In questa puntata dei video che abbiamo chiamato “Tra di noi” (quasi una “versione video” del nostro Sunday Jumper, un appuntamento che ci permetterà di parlare di tematiche interessanti, osservandole direttamente sullo schermo del nostro computer, perennemente collegato al web) , vi parliamo della storia di un fotogiornalista, Klavs Bo Christensen, e’ stato “squalificato” dall’edizione danese di “The Pictures of the Year” perche’ le sue immagini erano troppo “photoshoppate”. In verita’, vedendo i Raw originali, questa decisione della giuria appare quantomeno discutibile. E quindi ne abbiamo discusso… Buona visione!

10 responses

  1. Ciao,
    Condivido totalmente quanto esposto nel video.
    Da giornalista posso condividere il giudizio negativo che si può dare ad un evento (storia) artificiosamente creato e dunque documentato (considerando che già la presenza di una “camera” influenza in qualche modo l’evento stesso).
    In questo caso le motivazioni dell’esclusione sono assolutamente inconsistenti. Con il digitale esiste la “camera chiara” al posto di quella “oscura” nella quale il fotografo da sempre , o l’abile stampatore, sviluppa ed elabora quanto impressionato sulla pellicola, aggiungendo o togliendo chimica. Mi pare che ci sia dell’ignoranza e del timore del non conosciuto (photoshop) per prendere tali inopportune decisioni.
    (credo che riprenderò in toto il video nel mio blog… grazie per la condivisione e per gli spunti sempre intriganti).

  2. Ciao,
    Condivido totalmente quanto esposto nel video.
    Da giornalista posso condividere il giudizio negativo che si può dare ad un evento (storia) artificiosamente creato e dunque documentato (considerando che già la presenza di una “camera” influenza in qualche modo l’evento stesso).
    In questo caso le motivazioni dell’esclusione sono assolutamente inconsistenti. Con il digitale esiste la “camera chiara” al posto di quella “oscura” nella quale il fotografo da sempre , o l’abile stampatore, sviluppa ed elabora quanto impressionato sulla pellicola, aggiungendo o togliendo chimica. Mi pare che ci sia dell’ignoranza e del timore del non conosciuto (photoshop) per prendere tali inopportune decisioni.
    (credo che riprenderò in toto il video nel mio blog… grazie per la condivisione e per gli spunti sempre intriganti).

  3. Provo ad esporre il mio pensiero anche se non mi è semplice perché questa riflessione mi porta a spaziare lontano..
    Sono assolutamente contraria alla squalifica del fotografo in questione. Sono assolutamente d’accordo con le tue riflessioni Luca
    Penso che una realtà assoluta molto probabilmente non esista in se,dico probabilmente, perché non ho una visione “da lassù”… ma soprattutto non esista nella sua “reale” “sacra” riproduzione attraverso la fotografia come neppure attraverso la scrittura o altre forme di linguaggio, ma dipenda sempre dal punto di vista dell’osservatore, dalla sua sensibilità, dal suo bagaglio culturale in primis e la “forma” data in seguito ,ritengo che sia sempre e comunque frutto di quel moto dell’anima soggettivo che da la spinta a comunicarla ad altri esseri umani.
    In campo fotografico , il fotografo e Photoshop ad esempio lavorano a mio avviso, fianco a fianco, uomo e tecnologia ,per avere la possibilità di comunicare ciò che senza questo strumento potrebbe a volte essere inesprimibile o che avrebbe bisogno di un ulteriore supporto , la parola per esempio. Ciò non esclude ovviamente che si possa scegliere di non utilizzare questo supporto e di fare grandi fotografie .
    A volte casualmente nella manipolazione dell’immagine può apparire all’improvviso attraverso una saturazione o un contrasto che evidenzi linee prima quasi invisibili o altro..la vera essenza di quell’attimo che il fotografo ha percepito come “turbamento dell’anima” di fronte a quella scena che lo ha fatto decidere di scegliere quella scena, in quel momento , in quel luogo e non un altro e di volerlo comunicare ad altri.
    Emma

  4. Provo ad esporre il mio pensiero anche se non mi è semplice perché questa riflessione mi porta a spaziare lontano..
    Sono assolutamente contraria alla squalifica del fotografo in questione. Sono assolutamente d’accordo con le tue riflessioni Luca
    Penso che una realtà assoluta molto probabilmente non esista in se,dico probabilmente, perché non ho una visione “da lassù”… ma soprattutto non esista nella sua “reale” “sacra” riproduzione attraverso la fotografia come neppure attraverso la scrittura o altre forme di linguaggio, ma dipenda sempre dal punto di vista dell’osservatore, dalla sua sensibilità, dal suo bagaglio culturale in primis e la “forma” data in seguito ,ritengo che sia sempre e comunque frutto di quel moto dell’anima soggettivo che da la spinta a comunicarla ad altri esseri umani.
    In campo fotografico , il fotografo e Photoshop ad esempio lavorano a mio avviso, fianco a fianco, uomo e tecnologia ,per avere la possibilità di comunicare ciò che senza questo strumento potrebbe a volte essere inesprimibile o che avrebbe bisogno di un ulteriore supporto , la parola per esempio. Ciò non esclude ovviamente che si possa scegliere di non utilizzare questo supporto e di fare grandi fotografie .
    A volte casualmente nella manipolazione dell’immagine può apparire all’improvviso attraverso una saturazione o un contrasto che evidenzi linee prima quasi invisibili o altro..la vera essenza di quell’attimo che il fotografo ha percepito come “turbamento dell’anima” di fronte a quella scena che lo ha fatto decidere di scegliere quella scena, in quel momento , in quel luogo e non un altro e di volerlo comunicare ad altri.
    Emma

  5. Non voglio dare un giudizio alla squalifica di queste immagini, ma se riflettiamo sull’accaduto, stiamo “negando la qualifica” all’80% delle immagini che in questo momento sono in circolazione (saranno solo l’80%?).
    Chi non ha mai ritoccato i colori?
    Chi non ha mai cancellato il filo di un palo della luce … … con tutto il palo?
    Scagli la prima pietra chi non ha mai toccato nemmeno un pixel della propria immagine.

    Dobbiamo allora chiederci: se ritocco un pixel, solo un pixel, la realta’ e’ ancora “vera” realta’?

    Ciao, Marco.

  6. Non voglio dare un giudizio alla squalifica di queste immagini, ma se riflettiamo sull’accaduto, stiamo “negando la qualifica” all’80% delle immagini che in questo momento sono in circolazione (saranno solo l’80%?).
    Chi non ha mai ritoccato i colori?
    Chi non ha mai cancellato il filo di un palo della luce … … con tutto il palo?
    Scagli la prima pietra chi non ha mai toccato nemmeno un pixel della propria immagine.

    Dobbiamo allora chiederci: se ritocco un pixel, solo un pixel, la realta’ e’ ancora “vera” realta’?

    Ciao, Marco.

  7. Completamente d’accordo con quanto esposto da Luca nel suo intervento….
    Già dalle prime parole;dopo aver intravisto l’immagine del contenzioso,mi stavo domandando anch’io la stessa identica cosa: ma allora il buon Ansel Adams non era un fotografo???
    E se avesse sottoesposto l’immagine (come si faceva per le slide) per saturare i colori,avrebbe avuto lo stesso risultato di non essere ammesso al concorso? Non stiamo parlando di vincita del concorso stesso,ma, di ammissione allo stesso.
    Personalmente avrei anch’io vissuto l’esclusione dell’immagine come un sopruso.
    Grazie dello “sfogo”.

  8. Completamente d’accordo con quanto esposto da Luca nel suo intervento….
    Già dalle prime parole;dopo aver intravisto l’immagine del contenzioso,mi stavo domandando anch’io la stessa identica cosa: ma allora il buon Ansel Adams non era un fotografo???
    E se avesse sottoesposto l’immagine (come si faceva per le slide) per saturare i colori,avrebbe avuto lo stesso risultato di non essere ammesso al concorso? Non stiamo parlando di vincita del concorso stesso,ma, di ammissione allo stesso.
    Personalmente avrei anch’io vissuto l’esclusione dell’immagine come un sopruso.
    Grazie dello “sfogo”.

  9. Capisco (ma non giustifico) la decisione dei giudici.
    Forse si volevano preservare i principi essenziali della fotografia: la composizione, la luce, la capacità di raccontare. Forse si è pensato che l’estremizzazione dei contrasti e della saturazione potesse essere un modo facile per impressionare, per attrarre l’attenzione dell’occhio e magari ottenere in concorso risultati migliori di quelli che lo scatto in se stesso meriterebbe.
    Penso però che una vera giuria non dovrebbe lasciarsi influenzare in maniera dilettantesca dai cosiddetti trucchi. Semmai dovrebbe valutare se questi trucchi sono utilizzati in maniera sensata o se servono soltanto ad attirare l’attenzione come qualsiasi cosa che luccica. Vedendo le tre foto proposte nel video penso che gli effetti usati siano eccessivi e soprattutto insensati: non aggiungono nulla e non raccontano nulla di diverso da quello che avrebbe potuto raccontare lo stesso scatto elaborato in maniera più classica. Quindi il fotografo a mio parere non meritava di vincere un concorso…. ma nemmeno di essere squalificato.
    Complimenti per l’articolo… molto interessante!

  10. Capisco (ma non giustifico) la decisione dei giudici.
    Forse si volevano preservare i principi essenziali della fotografia: la composizione, la luce, la capacità di raccontare. Forse si è pensato che l’estremizzazione dei contrasti e della saturazione potesse essere un modo facile per impressionare, per attrarre l’attenzione dell’occhio e magari ottenere in concorso risultati migliori di quelli che lo scatto in se stesso meriterebbe.
    Penso però che una vera giuria non dovrebbe lasciarsi influenzare in maniera dilettantesca dai cosiddetti trucchi. Semmai dovrebbe valutare se questi trucchi sono utilizzati in maniera sensata o se servono soltanto ad attirare l’attenzione come qualsiasi cosa che luccica. Vedendo le tre foto proposte nel video penso che gli effetti usati siano eccessivi e soprattutto insensati: non aggiungono nulla e non raccontano nulla di diverso da quello che avrebbe potuto raccontare lo stesso scatto elaborato in maniera più classica. Quindi il fotografo a mio parere non meritava di vincere un concorso…. ma nemmeno di essere squalificato.
    Complimenti per l’articolo… molto interessante!

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