Volevo parlare della Luna. Lunedi 20 luglio (per l’Italia, il 21 luglio, ore 4.55 del mattino) saranno 40 gli anni dalla mitica prima discesa sulla Luna, e da mesi tutti i media ne parlano, rispolverando vecchi articoli e vecchie foto. E’ affascinante recuperare tanti pezzi di storia, che molti di voi non hanno vissuto personalmente, ma che molti (ahimè… come il sotto scritto… siamo vecchi!) si ricordano, in certi casi hanno influenzato la nostra vita, o quantomeno i nostri sogni. Da quel giorno, guardare la Luna non è stata più la stessa cosa: non solo “faro” per illuminare gli innamorati, ma terreno di conquista. C’è un’interessante discussione, in effetti, sulla “proprietà della Luna”, perché non so se sapete ma c’è un simpatico signore che si chiama Dennis Hope (come speranza…) che ha venduto 2 milioni e mezzo lotti da 1 Acre (0,4 ettari), ma al tempo stesso ci sono altre “interpretazioni”, tra queste quella che dice che la Luna non è altro che “un altro continente” che è separato dagli altri solo da un “mare diverso” da quello terrestre. Non proseguo l’approfondimento, perché alla fine le tematiche sono di carattere molto più legale di quello che sembrano, esiste addirittura un “Governo Galattico“, con tanto di sito: non è il nuovo flm di Star Wars, è reale (o quantomeno pretende di esserlo).

Parlare della Luna può essere avvincente, in una discussione al bar, mentre si scherza con gli amici: sebbene questo sia un tavolo di discussione tra amici, forse però si tratta di un argomento che nei forum viene definito OT (Off Topic, fuori tema), e forse usciamo dagli interessi di molti dei nostri lettori. Però parlare di immagini “passate” apre una tematica che spesso si tralascia, specialmente negli ultimi anni: si tende a dare priorità alla produzione nuovi materiali ogni giorno, piuttosto che guardarsi indietro, spesso commettendo un errore di valutazione che potrebbe essere costoso, nel senso che potrebbe non portare una serie di vantaggi economici che invece abbiamo tra le mani, potenzialmente. I commercialisti spiegano che nel valore di una società c’è il magazzino, che deve essere conteggiato con opportune logiche. Questo è ovvio per qualcuno che produce beni, che quindi utilizza il magazzino come deposito per stoccare i prodotti in attesa di essere distribuiti sul mercato. Questo “valore”, spesso più nominale che reale, è influenzato da una serie di fattori, come per esempio l’obsolescenza: pensiamo ad un magazzino di frutta e verdura, che se non prevede una rotazione del magazzino molto veloce, rischia di trasformarsi in un valore perso: l’insalata, dopo un paio di giorni, è da buttare via, e avere un magazzino di insalata ammuffita non è un valore, è solo una desolazione. Per l’elettronica il problema è simile: una fotocamera o un computer hanno una vita utile solo un po’ superiore all’insalata… ma nemmeno di molto.

I fotografi hanno un magazzino che (credo…Tomesani… aiuto!) non viene conteggiato dal punto di vista fiscale, ma di fatto è assimilabile al magazzino di oggetti fisici: perché un magazzino di insalata ha un valore calcolabile (nel senso che l’insalata non ancora venduta, presente nel magazzino, verrà venduta e quindi si trasformerà in soldi) e gli scatti che vengono realizzati, pur in forma digitale e quindi privi di forma fisica. L’argomento fiscale, comunque è un’ulteriore dissertazione, mi interrogavo sulla tematica, ma lascio ad altri eventuali considerazioni e sviluppi. Voglio dire però che il magazzino di tutte le foto scattate può trasformarsi in soldi, basta che dedichiamo loro attenzione. I mercati del microstock, le agenzie che cercano strade alternative per proporsi sul mercato, i canali culturali e artistici possono avere interesse per il lavoro che è stato fatto in tanti anni di produzione, e che esiste in parte nei nostri hard disk e molto negli scatoloni, nei faldoni, nei plasticoni (quanti … oni!). Tutto quello che è analogico, per trasformarsi in potenziale valore economico, deve essere digitalizzato, ma parlare di scanner e di soluzioni di digitalizzazione sembra davvero discutere di preistoria.

L’occasione per riprendere il discorso ci viene da un annuncio di qualche giorno fa di LaserSoft, azienda che produce il più importante e flessibile software per scansioni (anche disponibile per pilotare fotocamere digitali, non solo scanner) che ha annunciato una nuova release (6.6.1) che consente di acquisire le immagini nel nuovo formato a 64bit HDRi, che non contiene solo le informazioni relative ai dati immagini, ma ingloba anche tutte le informazioni su polvere e graffi eventualmente presenti sull’originale e che vengono letti sul canale dell’infrarosso da molti scanner (per esempio, quelli di Nikon che usano una tecnologia chiamata ICE e quelli di Canon che usano una tecnologia analoga chiamata FARE). E’ un passo interessante, per avvicinare la scansione al concetto del Raw di ripresa, e quindi per catturare tutte le informazioni contenibili in un file digitale, e in questo ci sono anche i difetti, che di solito i software eliminano proprio grazie all’uso della cattura dell’infrarosso, ma che poi elaborano con soluzioni software che comunque risultano distruttive nei confronti di originali preziosi. Il software SilverFast consente invece di acquisire tutto, e poi di trattare le informazioni in una fase successiva, sia adottando gli stessi automatismi (che rendono veloce l’eliminazione dei “difetti”) sia agendo localmente analizzando ogni dettaglio per valutare quello che effettivamente è difetto da eliminare senza pietà e quello che invece richiede una distinzione e un trattamento più sofisticato (alcuni “graffi” contengono comunque informazioni che è bene preservare). Così come nel Raw in ripresa, che prevede una cattura di più informazioni di quelle che servono e quindi ci consentono elaborazioni meditate e selettive per quello che riguarda colore, densità, esposizione, bilanciamento del bianco, nitidezza, eccetera, il nuovo formato HDRi ci garantisce una replica totale del contenuto del negativo, della diapositiva o della stampa e poi ci permette di gestirla con semplicità e accuratezza.

Approfondendo, forse qualche idea può venire: per esempio, si può scoprire che c’è un ecosistema che si occupa di scansione, e che ha perso appeal (e ne siamo contenti… viva il digitale in ripresa, basta con la chimica dello sviluppo, e così via!), ma al tempo stesso ipotizzare di dedicare degli sforzi nei periodi di magra (esistono, pare… momenti in cui siamo tranquilli e poco impegnati) per acquisire immagini e iniziare a trovare strade di commercializzazione potrebbe essere anche una furbata, per spingere il concetto “vintage“, nel percorso di recupero del passato abbiamo già superato gli anni ’60 (da un bel po’) e stiamo superando gli anni ’70 (da qualche anno il vero tormentone)… presto si affacceranno gli anni ’80, che forse proprio tanti di voi avete iniziato a registrare, nei primi anni di attività professionale. E poi ci sarà il revival degli anni ’90… è bene arrivare preparati a questi appuntamenti, addirittura provocandone la richiesta. Le scansioni vanno fatte però velocemente e con efficienza. Date un’occhiata quindi alle soluzioni sempre di LaserSoft che prevedono dei workflow molto veloci, che per esempio dichiarano di velocizzare di 7x la stessa procedura con Photoshop (qui un link, in Italiano… siete contenti?). E poi potete approfondire queste soluzioni per migliorare l’efficienza dei vostri scanner piani, con adattatori che velocizzano e migliorano la qualità.

Il passato torna, ma tradotto e rielaborato. Torniamo alla Luna per lasciarvi con qualche immagine “d’epoca”, per festeggiare il “compleanno” citato all’inizio, ma aggiungiamo un paio di dettagli che sempre riguardano la storia… molto meno “storica”, ma al tempo stesso anche molto importante per noi (e speriamo per voi). Tra qualche numero, al ritorno dalle vacanze estive, festeggeremo i 200 Sunday Jumper. Dal febbraio del 2005 siamo insieme in questo appuntamento fisso, e stiamo pensando ad una serie di idee per festeggiare il traguardo, e uno di questi coinvolgerà anche voi, per un prossim Task. A questo proposito, vogliamo segnalare che i primi JumperTask sono stati chiusi con un eccezionale risultato: a oggi abbiamo un numero elevatissimo di fotografi che hanno dato la propria disponibilità per essere veri e propri collaboratori di Jumper e molte, molte decine di amici hanno provato, commentato e valutato insieme a noi le esperienze relative all’iscrizione ai siti di microstock e i test di software per il bianco e nero e per la gestione dei flussi di immagini digitali. A breve pubblicheremo la sintesi di questo lavoro collettivo, che davvero ci ha dato conferma della forza che, insieme, possiamo portare avanti. Siamo una forza, grazie a voi, e grazie ad un sogno: quello di credere che il nostro settore è tutt’altro che “finito”, tutt’altro che “chiuso” e specialmente tutt’altro che “sorpassato”. Rimanete qui, c’è una storia da scrivere, insieme. Forse non arriveremo sulla Luna… anzi: ci arriveremo, basta volerlo!