The Sartorialist: intervista a Scott Schuman

The Sartorialist: intervista a Scott Schuman

Il suo punto di vista è tra i più influenti nel mondo della moda, tanto che al suo blog volgono gli occhi interessati non solo le appassionate di moda, ma stylist, redattrici e direttrici dei magazine più patinati: The Sartorialist, al secolo Scott Schuman, ha aperto una finestra sul mondo della moda di cui forse prima non conoscevamo l’esistenza. Il suo stile fotografico è essenziale, ma preciso ed esatto, volto ad evidenziare, nei soggetti incontrati per le strade delle maggiori città, quegli elementi di gusto e creatività che diventano la cifra di uno stile inconfondibile. Come ci ha raccontato, oggi la moda non è il solo focus della sua fotografia: per il suo secondo libro, “The Sartorialist: Closer“, il suo obiettivo si è avvicinato di più ai soggetti e alle loro storie, catturandone un’essenza interiore e condividendola, ancora una volta, con i suoi fedeli lettori.

“The Sartorialist: Closer” è il tuo secondo libro. Oggi quali sono le ragioni per scegliere un prodotto cartaceo anziché digitale? 

Ho un milione di libri, io li adoro. E penso che reagiamo in modo diverso di fronte a una fotografia se questa è su un libro, rispetto a quando è online. La grande distribuzione del libro è un tascabile, ma abbiamo fatto un’edizione limitata con rilegatura rigida. Mi auguro che siano innanzitutto delle belle foto, ma vorrei che le persone usassero le fotografie e il libro, come un quaderno, ecco perché è un’edizione economica. Vorrei che ciascuno lo usasse in modo diverso: lo prendi, lo sfogli, vedi qualcosa che coglie la tua attenzione, lo metti giù e interagisci in modi differenti… ecco perché ho voluto fare un libro cartaceo.

Quali sono le differenze tra questo e il tuo primo libro? E’ una continuazione naturale del primo?

Penso che sia una continuazione naturale della prima collezione di immagini, ma il mio stile fotografico si è evoluto da allora: ci sono meno ritratti di fashion editor e ancora di più di gente comune. Piccole cose di questo tipo, e poi il fatto che il mio stile si è andato aggiornando nel tempo. Una delle ragioni per cui il libro si intitola “Closer” è che contiene molti ritratti veri e propri, close-up di persone. C’è sempre un elemento legato alla moda in questi scatti, ad esempio mettono in evidenza un taglio di capelli, un modo di abbottonare una camicia o di indossare una sciarpa, ma l’elemento principale è questa vicinanza al soggetto.

Hai lavorato con un photo editor?

No, ho fatto tutto da solo. Ho imparato molto dal primo libro e si tratta di un processo molto appassionante. Ho dedicato ogni giorno ad aspetti diversi del lavoro, dalla scelta delle immagini alla stesura dei testi, rendendolo parte della mia vita per alcuni mesi e mettendomi alla prova su più cose possibili.

Il tuo blog, aperto nel 2005, è uno dei più letti nel mondo della moda. Mettendo in evidenza la moda “vera” creata da persone con uno stile davvero unico, ritieni di aver fatto in parte ciò che le riviste avrebbero dovuto fare per prime?

No, amo le riviste di moda così come sono. Non penso che il mio blog sia un sostituto, ma un’integrazione. Amo le riviste perché pubblicano servizi fotografici grandiosi, si tratta proprio di un altro mondo. Il blog può essere considerato anche un’integrazione delle sfilate: penso che molte persone fanno l’errore di credere che, se un abito o un accessorio non sono in linea con ciò che le loro tasche possono comprare, allora non significano nulla per loro. Ma se sei davvero interessato alla moda e allo stile, puoi guardare la passerella e trovare ispirazione per le combinazioni di colori, le proporzioni, i mix di generi diversi. C’è tutto, devi solo interpretarlo a tuo modo!

Il tuo lavoro è così rispettato che hai firmato campagne pubblicitarie e redazionali per riviste importanti. Secondo te, in cosa il tuo lavoro si distingue da quello di tutti gli altri fotografi che fanno fashion street photography? 

Penso che siano i miei 15 anni di esperienza nel business della moda. Non sono cresciuto desiderando di diventare un fotografo, ma sono cresciuto nel campo della moda e il fatto di essere un fotografo con un punto di vista molto forte in fatto di moda è ciò che fa la differenza. Poiché se conosci davvero ciò che stai fotografando, sai anche come renderlo il centro dell’immagine, sai come comunicare con la fotografia gli aspetti che ritieni più importanti. Ciò che mi ha distinto è che fotografo qualcosa di cui ho una profonda conoscenza rispetto essere semplicemente un fotografo.

Riguardando le prime fotografie pubblicate sul tuo blog, è evidente la tua crescita professionale ed estetica di questi anni. In questo senso, cos’è cambiato per te dal 2005 ad oggi?

Ciò che è veramente cambiato è che adesso fotografo tutto il tempo. Agli inizi dovevo lottare al fine di fare della fotografia e del blog la mia attività principale così da occuparmene esclusivamente e a tempo pieno. Non ho mai studiato per diventare fotografo e non ho potuto farlo successivamente perché ero semplicemente troppo occupato. Però, se fino a qualche anno fa investivo in abiti raffinati, ora preferisco acquistare libri fotografici, facendomi così una cultura per migliorare nel capire in che modo le fotografie di altri autori mi comunicano qualcosa, e fare a mia volta lo stesso con le mie. Ad esempio, guardo le foto di Bruce Davidson e voglio vedere se riesco a trasmettere sensazioni analoghe con le mie immagini. E’ su questo punto che voglio spingere, il comunicare attraverso le fotografie, non mostrare semplicemente cosa le persone indossano, ma dare un’idea dell’emozione di quel preciso istante.

Sei interessato, quindi, a fare una fotografia di stampo più “fotogiornalistico”?

Non mi piace la parola “fotogiornalistico” perché è legata al mondo del giornalismo e qui si tratta, invece, del mio punto di vista artistico. Questo weekend part per la Polonia e poi andrò in Sud Agrica e voglio continuare a mescolare foto di moda con foto “culturali”, che abbiano pur sempre un elemento legato allo stile, come ho fatto ad esempio durante un viaggio in Marocco (e molte di queste foto sono diventate parte del libro). Voglio continuare questo percorso e stupire le persone, proprio come ho fatto ieri: ho pubblicato nel blog l’immagine di questa anziana signora a Parigi, era alla finestra, con un bel vaso di fiori di fronte a lei. Tutti hanno capito ed apprezzato l’immagine, anche se non è tutt’altro che tipica per un blog di moda.

Ti capita mai di scattare con qualcosa di diverso da una fotocamera?

Una delle cose che ha aiutato la mia fotografia è sicuramente l’uso Instagram. Ho oltre 72000 followers e tutte le foto condivise sono scattate con il cellulare, sono immagini di momenti e lo spirito è quello di lasciare intravedere alle persone ciò che io vedo. Prima di Instagram, ero sempre attento alle persone, ora i miei occhi sono aperti su qualunque cosa, e poi devo solo decidere come scattare, se usare una fotocamera, il mio telefono, oppure Instagram. Penso che una volta, fotografi come Edward Weston avrebbero definito come fotografia una stampa che avevano fatto e che potevano vendere o dare a qualcuno, ma oggi io penso alla fotografia in modo molto diverso. Oggi usiamo la fotografia quasi come parola, come uno strumento per parlare e comunicare, un po’ come succede su social network come Tumblr e Instagram: puoi dire a tutti chi sei e le fotografie aiutano a spiegarlo, sia che tu faccia foto al tuo cane oppure al tuo pranzo, o ai tuoi abiti, qualunque cosa. E ci sono così tanti modi per fotografare oggi, con la fotocamera oppure con il cellulare, è un modo molto diverso… e per me le fotografie oggi sono un modo per raccontare una storia, non importa il modo in cui sono scattate, ciò che importa è l’emozione che ne scaturisce.

Un blog può fare la fortuna di una persona di talento, ma può anche rivelarsi un’esperienza frustrante e deludente. Pensando ai nostri lettori, quali sono i tuoi suggerimenti?

Penso che si debba avere davvero qualcosa da dire, e una certa conoscenza di ciò che si sta fotografando. Ci sono così tanti giovani blogger con cui parlo, e quando chiedo loro qual è il loro stilista preferito, non mi sanno rispondere. Se lo puoi fare, non significa che tu lo debba fare o che tu abbia effettivamente qualcosa da dire per questo. Oggi non ci sono barriere per entrare nel mondo dei blog, ma se anche ne apri uno non significa che la gente ci farà necessariamente attenzione, devi avere un forte punto di vista. Non deve essere necessariamente un blog “per tutti”: può essere un contenuto controverso, ma ciò che devi fare è capire come creare un dialogo con il pubblico, un qualcosa che li farà tornare a visitare il blog. Penso che molte persone credano di amare e conoscere la moda, ma alla fine ciò che amano è lo shopping! Amano fare shopping, comprare cose, e pensano che questo significhi conoscere la moda, ma non è così. E questo è il problema più grande: devi capire se sei semplicemente una shopper o se provi e conosci effettivamente qualcosa dell’arte e del mestiere della moda.

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