Jumper

Non è un Paese per giovani

Parafrasando il titolo del film dei fratelli Coen, “Non è un Paese per vecchi“, ci troviamo a fare un commento, all’opposto, del Photoshow, dove siamo passati velocemente per tenere un paio di convegni. Non è un attacco alla manifestazione: lo abbiamo criticato molte volte in passato, e abbiamo capito un paio di cose: che le critiche, anche costruttive, non sono mai state prese in considerazione e quindi era inutile farle, e poi che, alla fine, il Photoshow è la sintesi del suo settore, non ha troppe colpe, si accontenta di riflettere la luce che lo colpisce (o almeno una parte di questa luce). Guardando le persone che ho incontrato in fiera, questa sensazione è stata forte: il mercato della fotografia è popolato da vecchi, ed è un controsenso se pensiamo che la fotografia, nella sua evoluzione digitale, è una delle piattaforme più “cool” della cultura moderna, della comunicazione che vive sul web, sui cellulari, sui monitor e sui televisori. Si comunica così tanto per immagini che non si può credere che ad una fiera di fotografia ci siano così tanti “anzianotti”. Beninteso: ci sono persone vecchie dal punto di vista cronologico che sono dei ragazzini nella mente (alcuni sono buoni amici, e dimostrano di avere maggiore vitalità dei ragazzini), ma quelli che abbiamo visto in giro erano vecchi vecchi, nel corpo e nella mente; a volte – ancor peggio –  più nella mente che non nel fisico.

Non erano tutti vecchi… c’erano ragazzi e ragazze, c’erano persone attente e curiose, ma il numero di vecchi era superiore dal punto di vista visivo. Forse qualcuno che ha qualcosa da difendere ci dirà che non è vero, che i dati dichiarano che… e via, un elenco di numeri. Ma i fatti sono fatti: ai tornelli c’erano tanti vecchietti che erano probabilmente gli stessi che vent’anni fa, trent’anni fa facevano la coda al Sicof, e che sono invecchiati rimanendo sempre se stessi,  non è certo il passaggio da analogico a digitale che ha potuto e voluto cambiarli. E, in realtà, tutto questo va bene: non mi infastidiscono certo le persone “datate”, meglio che facciano una visita al Photoshow piuttosto che ammuffire nel bar dell’angolo a giocare a carte con gli amici. E non voglio che venga vista in modo poco rispettoso questa mia segnalazione: ormai comincio ad essere vecchietto anche io, quindi… sarà bene che mi metta dalla loro parte. Quello che metto in evidenza è che, guardando al mercato, non possiamo non investire sui giovani. Abbiamo bisogno di loro, per dare un futuro anche a noi stessi.

Non voglio pensare che la fotografia sia un Paese per vecchi. Sono un po’ penosi i tentativi di parlare la lingua dei giovani scimmiottando le loro abitudini, strizzando l’occhio a Facebook o a Flickr: non è approdando a queste comunità, senza averne il linguaggio e la cultura, che si possono avvicinare le nuove leve. Bisogna capire di cosa vivono i giovani, quali sono i loro atteggiamenti, per cosa si emozionano, e creare un humus per averli attorno: c’è  molto da apprendere, da assorbire per poter anche noi affrontare il mondo, che sta cambiando e si sta adattando al “loro” modo di pensare e di vivere. Loro – i giovani – devono essere la speranza per noi, perché loro ce l’hanno già la speranza: sono giovani, sono leggeri, non hanno sulle spalle pesi e delusioni che li appesantiscono. Corrono, e dobbiamo vedere dove corrono, ma non possiamo viverli a distanza, lasciandoli fuori dal nostro mondo (e noi fuori dal loro).

Dubito che si potesse fare, all’interno del Photoshow, qualcosa che potesse attrarre davvero i giovani: sarebbe costato troppo, in termini economici e specialmente in termini di tempo per convincere i personaggi che muovono le fila di questo mercato. Dico che il mercato, le aziende, le associazioni… tutti devono avere i giovani dalla loro parte: senza rinnegare coloro che magari appoggiano da tanto le nostre cause, che comprano le fotocamere e gli obiettivi, che leggono e seguono: è bello avere tutti dalla stessa parte, trovando anche metodi di integrazione. Su questo argomento abbiamo discusso molto in questo periodo, per esempio con l’amico Tomesani di Tau Visual, che di azioni verso i giovani ne sta facendo tante. E ne abbiamo parlato con alcune aziende, e qualcosa di buono verrà presto fuori. Ma dobbiamo attivarci tutti, per aprire e per aprirci ai giovani: le fiere dovrebbero aprirsi, e offrire stimoli, le aziende dovrebbero imparare nuovi linguaggi. E i fotografi hanno bisogno – ancor più di tutti gli altri – di nuovi stimoli che devono assorbire. Non è facile: non basta essere giovani per essere in gamba, così come non basta essere vecchi per essere esperti e saggi. Bisogna trovare le persone giuste, le idee acerbe ma gustose, gli stimoli costruttivi. E, vi assicuriamo, lo sappiamo bene che è difficile. Per questo servono spazi di aggregazione, di incontro, di condivisione. Abbiamo capito che non saranno le fiere, ma allora cosa? Su questo quesito conviene interrogarsi, insieme o da soli, in termini globali.

Forse può essere utile guardare questo video, che abbiamo usato per introdurre il nostro Jumper MeetUp proprio al Photoshow:

Si parla di come la velocità stia influenzando la nostra vita, e abbiamo sviluppato una lista di 10 punti che potrebbero essere utili per essere “veloci”, per rispondere a questa sollecitazione di rapidità. Se volete, possiamo inviarvi la sintesi della nostra presentazione, con diversi link, e sostanzialmente la proposta di “sviluppare” questi dieci punti. Essere veloci è un modo per avvicinarci ai giovani, ma anche per rimanere (o tornare ad essere) giovani. Mandate quindi la vostra richiesta a newsletter@jumper.it… e buona rincorsa!