Umani, una specie imperfetta… la tecnologia ci aiuterà? (ma non lo ha mai fatto…)

La lotta perenne tra passato e futuro provoca discussioni continue, prese di parte, religioni e sette che hanno nel mondo dei social poi la valvola di sfogo: tutti maestri, tutti portatori (spesso insani) di opinioni.

La notizia della settimana è che Amazon, il gigante dell’eCommerce, ha effettuato la sua maggiore acquisizione, più di 13 miliardi (non milioni…) di dollari per accaparrarsi Whole Foods, una grande catena di supermercati bio. Era nell’aria l’interesse di Jeff Bezos per il commercio “fisico”, ci sta provando con i suoi negozi supportati da tecnologie digitali super evolute, ma la sua attenzione per un mondo non fatto di “bit e pixel” è stata evidente in tante altre azioni (l’acquisto del Washington Post nel 2013 che ha portato poi in breve tempo, con la sua cura, al profitto), l’acquisto di diverse librerie “fisiche” e tante altre iniziative. Ci sono valutazioni che vanno fatte, e sono profonde: prima di tutto, non significa che l’online non stia funzionando, anzi. Nemmeno che le persone “preferiscono” i luoghi fisici, o meglio: dipende dalle situazioni, e forse – non mi sembra di averlo letto da nessuna parte, tutti si sono occupati di altro – tra le persone che preferiscono un approccio all’acquisto più “fisico” potrebbero essere proprio quelle che sono più vicine al mondo del biologico (settore dei supermercati Whole Foods acquistati da Amazon). La grande visione di questo grande (il più grande) player del commercio al mondo dimostra che la forza del suo successo NON è l’eCommerce (che pur è stato il punto di partenza, per spezzare e spazzare il mondo “vecchio”), ma una logistica e un servizio basato sulla soddisfazione del cliente. Se compri su Amazon trovi tutto quello che vuoi, anche taglie “diverse dallo standard”, se non ti piace quello che hai comprato lo puoi rendere, nemmeno se hai buttato la scatola è un problema. Se non sei mai a casa, puoi chiedere di lasciare il tuo pacco anche in molti supermercati che hanno degli armadietti dedicati, se ti serve qualcosa in un’ora lo puoi ricevere in alcune zone (a Milano, per esempio, si estenderà in altre aree) grazie ad Amazon Prime Now. La sintesi? che digitale è meglio? che “fisico” è meglio che “virtuale”? No, quello che conta è rispondere con la massima flessibilità alle esigenze del mercato, e per tutte le tipologie di utenti, mettendoli sempre al centro, l’errore è pensare che sia più importante il “come” che non il “cosa”.

A volte, qualcuno si domanda se oggi è peggio di ieri, e non solo per la questione “digitale-fisico”… si dice che le “nuove generazioni” perdono i valori di “una volta”; si dice che ormai il potere dato a tutti del “parlare” abbia creato un’ondata di stupidità, mediocrità, violenza senza fine. Il grande Umberto Eco (che ho sempre apprezzato e considerato un grande), disse nel giugno del 2015, pochi mesi di morire, ed è stato un discorso molto discusso:

”I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli. Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Ci sono momenti (non tutti) in cui non si può che condividere l’opinione del grande scrittore, che colpisce nel segno. In giro ci sono così tante stupidità, ma ancor di più violenza e banalità. E, ad ogni attacco imbecille, ci sono code di altri imbecilli che stanno a leggerli e anche a commentare. Si arriva a dire (è incredibile: lo dicono):

Era scritto su Facebook, quindi è vero…

(potete cambiare “Facebook con Wikipedia, con Google, con Twitter, con quello che volete… non è peggio di mia nonna che diceva “l’hanno detto alla TV, quindi è vero”).

Questo porterebbe a dire che “prima era meglio”, e purtroppo non è così. Oggi, per esempio, ci vergogneremmo di un sacco di cose che, una volta, non solo erano accettate, ma addirittura aiutavano a vendere prodotti di ogni tipo. Il cattivo gusto, il razzismo, il sessismo erano oggetto delle pubblicità, e non poche.

Non ti preoccupare tesoro, almeno non hai bruciato la birra!

Se tuo marito scopre che non compri il caffè fresco..

Prima che mi rimproveri mamma, magari dovresti fumarti una sigaretta

una moglie lavora a casa, più è carina

No comment…

Mettila al suo posto…

“4 su 5 uomini le vogliono”

Babbo Natale fuma Lucky Strike

Guardate queste campagne pubblicitarie, e ne rimarrete – crediamo – davvero stupiti e addirittura schifati. Meglio o peggio di Facebook? Ugualmente schifoso, il problema è che purtroppo dove c’è l’essere umano, da qualche parte esce fuori il lato oscuro, il lato marcio. Semplicemente, in ogni Era le modalità per percepire questo variano. Il dubbio è: miglioreremo mai? Saremo sempre così grezzi, e quello che cambierà saranno solo le modalità che metteranno in evidenza o nasconderanno il vero lato di “noi umani”? Ci sarebbe stato il nazismo nell’era di Internet? Probabilmente si, solo diverso. Negli anni ’50 c’era più rispetto per la cultura? No, semplicemente si faceva finta così, anche perché esistevano meno strumenti per poterlo verificare nei fatti. La tecnologia ci ha fatto fare grandi passi in avanti, o ci ha solo abituato al lusso e alle comodità e non ci ha tolto l’abitudine a “sopportare” tante cose? Saremmo disposti a vivere in una casa o a viaggiare in auto senza aria condizionata? A passare una giornata intera senza il nostro smartphone collegato a Internet? No, non ci riusciremmo, ma questo da un lato ci mostra “viziati e incapaci” rispetto alle generazioni precedenti, ma le prove dicono che non siamo peggiori o migliori, solo diversi. E, ricordiamocelo, l’inquinamento non è questione moderna, se ne discuteva anche nell’antica Roma e nel Medioevo.

Chissà se la civiltà non sarà mai un valore legato agli essere umani, forse dobbiamo solo sperare nell’intelligenza artificiale, che tanti passi sta facendo in avanti e che in molti casi ci spaventa.