La realtà virtuale supera la realtà “reale” nel nostro presente (e nell’immagine)

Viviamo sempre più a cavallo tra una realtà e una realtà virtuale. Qualcuno cerca di sfuggire, allontanandosi dai monitor, ma non si tratta solo di “digitale”, è proprio una questione del voler cercare la soddisfazione al di fuori dall’oggettività della vita reale, immaginiamo che sia argomento di studio e di analisi per psicologi e studiosi della mente umana in generale. il nostro mestiere è quello di lavorare nella comunicazione (in particolare visiva) e da anni ci occupiamo di realtà virtuale, con interesse crescente e sempre più orientato verso le parallele realtà, quella aumentata e quella “mixed” (al momento concentrata sulla tecnologia Hololens di Microsoft). Ma, ne siamo sempre più convinti, e lo ribadiamo, c’è molto di più della tecnologia. Viviamo, o vogliamo vivere, in una realtà alternativa e questo deve essere uno stimolo per creare prodotti che possano permettere al “pubblico” (chiamiamolo “target”, “clienti” o come vogliamo…) di godere di questa simulazione, di questo spostamento dal “reale” all’”alternativo”.

Ci sono molti esempi, possiamo viverla nella campagna pubblicitaria (la prima in Italia) di Instagram che ha tappezzato le città con manifesti che hanno come “payoff” (quello che i nostri genitori chiamavano “slogan”):

“Dove guardi c’è una storia”

Le scene, ve ne mostriamo un paio catturate in giro, ci raccontano “storie” che in realtà solo in parte sono vere, sono spesso create al fine di rappresentare “la verità”, ma questa verità è una rappresentazione pubblica: non racconta che gli spaghetti condivisi come in “Lilli e il vagabondo” non sono altro che un’occasione per raccontare (appunto) una storia sui social, l’uso di elementi virtuali (aumentati) sulle fotografie appositamente scattate per miscelare vero e “falso”, si arriva a fare “persino la fatica di essere da qualche parte” per dirlo, sotto forma di immagine, di post, di geolocalizzazioni a prova di San Tommaso, di tag per richiamare l’attenzione di chi potrebbe distrattamente vivere un attimo di vita vera invece che rimanere incollato allo smartphone per farsi i fatti degli altri.

Non saranno sfuggite nemmeno le dichiarazioni di Facebook che ha dichiarato all’evento F8 che siamo pronti per incontrare gli amici in una realtà virtuale con Spaces usando Oculus (sulla carta, il più evoluto visore per la realtà virtuale, che Facebook ha “comprato” qualche anno fa spendendo una folle cifra espressa in miliardi di dollari), anche se fa finta di non accorgersi che questa è solo un’idea, e non certo ancora un prodotto (e di sicuro non per “incontri di massa”… chi conoscete che dispone di un Oculus?).

Internet e i social sono il “male”? Non scappiamo dalla virtualizzazione della vita anche se siamo lontani da tutto questo, ci pensa Netflix che ci fa vivere spezzoni delle serie TV, creandoci l’illusione di entrare in un mondo come quello di “Breaking bad” proponendoci di mangiare alla catena “Los Pollo Hermanos”, sia a Roma che a Milano: la coda è stata lunghissima, il successo assicurato. Chi se ne importa se il pollo è “davvero buono”, quello che conta è esserci…

Altro esempio: se la realtà ci impedisce di inquadrare correttamente il nostro bambino mentre sta giocando in un campo da Baseball perché “nella realtà” tra noi e lui c’è una recinzione, ci pensa la tecnologia a “toglierci” quel disturbo. Beninteso, questa è una tecnologia che ad alto livello era già disponibile da tempo, ma quello che cambia è l’approccio alle evoluzioni di analisi dell’intelligenza artificiale che Google sta spingendo dimostrandosi in questo momento (da sempre, ma forse in passato era meno evidente) il vero faro dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, lasciando ad altri spazi che apparentemente solo più legati a “curve, spessori ridotti, colori fashion, barrette di navigazione ‘touch’ per aumentare il volume della musica”, come se premere un tasto fisico possa risultare tanto diverso (ogni riferimento a Apple è puramente casuale, e lo diciamo con tristezza…).

All’ultimo evento I/O 2017 Google ha mostrato un poderoso passo in avanti proprio nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, con esempi concreti del come l’analisi dell’ambiente, di come le immagini possano integrare “realtà” fisica all’universo dei dati: si “legge” l’insegna di un negozio con la fotocamera dello smartphone e si accede alle informazioni/recensioni relative a quel luogo (una volta, sempre Google lo faceva con le vetrofanie con i QR-Code), oppure ci permette di leggere un’etichetta di un router che contiene user e password e non solo ne riconosce i dati (facile), ma addirittura capisce di cosa si tratta e automaticamente si connette a quella rete; ancora più importante, capire che questa tecnologia in grado di riconoscere le immagini ha superato l’occhio umano nel 2016 (la percentuale di riconoscimento errato di un sistema digitale, che solo 5-6 anni fa era davvero molto superiore, ora è minore rispetto alla capacità umana).

Virtuale e reale: non si tratta solo di immagini, la grande scommessa oggi è quella dei computer “ambientali”: i primi esempi arrivano dagli assistenti vocali come Amazon Echo (gestito dal software Alexa) o Google Home e presto – si dice che verrà presentato il 5 giugno – quello di Apple. Ne ha parlato nel suo ultimo articolo (poi va in pensione) il grande Walt Mossberg – The Disappearing Computer – e non crediamo sia un caso che sia stato proprio questo l’argomento scelto per questo ultimo atto di una carriera giornalistica nel campo dell’informazione tecnologica.

Questi aggeggi “domestici”, che per ora ci fanno giocare e ci divertono con gli amici e ci dimostrano che siamo cool, stanno guadagnando l’opzione del monitor, e poi ci integreranno sempre più con le gestures, con la domotica (Ikea ha appena annunciato che integrerà la tecnologia Homekit di Apple, Amazon Alexa e Google Assistant, nei propri prodotti, a partire dall’autunno, con soluzioni che, come tradizione dell’azienda svedese, saranno a basso costo). Certo, pilotare le luci con lo smartphone forse non sembra una grandissima innovazione e non sembra “una realtà virtuale”, ma invece lo è ed è un primo passo, perché presto non si tratterà solo di “comandi semplici” ma di integrazione tra un mondo/ambiente che viviamo e un mondo/universo che è di fatto “là fuori”.

Infine, per tornare alla “realtà virtuale” che intendiamo forse tutti noi, quella che si vive con i caschi che ci fanno sembrare forse stupidi, vanno segnalate le novità dell’ultimo periodo, forse la più importante è il nuovo Daydream Standalone di Google (realizzato in collaborazione di Lenovo e HTC) che propone l’esperienza della realtà virtuale “libera”, sia dal cavo (come Oculus e Vive) sia dall’inserimento dello smartphone (Google Cardboard, e tutti gli altri). E’ un grande, grandissimo passo in avanti, che aggiunge una prospettiva importante, e ci deve far tornare al riposizionare la nostra realtà di professionisti dell’immagine con questi mondi nuovi che non sono più “futuro”, sono il presente, e anche la piattaforma più consistente per produrre contenuti di valore, e anche di forte remunerazione. Lo avevamo dichiarato quasi due anni fa quando abbiamo lanciato il primo evento/corso dedicato alla realtà virtuale per fotografi (vai a rileggere cosa scrivevamo!)

E riguardando quello che abbiamo detto e proposto, appare evidente che quello che si ipotizzava/prevedeva è diventato presente, e non è ancora stato superato da altri contenuti (almeno in italiano) più aggiornati. Ma sono passati due anni e ora abbiamo le esperienze e la visione ancora più avanzata su tutto questo, vediamo i nostri ragazzi che stanno preparando anche tesi e progetti in questo campo, e li stiamo seguendo, consigliando, indirizzando in questo percorso: loro, ovviamente, capiscono perfettamente – perché sono giovani e guardano oltre facilmente – che questo territorio è eccezionalmente ricco di stimoli e di prospettive, ma i professionisti dell’immagine hanno raggiunto la stessa visione? Se volete, qui trovate ancora il corso video di quell’appuntamento, come detto è ancora super attuale, e potreste usarlo come ponte per il prossimo evento, che realizzeremo a breve come puntata 2.0 che aggiorna la visione e propone percorsi che sono ormai non più “davanti a noi”, ma … attorno a noi.