Fotografo o moccioso di buona famiglia? Il mondo della fotografia professionale è esplosa contro BabyBeckham (all’anagrafe Brooklyn), il figlio sedicenne della coppia dorata e patinata inglese (la ex Spice Victoria e il calciatore David) che è stato incaricato della nuova campagna pubblicitaria del celebre e prestigioso marchio Burberry.

 

@maddiedemaine1

Una foto pubblicata da Brooklyn Beckham (@brooklynbeckham) in data:

 

Si tratta – a detta di molti – di una chiara azione di nepotismo, il fotografo Jon Gorrigan aggiunge e rafforza il concetto dicendo che il “ragazzetto” verrebbe gestito e telecomandato quasi quanto Ambra Angiolini: avrebbe un team che si preoccupa della luce, delle attrezzature, delle lavorazioni su Photoshop, e poi verrà affiancato dai migliori make-up artist, dalle migliori modelle, quindi il rischio sarà fortemente ridotto.

Pur comprendendo lo sfogo del fotografo e di tutti (davvero in tanti hanno gridato allo “scandalo”), tutto questo deve far riflettere, e non semplicemente cadendo nell’ovvio e nel corporativismo. Sono riflessioni che sono più profonde di quello che è “lo sdegno”, che in gran parte ha un sottotitolo che è meno etico: “invidia”. Se un ragazzetto di 16 anni si può permettere di firmare una delle campagne pubblicitarie più prestigiose, cosa significa?

1) Che basta avere un “nome” prestigioso per ottenere un lavoro del genere

Commento: E’ spesso stato così, in questi mondi “vip” non si entra se non si è Vip, o se non si entra in contatto con gente Vip. Detto questo, non significa (non l0 è mai stato) che una persona “raccomandata” sia necessariamente incompetente. Può esserlo, così come può essere bravissimo. Storicamente, grandissimi fotografi, scelti per il valore dimostrato negli anni, hanno fatto delle schifezze…

2) Che oggi chiunque ben “briffato” potrebbe fare eccellenti lavori

Commento: in effetti è un po’ così. E lo sfogo di Gorrigan invece che mettere in luce i limiti della scelta (come vorrebbe) indica i limiti della “professionalità” contemporanea: perché un altro fotografo, più esperto o più anziano, userebbe per la campagna Burberry come modella la cugina brufolosa o il parrucchiere dell’angolo? Userebbe una Lomo invece che una fotocamera professionale? Quindi, dov’è la differenza, se si usa un “ragazzino”?

3) Che un “ragazzetto” di 16 anni non può fare belle foto?

Commento: Sempre più vedo giovanissimi che interpretano la fotografia in modo migliore di tanti professionisti. Specialmente nei campi in cui quello che conta è il lato emotivo, la contemporaneità, il linguaggio visivo (magari, dove serve tecnica raffinata, questo succede meno spesso). Un ragazzo di 16 anni vede, ogni giorno, certamente più immagini di molti fotografi professionisti, che tendono a parlare di fotografia invece che farla e ancor più di guardarsi in giro. Guardate l’account (o un paio delle foto che pubblichiamo, embeddate dall’account Instagram di Brooklyn Beckham): sono “brutte foto”? No, sono anzi molto meglio di tante foto che si vedono nei “portfoli” dei fotografi che si dichiarano professionisti. E’ un genio? No, ma la genialità non sempre è l’elemento chiave del successo di un progetto (ed è rara, e in nulla correlata all’età, anzi).  

My First shot of the day. @benmfrees

Una foto pubblicata da Brooklyn Beckham (@brooklynbeckham) in data:

4) Che il “ragazzetto” è stato scelto per la sua popolarità (non solo per quella dei suoi genitori).
Commento: Se qualcuno dovesse indicare, per esempio, nel fatto che il ragazzetto ha oltre 6 milioni (SEI MILIONI) di followers sul suo account Instagram, il vero motivo della scelta di Burberry, la risposta è ovviamente sì. Questo brand è molto attivo sui social network e il suo marketing è fortemente legato alla piattaforma Instagram. Una volta si comprava il lavoro di un fotografo e poi si pagava una campagna pubblicitaria sulle riviste o su altri media. Ora si compra un progetto che è al tempo stesso prodotto e MEDIA. E se uno non dispone di un media (anche “SOLO” di qualche centinaia di migliaia di persone), allora non può fare il fotografo? Non è così, ma la mancanza di cultura e conoscenza dei mezzi di comunicazione moderni è così evidente, specialmente tra i fotografi italiani, che è bene che venga fatta una riflessione seria e un’autocritica. Certo, i sei milioni di amici del figlio di Beckham sono in gran parte dovuti alla sua popolarità familiare, ma date un’occhiata all’Instagram dell’amico Brahmino (di cui abbiamo parlato QUI, mesi fa): è italiano, non ha genitori famosi quanto i Beckham, e ha il 10% del followers del fotografo incaricato da Burberry… e sono davvero tanti lo stesso (non a caso, di questo vive e opera).

Facile prendersela “con il mondo che non capisce”, con “la cultura che ormai è sotto terra”. La cultura dell’immagine è al massimo della sua storia, non al minimo. Per entrare (o per rimanere) in questo mondo che comunica per immagini, bisogna capire che dobbiamo essere interpreti della società moderna, dobbiamo impossessarci degli strumenti, dobbiamo sapere cosa succede attorno a noi. Dobbiamo scoprire cosa effettivamente ricerca il pubblico, quali sono gli stili emergenti, quali sono le tendenze, quali sono le strategie che le aziende adottano. Perché dubitiamo sinceramente che tra i nostri lettori ci siano migliaia di potenziali fotografi che potrebbero ambire alla prossima campagna di Burberry (non per qualità potenziale, per oggettiva distanza dai contatti necessari per ottenere questo assignment), ma tutti (aziende, ma anche privati, magari i prossimi sposini che amano alla follia le “avventure” dei coniugi Beckham) finiranno con adottare scelte che per ora sono esclusive dei “grandi”.

Beckham Burberry Instagram

La fotografia è uno strumento di comunicazione, volete chiamarla “Arte”? Va bene, lo è (se lo è…e non può certo dirlo “l’artista” se è arte) ma anche l’arte è comunicazione, trasmette qualcosa, e per farlo, nell’era moderna, la comunicazione non è chiusa nei musei. Non lo era già più nell’era del Futurismo (se non conoscete, fate una ricerca sulla cultura dell’uscire dai musei portata avanti da questo movimento artistico), lo è ancor di più oggi nell’era della comunicazione digitale. Siamo davvero rattristati quando vediamo come i fotografi professionisti italiani usano i social network, confondendoli con delle “pagine di pubblicità a costo zero” (illusi), o come centro di affermazione del proprio ego (“Ho pubblicato nuove foto su…”). Facendo così, non bisognerà stupirsi se dei “ragazzini” ci/vi supereranno, e non perché hanno genitori famosi: solo perché sanno come comunicare…e spesso perché saranno più bravi, anche perché loro si divertono; i fotografi che si divertono, specialmente in Italia, sono ormai molto pochi.

30 responses

  1. Buffo, proprio stamattina pensavo all’essere vecchi. Vecchi nel proprio mestiere, intendo. Il non riuscire più a essere sulla cresta dell’onda (ognuno di noi ha avuto una pur piccola onda). Se a pochi geni è dato il privilegio di essere grandi fino alla fine, credo che per la maggior parte dei miei coetanei (io sono del ’58) l’onda giusta sia già passata. Ed è anche normale, si esce meno, si vedono i soliti amici. Si esplora meno, fuori e dentro se stessi. E allora forse è anche giusto lasciare il passo a chi va più veloce, e continuare tranquilli per la nostra strada. Sperando che almeno sia giusta.

  2. Salve a tutti…
    il giovane è sicuramente bravo, come può esserlo chiunque che abbia voglia, tempo ,denaro e capacità da investire nella fotografia.
    Resta il fatto che se fosse stato un qualsiasi sedicenne della periferia italiana, bravo quanto vuoi, a 16 anni non avrebbe mai potuto avere il seguito che ha il soggetto in questione e quindi neanche gli assigment e chi lavora nel settore sa benissimo le difficoltà che ci sono per emergere, anche se sei bravo.
    Diciamo pure che devono convogliare nello stesso calderone più fattori per fare un tutto che renda…uno tra quelli è la fortuna, che però aiuta gli audaci….

    buona domenica

  3. A me MI sembrano un sacco di pippe mentali.
    Le vie preferenziali ci sono sempre state e sempre ci saranno (se mio padre o mia madre fossero stati, no dico famosi, ma fotografi, io sarei molto più avanti di dove sono ora).
    I favoritismi ci sono sempre stati e sempre ci saranno (io, tendenzialmente, mi circondo di collaboratori che mi stanno simpatici, con cui lavoro bene, con cui condivido una Weltanschauung, se posso scegliere).
    La bravura oggettiva è un conto, ma tutti sappiamo che – spesso – vale quasi di più essere la persona giusta al posto giusto nel momento giusto.
    ‘Sto Bekham, evidentemente (in senso letterale) lo è.

    Poi c’è tutto il discorso (a latere) dell’avere qualcosa da dire.
    Ma quello, appunto, è un discorso a latere.
    ‘Sto Burberry, evidentemente (in senso letterale), sa esattamente cosa dire e a chi.

    Io, per parte mia, lavoro quotidianamente su quello che IO ho da dire al mondo.
    (Nella speranza di un ingaggio milionario, ovvio! ;-) )

    alle

    1. Alle, hai sintetizzato in 5 parole quello che ho detto in un fiume di bit :-))) sei più brava nella sintesi di me :-))

  4. Bene non sapevo niente di niente. Però è assolutamente interessante.
    Certo pensando che le foto fate da Brooklyn Beckham su Instagram non son niente di che ma vengono viste almeno 200.000 volte sicuramente Burberry fa un investimento pubblicitario e si indirizza ai giovani.
    Per il resto niente di nuovo sotto il sole. BB diventerà bravo ed è già famoso, ha una buona probabilità di fare una grande carriera come fotografo.
    C’è però qualcosa in più come giustamente fa notare Luca: le aziende si orientano verso un concetto di comunicazione quindi scegliere un fotografo che fa parlare di se e che ha una sua potenzialità mediatica è un orientamento che oggi diviene sempre più forte. C’è sempre stato mi viene in mente il fenomeno Oliviero Toscani… Diverso ma sempre relativo alla capacità di penetrazione mediatica.

  5. E non dimentichiamoci che stiamo parlando di un Nativo Digitale, e che i suoi sedici anni, in termini di frequentazione di immagine, lo pongono ad un livello di età sicuramente più alto…
    Questa cosa non mi scandalizza per niente: ho nipoti di età diverse che già a 7/8 anni realizzano foto e video su iPad che sono freschi, creativi, espressivi e concisi, qualcosa che, solo pochi anni fa, era appannaggio di pochi professionisti di talento.
    Ricordiamoci che i ragazzi ora sono continuamente stimolati da immagini provenienti da decine di canali TV non limitati all’ambito nazionale, da Instagram, Pinterest, Facebook e gli altri Social…
    Mi chiedo solo se questo non sia che il primo esempio di una tendenza…
    Charlie

  6. Condivido ogni parola di questo post!

    Spesso intorno a me trovo che in molti sono pronti ad additare chi ha avuto o sta avendo successo, senza approfondire con dovuta curiosità i motivi che hanno portato a tale successo.

    Quella dei social è un tipo di comunicazione che sto alcercando di comprendere non essendoci nato dentro per via della mia età. Ma sicuramente noto che vi si trovano spesso immagini di una spontaneità e una bellezza che sono da ammirare!

  7. Se io avvessi al mio esame di apprendistato 30 anni fa fatto certe foto che sono in giro adesso, sarei stato bocciato all’istante!!
    Bisogna ammettere che noi cosidetti vecchi (sono del 58) possiamo sentirci giovani quanto vogliamo però non potremmo mai confrontarsi con chi é nato con il digitale e che tutto il tempo lo passa coi socialword…

  8. D’accordo con tutto l’articolo e anche con i commenti. E’ sfuggito però a tutti un particolare di non poco conto : il fratello più piccolo Romeo è già stato testimonial Burberry … sicuramente un bel bimbo e sicuramente con una mamma e un papà che conoscono tante persone, che muovono tanti soldi e che permettono di spostare non dico il gusto ma sicuramente l’ago della bilancia delle vendite .. anche di Burberry.
    Sicuramente la mossa mediatica è stata azzeccata: bisogna vedere quanto raccoglieranno.
    Però basta che non si dica che sia nato un nuovo astro nel campo della fotografia.

    1. Per caso lo abbiamo detto? Al tempo stesso, non possiamo nemmeno dire il contrario, non lo sappiamo, se diventerà un atro della fotografia. Di sicuro, a 16 anni è più bravo di tanti che hanno più anni… Vedremo

      1. Per fortuna no, jumper è frequentato da gente seria. Il problema sono gli altri che fanno diventare star persone che il tempo dimostra quanto realmente valevano. Vedremo come andrà , sicuramente è più bravo di tanti e tanti che hanno più anni, ma sicuramente si poteva “rischiare” ed essere veramente all’avanguardia chiamando qualcuno altrettanto bravo ma con un cognome meno ingombrante. Allora si che avrebbe avuto senso forse le discussioni che ne sono nate (e alla quale mi ha fatto piacere partecipare!). :)

        1. Vero, Francesco… In giro si leggono tante cose stupide :-)) le aziende però non rischiano, giocano sempre sul vincitore… Mondo difficile per chi è “solo bravo”. Grazie per esserci :-)

  9. Io sono del parere che queste cose ci sono sempre state non solo nel mondo della fotografia, ma nel mondo del lavoro in generale. Credo che il problema più grave è che tutti sti ragazzi che si avvicinano al mondo della fotografia si vendono per una manciata di fave pur di avere in pizzico di celebrità.

    1. Direi che “manciata di fave” e “pizzico di notorietà” siano leggermente fuori tema rispetto alla famiglia Beckham. Inoltre, avendo a che fare con moltissimi giovani, ti assicuro che si svendono meno di tanti professionisti molto meno giovani … :-)

  10. Ma è poi importante il risultato finale? Vedendo immagini di moda su giornali mi chiedo quanto siano tecnicamente valide e quanto del prodotto si veda realmente. Più importante del risultato è ormai il far parlare di sè, e già Toscani lo dimostrò oltre 20 anni fa. Nessuno si chiedeva se Toscani era o no un bravo fotografo (e sicuramente lo era almeno nell’eccezione classica) ma se la campagna era di impatto, e penetrava il mondo massmediatico e rimbalzava in ogni direzione fino all’utente finale, era vincente. Toscani è famoso anche al grande pubblico non certo per una maestri fotografica, quella serve a noi fotografi poveri (ma non poveri fotografi). Se oggi stiamo qui a parlare di questo sedicenne vuol dire che chi lo ha scelto ha fatto la scelta giusta, e se le fotografie saranno sfocate ancor meglio.

    1. Se posso, Giuliano, dissento.
      Nel tuo ragionamento, per me, ci sono almeno due ‘falle’:
      1. Tu assumi senza dimostrarlo in alcun modo che ‘essere un bravo fotografo’ sia cosa differente dall’avere un ‘impatto’ che penetra il ‘mondo massmediatico e rimbalzava in ogni direzione fino all’utente finale’.
      2. Dai per acquisito che un’immagine sfocata sia una cattiva immagine.
      Nell’un caso (che può anche essere vero), io mi chiedo a che cos’altro possa servire (a un’azienda) un fotografo che non fosse un buon ed efficace comunicatore.
      Nel secondo caso, invece, non sono proprio per nulla d’accordo. Lo sfocato è uno strumento fotografico, al servizio di un messaggio. Per chi parla quel linguaggio.
      Mia opinione, eh!

    2. … che poi in realtà oggi riuscire a fare una foto sfuocata è davvero difficile, quasi un esame di raffinata competenza fotografica ;-))

  11. Io propongo un ulteriore e personale punto di vista sulla questione, oltre a condividere l’analisi di Luca.
    Non dimenticherei che è figlio di un campione sportivo, e di una cantante due persone abituate mentalmente a vivere la propria vita come allenamento portato ad un risultato, e se: le mele non cadono mai lontane dagli alberi o dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, io credo che Brooklyn viva la sua esperienza allo stesso modo.
    Chi lo sa che magari la sua ascesa su Instagram non sia in realtà una strategia studiata e portata avanti quotidianamente che, magari anche grazie alle conoscenze della famiglia, lo ha portato a questo risultato?

  12. Non conoscevo il piccolo Beckham e devo dire che le foto sul suo profilo Instagram non sono per nulla male.
    Molto meglio delle foto di tanti altri fotografi lì fuori.

    Mi sembra una mossa davvero interessante da parte di Burberry… Non vedo l’ora di vedere le foto a dire la verità.

  13. “Una volta si comprava il lavoro di un fotografo e poi si pagava una campagna pubblicitaria sulle riviste o su altri media. Ora si compra un progetto che è al tempo stesso prodotto e MEDIA”… Ho trovato questa tua riflessione illuminante.
    Complimenti, un articolo che mi ha davvero affascinato e fatto riflettere.
    Grazie

  14. mettiamola così: … un certo Gianni Rivera a quell’età (se non sbaglio), giocava nella nazionale di calcio. Tutto questo può anche giustificare l’età, non che fare il fotografo bene o il calciatore bene ci sia una grande differenza! … tutto il resto è noia!

  15. Ho visto le foto del nostro su Ibstagram. Cosa avrebbero di speciale? Un bel niente,. Di speciale ha solo mamma e papà, anch’essi fenomeni mediatici. Buon per lui che nato ricco, ma se Burberry fa una campagna con questo ragazzo è solo perché pensa che nel mondo super connesso, conti di più il brand del fotografo che il brand del loro stesso marchio. Poi chi dice che si lavora meglio con gli amici o con persone simpatiche, non fa che giustificare il nepotismo e le raccomandazioni.

    1. Perché tu, davvero, Andrea pensi che simpatia e amicizia non siano criteri in ballo, in un lavoro? Non sono gli unici, non sono i primi, forse. Ma a parità di curriculum e di corrispondenza al profilo ricercato, perché io non dovrei valutare anche quello? E perché tra le strade possibili per trovare lavoro non dovrebbe valere quella del passaparola? Io, con gli sposi, ad esempio, lavoro molto così: mi raccomandano agli amici! Per me (e per la Treccani), nepotismo è quando l’assegnazione di un prestigioso incarico prescinde dalle capacità del soggetto assegnatario… Per me (ecc.) raccomandazione è quando viene imposto (o proposto con eccessiva veemenza) qualcuno che di suo non arriverebbe mai dove e invece spinto. E non mi sembra che – in questo caso – valga né l’uno né l’altro… non ancora, almeno. Immagino che baby Bechham avrà da dimostrare il valore del suo lavoro: all’azienda che lo ha ingaggiato, al mondo dei potenziali acquirenti del prodotto e al mondo dei fotografi invidiosi che rosicano.

      1. @Alle Bonicalzi
        Prescindere significa “non tenere conto di” (sempre secondo Treccani), ed è proprio quando qualcuno come Burberry non valuta la competenza fotografica di un fotografo e lo assume per la sua posizione di influencer o per il suo cognome (cosa tra l’altro per me legittima e completamente sensata per un brand che vuole parlare con certi mercati e su certi mezzi).

        Il ragazzo probabilmente è bravo, dubito però che sia stato il suo valore fotografico a portarlo a lavorare per Burberry perchè, come detto e com’è sotto gli occhi di tutti, non ha un portfolio tale da giustificare una scelta simile. Quindi sì, l’assegnazione di questo incarico *prescinde* dalle sue abilità fotografiche. Non c’è nulla di male, ma non raccontiamoci favole.

        1. Personalmente dubito che «Burberry non valuti la competenza fotografica di un fotografo e lo assuma [solo, n.d.a.] per la sua posizione di influencer o per il suo cognome».
          Concordo assolutamente che «impostare un’attività lavorativa basata sulle amicizie, non porti a risultati eccelsi, almeno non sempre».

  16. Auguro a Brooklyn di fare una grande carriera come fotografo, davvero. Il responsabile di Burberry, non ricordo il nome, sta cercando di svecchiare l’immagine del marchio, che una volta era riservato a persone di mezz’età che compravano i gloriosi impermeabili. Da anni si sta affidando ad una comunicazione più moderna e rivolta ad un mercato molto più giovanile. Detto questo continuo a pensare che impostare un’attività lavorativa basata sulle amicizie, non porti a risultati eccelsi, almeno non sempre. Conosco riviste di moda, in cui i fotografi che ci lavorano sono i mariti o fidanzati delle direttrici che le dirigono, o di altre persone e se provi ad entrarci da “esterno” è difficilissimo e i risultati a volte lasciano a desiderare. Il piccolo Beckham vive in un mondo dorato, in cui i genitori non sono persone qualunque e non fanno cose comuni, per lui probabilmente è normale che sia così, a me fa un po’ schifo che sia considerata la norma.

  17. Salve…
    Opero da un po’ di anni(35) nel settore della fotografia come fotografo e videomaker..

    Nel nostro lavoro vige la regola ” al posto giusto al momento giusto” .
    Il mondo e cambiato e in molti vivono ancora all’ombra dei ricordi del passato.
    Noi con il nostro team siamo dell’idea che ora per essere competitivi sul mercato bisogna noi contattare i clienti e non viceversa.
    Nella mia storia professionale ho avuto la fortuna di essere parte integrante dei cambiamenti sia della fotografia e video, detto cosi mi sembra che io abbia 100 anni , forse questo mi ha aiutato o forse no.. ma resta il fatto che tante soddisfazionoi professionali le ho conseguite proprio quando mi sono esposto nel creare cose nuove…..
    Dopo tanti anni di lavoro mi sento di essere un buon fotografo che e stato fortunato quando ha deciso di proporre le proprie idee… Professionista….. di che..!!!! se manco c’e un’albo.
    Detto questo sono contento x il ragazzino che ha avuto questo contratto, il tempo e i media sono dalla sua parte.
    La foto per molti e solo uno scatto ma x molti e lo scatto di una vita.

Comments are closed.