Photokina si spegne, la fotografia si accende invece al futuro

Photokina chiude definitivamente

Doveva succedere, dopo 70 anni, in piena era dell’immagine e della fotografia in particolare, la maggiore fiera del settore al mondo, Photokina, chiude i battenti. E’ stato dichiarato con un comunicato stampa, dopo che comunque la fiera aveva abdicato al proprio ruolo di evento “internazionale e mondiale” per ritagliarsi un posizionamento solo nazionale (tedesco). E non ha senso accusare o puntare il dito sulla situazione causata dal Covid-19: le fiere hanno sicuramente dovuto fare i conti con questa urgenza sanitaria, ma quelle che “funzionano”, hanno trovato altre opzioni (ibride o solo digital), oppure hanno spostato gli eventi di mesi o di un anno, ma ci sono ancora e siamo sicuri che torneranno ancora più forti di prima, probabilmente rafforzandosi proprio con una visione più fluida e coerente con l’evoluzione digitale.

Photokina no, chiude perché non c’è più un mercato in grado di sorreggere non tanto la “fotografia”, ma un concetto vecchio di fotografia. Chiude perché non è riuscita a capire che bisogna cambiare per traghettare le evoluzioni quando sono epocali, e ovviamente la situazione è stata epocale, non certo per la sua evoluzione da analogico a digitale, ma per l’evoluzione che ha avuto la fotografia in questi ultimi 10 anni; basta guardare i numeri delle vendite solo dell’ultimo anno, dove il comparto delle reflex è crollato di oltre il 50%, dove un po’ meglio è andato a quello delle mirrorless (circa -34%) e dove è stato pessimo invece l’andamento delle compatte (51%), secondo i dati ufficiali, e ovviamente il fenomeno non si è scatenato “nell’ultimo anno”, ma negli ultimi 10/15 anni. Torniamo a dire: il Covid-19 ha contribuito, ma non è stata certo la causa scatenante assoluta.

Siamo in un momento difficile, dove è difficile pensare alla sopravvivenza di un settore, quello dei fotografi che già è in netta difficoltà da anni, (qualcuno, più dinamico e appassionato di altri, sta lottando per poterlo portare alla luce anche delle istituzioni), e che ora, ancor di più, si trova contro un muro a causa dell’impossibilità di svolgere molte delle attività primarie: chi si occupa di fotografia per privati (matrimoni eccetera) si trova ad avere una situazione di lavoro bloccata da marzo, chi fotografa eventi è fermo come gli eventi stessi, chi si occupa di sport ha avuto anche in questo caso un quasi totale fermo generale, chi si occupa di fotografia di viaggi non è riuscito a partire e chi lavora per le aziende sta subendo o ha subito le incertezze dell’economia che hanno bloccato gli investimenti. E’ una situazione estremamente complessa, e spesso se ne percepiscono solo i risvolti più evidenti e anche quelli meno personali, ma le difficoltà sono quanto più profonde quanto più si osserva nel dettaglio: visto dall’alto, visto guardando l’insieme, tutto sembra meno doloroso, ma guardando da vicino ci sono famiglie, persone che non sanno come uscire da un baratro.

Non vogliamo essere quelli che quindi prendono la questione con facilità e non abbiamo certo la ricetta perfetta per risolvere la situazione, ma non possiamo non vedere il paragone con la Photokina, che per non essere in grado di reinventarsi ha deciso di mettersi in “pausa perpetua”. Non deve essere questa la soluzione per chi vuole combattere e uscire dai problemi. Bisogna riconsiderare totalmente il mestiere e la cultura che ci ha portato fino a qui, questo è un buon punto di partenza. C’è una frase che mi ha colpito molto, in un libro che davvero ci sentiamo di consigliare (lo abbiamo già consigliato in passato, a dire il vero):

Quando gli agricoltori hanno perso il lavoro perché sono arrivate le macchine, queste persone – specialmente i giovani – hanno capito che dovevano cambiare la loro strada, magari imposta dalla loro storia e dalla loro famiglia. E sono diventati web designers, hanno sviluppato applicazioni per smartphone, hanno costruito auto elettriche che non inquinano. Il futuro che si evolve e chi ci impone di cambiare è la cosa migliore del mondo.

Le fiere non hanno perso la loro funzionalità, sono cambiate, e cambieranno, e chi sarà in grado di cambiare, di mettere al centro le esigenze e le opportunità del mercato, ne uscirà vincitore. La fotografia non è morta, anzi: non è mai stata così forte ed importante, non sono mai state scattate così tante foto al minuto e ci sono migliaia di opportunità per trarre beneficio da questa forza e popolarità. Il mestiere di fotografo non è finito, ma dobbiamo trovare – pur rimanendo all’interno dello stesso macro mondo che ci ha fatto appassionare, crescere e diventare grandi, senza dover andare necessariamente in altri campi, al contrario degli agricoltori citati poco fa – nuove sfaccettature e nuove applicazioni delle proprie competenze o meglio ancora acquisire nuove competenze che possano dare rinnovata linfa economica.

Nel frattempo, certo, qualcosa si può fare, per far sentire la voce di una categoria che sta soffrendo ma della cui esistenza nessuno si accorge: è un ruolo per le associazioni di categoria che devono far sentire la voce dei propri iscritti con vivacità e con toni forti perché in questo momento tutti stanno urlando e quindi si rischia di non essere ascoltati, ma potrebbe essere anche un messaggio che potrebbe “urlare” l’intera industria che ha vissuto e che ancora vive su questo settore. Nel mondo della comunicazione, si vedono tutte le grandi aziende che prendono “in prestito” messaggi sociali che ne possono mostrare un loro lato etico: si parla di ecologia, si parla di inclusività, di lotta al razzismo… tutte importanti battaglie che purtroppo spesso sono “combattute” più per attrarre l’attenzione e generare un buon sentimento dei confronti dei brand. Beh, una campagna che possa alzare la voce dei fotografi che hanno bisogno di essere tutelati, in questo momento, aiutati a trovare una strada per il loro futuro, non sarebbe male… se fossimo l’agenzia di comunicazione o i responsabili marketing di queste aziende, noi ci faremmo un concreto pensierino (se volete prendere al balzo questa idea, è a vostra disposizione) ;-)