E’ un periodo di frenesia nella presentazione di nuove fotocamere per fotografi professionisti. L’elenco è lungo e troviamo le nuove ammiraglie di Nikon (D5) e di Canon (1Dx Mark II), ma anche la nuova Fujifilm X-Pro2. In questa competizione, per accaparrarsi questo piccolo ma prestigioso mercato, ruotano attori storicamente nuovi (Sony), antichi (Leica, che sta dimostrando un approccio di marketing e di vendita molto interessante) e tutto il mondo del medio formato (PhaseOne, che ha appena presentato il nuovo modello da 100 milioni di pixel, Hasselblad che ha lavorato proponendo di recente forti sconti).

La tecnologia più recente offre nuovi percorsi interessanti ed alza l’asticella della competizione, per di più proponendola in “real time”: in passato i grandi si sono tenuti a distanza, le uscite commerciali dei prodotti in forte competizione tra di loro venivano diluite nel tempo, per evitare lo scontro diretto (non ci crediamo che siano tempistiche di sviluppo diverse, più facile pensare che siano strategie ben studiate a tavolino). Oggi, invece, il campo di battaglia è apertissimo, ed è un segnale importante che forse i fotografi non hanno percepito del tutto. Lungi da noi portare avanti la filosofia dell’acquisto “dovuto” a tutti i costi: oggi i fotografi hanno probabilmente tra le mani delle eccellenti fotocamere, e forse non hanno una “vera esigenza” di sostituire i propri modelli di punta. Ma è importante capire che qualcosa sta cambiando, negli assetti del mercato e dello stesso ruolo che i professionisti devono mantenere o garantirsi per il futuro. Questo ruolo non è legato “alle macchine”, ma ai settori da dominare e da proporre.

Cosa “serve” ai fotografi professionisti, oggi?

Non servono (quasi mai) fotocamere che fanno “migliori fotografie”. Oggi un apparecchio da pochi soldi fa fotografie di qualità superiore alle esigenze di “quasi tutti”. Serve, al contrario, fare cose diverse.

Non servono (quasi mai) più pixel, perché quelli che abbiamo sono superiori alle esigenze. Qual è l’ultima volta che avete dovuto ricorrere a qualche trucco per interpolare (in ingrandimento) delle immagini che non avevano pixel a sufficienza? Pensateci su… mai?

Dove vanno a finire le nostre immagini? Su stampe al massimo 30×40 cm, che non ci richiedono più di 20 milioni di pixel (in realtà molti meno, ma ci hanno convinto che bisogna stampare a 300 dpi…) e poi vanno a finire su schermi che hanno una risoluzione tipica di un full HD (1920×1080) o poco di più; certo, si stanno sviluppando le tecnologie 4K dei monitor, ma anche su questo bisognerebbe parlare a fondo, perché purtroppo la conoscenza delle tecnologie degli schermi (specialmente le strutture “Retina”) non sono affatto conosciute dai fotografi che pensano cose assolutamente sbagliate su queste “ipotetiche” risoluzioni.

Quello che serve oggi in una fotocamera moderna è la potenza. Quel lato che non si conosce, che sembra fatto di numeri. Buffo che compriamo i computer sulla base della valutazione della potenza del loro processore, e poi non capiamo che le fotocamere sono computer e le scegliamo per “la dimensione del sensore”, così possiamo fare un bello “sfuocato”. Che si chiami Expeed, Digic o altro, che siano uno solo o due, che abbiano numeri 4, 5, 6, 6+…. sembra non cambiarci la vita, anche perché purtroppo commercialmente non sappiamo come confrontarli. Ma il processore è ormai l’elemento determinante che ci fa capire che così come non possiamo lavorare con un computer Pentium 3 (o PowerPC), non possiamo lavorare professionalmente con macchine dal processore lento. Qualcuno dirà: perché, non posso fare foto belle con una macchina di 5/8 anni fa? Certo che sì, esattamente come è possibile ritoccare una foto o scrivere una mail con un iBook del 2007. Peccato che la capacità di “analizzare” tutti gli elementi dell’immagine, reagire velocemente, mettere a fuoco calcolando tantissimi fattori e tantissimi dati che i sensori AF e di esposizione ci permettono di avere sotto controllo, arrivano dalla capacità di calcolo. I processori di una volta hanno la capacità di analisi pari a quelli che abbiamo oggi su un cellulare (che, non a caso, fa fotografie splendide).

Ci hanno insegnato (e non abbiamo fatto alcun corso di aggiornamento) che la qualità di un’immagine è figlia di “sensore”, e “ottica”; non è così, non è “solo” così… più dati il processore è capace di analizzare, e poi di gestire/convertire più sarà alta la qualità dell’immagine. E di rendere più veloce il nostro lavoro. Per esempio, per registrare immagini già perfette, non da “sviluppare”.

La peggiore abitudine che hanno i fotografi professionisti è quello di delegare il risultato del loro lavoro alla post produzione. Non perché non sia una buona soluzione in assoluto, ma perché – semplicemente – ci si mette molto più tempo. Ormai è entrato nel DNA che le fotografie digitali i professionisti devono scattarle in RAW… Di colpo, dopo quasi due secoli, i fotografi (quelli bravi) non sarebbero più capaci di fare un “click” perfetto in camera… I processori, quelli più moderni, sono in grado di lavorare per portarci ad un risultato perfetto direttamente in Jpg, figlio di una integrazione tra la nostra esperienza e competenza e la capacità di calcolo delle macchine più moderne. Quando si legge che i sistemi di esposizione sono in grado di lavorare con sempre più punti, si tende a snobbare tale vantaggio. Preferiamo scattare come capita, che poi tanto ci pensiamo su Camera RAW o su Lightroom. Quando è l’ultima volta che siete riusciti a farvi pagare le ore e ore (giorni) che passate davanti al computer per “correggere” le vostre foto? Intendiamo ad un costo ora superiore a quello che si fa pagare la signora che stira le camicie…

Nikon D5 vs Canon 1Dx Mark II

Le fotocamere moderne, quelle di ultima generazione, sono computer che rendono più facile il lavoro, che garantiscono la produttività. Se siete convinti che “la creatività” nasca dopo, su Photoshop, allora fatevi pagare la post produzione, non gli scatti. Quando avrete l’occasione di provare una di queste nuove “magie” tecnologiche, non cercate di guardare al 400% su photoshop le immagini per vedere “se sono nitide”; lo saranno, probabilmente anche quelle della vostra fotocamera lo sono… ci mancherebbe altro. Guardate, imparate a guardare, l’efficienza del risultato, la velocità di arrivare al risultato perfetto (che non è necessariamente legato ai “fotogrammi al secondo”).

Se pensate poi che lo sforzo di acquistare una fotocamera professionale di ultima generazione sia solo una questione economica, sappiate che no, per assurdo quello è il lato più “semplice”; per usare bene questi apparecchi, a fondo, bisogna conoscere lo strumento, studiarlo a fondo. Il fatto che tutte le fotocamere per fare “click” abbiano semplicemente bisogno di un pulsante di scatto e che, semmai, dobbiamo ricordarci di mettere una scheda, non sarà e non deve essere sufficiente. Avere un computer in grado di calcolare miliardi di variabili in un frazione minuscola di tempo non servirà a molto se non siamo capaci di dominare/orientare questa potenza. Meno del 10% dei fotografi professionisti conosce davvero i mezzi che ha tra le mani, anche se a parole si atteggia da “maestro”.

Si può evitare questo tipo di “upgrade”? Certamente si, ma si esce da un ruolo economico, non da quello “creativo” (che nessuno mette in discussione e che non ha nulla a che vedere con la “macchina” che si usa. Chi ha bisogno di tanto tempo per farsi pagare sempre meno, uscirà da questa competizione. Il mercato non ha bisogno di “belle fotografie”, ha bisogno di un risultato e di un prodotto figlio del giusto mix creativo, produttivo, economico. Economia non significa risparmiare, evitare di investire soldi in nuove apparecchiature; il mondo industriale dimostra molto bene che per essere competitivi bisogna essere in grado di realizzare prodotti più velocemente e a costo unitario minore. Se non siete in grado di farvi pagare tanti soldi per tanto tempo di lavoro (è sempre più difficile, oggettivamente), bisogna produrre tanto in poco tempo, e questo non significa (sarebbe un fallimento totale) abbassare la qualità. E i processi artigianali attuali, usati quasi da tutti i fotografi professionisti, non possono funzionare più. Bisogna essere delle macchine che producono eccellenti prodotti, senza incertezze, senza “correzioni”, senza tempi morti (leggasi: non fatturati/monetizzati).

Le innovazioni delle nuove fotocamere sono legate a questo: lavorare per voi, portare a casa la perfezione in tempo reale. Non si domanda ad una macchina industriale di fare altro che eseguire alla perfezione il suo compito, per farlo devono essere macchine intelligenti, avanzate, potenti, probabilmente costose. L’artigianalità rimane, senza dubbio, ma non per il prodotto industriale, vuol dire vendere altre cose. E anche in questo, le fotocamere più avanzate di nuova generazione aprono un orizzonte tutto nuovo, di nuovi “ingredienti” che non sono “solo” fotografie, ma pure emozioni e nuovi prodotti vendibili. In queste macchine vediamo potenzialità spettacolari, perché vendibili. Abbiamo tra le mani macchine che ci portano ad un altro livello, che non è “la fotografia”, e ci domandiamo se questo nuovo livello sarà proposto dai fotografi o da altri (ne vediamo tanti, di “nuovi fotografi”, che stanno realizzando cose meravigliose e specialmente meravigliosamente vendibili).

Una parte di queste evoluzioni ve la mostriamo – come settori e come creatività – tra qualche giorno, in un “manifesto” sul quale stiamo lavorando ormai da mesi, e che abbiamo già presentato nelle tre giornate dedicate ai “Fotografi MAKERS” che abbiamo appena concluso e di cui, ve lo ricordiamo, c’è il video disponibile: 7 ore di corso per capire, anche perché queste innovazioni e queste fotocamere di nuova generazione possono cambiare il vostro futuro.

16 responses

  1. Ciao, articolo interessante che arriva giusto nel momento in cui vorrei vendere il corredo attuale (sembra di parlare di quei bauli che regalavano le mamme o le nonne al matrimonio), per passare a sony.
    Marchio a parte, ho provato a cercare in rete dati relativi alla velocità ed alla quantità di dati che può elaborare quel processore piuttosto che quell’altro ma non ho trovato nulla. Tu hai qualche fonte di informazione dove possa reperire queste informazioni?

    Grazie buona domenica

    1. Ciao Umberto, non troverai nulla di “comparativo” perché l’efficienza e la gestione dei dati, nonché la loro potenza “effettiva” sono legate alla macchina, al sistema operativo, ai sensori, ai calcoli che devono fare. Mi auguro che le aziende che hanno a cuore l’informazione possano sviluppare occasioni per parlare di aspetti concreti, proponendo sessioni e iniziative che mettono a fuoco (letteralmente) le proprietà qualitative dei flussi di lavoro che offrono e che possono risultare determinanti nell’evoluzione di questo settore.

      Abbiamo bisogno di questo dialogo, e di orientare le scelte e gli investimenti verso percorsi di redditività, uscendo dai dialoghi senza senso e senza corpo dei forum dei dilettanti… Noi abbiamo lanciato il sasso ;-)

      1. Bene… seguo le onde che si formano, in che direzione vanno?

        Mi dispiace essermi perso il vostro corso ero all’estero adesso recupero acquistando il video ;)

  2. Sono stato da Sempre un cultore dello scatto buono quando esce dalla.macchina sia quando era a pellicola e.da quando lo è stato.in digitale.Ho sempre detestato tutti coloro che hanno fatto foto per.mio conto e scattavano.a ..cavolo dicendomi poi tanto ce il raw…e non mi vergogno a dirlo che forse tre volte in vita mia ho scattato in raw per il resto.sempre in jpeg ottenuto risultati ottimi e lavorando unicamente con Canon 1D Attualmente ho ancora la Mark IV che lavora benissimo. e cerco di scattare foto sempre che siano pronte quando le.scarico proprio perché mi sono sempre detto..ma perche devo lavorare due volte se posso lavorare una?

  3. Caro Luca, il tuo articolo non fa una piega ed è assolutamente vero ciò che dici.
    Io sono uno di quelli che perde molte ore in postproduzione in quanto scatto quasi esclusivamente in formato raw. Il mio parco fotocamere non è nuovo ed in effetti stavo pensando di rinnovare il tutto per velocizzare il processo.

  4. Quoto Luca al 1000 per 100!!!
    E’ quello che ripeto a lezione agli studenti nel mio corso di Color Management e qualità di immagine in IIF.
    Credo tu non abbia nulla in contrario se invio il link di questo articolo a tutti gli studenti (con obbligo di lettura) per suscitare un bel dibattito la prox lezione….

    1. Figurati, per me va benissimo :-)) dobbiamo creare nuove leve preparate :-)

  5. Di questo argomento se ne parla continuamente su Petapixels dove, ad ogni nuova uscita, noi professionisti finiamo per sfogare la frustrazione sulla mancata innovazione da parte delle major del mercato. Io – ad esempio – uso Nikon e rispetto a quello che vorrei fare mi sento molto limitato. Ho una D800 – che è un’ottima macchina fotografica – con un sensore meraviglioso, ma che non è in grado di mettere a fuoco decentemente i muri quando questi non hanno dei contrasti netti. Se voglio inviare dei files al mio computer in contemporanea via Wi-Fi devo comprare un accessorio da quasi mille dollari e/o – più recentemente – qualche dispositivo di terze parti che non ho ancora avuto il tempo di provare (mentre chi ha macchine fotografiche amatoriali riesce tranquillamente con accessori originali da 60 euro). Quando fotografo alle conferenze mi sarebbe utile un riconoscitore facciale che lavori con la messa a fuoco, così come si trova nelle compatte più inutili, ma niente di tutto ciò esiste o è mai stato contemplato. E la messa a fuoco continua non sempre fa il suo lavoro. Se voglio controllare cosa sto inquadrando con la macchina fotografica dal cellulare non posso farlo, a meno di comprare ancora una volta accessori di terze parti che (pare) iniziano a permetterlo. E il peso? La mia attrezzatura pesa un botto… e per questo ho dovuto comprare un trolley. E vogliamo poi parlare del sistema operativo presente nelle reflex digitali? Se paragonato a qualsiasi cellulare è imbarazzante.

    Sono uno di quelli a cui piace fare lo scatto buono per cui cerco di lavorare il meno possibile su Photoshop, ma da quando faccio questo lavoro mi sono reso conto che il tempo è importantissimo. In prima battuta perché più tempo equivale ad un preventivo maggiore, e non sempre il cliente è predisposto. In seconda battuta perché, da programmatore informatico, ho sempre detestato aspettare a causa delle mancanze altrui. Voglio cose che funzionino, che mi permettano di lavorare velocemente e di poter raggiungere il risultato senza intoppi (al di là di eventuali mie incompetenze). Chiedo tanto? Forse… ma ad oggi boccio in toto l’evoluzione tecnologica in fotografia.

    1. Ciao Giulio,
      ci sono delle cose che “non tornano” nel tuo discorso, che ho paura sia un po’ troppo centrato sulle “responsabilità” delle macchine. Se dici – e te lo confermo – che la D800 è una macchina ottima (pur vecchiotta… e questo è il tema di questo articolo), questo significa che ti soddisfa. Se non ti soddisfa, cosa lo fa? Se pensi che un cellulare faccia di più, perché non lo usi? Molto tempo fa abbiamo scritto un articolo sull’esigenza di cercare nell’intelligenza (software) la strada della nuova tecnologia di ripresa, quindi sfondi una porta aperta, però ho paura che concentri troppa attenzione su quello che le macchine non fanno. Perché non usi altro? La risposta la sai meglio di me: perché le macchine leggere, più “smart” non fanno le cose che ti servono.

      Sono soluzioni diverse, e proprio per questo a volte serve usare sistemi diversi. La D800 pesa troppo? Per fortuna che non hai tra le mani una D5 (o una 1DX), ma senza dubbio ci sono macchine più leggere… che hanno anche sistemi Wifi integrati. Probabilmente vuoi tutto, e di più, il mercato offre migliaia di soluzioni che sono un mix di proposte, concentrati di qualità e di compromessi.

      Ti assicuro che sei trovi limiti nella D800 con la messa a fuoco, se questo ti limita al tal punto, valuta l’acquisto della D5, di una D500: di sicuro mettono a fuoco più velocemente e in condizioni più difficili. Se Nikon non dovesse soddisfare il tuo “livello” (ma sono sicuro che non è così), prova a vedere se altri possono soddisfarti, fai prove. Io sono convinto che magari cercando di capire meglio come ottimizzare il lavoro con la tua macchina, troverai anche le soluzioni. Forse se Nikon e Canon non hanno inserito il riconoscimento facciale sulle fotocamere di fascia alta, probabilmente è perché questo rallenta la messa a fuoco e probabilmente considerano più importante la velocità che non questa funzione (che pur, magari, in certi casi può essere utile).

      A volte ci mettiamo nella posizione di essere giudici, invece che approfondire (c’è così tanto da studiare… noi passiamo la nostra vita a studiare, e ci sentiamo ancora degli ignoranti). Non posso credere, sinceramente, che gli ingegneri e i progettisti di macchine di altissimo livello siano “stupidi”, solo perché tu li reputi tali, o perché non soddisfano le tue esigenze. Se le tue richieste non corrispondono alle risposte che ti vengono offerte. La D800, come detto, è una macchina di 4 anni fa… oggettivamente sono tanti anni (sebbene sia ancora validissima), prova macchine nuove, scoprirai che nel frattempo le cose siano cambiate e migliorate. Scendi più a fondo, se no sembra solo una questione da Forum di fotoamatori… non discorsi tra professionisti. Ah… a proposito: non è il sensore “che mette a fuoco”… ma il sistema ottico, così… tanto per parlare di dettagli ;-)

      1. Ciao Luca, la tua risposta mi conferma che probabilmente ciò che cerco non è stato ancora inventato. O che forse è stato inventato, ma che non dispongo di tutti questi fondi per potermelo permettere. Inutile dirti cosa penso delle scelte di Nikon sulle compatibilità degli accessori, sono certo sarai informatissimo in tal senso e converrai con me quanto – a volte – sia più una questione di mero marketing.
        Non ho mai pensato che i progettisti di macchine fotografiche di alto livello siano stupidi perché non soddisfano le mie esigenze e mi guardo bene dal pensarlo, ma a conti fatti trovo che la tecnologia in fotografia abbia fatto pochi passi in tanti anni. Più di quanto penso – probabilmente – ma meno di quanto mi sarebbe utile. E ti parlo naturalmente da fotografo che da 8 anni vive di questo e che si scontra quasi giornalmente con esigenze e necessità.
        Per il resto paragonare i miei dubbi ai discorsi da forum mi sembra quasi offensivo… :) Ma non li ho mai frequentati più di tanto e allora magari si sono evoluti anche loro a suon di corsi.
        Fuji e Sony mi incuriosiscono… penso siano sulla strada giusta e che stiano portando una ventata di novità. Probabilmente finirò per provarle… e – chissà – magari cambiare.

        1. Ciao Giulio, sono un “Vecchio Volpone” (più vecchio che volpone) e so come provocare, quindi ho usato il termine “forum” per sorridere con te… quello che volevo dire era di non cadere nel tranello del arginare tutto il discorso solo sulle “macchine” e sulle loro caratteristiche/limiti. A parte le battute, che sono contento che tu abbia interpretato nel modo migliore, sono purtroppo dell’idea che le “macchine” sono come i computer, che vanno cambiati spesso, dobbiamo lavorare per avere un mercato e delle economie che ce lo consentano. Le esigenze crescono, le macchine solo raramente sono aggiornabili. Ho usato moltissime macchine, mi sono innamorato di molte soluzioni e poi purtroppo le tecnologie sono andate avanti e mi hanno allontanato da molte cose che erano “perfette” in quell’attimo.

          Non ti so dire se quello che “sogni” esista sul serio, o se non è stato ancora inventato: di sicuro il modo per scoprirlo e trovarlo, è fare ricerca, provare, verificare, andare avanti. Guardando attorno e anche però guardando avanti. Il “difetto” delle Case più “tradizionali” è che sembrano tutte uguali da fuori… ma dentro cambiano e sono cambiate tanto. A volte i risultati sono sconvolgenti.

          Buona ricerca, e grazie per essere qui a seguirci. Noi ci proviamo a dare una piccola mano ad orientare…e proviamo a fare prove che puntano ad una visione più ampia… tra qualche giorno presenteremo il lavoro di mesi e che per noi è proprio una “vision” di un nuovo modo di pensare alla fotografia. Stay Tuned….

          1. Ho 29 anni, sono ancora in tempo per cambiare e ri-cambiare, per fortuna :) Cercherò di farlo al più presto per potermi orientare meglio. Intanto grazie per la costanza con la quale mantieni questo progetto.

          2. Già, ti “odio” perché sei giovane LOLL! Scherzo, pensa che alla tua età usavo una Zenza Bronica … quante ne ho cambiate!

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