In questa settimana, sono diversi gli argomenti che avrei voluto toccare, e che riguardavano i “mezzi” per fare fotografie. Quando parlo di “mezzi”, molti commentano che “dai… lo abbiamo detto che i mezzi non sono importanti, lo sono i fatti, i pensieri, l’intelletto, la creatività”. Vero, sono praticamente stufo di confermarlo. Tutti sembrano “non interessati” ai “mezzi”, e però se andiamo a vedere, la maggiore partecipazione collettiva avviene quando si parla proprio di questo argomento. Insomma, dei mezzi siamo abbastanza prigionieri, schiavi, o anche solo feticisti. D’altra parte, se lo erano gli scrittori e i giornalisti per la macchina per scrivere (quante menate sulle varie “Lettera” dell’Olivetti), se lo sono i motociclisti con i loro centauri, se lo sono gli appassionati di musica per le loro casse acustiche… lo saremo anche noi fotografi con le fotocamere. Lo sappiamo che non sono importanti, ma più diciamo che non sono importanti, che siamo “superiori” e più mentiamo a noi stessi. Citiamo i “grandi” che dicono che potrebbero fotografare con qualsiasi cosa, ammiriamo quei reporter che girano il mondo per la Magnum con le compatte, ma poi… cadiamo nel tranello, e quando nessuno ci vede, ci troviamo al bar Sport a parlare di obiettivi, di megapixel, di modelli super nuovi o super vecchi (a seconda del tipo di tendenza e di moda). Siamo umani, siamo ancora distanti dallo staccarci dall’elemento artigianale, non ci riusciamo a staccarci dagli strumenti. Lo vogliamo, in molti almeno lo vogliono, ma poi… non ce la facciamo.

Per coloro che sono dichiaratamente o di nascosto appassionati di mezzi, alcuni spunti, da seguire (se lo volete) nel percorso che abbiamo seguito alla ricerca di argomenti per questo SJ.

1) I cellulari sono sempre più evoluti. Non solo per fare telefonate, non solo per collegarsi a Internet, ma ovviamente per fare foto. Ok, lo sappiamo, e abbiamo tutti seguito le evoluzioni, magari stiamo facendo la corte al nuovo iPhone visto che una delle sue caratteristiche è proprio quella di una fotocamera molto evoluta. Ma forse, quando ne parliamo, non abbiamo molto bene in testa quello che “davvero” è possibile fare con questi apparecchietti. Bene, date un’occhiata a questo video:

Questo fotografo, Shawn Rocco, tiene un blog denominato CellularObscura, che già è uno spettacolo per il nome e che ancor di più è divertente per il sottotitolo : EXPLORING THE WORLD WITH THE KODAK BROWNIE OF THE DIGITAL AGE. OR IN OTHER WORDS…YES, THESE ARE FROM A MOBILE PHONE” cioè: “Esploro il mondo con la Kodak Brownie dell’era digitale, in altre parole… si, con un cellulare”. Ed è stato intervistato da importanti giornali per questa caratteristica. Le sue foto saranno anche a “bassa risoluzione” ma ad altissima capacità di coinvolgimento emotivo.

2) Il vecchio fa vendere. O almeno ci crede Olympus che ha lanciato la PEN E-P1, una delle fotocamere più discusse (nel senso di chiacchierate) e apprezzate in rete. Nasce come eredità più spirituale che tecnologica, della mitica Olympus PEN del 1959 e si ripropone nell’ottica moderna e digitale, abbinando emotività, design e tecnologia. Non una reflex, non una compatta… una PEN. Ottiche intercambiabili, super compatta, leggera, con potenzialità espressive tutte da scoprire. Chi non vorrebbe averla tra le mani? Prima di rispondere, date un’occhiata a queste immagini, che sembrano arrivare direttamente dagli anni ’50… ricordano, è vero, l’operazione 500 della Fiat, che proprio in questi giorni si presenta in versione cabrio, ma che bella! (sia l’Olympus PEN che la Fiat 500, of course).

3) I dorsi digitali continuano ad avere utenti che li apprezzano (con ragione) in tutto il mondo. Si tratta, però, di un mondo che probabilmente sta cercando nuovi sbocchi, in parte già mostrati con la (ri)creazione del medio formato, in formato digitale: apparecchi e non più solo dorsi. A questa evoluzione hanno creduto un po’ tutti: Hasselblad, PhaseOne, Leaf che hanno proposto o integrato macchine alla componente di cattura digitale, che a sua volta si è evoluta in dimensione dei sensori e specialmente in risoluzione. La novità di oggi, però, è che PhaseOne ha siglato una proposta di intenti di acquisire una porzione del business di Leaf, in collaborazione con alcuni manager della stessa Leaf. Ricordiamo che all’interno di Leaf erano confluite diverse tecnologie della Eastman Kodak (il giro è stato complicato e tortuoso, ed ha coinvolto aziende quali Scitex e Creo). Non sappiamo quello che succederà, due tra i maggiori concorrenti di questo business si trovano ora praticamente insieme… e tutti di dichiarano soddisfatti delle sinergie che potranno nascere.

Erano cose interessanti, vero? Però se qualcuno non è interessato ai “mezzi”, mica possiamo lasciarlo a bocca asciutta, vero? Bene, eccovi accontentati, andiamo per punti anche in questo caso, così siamo più veloci (ahahaha…. per modo di dire, abbiamo già scritto un volume, in questo SJ!):

1a) Pensate che il microstock sia il pericolo? pensate di avere visto abbastanza quando i giornalisti citano “come fonte” nelle immagini che rubano e pubblicano “Fonte Google Images”? Bene, eccovi un nuovo nemico: si chiama OffiSync che permette di integrare una serie di funzionalità  a Microsoft Office. Una di queste è la possibilità di integrare la ricerca proprio all’interno delle immagini di Google, per poter arricchire i documenti di Word, o le presentazioni di PowerPoint, con immagini belle e “pronte” che si trovano sulla rete. Avrebbero potuto farlo in modo carino, magari collegando le immagini alle banche dati (anche di microstock) in modo che le persone potevano trovare foto da comprare (anche solo a 1 dollaro), oppure tra le immagini sotto licenza CreativeCommons che contemplano l’uso non a scopo di lucro. Ma no… qualsiasi immagine, che si prende e si ruba alla grande, senza alcun ritegno. Bello, vero? Guarda

2a) per non lasciarci con la bocca amara, date un’occhiata a questo post sul blog ufficiale di Google. Si parla di una nuova “visione” che potrebbe portarci a breve ad un approccio all’indicizzazione più moderna e semplice. In pratica, si parla dell’idea di usare le immagini già taggate in rete come elemento comparativo per indicizzare nuove immagini. Usando processi di comparazione visuale e i dati GPS è per esempio identificare facilmente che una foto è stata scattata al Goldengate, al Duomo di Milano, al Corcovado a Rio. Le immagini della rete diventeranno quindi un bagaglio importante per facilitare la nostra vita, in futuro. Se siete interessati ad approfondire, ecco il link ad un documento PDF abbastanza approfondito. In inglese… ovviamente, che ci volete fare: le immagini stanno trovando un linguaggio comune, noi italiani invece con l’inglese continuamo ad avere un po’ di problemi! E questo, per oggi, è tutto. Alla fine, le due anime trattate in questo SJ, non sono così distanti: quello che rimane sono le passioni, che si possono manifestare in tanti modi, un mercato sempre più difficile, l’esigenza di trovare un senso a quello che si fa, ogni giorno, trovando nuove idee o cercando stimoli, non importa in cosa… basta trovarli!

7 responses

  1. E’ sorprendente la foto di Obama! Davvero la macchina non conta quanto l’espressività del gesto o del momento che caratterizza una fotografia, non c’è altro di cui aver bisogno (se non pochi pixel) che della sensibilità e della creatività! -cellularobscura è un esempio per tutti quei nostalgici della pellicola!

  2. E’ sorprendente la foto di Obama! Davvero la macchina non conta quanto l’espressività del gesto o del momento che caratterizza una fotografia, non c’è altro di cui aver bisogno (se non pochi pixel) che della sensibilità e della creatività! -cellularobscura è un esempio per tutti quei nostalgici della pellicola!

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