Volete vendere le vostre foto al National Geographic? Leggete qui!

Volete vendere le vostre foto al National Geographic? Leggete qui!

Il sogno di ogni fotografo, almeno agli inizi della carriera è di vendere immagini al prestigioso National Geographic, il tempio della fotografia per eccellenza. Per storia, per qualità, per l’eccellenza dei nomi dei fotografi che ne hanno fatto parte, il NG non ha altri paragoni. Il sogno quasi sempre si scontra con la triste realtà: non basta andare a fare un viaggio esotico per catturare qualche foto sufficiente per ottenere anche solo l’attenzione dei responsabili della rivista e alla fine il sogno rimane tale, sotterrato dalla realtà fatta di fotografia pur degnissima (specialmente se riesce  a pagare le bollette, gli studi dei figli e le vacanze) e da una chiara visione del mondo: al National non si arriva (così come non si vince al SuperEnalotto, non si riuscirà a guidare una Ferrari e non si diventerà più ricchi di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook).

Per coloro che però ai sogni pensano ancora (e nell’era digitale, in realtà, a volte ci sono più opportunità di quelle che si avevano una volta: quantomeno nella possibilità di contattare e proporsi a livello globale), potrebbe essere utile un’intervista fatta a Elisabeth Krist, Senior Picture Editor del National Geographic da Photoshelter (il sito che molte volte abbiamo segnalato come una delle soluzioni migliori al mondo per gestire il proprio archivio di immagini on line). Per chi “mastica” l’inglese, vale la pena seguire l’intera ora di intervista, che pubblichiamo qui sotto, ma visto che sono molti i fotografi che non  hanno questa dimestichezza, ne facciamo un sommario veloce, e facciamo qualche considerazione utile (speriamo) per chi ha ancora la forza (per fortuna!) di sperare.

Elisabeth Krist è una donna pratica, la sua vita – segnala – è fin troppo piena di foto di colibrì, di rane e di pavoni: se non volete irritarla e farle perdere tempo, evitate di inviarle foto di questi soggetti. Come diceva un amico, probabilmente ci sono più foto di colibrì che non colibrì nel mondo (lui citava i ghepardi, ma il concetto è davvero lo stesso!). Quello che attrae la sua attenzione, sono invece immagini (inutile dire di eccezionale qualità, questo è evidente) che raccontano delle storie, che sono arricchite dall’elemento umano, che possono sintetizzare emozione, drammaticità, creare coinvolgimento nell’utente. Non foto “singole” ma storie che è interessante raccontare. Il mestiere del fotografo, per i canoni del Nat Geo, non è colui che “azzecca” una bella foto (questo, prima o poi, capita a tutti, un po’ come i famosi 15 minuti di fama segnalata da Andy Warhol, possiamo aggiungere noi), bisogna essere in grado di saper raccontare delle storie, accompagnare il fruitore del nostro lavoro attraverso un viaggio che possa coinvolgerlo in modo profondo).

Se volete essere pubblicati su Nat Geo, prendete il vostro Photoshop e disinstallatelo: a Elisabeth si arriccia il naso, e non è una buona cosa, se le si arriccia il naso, non tanto per lei (il primo cognome è Cheng, quindi i suoi lineamenti sono asiatici: se lo può permettere, ha un nasino piccolo!), ma per voi, perché se a Elisabeth si arriccia il naso le vostre foto potete buttarle nel cestino. Insomma, giusto o sbagliato che sia (e chi siamo noi per dirlo, non passano foto “photoshoppate”, fatevene una ragione… lo stesso vale anche per gli altri 10 picture editor della rivista, specializzati in specifici campi (storia, cultura, ambiente, geopolitica, scienza, avventura…).

Una cosa che abbiamo più volte segnalato anche noi: non inserite il watermark sulle foto, non vengono prese in considerazione le foto con questo tipo di “tatuaggio”. E’ un’abitudine primitiva, quella di marchiare le foto, se pensate che sia “pericoloso” mostrare delle immagini a bassa risoluzione alla responsabile dei Nat Geo… beh, di sicuro lei non sentirà la vostra mancanza (tutte questi commenti spiritosi sono nostri, non fateci caso).

Come avvicinarsi a questo grande sogno? per esempio partecipando a dei photo festival, e seguendo questo mondo da vicino, qui sotto qualche riferimento consigliato da Elisabeth:

  • Photo festivals: Visa Pour l’image a Perpignan, Francia; LOOK3 a Charlottesville, Virginia; Palm Springs Photo Festival.
  • Portfolio reviews: Review Santa Fe, Eddie Adams Workshop, Palm Springs Photo Festival, FotoWeek DC, NYC Fotoworks.
  • Workshops: Santa Fe Workshops, Eddie Adams Workshop, FotoVisura.
  • Websites: National Geographic, New York Times Lens Blog, TIME LightBox, New Yorker Photo Booth, Magnum Photos, VII Photo Agency, Burn Magazine, Verve Photo, Visura Magazine, Photo-Eye, MediaStorm.
  • Competitions: World Press, Pictures of the Year, PDN.
  • Ma, specialmente, un grande consiglio è quello di non inviare foto nel week end, sembra che al lunedì sia un vero delirio, e questo fa capire che le persone sognano più al fine settimana, e probabilmente molti dei sognatori sono persone che fanno un altro mestiere, non i fotografi. Se volete apparire credibili, mandate le vostre proposte al mercoledì… per esempio!

    Qui sotto trovate il video completo, buon ascolto e buona visione: ci sono dei punti in cui Elisabeth commenta e spiega alcune immagini, è una eccellente lezione da seguire, se non capite cercate un amico o amica che possa tradurre per voi ;-))

    Go to top
    Back

    This is a unique website which will require a more modern browser to work!

    Please upgrade today!

    Share