismo

A cosa serve avere i dati (le immagini) on line? Mi serve davvero? Si, serve davvero, perché ci permette di gestire il lavoro con tutta la libertà e flessibilità necessaria al giorno d’oggi. Non ci sono più clienti che “possono aspettare”, c’è bisogno di essere affidabili e veloci, rispondere in tempo reale alle esigenze, a qualsiasi ora del giorno (e quasi della notte…). I dati digitali contenuti in hard disk o dvd “fisici”, si appesantiscono anch’essi della fisicità, non si muovono e non si smuovono, serve raggiungerli, spostarli come dei mobili antichi. Ci sono infinite attività remunerative e fidelizzanti che richiedono un accesso costante e in tempo reale ai dati, se non li sfruttate perdete opportunità enormi, e verrete superati da chi sarà più “connesso”.

3) Limiti velocità rete

Molti utenti parlano e si disperano (giustamente) dei limiti della connettività della loro rete internet. Proprio a coloro che vivono questo problema ci rivolgiamo, per far capire che proprio in queste condizioni l’uso del cloud per assurdo diventa ancora più importante. Durante l’arco della giornata (e della nottata) ci sono momenti attivi e passivi di connettività. Se dobbiamo mandare un file “al volo” a qualche cliente, la nostra rete è un imbuto, ci rende difficile essere disponibili alla velocità richiesta e necessaria. Se sfruttiamo invece le ore “passive” per caricare i nostri dati (per quanto lenta, la rete in ore e ore, per esempio quelle notturne, macina dati) e a quel punto, quando servono, i dati sono già online e si possono condividere quando si vuole. Qualcuno dirà che la lentezza dell’upload è snervante, anche nelle connessioni più veloci e costose disponibili nel nostro Paese. Vero, ma ci sono soluzioni che prevedono, per esempio, di non dover caricare nulla, ma di usare il proprio computer come “server”. Argomento complicato? Si, ma anche no, perché sono nate soluzioni davvero semplici da usare, che non richiedono contratti costosi per avere per esempio un IP fisso, che richiedono solo un computer acceso. Tra questi, abbiamo sperimentato Tonido, ed è eccezionale: permette a poche decine di Euro all’anno di trasformare il proprio computer in un server, raggiungibile ovunque, e di gestire i contenuti interni al PC anche a distanza con un cellulare  e mandare dei link ai clienti di files che non sono “online”, quindi che non li abbiamo uploadati ancora, che sono ancora sul computer, ma l’utente che riceverà il link potrà scaricare il file senza problemi. E se non volete avere un computer acceso, potete investire meno di 100 euro per un apparecchio che fa le veci del server, al quale collegare un vostro HD e fare lo stesso lavoro. Funziona, è comodissimo… I problemi si superano, se si conosce… se si rimane nell’ignoranza invece non si fanno passi in avanti, bisogna avere fiducia nella tecnologia!

4) Costi

C’è il servizio Photoshelter, che all’anno, per un archivio di 1 Tb, chiede quasi 500 euro di investimento. Ovviamente si può spendere molto meno, per avere meno Gb, e quindi si può iniziare a basso costo e addirittura gratis. Molti dicono: perché devo spendere questi soldi? Un HD da 2 Tb mi costa poco più di 100 euro, e non devo ripagarlo ogni anno. Questo conferma che la maggior parte dei professionisti non sono imprenditori, che non sono capaci di fare i conti economici. Quanto costa un/a segretario/a all’anno per preoccuparsi di scegliere delle immagini, inviarle, ridurre la risoluzione, convertire formati, inserire eventuale copyright sulle foto? Il servizio Photoshelter fa tutto questo, online, con un sistema così efficiente da risultare sconvolgente. Non si pagano i Gb, si paga il servizio. Quando costa (lo abbiamo già detto) il luogo fisico dell’ufficio? Quanto costa la garanzia e la sicurezza della protezione dei dati? Fossi in voi, un giro su Photoshelter, iniziando ad usarlo anche nei limiti della sua offerta gratuita, lo farei. Lo abbiamo consigliato anni fa, ma nessuno ci ha ascoltati. Forse, due anni dopo il mercato è pronto a capirlo?

Quello che ci manca non è infrastruttura, è che abbiamo delle idee e non riusciamo a superarle. Pensiamo che il mondo non si muove, e invece siamo noi a non muoverci. Per questo abbiamo lavorato per creare occasioni di formazione: questo incontro settimanale gratuito del SundayJumper è una sintesi, un campanello di allarme, ma serve di più: serve guardare, studiare, leggere, approfondire, crescere. Pensate che stiamo ultimando un libro su come utilizzare il servizio più comodo per il cloud computing (Dropbox) da parte dei fotografi professionisti. Non esiste al mondo un libro così, perché analizziamo non solo il suo funzionamento (che forse tutti conoscono…), ma la sua flessibilità nei confronti del lavoro quotidiano dei fotografi professionisti. Sarà disponibile tra una settimana su JumperPremium, che è la nostra piattaforma formativa. Potete anche studiare da soli, senza il nostro aiuto, ma sappiamo che siete impegnati in mille altre attività e alla fine non avete il tempo per occuparvene. Lo facciamo per voi, questo libro è un esempio evidente, chiaro, forte. Entrate nel nostro mondo, che è il “vostro” mondo, e se siete soci TauVisual mandateci una mail… c’è una promozione importante per voi, che comunicheremo presto, ma voi potrete approfittarne in anticipo! Ma non confondete questo messaggio con uno “spot pubblicitario”… un iscritto in più non cambierà la nostra vita o la nostra economia, ma cambierà quella del nuovo iscritto: siamo in un mondo che non tollera più attese e ritardi, non si esce dal “buio” di questa crisi tirando la cinghia (come dicono i nostri governanti), ma trovando nuovi modi per crescere, per essere vitali, per trovare nuovi approcci.

58 responses

  1. Appena ieri sera ho perso circa 200 file tif sviluppati durante la settimana precedente: stavano in un vecchio lacie del 2009, che mi ostinavo ad usare maledizione! Da una banale seconda copia su dvd posso recuperare i raw e rifare tutto, però sono giornate di lavoro perse.
    Esportare direttamente su qualche cloud, mentre si sviluppa, potrebbe essere interessante. Certo servirebbe una linea in upload che da queste parti proprio non c’è…
    Comunque, come sempre ottimo pezzo!
    ciao
    c

    1. Come ho scritto: tempo batte velocità. Il tuo computer mentre dormi (e anche quando sei sveglio) potrebbe fare molto, specialmente se imposti la connessione in modo da privilegiare le connessioni che richiedono velocità (per esempio lo streaming) e quindi evitare che l’upload possa pregiudicare l’efficienza della navigazione attiva. Lascia macinare, anche lentamente, non ti preoccupare di quello che sta facendo il servizio di cloud. Quando avrai bisogno dei tuoi dati on line ti accorgerai che sono già su… Magicamente :-)

  2. “Upload right from your favorite editing apps like Lightroom”: devo provarlo “in diretta”, esportando subito su Photoshelter…

    1. Si, è un settaggio di esportazione diretta. Ovvio, ci metterà tempo ma… La notte è stata fatta apposta per gli upload :-) (e magari non esportare tutto… So che tutti siamo gelosi di ogni nostro
      Pixel-figlio, ma ci sono anche i figli venuti male :-)

  3. Attenti al Cloud di Google che a differenza di Dropbox & Cie scrive e leggetevi bene il secondo poaragrafo:
    Your Content in our Services

    Some of our Services allow you to submit content. You retain ownership of any intellectual property rights that you hold in that content. In short, what belongs to you stays yours.

    When you upload or otherwise submit content to our Services, you give Google (and those we work with) a worldwide license to use, host, store, reproduce, modify, create derivative works (such as those resulting from translations, adaptations or other changes we make so that your content works better with our Services), communicate, publish, publicly perform, publicly display and distribute such content. The rights you grant in this license are for the limited purpose of operating, promoting, and improving our Services, and to develop new ones. This license continues even if you stop using our Services (for example, for a business listing you have added to Google Maps). Some Services may offer you ways to access and remove content that has been provided to that Service. Also, in some of our Services, there are terms or settings that narrow the scope of our use of the content submitted in those Services. Make sure you have the necessary rights to grant us this license for any content that you submit to our Services.

  4. Vedi, Pierlucio, questo è il classico atteggiamento di chi tende, pur di non approfondire, di creare il panico. Si legge un “sentito dire” e ai urla “al fuoco” senza nemmeno prima annusare se davvero c’è odore di fumo. Le preoccupazioni che segnali sono già state chiarite qui, per esempio:

    http://spokesman.com/stories/2012/apr/26/google-drive-sparks-intellectual-property-concern/

    No, Google non è a caccia di facili modo per rubare le tue immagini , ci guadagna molto di più in altro modo …. Dai, superiamo tutti i “sentito dire”: studiare, andare a fondo, conoscere: questa è il lavoro da fare, per il gossip c’è già Belen :-)

  5. Un libro sull’uso di cloud computing per Dropbox? Non vedo l’ora, sono stanca di mettere da parte pezzi di commenti e consigli sullo stoccaggio on line, ora su un dispositivo ora su un’altro, e non avere il tempo di organizzarmeli… Grazie Luca, bella notizia. Non essendo un fotografo di professione forse Photoshelter è sproporzionato mentre altre forme di nuvola per quanto mi riguarda sono decisamente più interessanti.
    Un saluto,
    Laura

    1. Sono d’accordo: Photoshelter è molto specializzato per usi fotografici, Dropbox è invece il più evoluto che abbiamo attualmente a disposizione. Il libro sarà disponibile tra brevissimo e gratuitamente per tutti gli abbonati a JumperPremium, come te. :-)

  6. Come insegna il mio avvocato: “quello che scrivono sui giornali, carta o non carta, conta un c…o. Le assicurazioni del tuo cliente contano altrettanto. Ciò che conta sono le parole scritte sul contratto che tu sottoscrivi, con la penna o con altro mezzo valido.
    Ciao Luca.

  7. Quindi se Google chiarisce i termini di utilizzo dichiarando “no, non avete capito. Facciamo così perchè è necessario”, questa giustificazione non cambia i termini del contratto che tu sottoscrivi con Google al momento in cui apri un account. Se, per una ragione qualunque, sei costretto ad andare in tribunale, ciò che conta sono le parole scritte sui termini di servizio.
    Prova a chiedere al fotografo che per primo ha messo le foto del terremoto di Haiti su Twitter e che se l’è viste pubblicare sui siti di mezzo mondo senza essere retribuito.
    Il giudice gli ha detto (in linguaggio corrente): bello, dovevi leggerti il contratto!

    Ciò che conta non è quello che dici (o ti dicono) ma quello che firmi.
    E i termini scritti sui ToS di Google sono piuttosto chiari.

    1. Sai cosa penso, francamente? Che oggi le preoccupazioni del 99% dei fotografi sono molto sovradimensionate, anzi: quasi quasi il prossimo SJ lo intitolo “Google, per favore rubami una foto così divento ricco e famoso”. I Fotografi – specialmente i meno esperti – credono e si illudono di avere qualche contenuto davvero “appetibile”, e questo è raro. Si preoccupano di vedersi rubare le loro preziose opere che invece vengono snobbate e rimangono invisibili a tutti. Se ci sono delle immagini di reale valore, si possono ipotizzare sistemi di protezione (basta, per esempio, usare sistemi per criptare i dati, in modo da non renderli usabili da nessuno). Invece si urla al pericolo, che non c’è, e sai cosa succede poi? Che si rompono i vetusti HD in studio perché nessuno sa fare archivi fatti bene, e si perdono i dati.

      Sono stufo di sentire cantilene, discussioni che potrebbero anche essere interessanti se tutto andasse bene così com’è,e invece tutto sta andando a rotoli perché tutti sono immobili, fermi, a parlare come fanno i vecchietti al bar. Il cloud computing è un’occasione, prima di valutarne le sfumature bisogna usare l’accetta per togliere le sterpaglie dalla mente. Io cerco di farlo col sorriso. Una dichiarazione “correttiva” come quella fatta da Google è o può essere agli atti di un processo, l’eventuale immagine negativa che avrebbe Google nell’uso scorretto (anche morale ed etico non “banalmente” legale) sarebbe molto più devastante del costo di pochi dollari che potrebbe spuntare per acquistare una foto per un proprio uso.

      Basta credere che ci sono i cattivi e i buoni, ci sono opportunità da prendere, si può accettare di essere prede per essere al tempo stesso cacciatori, che è l’equilibrio della vita attuale. Invece che proteggerci per la paura, cerchiamo di fare contenuti cosi appetibili che “persino” Google vorrebbe averli… Poi ne parliamo.

      Paolo, sei una persona attenta, sensibile e intelligente, aiuta la comunità a crescere e non a trovare difese per stare fermi, il danno è molto superiore, lo sai bene….

  8. Beh però il caso di Haiti citato da Paolo dimostra che “se po ffà” :) cioè se gli amici con cui abbiamo sottoscritto il contratto usano le immagini non possiamo opporci. Poi Luca implicitamente dice “beh chi se ne frega”, tanta pubblicità mondiale per quel fotografo e avanti così che a doverla pagare ci volevano tre vite…
    Direi che sono con Luca ma non si può negare che anche Paolo abbia forti ragioni.

    1. Quello che voglio dire non è “chissene frega”, ma che invece di guardare la luna indicata dal dito si sta guardando il dito… Ok, sono tutti cattivi, chiudetevi nelle vostre case e non uscite, c’è il rischio che i cattivi vi possano rubare le immagini mentre andate a comprare il pane :-)

  9. Non ho detto che la nuvola sia cosa cattiva. Prova a rileggere ciò che ho scritto.
    Ho parlato di Termini di servizio / contratti.
    Mi risulta che quelli di Dropbox siano migliori.

    A proposito di fama, come si chiamava il fotografo divenuto famoso per le immagini rubate ? Qualcuno di voi se lo ricorda?
    (non vale cercare su Google).
    :]

    1. So leggere, Paolo: te lo assicuro. Ribadisco solo il concetto che si sta spostando l’attenzione di questo post dalla necessità di muovere dei meccanismi di evoluzione necessari in una sfumatura che non è così importante (anzi, alimenta una preoccupazione che non aiuta, che fa più male di quello che potrebbe essere l’ipotetico “danno”). Stiamo consigliando Dropbox anche noi, e per motivi molti più profondi rispetto ai TdS. Drive di Google crescerà, migliorerà. Speriamo anche i fotografi…

  10. Ciao a tutti, mi trovi molto d’accordo su tutta la linea…ad oggi non sono ancora un professionista, ho 28 anni, sono italiano ;-) e per di più sono innamorato di un tipo di fotografia un po’ bistrattata qui in Italia, chiamiamola reportage per semplificare…comunque.. Photoshelter è davvero impressionante, ma per me ora proibitivo, quali alternative potrei prendere in considerazione?

    1. Prendi Photoshelter versione base, paga 10 dollari al mese (una birra in meno al mese) e seleziona i contenuti da mettere online. Se siamo critici con noi stessi, pochi possono avere più immagini
      Davvero meritevoli di passare alla storia :-))) scherzo, ma meglio cominciare con qualcosa di eccellente in piccolo. Alternative usa Dropbox al meglio (in arrivo il nostro libro sul tema) o usare Tonido di cui ho parlato e nessuno ha considerato…

  11. Ok mettiamola così: questi “contratti” sono sopportabili dal fotografo che vuole emergere, cioè nel suo caso si può accettare l’ipotesi Haiti :) mentre ovviamente un grosso nome non credo possa mai mettere in quelle “mani” le sue immagini… Giusto?
    Magari mi sbaglio, è solo per discutere.

    1. Se ci fai caso, molti “grandi” se ne fregano del “pericolo” di copia sul
      Web delle loro foto, terrore dei più piccoli, proprio perché si sentono deboli.

      Sai cosa ha salvato il mondo della musica? La pirateria (non sto scherzando) e chi conosce bene la
      Cultura digitale lo sa bene. Leggi, se vuoi, “Cultura Libera” di Laurence Lessig… Se vuoi lo
      Trovi in PDF gratuitamente (o in libreria, a pagamento). Buona giornata!

  12. Si questo è vero, anche se Magnum mette sempre il watermark e usa dimensioni mignon.
    Ma insomma, come dicevo, per chi vuole farsi conoscere è giusto correre qualche “rischio”, anzi direi che non se ne può fare a meno perché l’alternativa secca è tenere tutto nel proprio hd (magari non come il mio vecchio lacie, un pò meglio eh).

  13. beh, guarda, prova a spiegarlo al tuo cliente che si vede una “sua” foto usata in un contesto (che può anche essere pregevole, per carità) ma da lui NON approvato… sei fortunato se perdi solo il cliente.
    Se sulla nuvola devi tenere gli archivi, nei miei, ma credo in quelli di tutti, ci sono lavori che hai fatto tu, di cui detieni tutti i diritti, ma che il cliente sente come suoi. Se invece ci tieni solo foto di “presentazione” beh, credo che il proprio sito sia più indicato.
    Io uso drop box, me lo ha chiesto il mio principale cliente e non ho problemi, ma ad un altro, come ho nominato drop mi ha “chiesto” di non pensarci nemmeno.
    penso che il messaggio debba essere, la nuvola può agevolarti in molti modi, ma paghiamo il servizio ed evitiamo formule capestro come quella riportata sopra….
    se poi vuoi diventare famoso facendoti “rubare” la foto da qualche sito, credo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta, il più è avere le foto del terremoto….

    1. Alfredo, continuo a dire che le persone “usano” le cose senza nemmeno sapere come funzionano, i “clienti” dicono le cose senza sapere di cosa parlano. Andiamo avanti così che va bene. Non siamo qui a dire cosa “fare”, ognuno fa quello che vuole. Il mondo va verso un’evoluzione, noi possiamo continuare a stare fermi, d’altra parte gli italiani sono famosi per fare la pizza, per suonare il mandolino, per disegnare belle macchine e per essere poco attenti all’evoluzione. Possiamo anche continuare così, io purtroppo brucio sempre la pizza e non so suonare, le automobili mi danno fastidio e quindi… cerco di guardare avanti.

  14. Qualche precisazione sulla sicurezza del Cloud è necessaria.
    È indubbio che il Cloud Computing è/sarà uno strumento utile in ogni settore del IT fotografia compresa, ciò detto però non devono e non possono essere sottovalutati i problemi sia di carattere tecnico che normativo (soprattutto in Italia) in merito allo storage dei dati sul Cloud. Ad esempio le normative in merito alla privacy e ai dati sensibili non permettono la memorizzazione dei dati sensibili al di fuori dello stato italiano e si deve sapere dove sono fisicamente. Quando si memorizzano i dati sul Cloud (di qualsiasi operatore soprattutto estero) nessuno sa su quali server virtuali sono memorizzate le nostre informazioni.
    Le problematiche tecniche relative alla sicurezza dei dati derivanti dall’HW, dalle reti, dagli storage, dai server, non sono affatto banali, basterebbe seguire i numerosi meeting dei maggiori player del settore (Microsoft, Apple, Vmwre, Citrix, Simantek, TrendMicro , Karspesky, eccetera) per capire che i problemi esistono e non devono assolutamente essere sottovalutati. Tanto è vero che sempre in questi meeting vengono proposte soluzioni miste, virtualizzazione e storage interno per dati sensibili per l’azienda e virtualizzazione esterna (cloud) per quelle funzionalità ritenute dall’azienda meno sensibili. In ogni caso la gestione dei dati (memorizzazione) comporta delle procedure d’uso (policy) che prevedano sistemi di Backup e di duplicazione dei dati, sia che li memorizziamo su storage al nostro interno o sul cloud, il vantaggio del servizio cloud è che queste procedure vengono svolte dal fornitore del servizio.
    Per il mercato italiano esiste poi il collo di bottiglia della disponibilità di banda della rete e per la maggior parte dei contratti degli utenti della asimmetria tra il download e l’upload, che possono inficiare le performance dei servizi, soprattutto se si eseguono elaborazioni as a service, tanto è vero che per certe applicazioni molto impegnative gli stessi vendor sconsigliano l’utilizzo del cloud (empio elaborazioni CAD/CAM, rendering 3D, ecc.)

    1. Perché nessuno legge quello che scrivo? Ho detto forse di sostituire tutto il proprio archivio fisico buttando via gli hard disc? No, ho detto di avere un archivio anche sul cloud.

      Ho forse detto che la connessione non è un problema? Ho parlato di usare giorno e notte per fare upload con calma. Ho parlato di Tonido che evita problemi di upload.

      Vado in vacanza, davvero è impossibile costruire qualcosa. Sembra di essere qui a parlar di calcio, si usa lo
      Stesso approccio. Nel frattempo ogni giorno sento persone che hanno perso dati su hard disc e MAI da un uso serio del Cloud ….

  15. @Giorgio beh però ti posso dire che Autodesk – uno dei leader del settore – sta puntando moltissimo sul cloud, io oggi essendo in subscription ho già una cloud da 25Gb e molti servizi in remoto, compresi rendering e diversi tipi di simulazione per i miei progetti architettonici, condivisione file, accesso da qualsiasi periferica, etc etc.
    Penso che usando un intelligente bilanciamento tra archivio fisico in studio e archivio su cloud, e sfruttando idee geniali come Tonido o simili, siano più i vantaggi che i rischi. Oltretutto, mi pare che il bello del cloud sia più che altro l’accessibilità slegata dal contesto e non tanto, o solo, lo storage.
    ciao
    c

  16. Viaggiando in auto e’ bene rispettare i limiti di velocita’ ed allacciarsi le cinture, perche’ ogni anno si verificano migliaia di incidenti mortali.
    Cio’ non toglie che, usando la giusta cautela, il poter viaggiare in auto offre molti piu’ vantaggi che pericoli, anche se i pericoli sono reali e possono essere argomentati. Volendo, possono essere anche demonizzati, in modo da incutere terrore e non far piu’ usare l’automobile.
    In trent’anni abbondanti di lavoro in TAU Visual, ho visto migliaia di casi di “furti” di immagini, moltissimi anche dagli anni 90 in poi, dopo l’avvento di Internet.
    Tuttavia, non ho visto ancora un solo singolo caso di furto perpetrato direttamente da un servizio di storage centralizzato.
    Non voglio escludere che l’evento sia possibile; segnalo solo che e’ eccezionalmente remota l’eventualita’, mentre sono quotidiani – anche se non necessariamente risolutivi dei problemi di ognuno – gli aspetti positivi che discendono dallo snellimento del lavoro.
    Ciao!

    1. Il fatto è che si confonde Dropbox von Twitter, senza capire che sono molti distanti quanto una bicicletta e un’astronave. I servizi hanno finalità diverse. Grazie per la precisazione (sono meno paziente di te) :-)

      1. —-Simile, ma meno flessibile, di Dropbox, non mi risultano vantaggi…——

        Beh innanzitutto è italiano e questo per un antico come me è importante :)
        Poi i vantaggi – almeno secondo loro – sono questi http://www.memopal.com/it/perche-memopal-e-diverso-da-dropbox.aspx. La lista forse dovrebbe essere aggiornata perché anche Dropbox ora regala 500Mb per ogni invitato, però vedendo il pricing di Dropbox il resto mi pare confermato: https://www.dropbox.com/pricing
        Sai se esiste una recensione che confronta i vderi servisi di questo tipo?
        ciao
        c

        1. Tra poco come detto avrai un libro in Italiano su Dropbox, quindi… attendi ;-). Il principale problema di Memopal è la scarsa popolarità, e obbligare clienti e collaboratori ad installarlo potrebbe essere un vincolo. Dropbox ce l’hanno tutti. Comunque è un’alternativa, certo ;-))

          MI aspetto comunque a breve innovazioni su Dropbox che è “minacciato” da Google Drive. Una è già attiva (la uso già da tempo nella versione “beta”: colleghi la fotocamera via USB e lui se vuoi archivia le immagini in una cartella chiamata “Camera upload”, senza che tu debba fare nulla…

        2. Avviso forse utile per tutti: da oggi è attivo iTunes Match anche in Italia (finalmente!!) permette di archiviare tutta la musica del nostro computer, e poterla scaricare e fruire da ogni nostro device abbinato. E “legalizza” tutta la nostra musica su iTunes.

  17. Salve a tutti, volevo esporre brevemente la mia esperienza sull’ argomento trattato.

    Da un anno o forse più utilizzo servizi cloud forniti da Dropbox, Sendspace, Yousendit al posto di ftp degli editori poichè sempre pieni, poco capienti, lenti e inaffidabili.
    La cosa funziona, tant’ è che proprio in questi giorni stavo considerando l’ idea di riversare buona parte del mio archivio editoriale su Dropbox vista la notevole agilità nell’ utilizzo ( posso manovrare tutto il contenuto di Dropbox dal mio cellulare ! Trovo che sia di una comodità sconvolgente ) ma il pensiero che per caricare 2GB ci si impieghino oltre 10 ore mi smonta e di conseguenza tenere acceso il mio book 24h gli accorcierebbe la vita. Sto pensando quindi di prendere un macinino per farlo lavorare a tale operazione poichè la porzione di archivio che mi interesserebbe caricare ammonta a circa 400 GB.
    Ciò non toglie che continui ad archiviare anche in HD esterni (ne ho appena acquistato uno da 2TB) ma l’ idea di poter disporre ovunque del mio archivio mi pare davvero di grande utilità, anche perchè sempre più spesso nelle redazioni vengono smarriti file che poi bisogna rispedire all’ istante e io mi trovo molto lontano dal mio ufficio !

    Buon lavoro a tutti !

    Fabrizio

  18. Lancio una provocazione/idea
    dato che il principio fondatore del backup è la ridondanza, cosa faccio, prendo 2 HD (ma possono essere pure 200)
    una copia sarà in luogo sicuro, sganciata da internet e da alimentazione elettrica, virtualmente irragiungibile.
    La seconda copia connessa online tramite Tonido, magari attaccata ad un Raspberry.
    Ho entrambi i vantaggi, il server è mio, senza contratti poco chiari e/o spese mensili, solo gli HD che i avrei dovuto avere n ogni caso con in più un micro pc da 25 dollari, il limite di capienza è quello degli HD e amen.
    Che ne dite?

    1. Si, ci sta. Tonido supporta anche Linux quindi anche su Raspberry funzionerebbe (per chi non lo sa, è un mini computer dal costo di 25 dollari, il problema “è acquistarlo”…. c’è una lista di backorder pazzesco, io l’ho ordinato, non so quando arriverà). Alternativa comprare il Tonido Plug2 (non si trova in Italia, ma per esempio si trova su Amazon francese, quindi non ci sono problemi di importazioni extra europee, il link è questo: http://www.amazon.fr/s/ref=nb_sb_ss_i_2_6?__mk_fr_FR=%C5M%C5Z%D5%D1&url=search-alias%3Daps&field-keywords=tonidoplug+2&x=0&y=0&sprefix=tonido%2Caps%2C289 da usare per collegare degli HD. TonidoPlug2 contiene già il software di Tonido, quindi si attacca e via. Chi prova poi racconta agli altri? ;-) Ovvio che in questo caso il collo di bottiglia è la nostra rete per chi deve scaricare i files, ma… evitiamo come detto l’upload e abbiamo tutti i dati disponibili in tempo reale all’esterno, visualizzabili e scaricabili anche con un iphone, un iPad o un computer

  19. Vorrei capire una cosa, da quello che ho capito hai 5gb di spazio libero su un cloud, ma poi il resto lo paghi giusto ? Noi ci “danniamo” a comperare dischi da 2tb alla volta per immagazzinare i nostri dati che sono sempre di più. Dunque io e i miei due soci, scarichiamo circa 70/90gb tra foto e video in una giornata di lavoro. Cosa mi verrebbe a costare la memorizzazione su cloud, considerando che ogni settimana più o meno abbiamo questa molte di dati, più i servizi durante la settimana, dove molte volte abbiamo video e foto? Onestamente vedo cloud una cosa per chi vuole veramente archiviare le foto del mare, se poi si deve pagare un servizio aggiuntivo per ulteriore spazio. E non si parla di qualche giga in più , ma di tera e tera di dati archiviati in questi ultimi anni. Inoltre mi viene in mente anche il discorso sulla sicurezza, i servizi cloud, offrono un servizio di backup, sicurezza dei dati? io salvo tutto in duplice e triplice copia su dischi esterni, loro cosa fanno in questo caso? Non mi preoccupo della frode , del tentativo di furto delle immagini, che come dici tu, credo che google o apple abbiano altri obiettivi commerciali nell’offrire questi servizi, non certo di “rubare” le nostre fotografie, ma vorrei capire come gestiscono il salvataggio dei dati in caso di ……. incendio, terremoto, innondazione, qualsiasi evento non previsto. Conosco aziende che salvano i propri dati su più dischi, e poi su nastri e dopo mandano i propri nastri in archivi di sicurezza. Direi che la sensibilità sulla sicurezza dei propri dati è altrettanto importante quanto la memorizzazione dei dati sui dischi di casa propria o su cloud. E tutto questo ha un costo, corretto ?

    1. Roberta, guarda i commenti e specialmente leggi l’articolo in tutte le sue proposte. Per esempio, ricito Tonido (non sono azionista…): non devi fare alcun upload, basta il tuo computer e i tuoi HD. Quando ne hai bisogno, li troverai accessibili, purché tu abbia il computer acceso (o acquistando, come detto nei commenti, un apparecchietto chiamato TonidoPlug2). Altra cosa: quanto davvero “ti serve” di quei 90 Gb di materiale? Tutto? L’archiviazione andrebbe fatta dei contenuti utili, non delle foto e dei video “inutili”…
      Terza cosa: ti assicuro, che se ti facessi una consulenza sul come archivi i tuoi dati, potrei garantirti il fatto che è MOLTO rischioso quello che fai attualmente. Probabilmente, in caso di terremoto, per esempio, perderesti i dati, i backup e i doppi backup… I servizi seri (Apple, Dropbox, Google) sanno cose che tu (e nessuno che non sia davvero specializzato ed esperto) non sa. Sa come evitare e superare questi problemi.

      Il Cloud usato in modo amatoriale è per le foto delle vacanze, in modo professionale è la soluzione “seria” e affidabile. Ma per fare questo bisogna conoscere, uscire dai luoghi comuni (quelli che mi portano a volte a rispondere con tono arrabbiato) e affidarsi a chi conosce questo mondo “da dentro” e non per sentito dire…. Buon primo maggio!

  20. Ho letto Un incredibile le ammasso di post inutili. Cloud, diritti d’autore,foto rubate via Twitter, termini e condizioni. Bastava leggere attentamente la newsletter di Luca memorizzare la parola Tonido e cliccare sul relativo link. Leggere cosa fa questo software e capire che il Cloud come lo intendiamo ora è già morto.

    Il mio computer sempre condiviso con qualsiasi device senza nemmeno uploadare i file. Senza dover far gestire i miei dati da terze parti. In più basta condividere un link per permettere a chiunque di scaricare un file che sta sulla tua macchina in qualsiasi momento.

    Cloud sei carne morta!

    1. Per “Post” intendevi “Commenti” vero? Anche io reputo che Tonido sia una vera genialata, specialmente con TonidoPlug2, che evita di avere un computer acceso e dedicato. Al tempo stesso, c’è un problema di fondo, che è – come dicevo – la velocità della nostra rete. Se abbiamo una fibra ottica efficiente, va bene, una ADSL benedetta da qualche santo anche… altrimenti rischiamo che il collo di bottiglia lo passiamo da noi ai nostri clienti. Tonido non risolve tutto, ma molto… il Cloud computing delega a infrastrutture gigantesche il compito di usare “I muscoli”, di dati e specialmente di connettività. Il futuro non è semplice, ma diventa più complicato se non usciamo dalla grotta delle paure e dell’indifferenza. Grazie a te, Stefano, per avere pensato che abbiamo segnalato qualcosa di utile, grazie a tutti quelli che anche mi hanno fatto arrabbiare. Coloro che ancora non è entrato davvero nel mondo digitale non riesce a capire quanto sia importante liberarsi dei pesi fisici, quanto le “Paure” siano così piccole rispetto alla paura di rimanere bloccati, di non poter volare, di non poter superare gli ostacoli. Ci sono tante strade, basta capirle e seguirle (e ciascuno avrà la sua, purché sia “leggera”…)

  21. @Stefano
    E te pareva che non arrivava quello che ha capito tutto.
    Vabbé. Ora il post è completo.
    Bacioni!
    c

  22. Uso da tempo dropbox pèr condividere dati e foto con i miei clienti. La possibilità di inviare un link per far scaricare le foto direttamente dal cliente è spettacolare.

    Da segnalare skydrive… 7gb free!!!

    Ma dropbox non offre solo 2gb?

    photoshelter non lo conoscevo…. ma sembra ottimo visto l’uso che andrei a fare con il mio archivio di foto stock!

    1. Gratis, Dropbox offre 2 Gb, che però possono crescere fino a 16 se inviti parecchie persone. Altrimenti a pagamento ci sono varie opzioni. Io ne ho una da 50 Gb (che, grazie agli inviti, è di 62 Gb totali) che uso per la gestione di tutti i lavori, e che mi costa “ben” 14 euro al mese….

  23. Articolo stuzzicante come sempre e come sempre utile per conoscere tante cose e meglio. Sui commenti … no comment, il mondo è bello perché è vario, e io aggiungerei .. e per fortuna. Come al solito Luca, invidio la tua tenacia! Ma veniamo al motivo serio del commento, da un po’ di tempo mi frulla in testa una domanda a cui non trovo risposta e questo articolo ha risvegliato tale domanda.. Un po’ di tempo fa, dopo aver discusso (o meglio, litigato) con una cliente perché non voleva dare le foto alla baby modella o meglio alla mamma. Io da buon fotografo ho sostenuto che le immagini fossero di mia proprietà e della modella fino a quando l’avrebbe pagate. L’avvocato invrce mi ha detto che la proprietà delle immagini è del committente e il valore più grosso dopo la cessione dei diritti dei modelli, sono i prodotti del committente! Detto questo, secondo te Luca, c’è da prestare attenzione a mettere in rete e divulgare materiale fatturato? Esempio, mettere su facevobook

    1. Ciao Francesco,
      tutto è questione legata ad un contratto. Cosa “si compra”, che diritti e doveri si ha è qualcosa che dovrebbe essere definito e scritto. Non sono esperto di materia nello specifico, quindi comunque giro via email questa tua richiesta di approfondimento a Tau Visual, che come sicuramente sai è espertissima di questi argomenti. Quello che aggiungo è che le “regole” ufficiali e storiche spesso rischiano in tanti campi di apparire insensate (e, a seconda dei casi, dal lato di chi vende, di chi compra o di entrambi) nell’era digitale, dove la condivisione online appare un diritto acquisito e “naturale”. Bisogna quindi trovare la strada sensata sempre, in un’ottica culturale prima di tutto. Concedere diritti aggiuntivi rispetto al passato è da considerarsi qualcosa di ragionevole e pertanto da trattare appunto con ragionevolezza, per evitare discussioni e specialmente insoddisfazione che porta a perdere clienti. Giro comunque questa richiesta a chi potrebbe (magari privatamente) darti una risposta più competente.

  24. Scusate, mi è partito l’invio. Dicevo, parliamo di molti modi per condividere le immagini e farsi pubblicita, ma siamo sicuri che possiamo? Questa è la domanda? Basta essere l’autore? Oppure se è stata fatturata, il cliente potrebbe farci causa perché abbiamo reso pubblica un’immagine che non potevano? Io non ho trovato una risposta.

  25. Memopal 200Gb a 49€/anno, anzi ora c’è uno sconto del 30% se compili un boxettino dicendo di provenire da un altro servizio. Praticamente ho pagato 200Gb 34.30 € ivato.
    W l’italia! :)

  26. Ops….. certo intendevo “commenti” non “post”.

    Comunque grazie a te, Luca, che spesso te ne esci con una chicca in anticipo sui tempi. Ho già segnalato Tonido a tutti i miei collaboratori e non vedo l’ora di testarlo sul “campo” per conoscerne tutti gli aspetti.

    @ctonia c’è chi capisce al volo e chi fa fatica. É il digital divide all’interno delle pari opportunità digitali.
    Sia io che te abbiamo le stesso opportunità … c’è chi le sfrutta e chi le subisce (Spero di essere dalla parte di chi le sfrutta).

  27. Vedo che questo post ha fatto più commenti che mai. Saranno le nuvole.

    Sono svariati anni che utilizzo Dropbox. Ci metto di tutto, soprattutto quello che devo condividere con i clienti ed un account free con i dovuti inviti mi è più che sufficiente.

    Utilizzo con molta soddisfazione anche Box.net. Come ho già detto in un commento precedente di un altro post, davano (ma credo che danno tutt’ora) 50GB gratis se vi registrate tramite app da iphone/ipad. Per sempre.
    Lì ci metto tutto quello che ho bisogno di archiviare. Solo lavori finiti.

    Come dice Luca non serve utilizzare il cloud per i lavori correnti considerando il collo di bottiglia, ma solo per l’archiviazione.
    Poi come tutti i più mal pensanti ho anche parecchi Hd dove ci sono gli stessi lavori in archivio. Visto mai che per qualsiasi motivo… Ma soprattutto gli Hd sono per lavorare, visto che caricare di giorno è improponibile.

    Io non potrei più farne a meno. La comodità è innegabile.

    Certo però adesso per esempio sono tre ore che cerco di uploadare 125MB di foto editate e convertite in jpg per un cliente e non ce verso. Ma il problema non è di dropbox, è di telecom per un verso e mio per un altro, che ancora gli do i soldi dell’abbonamento.

  28. Uso photoshelter da circa 1 anno nella versione intermedia e garantisco che sono soldi ben spesi sotto tutti i punti di vista, anzi a mio parere vale molto di più di quello che costa. Il servizio e’ in fase di rinnovamento e oggi e’ ancora migliore e più semplice da usare. Io sono partito con 10 giga e con gli upgrade che hanno fatto ora ne ho 100 senza aggiungere 1 solo euro in più. Ha decine di funzioni utilissime e in piu’ Ogni mese pubblicano un white paper di approfondimento. Il cambio euro/dollaro e’ ancora favorevole e in ogni caso i 30 dollari al mese si ripagano da soli in tempo risparmiato e clienti soddisfatti di avere le immagini sempre disponibili.. Chi e’ interessato può scrivermi una mail e gli faro’ avere il codice sconto per abbonarsi :)

  29. Luca …. sottolineo come già anticipatoti che (purtroppo per me) sono sulla tua solita lunghezza d’onda celebrale (ma non ho le tue doti :-) e per questo commento pochissimo. Ho scritto pensando però che ponendo il problema che sta frenando me nonostante la mia più convinta approvazione del sistema lanciato anni fa da Apple con MobileMe sia attuale e collegata in parte, ovvero, il cloud è utile per archiviare documenti e condividerli, ma è vantaggiosissimo e semplice per pubblicare gallerie che in parte possono essere utilizzate per l’approvazione ma anche per la pubblicazione quasi istantanea a fini pubblicitari. Io per lo meno l’ho usato in parte nel passato, fino a quando mi hanno messo un po’ di paura obbligandomi a smettere. Volevo capire come altri colleghi affrontano la problematica. Mi spiego meglio, quale miglior servizio pubblicitario per noi del mestiere quello di poter rendere pubblico subito il lavoro che stiamo realizzando. Chi lavora pero nel settore moda, nel settore arredamento, design e oggettistica ecc, come può pubblicare subito il proprio lavoro senza fare un danno e un torto al proprio cliente? Avete qualche formula o alchimia magica? E come possiamo aspettare un anno dall uscita del prodotto, come mi è stato consigliato, in un mondo così veloce e frenetico dove diventa vecchia anche l’immagine? Per esempio, i fotografi di matrimonio, come fanno a pubblicare sui loro siti senza una precisa e scritta liberatoria, alla faccia della privacy? Mi piacerebbe tanto trovare una soluzione per ritornare al passo con i tempi, quando pubblicavo direttamente da iPhoto la galleria quasi completa dei lavori in esecuzione per farli approvare ma anche per farli vedere agli altri a scopi pubblicitari, in modo veloce e autonomo, ovvio che poi l’estrapato del lavoro rivisto e corretto veniva con tempi più lunghi pubblicato sul sito, con passaggi più macchinosi che esportare basse da c1pro e importarle su iPhoto per la pubblicazione. Oggi i software ci agevolano, vedi per esempio aperture o lightroom, peccato che il resto (come dici te luca) sia fermo!

  30. Primo confronto veloce Memopal-Dropbox: la navigazione e l’interfaccia grafica di Dropbox al momento sono molto superiori. Però Memopal è italiano, è molto ma molto più conveniente, e mi hanno detto che stanno aggiornando l’interfaccia. Che vuoi di più??? :)
    ciao
    c

  31. Francesco…. credo sia sufficiente essere chiari con il cliente e metterlo al corrente che alcune sue foto saranno pubbliche. Io ho trovato ma formula molto convincente dicendo al cliente che il lavoro costa X euro ma se mi lasciano usare qualche foto per fini pubblicitari, o facendo pubblicita anche a loro mettendo il logo della ditta,, gli faccio uno sconto di Y euro. Ovvio che il mio prezzo giusto è quello già scontato e praticamente tutti optano per quella soluzione, tuttavia c’è stato qualcuno che mi ha anche pagato anche “più del dovuto”.

    Ora sto provando Photoshelter e sono un po’ impressionato dalla mole di servizi che danno ed il costo; ho deciso di usarlo per dei mesi per capire se il feedback di ritorno dai clienti ed economico è interessante. Poi si sta presto a cambiare idea. :)

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