E’ un argomento sul quale insistiamo molto, ma tranquilli: insisteremo sempre di più: il mestiere del “vendere” (qualsiasi cosa, ma qui parliamo di fotografia) è legato alla “capacità di vendere”. Tutti, o quasi, in questo settore, si soffermano alla capacità artigianale (o, peggio ancora, a quella “artistica”), quando questi elementi non possono che essere “obbligatori”, e pertanto non sufficienti. Se si vende il pane, bisogna sapere di vendere un buon prodotto, di qualità, fragrante e saporito; possiamo averlo fatto noi (panetteria con il forno), oppure fatto da altri (rivendita di pane), ma poco cambia, quello che è fondamentale è vendere al prezzo giusto il pane al cliente, che ne rimane soddisfatto. Per vendere di più, tuttavia, questo non basta: serve il marketing.

I fotografi hanno un approccio quasi sempre terribilmente dilettantistico con il marketing, e nascondono il loro “insuccesso” parlando di “qualità”, percepita o offerta. E parlano, parlano, senza rendere concreto il loro prodotto, e su questo noi lavoriamo – e lavoreremo sempre di più – per far capire che per uscire da questa crisi serve molto di più che non le parole. Lo facciamo con il nostro Jumper Premium, con i nostri Camp e con questa rubrica, che cerca di proporre strade per trovare una strada più redditizia ad un lavoro in grande crisi “esistenziale”. In questa sede, vi elenchiamo tre esempi di come la fotografia – a vari livelli – può essere proposta e trovare motivazioni oggettive per spingere un cliente a “comprare” il nostro prodotto, il nostro “panino”. Sono tre di tanti esempi che dovrebbero – secondo noi – essere valutati con la mente aperta, cercando di individuare il processo commerciale, la visione di marketing, per poi applicarla al proprio settore e al proprio mercato.

1) Tutti sono in grado di fare foto (oppure no?)

Ormai molti clienti lo pensano: basta una bella fotocamera (o addirittura un cellulare) per fare delle belle foto. I fotografi si arrabbiano, dicono “questi non capiscono la qualità” e si chiudono in una depressione/delusione dalla quale è difficile uscire. Ci si sente incompresi, il costo della vita schiaccia l’entusiasmo e si va sempre più in basso, magari accettando condizioni e monetizzazione sempre più scarsa: si lavora – in ore – di più, si guadagna sempre meno. Un fotografo americano, James Hodgins, ha pensato di “gareggiare” con i clienti che hanno espresso la stessa idea, proponendo una “sfida: si scattano le immagini nella stessa condizione, per poi analizzare i risultati. Guardate qui, gli esempi sono eccellenti per trasformare una parola (qualità) in un fatto concreto. Il cliente non sa bene cosa significhi questa parola, e pertanto non è in grado di valutarla; perché dovrebbe accettare di “pagarla”? L’educazione è il primo punto da affrontare, e questo vale sia per vendere fotografia o panini (non significa che si devono adottare le stesse tecniche di marketing al pane e alla fotografia, come dicono nelle scuole del marketing, ma che bisogna comunque essere mentalmente strutturati per educare il cliente). Iniziamo a mostrare la differenza, che deve essere oggettiva, non un’opinione, non un’interpretazione. Prendere esempio da James Hodgins – autore di questa rubrica che confronta foto scattate da clienti e da lui – è una buona idea purché… sia davvero evidente la differenza, e purtroppo a volte questa differenza potrebbe essere meno “evidente” (nel caso, formazione, studio, cultura, crescita diventeranno fondamentali, per fare la differenza).

2) I clienti non sono disposti a pagare “di più” (ma poi se ne pentono)

Sembra che i clienti non siano disposti a “pagare di più”, ma questo spesso è solo un approccio e un’abitudine… a fronte di un preventivo, ancor prima di analizzarlo si dice… “così tanto? no… menoooooo”. Salvo poi pentirsene, quando è troppo tardi, ma si capisce che poco serve (al cliente e anche al fotografo) che qualcuno se ne accorga troppo tardi, specialmente in un settore come quello del matrimonio dove… recuperare significa aspettare di risposarsi ;-)

Una statistica interessante arriva dalla rivista americana “New York Wedding” che ha chiesto a  100 lettrici fresche fresche di matrimonio “quello che avrebbero fatto in modo diverso” in occasione del loro grande giorno. Questi dati sono stati raccolti in un’infografica che riportiamo, e che è davvero interessante dal nostro punto di vista (di produttori di fotografie). Quello che si evince è che da una parte abbiamo il 12% di sposine che avrebbero voluto “spendere meno per le fotografie” (ma volentieri avrebbero risparmiato di più per esempio sui fiori, il 17%), ma in compenso il 21% ha dichiarato esattamente il contrario, ovvero che avrebbero dovuto “spendere di più”. Delusioni (tipo “lo zio ha fatto le riprese video e non ha registrato nulla”), ed è la voce più consistente di una delusione valutata sul “risparmio”. Certo, qualcuno dirà (perché purtroppo le analisi delle cose vanno fatte a mente aperta, come detto, e non sperando che ci sia una risposta affine al 100% alle proprie esigenze) che questa è una statistica americana, ma perché non prendere questa statistica e trasformarla in uno strumento concreto per spiegare che “quando è “tardi” è troppo tardi”? Di pensare al valore che si può avere comprando un servizio fotografico davvero “affidabile” (ricordatevi che in questo contesto  parola “affidabile” gioca un ruolo più forte rispetto alla parola “qualità”, perché il concetto qualitativo è inglobato nel termine “affidabile” mentre non si può dire lo stesso del contrario – per di più, torniamo al concetto che “qualità” è un concetto astratto e poco comprensibile).

3) Non si stampa più (specialmente perché nessuno propone idee nuove)

Il concetto e il costo “della stampa” hanno perso negli ultimi anni molto valore, in particolare perché non si è trovata una nuova chiave per proporre questo strumento e prodotto in una chiave moderna. Si è insistito a proporre la stampa come elemento per “visualizzare” immagini, e ormai non è più “necessario” stampare per vedere le immagini, basta metterle su Facebook, mandarle via email, trasferirle con una chiavetta USB. Ma la stampa è un valore di “possesso” e di “unione” che i bit non hanno, o hanno in modo diverso. Bisogna dare nuova vita alla stampa, e un esempio che abbiamo scoperto da pochissimo è un’app per iPhone che rende – con grande fascino – “social” la stampa. Si chiama Printic, e permette di ordinare stampe più o meno in formato Polaroid (che sono piccoline, quindi non solo economiche e alla portata di tutti, ma anche “carine”, graziose, affascinanti, esclusive) e di mandarle a tutti coloro che per esempio stiamo fotografando ad una festa o ad un evento. In pratica, si selezionano le immagini e si indica il numero di copie e gli indirizzi ai quali mandare le stampe. Fatelo, per capire il meccanismo (comprese le bustine arancioni, che contraddistinguono e rendono personalizzata la spedizione… non concentratevi sul “colore”, ovviamente, ma sul concetto della riconoscibilità), e poi studiate una soluzione che potreste realizzare voi direttamente, come servizio, sicuramente meno “automatico”, ma altrettanto avvincente, per dare valore ad un servizio che può risultare molto gradito. Guardate il video, ma se volete un consiglio fate una prova, stampate qualche fotina per capire il meccanismo.

Come vedete, tre idee molto diverse tra di loro, che “parlano” di marketing a tre fasce di utenza diverse. Come queste, ce ne sono centinaia, e ognuna di queste idee può essere sfruttata per far sorridere di più questo mercato. Centinaia di idee che stiamo raccogliendo, e che saranno oggetto di un intervento durante il nostro JumperDAY (con tanti ospiti prestigiosi) che si terrà il 10 aprile a Milano, e di tanti contenuti della prossima edizione di JumperPremium. C’è bisogno di parlare di come vendere e come vendersi… e noi siamo qui per questo, accanto a voi.

25 responses

  1. Come al solito Android è lasciato fuori da queste “attività”.

    In Italia funziona diversamente, tu fai vedere la differenza tra la foto fatta bene e la foto fatta male…poi il cliente dice “complimenti hai proprio ragione, ma resta il fatto che io non ho i soldi per prendere un fotografo e ad averceli quei 1500 euro li uso per stare una settimana in più in viaggio di nozze..poi ho dato delle macchine usa e getta a dei miei amici e loro penseranno a produrre,cosi dei ricordi”

    Tornando al discorso del: quando se accorgono è troppo tardi; io ho avuto dei clienti che ,hanno voluto risparmiare sull’album, il servizio al top, ma poi niente album…alla consegna dell’impaginato contestai questa loro decisione per il semplice fatto che se non lo fai per tempo non lo fai più…e loro dissero che non era cosi…bla bla….poi dopo due anni li ho rincontrati e mi hanno detto che avevo ragione e che l’album non l’hanno più fatto….bene allora lo facciamo ora? NO…
    ho proposto delle stampe semplici da mettere in una scatola…ma per ora nulla di fatto…
    Non voglio criticare gli sposi, assolutamente, sono due persone meravigliose ma qui qualsiasi teoria americana non funziona…..
    Ci vuole un sistema diverso ,radicalmente diverso……ci vuole una procedura che alteri la percezione dei costi e delle priorità….ovvero vendere le fotografie direttamente in loco…..scattare e far postprodurre a un secondo le immagini appena fatte….con un ufficio mobile e stampare subito dei provini in fogli A3…o direttamente le foto che crediamo siano migliori e proporle agli sposi mentre agli invitati si portano delle altre fotografie in formato ridotto che potrebbero essere per loro interessanti…… dopodiché vendere agli sposi le singole copie….prendere 500 euro per l’ingaggio e 10 euro a immagine…..in una elegante scatola di plexiglass da vendere a parte….piu il dvd….nell’euforia del momento…si farebbero dei bei soldi…..ma i costi??
    e i tempi?? è fattibile….forse si…..
    Forse è l’unico sistema…la qualità puoi ottenerla lo stesso se sei bravo a fare foto…e veloce con Lightroom….
    un sistema ben calibrato ..un inverter in macchina ..non si sà mai…un assistente degno….e vai….vuoi le foto….firma l’assegno….costo iniziale 500 euro…

    provate poi mi fate sapere

    1. Non mi occupo di wedding, ma credo che l’analisi di alessandro non faccia una piega. Io credo che il modello di marketing americano in Italia ed in europa in genere non funzioni, siamo popoli completamente diversi, basti pensare che noi siamoun popolo di risparmiatori, siamo proprietari all’80% della casa, per esempio, mentre negli Usa fanno il contrario, spendono addiriittura i soldi che non hanno, nel senso che fanno ricorso continuo al credito, ma è per loro un fenomeno culturale, di mentalità. Insomma non credo sia corretto apllicare matematicamente il modello di marketing americano alla nostra latitudine, sarebbe un grave errore di valutazione economica e sociale.
      Detto questo, non nego che il fotografo devba rinnovarsi e trovare strade alternative se vuol restare sul mercato

      1. Ogni idea ha dei risvolti concreti e utili, quindi ben vengano le strade e le opinioni (e, consentitecelo, avere una piattaforma di dialogo senza la quale questi discorsi non si posso fare). Io vorrei solo che si smettesse di dire – lo sento dire da 30 anni – che in Italia “siamo diversi”. Lo siamo, nel senso che ci mettiamo di solito più tempo a raggiungere gli stessi traguardi o lo stesso approccio. E’ vero, culturalmente siamo diversi, ma questo non significa che quello che funziona dall’altra parte del mondo non funziona qui, anzi… Bisogna solo adattare, considerando il ritardo che in certi campi subiamo, e ad una personalità che è il nostro punto di forza e anche il nostro tallone di Achille. Siamo così “diversi”? Girando il mondo, ci possiamo accorgere che non è così, se non nel “dirlo”, come se fosse un vanto. E non stiamo proponendo modalità di marketing “americano”, semplicemente stiamo mostrando delle modalità di marketing… da valutare, che sono – crediamo – molto più positivi che non l’assenza di marketing totale che purtroppo è abbastanza comune. ;-)

  2. Estremamente interessante la riflessione ed ancora una volta la conferma che la professionalità premia e non la scelta di abbattere e contenere le spese “a tutti costi!”. Quando mia figlia si sposerà sarò io ad insistere per le foto del servizio fotografico predisposto da un professionista (così io mi potrò godere la festa). Il marketing convincente come quello direttamente comparativo non è sempre applicabile, ma è un ottimo suggerimento per provocare il cliente con fatti concreti e non solo chiacchiere. Buon lavoro a tutti voi.

  3. Parlando esclusivamente di cerimonie l’idea di Alessandro mi sembra un “vero” suggerimento che salta ogni tipo di contrattazione. Abbatte qualsiasi disputa iniziale tra qualità o affidabilità. Leggermente complicata da organizzare, necessaria la disponibilità di un assistente capace e produttivo ma vendere il servizio al costo base e guadagnare sulle stampe fatte al momento mi sembra davvero un’ottima soluzione. Bravo!!!

  4. @alessandro
    10 euro a foto per una foto ricordo di matrimonio esclusa cornice sperando nell’euforia del momento? Boh…….. onestamente trovo questa idea poco carina ed onesta,

    Mi spiego.

    Se non ho capito male dici, andando sul concreto, di fare un prezzo minimo del servizio base, quasi regalato, per accaparrati il contratto e poi giocare al sovraccarico dei servizi accessori (a carico degli invitati) sfruttando il momento e situazione quasi “obbligata”.

    Se è questo che intendevi dire io lo vedo come una cosa poco carina immaginando gia le scene di contrattazione in stile mendicante a cui purtroppo ho potuto assistere da invitato a parecchi matrimoni (specialmente quando mi rifiutavo di pagare 5 euro una foto e stampa fatta male).

    Poco onesta perché alla fine si va a far gravare il costo del servizio sugli invitati al matrimonio che, un po’ costretti per non far brutta figura con gli sposi o presi dall’euforia del momento, prima o dopo se ne renderanno conto. Se va bene rideranno degli sposi e della trovata “commerciale”… se va male invece sparleranno del fotografo che “li ha fregati sfruttando il momento”.

    Preciso che sono solo dei miei punti di vista, ovvero IO non lo farei….. non voglio dire che sia legge.

    1. Sono daccordo con Furlan. Ci si accaparra la fiducia e il lavoro per via dei costi contenuti ma voi invariabilmente si va a calcare la mano su tutto l’evento con il rischio di gravare proprio su coloro che sono li a festeggiare gli sposi avendo in parte già fatto la loro parte con regali e via dicendo. Proabilmente la verità sta sempre nel mezzo. C’è molto da lavorare. Comunque ogni proposta è sempre la benvenuta perchè qualcosa deve sicuramente cambiare. Una considerazione. Non ci passerebbe mai per l’anticamera del cervello, davanti a un bel romanzo, di pensare a quale computer o tastiera possa avere usato il suo autore, mentre invece il marketing nel nostro campo induce il pubblico a pensare che dietro a una bella foto c’è una bella macchina..niente di piu’ falso e intanto il lavoro diminuisce perchè oggi tutti si credono “fotografi”. Solo la qualità e la professionalità del nostro lavoro ci permetterà sempre di rimanere a galla, crisi o non crisi.

  5. Ciao,
    Concordo con Alessio circa – ed è solo un parere – l’ineleganza di una soluzione ‘ibrida’ che induca gli a
    Sposi a ‘intrappolare’ i propri ospiti in acquisti forzati…
    Tenendo poi conto che, crisi o non, per i matrimoni si spende comunque tanto, spesso ‘troppo’, molte volte male: anche a causa o per colpa degli addetti ai lavori (o sedicenti tali) che lucrano invece di fornire, anzitutto, una (elegante) consulenza!
    Tuttavia, anche dando credito alla fascinazione Printic, andar via da una festa/cerimonia con una stampa ricordo non è niente male: sia per gli invitati sia per il/la fotografo/a… Loro hanno un ricordo fresco fresco, noi una pubblicità diretta! Una buona idea e proposta, al riguardo, è il photo booth: si allestisce una postazione di autoscatto con minima postproduzione e impaginato personalizzato e stampa sul posto… Certo, l’ottimo assistente serve, eccome! Ma si può fare a costi contenuti e con grande successo! Ed eleganza. Perché alla fine sono gli sposi a omaggiare gli invitati, non solo di una foto ricordo, ma di un’esperienza fotografica entusiasmante!
    Ah, oggi sono stata al Photoshow a Milano… Non entro nel dettaglio, ma in una conferenza sui social network si diceva: inutile gridare allo scandalo per i nuovi arrivati che si ‘improvvisano’ fotografi… Lavoriamo sul costruirci uno stile e promuoviamolo viralmente… Facciamoci conoscere da chi ci cercherà perché ama ciò che facciamo e vuole acquistarlo! Il che significa – per me – anche aiutare il possibile cliente a capire che cosa desidera veramente o di che cosa abbia davvero bisogno… Se poi è in grado di rispondere da sé al proprio bisogno, buon per lui… Altrimenti ci sono i professionisti, anche di Caterpillar e mezzi pesanti da miniera!
    Io, personalmente, voglio un carroponte! Da fotografare, intendo!!!
    Buona settimana a tutti, continuando a evolvere.
    Alle

  6. Ovviamente tutti hanno ragione e comunque se dobbiamo fare marketing facciamolo….l’idea delle foto stampate in loco nasce dal fatto che nella capitale i cosiddetti “scattini” vendono le loro istantanee
    Stampate a tutti a 10 euro e forse più…..allora me lo porto da casa lo scattino ,non è meglio…e nessuno si indigna…anzi comprano tutti…
    A parte questo….l’idea del photobooth non è male ma è una variante della prima idea e quindi ne più ne meno valida o “scomoda”.
    La mia vuole essere una provocazione che suscita un interessante discussione(non per tutti)…che potrebbe portare nuove soluzioni.
    Il modello americano è applicabile dove c’è i mercato……e dove sono io ,in Lombardia, non ce n’è…..almeno per me….nella mia città.
    Ho provato a fare preventivi diversi a cifre e offerte diverse ma vince sempre il meno caro….se poi devo fare cinquatamila euro di pubblicità …il gioco non vale la candela.
    Si potrebbero organizzare delle mostre da noi “sponsorizzate” oppure corsi gratuiti per gli sposini …per indirizzarli verso la scelta giusta e far vedere loro la differenza tra un professionista e un amatore…..funzionerà?
    Intanto su facebook continuo a vedere centinaia di migliaia di immagini di matrimonio o di ritrattistica semplicemente orribili(su una o piu pagine create appositamente) con improbabili spose adagiate sopra degli armadi o photoshoppate in inquietanti compositing con mariti trasformati in rapaci intenti a razziare la “sabina” di turno…..
    Finchè ci saranno persone che commissionano lavori a questi individui (senza colpa se non quella di essere incapaci) il vero fotografo serio non lavorerà.
    Poi negli anni tutto è diventato troppo caro e forse anche noi.
    La soluzione è la pubblicità, ma l’investivemento per poter farla fruttare è troppo alto .
    Buon lavoro a tutti

  7. @Alessio
    Le foto andrebbero vendute agli sposi…..e limitatamente agli invitati…più piccole, più economiche.
    C’è da dire che gli sposi non sono obbligati e potrebbero non prendere nulla o rimandare la scelta……
    Per finire…l’ho scritto come spunto di discussione, come idea, forse; non ho detto che sia fattibile..

  8. Ciao, mi occupo di fotografia ma anche di comunicazione a tutto tondo. Attualmente il marketing sta fallendo per un motivo molto più semplice di tutte quelle prosopopee che vengono propinate dai guru del senso di colpa: la causa è l’assenza della condizione necessaria e sufficiente affinché il marketing possa avere successo, ovvero la presenza, nella società, di risorse da spendere. Il marketing funziona solo quando il suo bersaglio è un soggetto che ha risorse ma non sa come spenderle oppure è riluttante nel farlo… Signori, qui non c’è più trippa per gatti….le persone devono pagare affitti, alimenti, tasse, carburante, abiti, scuola e compagnia bella, le aziende devono pagare gli stipendi, i fornitori, le utenze, le TASSE e via cantando… Il mondo è cambiato, inutile rimpiangere quel precedente splendore che è stato soltanto un piccolissimo episodio nella storia dell’umanità… Qui i soldi, anche con affidabilità e qualità, non si fanno più perchè non ci sono più. Troppi anni vissuti al di sopra delle nostre possibilità ci hanno reso un’immagine deformata della realtà. O si entra nell’olimpo dei pochi che si spartiscono il mercato d’elite oppure ci si deve rimboccare le maniche e rassegnaci a lavorare di più ma guadagnando in proporzione meno… Altrimenti l’alternativa è trasferirsi in Paesi che solo ora stanno realmente affrontando la loro rivoluzione consumistica, proprio quella rivoluzione che in occidenta sta clamorosamente tramontando. La fabbrica delle necessità fasulle è ormai fallita e i consumatori stanno ritornando ad essere prima di tutto esseri umani….le crisi economiche portano sempre ad una razionalizzazione gerarchica delle priorità, quindi se due ragazzi che si amano decidono di sposarsi ma non hanno tante risorse state tranquilli che le spenderanno con grande parsimonia e non sarà di certo tutta quella massa di servizi di stampo americano a convincerli a staccare assegni generosi. La mia ricetta per vendere in questo periodo è un mix di empatia, compromesso e alta professionalità, in attesa di capire quale sarà il mercato di domani; perché credetemi, malgrado in tanti dipingano ipotetici scenari futuri dei più disparati, nessuno al momento è in grado di presagire la piega che prenderà il mondo domani…siamo in una situazione senza precedenti, quindi senza termini di paragone analitici…si possono fare soltanto previsioni abbondantemente opinabili. Teniamo duro, siamo tutti nella stessa barca ;-)

  9. Ah, dimenticavo… Per non essere frainteso ci tengo a sottolineare che i ragazzi di Jumper svolgono un lavoro unico e indispensabile! Non vorrei che il mio intervento sia scambiato per una critica rivolta a loro…anzi, al contrario, vuole essere soltanto un confronto, perché è solo confrontandosi che le idee si perfezionano!! Grazie a Jumper riesco a saziare la mia fame compulsiva di informazione intelligente e alternativa :-)

  10. Posto che in genere concordo pienamente con la necessità di saper comunicare, vedo che anche qui si confonde il “marketing” con la pubblicità… Un po’ come al bar (e tutti i luoghi che ne riproducono le discussioni), dove il marketing vuol dire stampare volantini. (…ci si mette anche l’ignorante ex-ministra dell’istruzione Gelmini che parla male sminuendo la laurea in comunicazione)
    Scrivi che: “…non basta (concentrarci sul prodotto): serve il marketing”
    Il marketing invero non è cosa che viaggia parallelamente al prodotto, ma, anzi, è un insieme di cose che – addirittura :) – lo contiene.
    Il marketing è, infatti, un insieme di analisi, strumenti, azioni: (le 4 “P”) primo il Prodotto (!); il Prezzo; il “Place” (punto vendita, località geografica dell’attività); la Promozione.
    Questo, ovviamente, solo in estrema sintesi.
    Sottolineo: il marketing non è solo promozione. Ma l’interconnessione di tanti fattori strettamente legati, non isolabili.
    Marketing non è sinonimo di “pubblicità”.
    Un commento a puntualizzare un concetto e un termine piuttosto bistrattato …come le foto se le fanno in tanti da soli, tanti si improvvisano esperti di marketing. Confondendone il significato.
    Per il resto, ripeto, concordo pienamente.
    T.

  11. Una cosa che mi ha colpito dell’intervento di due Alessandri fa è il proporre di organizzare “[…] corsi gratuiti per gli sposini …per indirizzarli verso la scelta giusta […]”…
    Credo che, da qualche parte e in certo qual modo, sia davvero una delle prime cose da fare!
    Nel senso che, oggi, è fondamentale chiarire ciò che sei e sai fare, rispetto a ciò che desidera e vuole comprare il cliente.
    E quindi il fulcro della domanda è: cosa significa ‘giusto’? Giusto per chi?
    Io non credo che sbagli in sé chi si fa fare le foto da suo-cugino-che-ha-appena-comprato-la-reflex!
    Credo che valga la pena per me, se voglio avere invece io quell’incarico, assicurarmi che quella coppia sappia cosa significa scegliere il cugino invece del professionista; che si sia chiesta che cosa davvero desidera per il proprio evento/cerimonia e, soprattutto, abbia riflettuto sul valore della fotografia in sé.
    Se ha fatto tutto questo, ci ha pensato, ha capito e vuole il cugino, che abbia il cugino!
    Non è un cliente perso; non è mai stato un cliente!
    Io ci ho provato scientificamente: parlare con le persone, spiegare e offrire consulenza ancor prima di proporre un servizio/prodotto… bhé, per me paga.
    Un esempio concreto è discusso (con una sposa vera) nel mio blog, se interessa qualcuno:
    http://www.allebonicalzi.com/dialogo-con-una-sposa-del-valore-parte-i/
    http://www.allebonicalzi.com/dialogo-con-una-sposa-del-costo-parte-ii/
    Ecco, quella sposa ha cambiato idea e mi ha dato l’incarico, al mio prezzo.
    E io credo l’abbia fatto perché l’ho accompagnata in un percorso di arricchimento personale.
    Quindi:
    marketing ovviamente;
    pubblicità sì, ma con nuovi mezzi e nuove strategie;
    divulgazione, servizio e generosità di sicuro!
    Ciaooooo
    alle

  12. Come al solito Luca sprigioni idee, risorse e concetti che meritano di essere approfonditi da tutti i professionisti del settore. Alcune (o tutte) possono essere condivise oppure no ma resta il fatto che l’innovazione parte proprio da questa fase, la ricerca, e il nostro settore più che mai ne è affamato.

    Mi è dispiaciuto non presenziare a Revolution ma ero da tutt’altra parte (WPPI). Resta comunque il fatto che spunti come quelli che raccogli e condividi sono il condimento del “pane” che, in una maniera o nell’altra, stiamo cucinando e vendendo.

    Buon lavoro e continua così!
    Emiliano

  13. Quoto Tommaso poiché mi ha anticipato. Prima di parlare di marketing bisogna capire cosa sia questa meravigliosa disciplina. Non entro nel merito delle foto poiché sono ignorante ma permettetemi di esortarvi ad andare oltre a una parola che è diventata moda, come design, leader etc.
    Andate oltre alle parole sentite e vedrete che troverete anche nuove idee per andare oltre all’album degli sposi non compreso.
    In bocca al lupo a tutti

    Massimo

  14. Con Simone (bell’intervento!):
    […] La fabbrica delle necessità fasulle è ormai fallita e i consumatori stanno ritornando ad essere prima di tutto esseri umani […]”
    E io dico: per fortuna! Meno male che, se una ricaduta positiva della crisi c’è, è questa… un richiamo serio all’essenzialità e al valore.
    Se poi qualcuno crede che la fotografia non abbia nulla da dire al riguardo, si faccia da parte, e lascia spazio a chi qualcosa di valore da dire ce l’ha!
    Scusate l’enfasi, ma è che ci credo.
    Ri-ciaoooo
    alle

  15. Alessandri..fantastico..
    voglio concludere dicendo..che forse ce la stiamo mettendo tutta e che meritiamo di più….
    Se vogliamo organizzare un evento formativo gratuito per sposini, possiamo farlo tranquillamente….
    parliamone….
    ciao a tutti

  16. Io credo che, prima di tutto, la domanda essenziale debba essere: a chi mi sto rivolgendo? Qual è il target esatto (fino a immaginarsi nome, cognome, volto)? Con quali parole devo raggiungerlo? Quale “visione del mondo” gli voglio suggerire, in modo che si adatti ai suoi desideri? Insomma, è necessario essenzialmente guardare, ascoltare, capire: solo così si può costruire l’offerta adatta per le persone giuste, e in questo modo comprendere i cambiamenti del mercato, senza preconcetti.

  17. L’idea è carina sì ed io l’ho gia proposta a sua volta per le cerimonie ma il problema è sempre il solito, la gente in Italia non vuole spendere, il problema di cultura. Se si pensa che ad un matrimonio medio almeno 50 persone ci sono e non sarebbe male una volta messo un display con alcune foto già scaricate della cerimonia e perchè no anche alcune fatte dai parenti ed amici a sua volta mescolate a quelle del fotografo mettere la possibilità di poter scaricare sia la foto sullo smartphone ma anche inviarle ad una stampante lì nella sala del pranzo o cena di nozze che te le stampa in 8secondi…bè io ho messo su tutto sia l’applicazione lo schermo la stampante e fino a 200 foto stampe comprese a 200 euro ma gli Sposi italiani hanno detto di no, se erano americani me ne davano anche 400; il fatto è che gli italiani sono buoni a chiedere di tutto e di più ma ad aprire il portafoglio mai, pensano sempre che qualsiasi cosa tu faccia basti un computer, non pensano che occorra manodopera un cervello un idea ecc questo lavoro non lo vuole pagare nessuno …poi sono capaci di spendere ed indebitarsi per comprare un capo d’abbigliamento firmato e che fanno comunque i cinesi ma solo perchè e firmato o comunque far la fila e azzuffarsi per ” accaparrarsi” ( pagando) l ‘ultimo Iphone.. personalmente mi sto sganciando proprio dall ‘investire in idee per gli italiani e riesco a servire in maniera molto più soddisfacente gli stranieri e quindi..

  18. quoto le riflessioni sul concetto di marketing, il prodotto è parte integrante di qualsiasi azione di marketing.
    in quest’epoca però il prodotto ha sempre meno valore, e quello che vale molto sono le due ultime P, Place e Promotion. il prezzo in realtà è meno determinante di quanto si pensi generalmente, nel senso che il prezzo dipende ormai veramente dal target e dalle due ultime P.
    un esempio concreto? il prodotto abbigliamento, spesso uno stesso prodotto tecnico ha prezzo diverso a seconda di chi e dove lo vende….

    ecco, credo la fotografia debba aggiornarsi ad altre categorie merceologiche, prodotto si di massima qualità possibile ma sopratutto proposto al target giusto e nei posti e momenti giusti, e promosso adeguatamente.

    permettetemi poi una riflessione sul prodotto: per fare un prodotto di qualità ci vuole un “produttore” di qualità. lavorare con un grande fotografo permette di capire facilmente le differenze in termini di know-how culturale, che è il vero discrimine oggigiorno: non la classe sociale, ma la classe culturale a cui si appartiene.
    Solo acquisendo molta cultura si riesce a confezionare un prodotto di alta qualità, ancora l’altro giorno ho visto cosa è capace di fare un fotografo con una grande cultura usando uno strumento tecnico che costa 400 euro, in 10 minuti, usando la luce ambientale e senza null’altro che un viso interessante. (parlo di Maurizio Galimberti, e chi ha visto il suo show sabato in fiera spero sia rimasto affascinato come me dal risultato).

  19. Sono d’accordo sul know-how culturale. E’ vero che sempre di più dietro un prodotto come la fotografia, ciò che risulta più evidente è il contenuto. Oggi però tutti possono fare un salto in più attraverso una continua formazione,
    anche perché è sempre più facile avere occasioni di confronto e crescita. Allo stesso tempo non ci si può però permettere di essere “snob”! Fotografia e cultura ma rivolta a tutti.

  20. Insomma, se ho capito bene, prima devo fare pubblicità per farmi conoscere dagli sposi, poi devo tenergli delle lezioni per spiegare che cosa fa un fotografo, quindi non gli chiedo di acquistare nulla ma solo di assistere alla proiezione delle loro foto che organizzerò al loro matrimonio, e poi se qualcuno vorrà, potrà acquistare qualche foto da un assistente che avrà provveduto per l’occasione a montare un apposito laboratorio nella sala ristorante. Forse è meglio che le foto le faccia il cugino.

  21. Ah, ah, ah!!!!
    Certo, detta così è… allucinante (ma anche mooolto divertente!).
    Comunque, per me, vale il discorso della ‘cultura’: non in senso snob/esclusivo, ma il punto non è che si sappia fare e si facciano foto (ci mancherebbe, è scontato)… il punto è il come e il perché. Da cui segue il per chi.

    Rileggevo ieri un’intervista di Scianna: […] la fotografia, nella sua connotazione storico-culturale, muore per eccesso di successo. L’eccesso di immagini diventa un muro tra noi e le cose. Finisce per diventare interessante l’immagine, mentre ciò che conta davvero è il mondo che quell’immagine racconta. Sino a quando le immagini e le fotografie avranno come esigenza e come fruizione il nostro rapporto con il mondo, continueranno ad avere una grande importanza culturale e morale. Purché non continuino in questa deriva verso l’insignificanza (ma non parlo solo della fotografia, parlo della cucina, dell’architettura, dei rapporti sentimentali).[…] (da http://www.fotoamatoricrotone.it/notizie/2012/scianna/Scianna.html.html)

    Senza passione e cura per le persone e per il mondo, forse non ha senso produrne un’immagine.

    alle

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