Jasmine Star è una “star” di nome e di fatto. E, manco a dirlo, fa la fotografa. Di matrimonio.

Qui sopra in un video, la Star si racconta, e spiega la sua filosofia, il suo approccio, il suo modo di intendere il mestiere del “narratore” del matrimonio. Lo fa con un approccio di marketing anni luce lontano da quello che possiamo notare in Italia (anche perché, diciamolo, in Italia i fotografi quasi mai si muovono con un approccio di marketing), e che risulta decisamente forte, intenso e coinvolgente. Anche se non capite esattamente quello che dice, non è poi così importante: quello che conta è vedere l’approccio. Jasmine racconta che ama fotografare per raccontare delle storie, che sono frutto della sua fantasia che si trasforma in realtà, che sono in parte specchio della sua stessa vita. Il tutto con uno stile elegante, raffinato, emotivo, dove al centro c’è lei come “interprete” della storia, come strumento per poter raccontare la storia “più bella della vita”.

Guardando il video non si può che pensare: lei è proprio “quella giusta”, che può davvero fare la differenza, che può creare quella magia che non è “banalmente” un album di foto di matrimonio. Crea un rapporto personale, intimo, coinvolgente con il potenziale cliente, lo prende per mano, trasmette sicurezza, dimostra quello che promette: che è capace di narrare una storia, che è il compito essenziale. Lo fa raccontando “sè stessa”, ma in realtà racconta quello che la coppia di sposi vorrebbe che fosse la loro storia.

Realizzato con grande cura, il video è una sintesi di quello che è il gusto fotografico: nessun effetto “pacchiano”, ma grande cura nelle riprese, nel montaggio, nel “grading” (colore), nel mood. Così distante da quello che ci è capitato di vedere, fatto per autopromozione dei fotografi italiani. Dobbiamo imparare molto, da professionisti come Jasmine Star. Qualcuno dirà “che americanata”… forse lo stile è molto “US”, ma il risultato è centrato. Troppo spesso ci illudiamo che noi – la patria del buon gusto, della “raffinatezza”, della “cultura” – non abbiamo nulla da imparare. Invece dobbiamo proprio andare a scuola, per imparare a creare attorno al nostro lavoro emozione e impatto, forza. E dobbiamo anche credere che quello che facciamo sia davvero qualcosa di importante: per noi e per i nostri clienti.

Quando diciamo che “funziona”, basta vedere i risultati: la pagina di Twitter di Jasmine vanta oltre 25 mila followers (venti-cinque-mila), ai suoi eventi partecipano un numero spropositato di persone (guardate qui). E, senza dubbio, è capace di fare business come pochi. Dobbiamo uscire dagli schemi che influenzano la nostra vita e la nostra professione. Essere nati e vissuti in un paese “antico” ci porta tanti vantaggi, ma anche una difficoltà a scrollarci di dosso qualche ragnatela. E, nel nostro settore della fotografia, stiamo ancora a parlarci addosso su argomenti vecchi e privi di senso: parliamo di “qualità”, di “professionalità”, di “una volta le cose erano migliori”, di “certo che quando c’era la pellicola era tutta un’altra storia”. Chissenefrega… nel frattempo Jasmine fattura, producendo molto materiale proprio in Italia, la Toscana fa sempre un bell’effetto. Se non ci muoviamo anche noi, da queste parti, rischiamo di fare solo da osti, da camerieri, da affitta camere per chi ha capito come fare i soldi, anche con la fotografia…

Se volete, Jasmine sarà online per due giorni di workshop a partire dall’8 aprile su CreativeLIVE. Se non conoscete la piattaforma formativa CreativeLIVE, si tratta di un’iniziativa davvero eccezionale, che offre la possibilità di seguire live i più grandi professionisti al mondo che discutono della loro esperienza e delle loro tecniche. Il tutto è gratis, se uno vuole seguire in real time (basta collegarsi), oppure si può comprare il video della registrazione ad un costo davvero contenuto (in questo caso, se si prenota in anticipo, costa solo 79 dollari). In questi due giorni, Jasmine racconterà la sua visione sul marketing per la fotografia di matrimonio. In inglese, ok… e lo sappiamo che il problema è abbastanza difficile da superare per molti italiani. Nel frattempo, però, quanto abbiamo scritto in questo Sunday Jumper speriamo possa essere di stimolo, insieme alla visione del video promozionale che abbiamo pubblicato qui; chi vorrà, che si colleghi il 4 aprile con Jasmine, partendo da questo link. E buon matrimonio e specialmente buon business a tutti!

60 responses

  1. ho seguito il primo workshop su creative live senza conoscerla e dopo due ore l’avevo gia’ comprato sulla fiducia.
    E’ pieno zeppo di informazioni, lei e’ assolutamente adorabile e il suo approccio alla fotografia e alla vita e’ incredibile.
    E a me non frega niente delle foto di matrimonio, per dire.
    Ha cominciato a fare foto nel 2006. Non “a fare foto professionalmente”, ma proprio a fare foto. Non sapeva nemmeno tenere una macchina in mano e faceva matrimoni gratis come secondo fotografo. Ha deciso che sarebbe diventata una fotografa di matrimoni e meno di 5 anni dopo le sue collection partono da 7500 dollari.
    Tutto il suo percorso e’ documentato dal blog ed e’ pazzesco vedere quanto si sia sbattuta e abbia saputo vedere con chiarezza i propri obiettivi e seguire un percorso estremamente coerente (con se stessa, prima di tutto) e intelligente.

    So di suonare come una piccola fan, ma come si fa a non riconoscere una tale capacita’ di creare un prodotto totale e di far crescere il proprio brand? E in piu’ ha un cane bellissimo…

  2. Il primo workshop di Jasmine Star su Creative Live è stato veramente prezioso. Le strategie per avviare, far decollare e far crescere un’attività sono state utilissime per chi come me si sta lanciando in un mercato difficile e competitivo.
    Sicuramente il suo è un approccio molto molto americano, ma, a mio parere, snobbarla significherebbe perdere l’occasione di imparare qualcosa a qualsiasi livello ci si trovi.
    Io per l’8 aprile non ho preso impegni.
    buona domenica a tutti

  3. è certamente un video accattivante, molto americano come stile di narrazione, e con i limiti che può avere nel nostro mercato. un approccio proponibile solamente nel settore della foto di matrimonio dove l’interlocutore è il consumatore finale, soggetto permeabile a questo tipo di messaggio prettamente pubblicitario.
    In tutte le altre aree della fotografia, dalla pubblicitaria alla editoriale o di moda un messaggio così inviato a redattori di testate o art di agenzia suonerebbe ai limiti del ridicolo e verrebbe paragonato ad una vendita di aspirapolvere perché nel nostro mercato sfortunatamente si va ancora molto sul passaparola, sulle referenze da party, piuttosto che su un c.v. o un messaggio autopromozionale.
    purtroppo.
    Puoi mandare 1000 cd all’attenzione di altrettanti art o direttori di magazines ma non uno verrà aperto ed anche le e-mail devono essere appoggiate da una telefonata prima e due dopo per avvertire che sta per partire, per chiedere se è stata vista, per poi si rispedirla perchè era stata considerata spam e in seguito si deve ri-chiedere se la seconda (o terza o quarta) sia stata finalmente posta all’attenzione di chi di dovere che però comunque (ha sempre tanto da fare…) raramente la leggerà.
    da noi pochi osano esprimere un proprio gusto o un giudizio (basta vedere un parcheggio, tutte le auto sono uguali) temendo di essere giudicati (ma da chi?).
    questo video appartiene ad un futuro auspicabile ma che difficilmente vedremo.

  4. Franco, quindi… la soluzione è smettere di fare questo lavoro, giusto? Io sono convinto che il “non fare” sia peggio “del fare”…. ma ognuno ovviamente ha la sua strategia. Come vedi dai due commenti, la prima (Bruko) dice che pur non essendo fotografa di matrimonio trova che Jasmine sia di grande ispirazione per il suo lavoro; tu dici che è applicabile solo alla fotografia di matrimonio (che comunque rappresenta oltre il 70% del mercato della fotografia professionale in Italia… quindi è importante). Forse la cosa peggiore non è solo nella visione limitata da parte dei potenziali clienti, ma anche nella proposta e nella promozione da parte dei fotografi.

    1. Mi senbra giusto, anzi quasi doveroso nel nostro mestiere, usare nuove tecnologie e strategie di marketing. in fondo bisogna decidere se la nostra passione per la fotografia ci indirizza verso essere “artisti”, ed è un conto, o “professionisti”, ed è un altro… rifiutare nuove forme di comunicazione sarebbe come se Fox Talbot avesse detto.. usare la fotografia ? meglio servirsi ancora degli acquarelli !!!
      insegno nella formazione professionale, e dico ai mei allievi ” smettete di pensare a voi come degli aspiranti fotografi nel senso tradizionale, e imparate il linguaggio del video, della musica, tutto ciò che è possibile affiancare all’immagine statica… è mia personale convinzione che la professione, così come io stesso la interpretavo quando ho cominciato a fotografare più di 20 anni fa, non stia per sparire, ma stia mutando in qualcosa di differente. bisogna accettare è mutare assieme ad essa, nelle tecnologie, nel linguaggio, nella comunicazione, nel vendersi !!! è tutto ciò, se non è preso come un incubo, può essere una piacevole sorpresa da scoprire. Così in fondo è la vita, così è la fotografia. La star mi sembra simpatica, comunicativa, e dalle foto che vedo anche brava, non vende certo fumo negli occhi !!! io la promuovo ;)

  5. “Guardando il video non si può che pensare: lei è proprio “quella giusta”, che può davvero fare la differenza, che può creare quella magia che non è “banalmente” un album di foto di matrimonio. Crea un rapporto personale, intimo, coinvolgente con il potenziale cliente, lo prende per mano, trasmette sicurezza, (…….)

    Adire il vero, tutto quanto sopra, a me, non arriva!
    Carino il filmato, intendiamoci, simpatico, ma personalmente .. non mi arriva.

    Tutto qua.

    Saluti

  6. io sono stato venerdì mattina al Photoshow…subito all’apertura…che delusione…!!!. Ma quella cosa che anni fa la Adobe fece al Filaforum, credo si chiamasse così , non si è più ripetuta?? Quello è stato un vero evento professionale e non una fierucola di campagna….ma poi del resto c’eri anche tu come relatore e mi auguro concorderai su questa opinione.

  7. Giovanni, non deve “arrivare a te”… questa è una frase da “velina” ;-) Arriva a clienti che pagano 7500 dollari a servizio, come segnalava Bruko. Perché tutte le volte che si mostra una foto splendida di bottiglie molti pensano solo: “io non fotografo bottiglie” quindi non mi interessa? Oppure quando si indica col dito la luna si guarda il dito? Il concetto non è “fare quello che fa lei”, ma capire i meccanismi che, in Italia, non vengono adottati, ma si adotta solo la lagna del “non si capisce la qualità”….

    Altra cosa: quali sono i professionisti in Italia che accettano di mettersi a disposizione per spiegare le loro “strategie”? Siamo fermi, immobili, e ci arrabbiamo perché il mondo non si muove….

  8. Giorgio: si chiamava AdobeLIve, si era davvero un grande evento, che manca a tutti….

  9. Ciao Luca,molto in sintesi: il corso on line non mi sembra sia il 4 aprile, ma l’ otto e il nove……
    In merito al tema lo ritengo molto intressante.

  10. Interessante l’articolo anche se aspetterò di vedere qualche video per poter giudicare. Poi sul fatto che abbia 25.000 follower siamo d’accordo ma se guardiamo agli utenti da lei seguiti sono pochissimi. La mia personalissima strategia almeno su Twitter è di mantenere un rapporto umano e di contatto con tutti coloro che mi seguono e seguo…avere 25.000 followers ma seguire pochissimi utenti non è un buon segnale,secondo il mio parere…significa un po’ vivere di luce propria e riflessa.

  11. Patrizia, ci sono due modi di essere presenti sui social network: per condividere le cose con un gruppo di amici che hanno affinità con quello che facciamo, e per strategia imprenditoriale e di marketing. Nel caso di un differenziale così enorme tra chi ti segue e chi segui è evidente che si tratta della seconda impostazione. I risultati ci possono essere in entrambi i casi, ma sono diversi come approcci.

  12. Sul fatto che non quasi tutti i professionisti non siano disposti a condividere le tecniche che utilizzano concordo con te Luca. Hai perfettamente ragione..assisto molto spesso a fenomeni di meschinità da parte di pseudo-professionisti del settore. :-(

  13. Sono un po’ meno d’accordo con te sul differenziale per quel che riguarda il marketing..se ti guardi intorno sono davvero pochissimi i professionisti che hanno un rapporto più o meno equilibrato tra follower e following…e questo è davvero un rapporto importante. Non dimentichiamo che prima di essere uno strumento di marketing Twitter così come Facebook è un social netowork, una rete sociale che molto spesso deve avvicinare gli utenti anche a grandi professionisti e personaggi più o meno noti…questo è importante e non deve passare in secondo piano,secondo me.

  14. Non posso che condividere una ad una le parole di Luca e di Sara. Ho guardato il video con un’espressione ebete sulla faccia: è diretto, pulito, chiaro, accattivante, realizzato con buon gusto. Sono d’accordo che abbiamo ancora tanto da imparare in fatto di promozione e marketing, grazie per averlo condiviso.
    Giovanna

  15. Secondo me il video è efficace, il suo scopo è ispirare… ed il suo seguito di contatti, parallelamente alle belle foto, le da ragione. Nonostante il popolo italiano sia paladino della pizza e detentore di ricette con fior di certificazioni, i nostri McDonald’s sono sempre pieni. E parliamo di junk food, non di qualità.
    Gli americani sanno vendere ottimamente dal cheeseburger al raffinato servizio fotografico. Anche se non tutti se la sentono di tirarsi su le maniche, si può solo imparare.
    Due anni fa la fotografia di matrimonio non mi interessava minimamente e ringrazierò sempre Antonio Fascicolo – incontrato al Visual Holiday 2009, Luca compreso – per avermela fatta scoprire come interpretazione narrativa, stilistica, eccetera. Il suo approccio ha scardinato il mio pregiudizio, viziato proprio da certi matrimonialisti della provincia, ancorati al proprio binario fotografico (oltre che scattare con la D3, solo in jpeg).
    Ben venga l’ispirazione.

  16. L’argomento apre un discorso che non si può sviscerare solo con un messaggio. Troppe volte si vedono ANCORA professionisti che invece di FARE si lamentano “che il mondo è cattivo e nessuno comprende la loro arte”. Puttanate. Jasmine è una che farebbe soldi e successo in qualsiasi campo, perchè lei è una macchina da guerra. E non c’è niente di male in questo. Se poi il risultato è bello come il suo, allora sei un genio!

    1. eh infatti io non sono dislessico grasso ecc sicuramente bello il video e accattivante ma Jasmine è chiaro che si vende bene …no per dire come sempre…ma io……….no
      è ineccepibile che sia un gran bellocciona e in questa maniera tutto si vende bene ormai lo sappiamo bene in America e in Italia…anche se il filmato appunto secondo me fa molta presa sugli americani con il loro tipico stile …mi si intenda non sono uno di quelli che si scaglia contro l uso dell’immagine femminile
      pero’ in questo caso …se i suoi clienti son contenti di pagare…vorrei vedere anche i suoi lavori …oppure si dovrebbe vedere un qualcosa di simile fatto da un 50 enne ,maschio…e senza minigonna eh eh ecc ecc

  17. La tipa ci sa fare, e internet consente di superare molte delle questioni di cui parlava poco sopra Franco Franceschi… Certo, ci vuole anche la voglia di diventare personaggi, di buttarsi con la propria faccia davanti ad una telecamera, saperlo fare e saperlo comunicare. Cosa non da tutti, anche per questioni banalmente “estetiche”.
    Comunque ottima e stimolante segnalazione anche per noi architetti-fotografi senza capelli :-)
    ciao
    c

  18. WOW. Impressionante. Dura di mandare giù, vero? Vedere la americana che se prende il Trenitalia e si fa’ un teaser della madonna facendo matrimoni in Italia…. – Sono rimasto a bocca aperta. Una genia.

  19. E’ bella e si sa vendere. Le foto sono buone ma niente di trascendentale. Tiene la fotocamera in maniera strana, dalla sua ha la grande disinvoltura di mettere in posa gli sposi che, davanti ad Sstar, non possono rifiutarsi di posare… non usa neanche un impugnatura verticale… Tutto questo per dire che l’attrezzatura è relativa, l’occhio è fondamentale, il marketing è fondamentale, la fama è fondamentale. Conosco una fotografa che scatta unicamente in “P”, con un’unica lente, non capisce nulla di tempi, diaframmi, etc ma riesce ad esporre e vendere in diverse gallerie per due motivi: ha un buon occhio e qualche foto veramente buona la tira fuori, si è costruita la fama di fotografa d’arte ed è figo avere una sua foto.

  20. Sempre interessanti i “lanci” di Luca.
    In effetti per quanto mi riguarda questo video, ha colpito nel segno, io mi sento ingabbiato in questo sistema Italiano. Anni fa mi sono reso conto di essere una “schiappa” dal punto di vista commerciale e mi sono messo alla ricerca di una persona che mi affiancasse per coprire le mie lacune ……. ma ad oggi no ci sono ancora riuscito e spero di riuscire a trovare la persona giusta in modo da poter mettere in pratica le tante idee che mi frullano in testa. Ma in Italia non è facile riuscire a parlare quella lingua! Pare che non ci si renda conto che il nostro lavoro non lo possiamo più gestire da artisti/artigiani! Fuori c’è la globalizzazione! e anche noi dobbiamo interpretare il nostro lavoro pensando da impresa! ………e in effetti “siamo” delle imprese ………… io questo l’ho capito e spero di riuscire a fare anche il passo successivo………

    1. Desidero fortemente condividere il commento di Federico. Se non cambiamo mentalità, se non riusciamo a capire di essere “impresa”, se restiamo ingabbiati al nostro passato, il futuro sarà sempre più difficile. Dunque ben venga la situazione che ci è stata proposta da Luca, fosse solo per riflettere e pensare che è perfettamente inutile dare la colpa alla crisi, agli abusivi etc etc. etc. Smettiamola di piangerci addosso!
      Buona giornata a tutti :-)

  21. Sandro, se non ti fossi fermato a guardare le gambe di Jasmine e fossi andato sul suo sito, le foto le avresti viste… :-)
    E i commenti che dicono “è facile, lei è bella” evidenziano che si guarda ma non si analizza. Non è che per tutti vale la stessa formula, se no sarebbe facile. Il marketing va strutturato analizzando punti di forza e punti deboli, obiettivi e mercato. Jasmine ha i suoi punti di forza e li usa, e di sicuro chi ha visto solo la minigonna ha scarsa propensione all’analisi. Dobbiamo ricominciare a fare dei camp sul marketing? Io la minigonna tendo a non portarl-, però…

    1. Concordo. JS sa sfruttare bene i suoi “punti forti” e ci sta anche che uno di questi sia la sua bellezza, il suo fascino, se vogliamo e la sua innegabile simpatia (per chi ha già seguito JS sà cosa intendo e per chi non lo ha ancora fatto lo capirà dopo aver seguito il Creative LIVE). Il punto è come, attraverso tutto quello che il mondo le mette a disposizione, lo diffonda e lo condivida dopo averlo perfettamente confezionato e impacchettato. Lei sta offrendo su un vassoio d’argento splendidi pasticcini a chi non sa resistere alle tentazioni di gola. Forse è vero che da noi non funzionerebbe proprio alla grande, ma il lancio di Luca credo abbia suscitato in chi ha saputo leggere una domanda :” come faccio io a sfruttare i mie punti forti ed a comunicarli così bene al mio mercato di riferimento ?” . Non sarà che tanti di noi non sanno bene quali sono i propri punti forti e magari gli sfugge un pochino anche qualche aggiornamento sul mercato e su quello che si aspetta di trovare quando cerca un fotografo per il matrimonio ? Io credo che questo di Jumper sia ancora una volta uno spunto su cui tutti dovremmo riflettere, e non mi riferisco ai soli fotografi di matrimonio.
      We must try to live the change.
      Grazie Luca per l’ennesimo pizzicotto sulle chiappe ;-)

  22. Bravo Luca a scovare questi personaggi capaci e interessanti e a regalarci con altruismo stimoli e spunti vitali!!
    Veramente una Star!
    Grazie Luca!!! Continua la tua costante lotta all’ignoranza… te ne siamo grati!!!! Almeno io!!!

  23. Grazie della segnalazione Luca.
    Ho davvero apprezzato l’articolo, l’ho letto di un fiato e mi sono guardato tutti i link in esso contenuti.
    E ora il mio commento…
    Jasmine Star mi ha fatto percepire una immensa passione per il proprio lavoro: la cura del suo sito, dei suoi tweet, l’uso di Instagram, il metterci la faccia sono tutti aspetti (secondo me) del grande amore per il lavoro che fa… e da questo ha origine il suo successo. C’è ovviamente una base di sensibilità e di capacità di mettere in immagini le storie delle coppie che incontra ma si è costruita un approccio proprio e originale che la fa distinguere e apprezzare.
    Chi se ne frega se è carina, se impugna la macchina con un dito o usa una compatta dai non facciamo le solite osservazione da circolo fotografico di provincia (il mio è proprio uno di questi :-) ) valutiamo il risultato, le sue immagini e il suo successo se riusciamo a vincere l’invidia :-)
    Ciao!

  24. Io dico che certe tecniche di marketing in Italia semplicemente NON funzionano e basta. Perchè la nostra cultura è profondamente diversa. Avere 25 mila follower in Italia (o anche molti meno) è impossibile perchè Twitter nel nostro paese è utilizzato solo dagli addetti ai lavori o poco più. Le persone comuni non sanno nemmeno cosa sia. Presentarsi in un video come fa la Star è addirittura controproducente se non sei una bella ragazza. Ci vogliono altre cose che però indubbiamente non avranno la stessa efficacia. Direi quindi che non possiamo prendere l’esempio e dire “tiè… guarda e impara!”. E’ evidente che abbiamo da imparare (e il SJ serve anche a questo) e la morale della storia sarebbe “guarda cosa ha fatto questa ragazza e vedi nel tuo piccolo cosa puoi fare tu” ma forse Luca, l’esempio è stato un pò fuorviante…

    1. Secondo me l’ esempio non è fuorviante, saremo perdenti finchè continueremo a pensare di essere in un paese dove “queste cose non funzionano”.
      Invece ce n’è una gran voglia (tra i clienti) e gli americani stanno arrivando (i fotografi)… dobbiamo essere preparati ed applicare i casi di successo “nel nostro grande!”.

      Ieri ero ad un workshop di Joe Buissink, pagato da GraphyStudio a Milano, secondo voi era qui solo per parlare con noi 2 ore (strapagate)?
      Secondo me ha incontrato un paio di prospect e fatto networking (scusate l’ inglese)

      Jasmine Star la seguo da anni, non credo sia una grande fotografa… ma ha il suo segreto è la comunicazione. Quando la senti parlare trasmette entusiasmo, vende ai suoi clienti “esperienze”.

      Dobbiamo smettere di essere venditori di foto e dobbiamo riuscire a vendere esperienze.

      User Experience è un parolone…. riprendo un esempio citato ieri da Joe:
      Perchè una persona ricca sceglie l’ hotel Ritz da 500€ a notte invece del Holiday Inn da 99€ a notte ? Entrambi ti danni una stanza con letto, bagno, TV e colazione

      Perchè il Ritz ti vende l’esperienza.

      Quando arrivi al Ritz, c’è una persona che ti apre la portiera dell’ auto ed una contemporaneamente che apre il baule e legge il tuo nome sulle valige, lo comunica immediatamente via radio alla reception, la reception controlla, vede che sei stato li 6 mesi fa e lo dice via radio agli addetti che si rivolgono a te dicendoti:

      “Bentornato signor Matteo”.

      Ecco questa è l’ esperienza.

      Quando chiedi dov’è il bagno al Ritz, non ti dicono “In fondo a destra, terza porta”, ti rispondono “Se mi vuole seguire, la accompagno” e ti accompagnano.

      Chi ha il budget lo vuole spendere non per le foto stampate in un certo modo ma per vivere un esperienza.
      Jasmine Star vende questo, ecco perchè le spose dicono “E’ quella giusta!”

      E lo sarà anche per spose italiane, presto o tardi.

  25. Giacomo, pensala come vuoi… Ma non c’è più tempo per fare le cose in piccolo. Forse (e faccio onore alla tua sicurezza del dichiarare quello che funziona da quello che non funziona) il metodo si Jasmine non è attuabile, ma lei fa matrimoni in Italia e secondo me non ci vorrà molto per vedere sposi italiani che le chiederanno un servizio di matrimonio, mentre i fotografi italiani continueranno a dire e a dirsi che tanto queste cose in Italia non funzionano.

    Non è fuorviante mostrare casi di successo, semmai vanno interpretati e specialmente usati come esempio di “come” – in termini di forza comunicativa – bisogna agire. Io l’unica cosa ce vedo di marketing in Italia è sputtanare i prezzi. Se pensi che questa sia una strada più efficace non sarò certo io a farti cambiare idea (o a farla cambiare ai colleghi fotografi che la pensano come te, ovvero che non funziona nulla di quello che ha successo in altri Paesi). E se hai consigli migliori, la porta è aperta. Non si fanno certo passi in avanti dichiarando solo quello che NON va bene….

  26. Bè… forse ho usato un tono un pò troppo estremista ma non volevo fare assolutismi. Per inciso, io il famoso video l’ho anche fatto… chiaramente non come quello della Star, sarei stato ridicolo. Non ho ottenuto nulla però. Forse ho parlato deluso da quello. Ho detto che non funzionano solo perchè quelle soluzioni le ho provate personalmente e i risultati non sono stati buoni, tutto qui. E anche la guerra dei prezzi non mi piace, cerco di non farla e di trovare soluzioni alternative, di certo non sono uno che si lamenta e basta. Quello che vedo però è che ormai, conta solo il prezzo… sarò pessimista ma a me sembra così…

  27. Come spesso accade, c’è sempre chi preferisce lamentarsi al posto che cercare soluzioni.
    Evitando di commentare di ciò, mi è venuta in mente un’idea che condivido.

    Non sono un fotografo matrimonialista. Ma ho lavorato qualche anno fa con una fotografa matrimonialista australiana.
    Lei si è creata un ottimo giro tramite un’agenzia in Australia.
    Molte coppie australiane decidono di fare matrimonio e viaggio di nozze nel nostro Bel Paese.
    Taormina, Bellagio, Toscana…i posti più belli d’Italia insomma (per la fotografa il viaggio è ovviamente rimborsato).

    Potrebbe essere interessante e ci penserei se fossi un fotografo matrimonialista (visto che molti sono all’ultima spiaggia, in crisi, in panico, non sanno più come fare e che noia che barba che barba che noia…) provare a cercare una soluzione.

    Perché non contattare agenzie all’estero che propongono matrimoni in Italia?
    Magari una domenica passata a navigare su internet, inviando la stessa mail a centinaia di agenzie sparse nel mondo potrebbe essere una buona idea.

    Ci sono coppie disposte a spendere davvero parecchio (la fotografa australiana con cui ho lavorato ne guadagna tanti), per cui perché non proporvi come fotografo “ufficiale” di un’agenzia matrimonialista dall’altra parte del mondo?

    Preparate un bel portfolio, magari un link di vimeo con un video fatto con un pò di cura, ricco di immagini romantiche dei matrimoni che avete fotografato, e spargetelo in giro per il mondo…chissà che vi si aprano nuove porte.

    Detto ciò, per quanto riguarda Jasmine, leggendo anche le info aggiuntive di Bruko, è una chiara dimostrazione che fotografare oggi e lavorare nel campo della fotografia non vuol dire avere nella biografia scritto “La prima foto l’ho fatta a due anni e da allora ho capito che quella era la mia vita”.
    Ci vuole molto, molto, molto altro.

    Per cui, Jasmine…respect!

  28. Grazie Luca, commento utile e prezioso :-) e grazie a tutti per i contributi, che mostrano come appena si tocca un tasto che da male c’è partecipazione. Peccato che quando ci sono proposte e idee innovative, in pochi commentano. Se, per farvi reagire alla crisi dobbiamo farvi sempre male…. Lo faremo… :-)

  29. Luca secondo me ciò che hai detto è stato molto prezioso ed anche alcuni commenti sono stati molto utili. Comunque, io che sono giovane e sono agli inizi, ho capito che in tutti i campi lavorativi, e quindi anche in quello fotografico bisogna avere il coraggio di cambiare, osare, rischiare…se non si rischia nulla potrà cambiare e tutto rimarrà immobile e allo stato originario. L’altro giorno leggevo un articolo di Alberoni sul Corriere della Sera, che era tanto semplice quanto illuminante ed in cui il sociologo diceva che proprio durante i periodi di crisi bisogna trovare il coraggio di innovare e dare una svolta alla propria vita.Del resto se pensiamo a Facebook è un’invenzione tanto stupida quanto innovativa nel campo della comunicazione. Ciò che è importante non è spesso il cosa si vende ma il come si vende..Se,per esempio, entriamo in un negozio di un noto marchio di moda e chiediamo di poter visionare una scarpa da 10.000 euro se la commessa sarà scorbutica,difficilmente acquisteremo le scarpe anche se valgono tanto…Se ci riflettiamo un po’,questo esempio potrebbe calzare in tutti gli ambiti.

  30. Interessante, sia il fenomeno Jasmine che alcuni commenti.
    Attenzione, però: costei è un’eccezione anche nel suo paese. Le eccezioni dimostrano che certi risultati sono possibili (ad alcuni) NON che siano possibili a tutti. La sua è una grande operazione di marketing, dopo viene tutto il resto. Certo, non avere le gambe pelose e possedere disponibilità al sorriso, aiuta (qualcuno recentemente ha scritto: “No matter how hard you try, getting potential clients to look at your work feels like you’re whispering during a World Cup football match”).

    Aggiungo ancora che non si è preso in considerazione che il mercato americano – meglio sarebbe dire: qualunque settore di mercato che non sia italiano – è molto, molto più dinamico del nostro e i destinatari delle operazioni di un certo marketing (quello social) oltre ad essere più numerosi, sono anche più ricettivi. Altrimenti certi numeri non possono essere spiegati. La nostra economia (come la nostra società, dove le traiettorie sociali – Bourdieau, perdonami – sono cristallizate), é bloccata. E non importa quale sia il governo!
    Per farti notare devi comportarti come John Doe (Kevin Spacey) in Seven. Così ti fai conoscere di sicuro … .

  31. Ecco. Ci ho voluto pensare un momento. Oggi che “la fotografia è alla portata di tutti” (come recita un servizio televisivo intercettato per caso dedicato al Photoshow milanese) si tratta solo di puro marketing.
    Molti producono dadi da brodo o dentifricio ma è solo questione di marketing se una marca prevale sull’altra.
    Del resto alcuni commenti qui lo esemplificano.

    Jasmine è creativamente ineccepibile. No doubt.

    Nulla è più “inventabile” come ben sappiamo, ma è pura metamorfosi.
    Che aspettiamo allora a diventar farfalle (o rane) ?!
    Cordialmente.
    ps
    ti ho cercato in fiera, invano, venerdì scorso…
    ciao Luca e grazie per i tuoi sempre preziosi contributi sadici…

    1. Se posso dire la mia credo che non basti ne la qualità ne il buon marketing. Se fai un buon marketing ma vendi la fuffa duri poco e se produci grande qualità ma non la sai vendere te la appendi alle pareti del soggiorno. Dobbiamo pensare di produrre qualità e imparare a venderla meglio, sfruttando tutti i canali che abbiamo a disposizione. Non esistono scorciatoie, non c’è la via breve. La fotografia forse è davvero accessibile a chiunque, fare il fotografo NO. Fare il fotografo non è fare fotografia “punto”. Ma questo lo abbiamo già detto tante volte, anche se forse non lo abbiamo ancora ben capito. Tanti di noi si scandalizzano quando sentono parlare di microstok senza nemmeno sforzarsi di capirlo, per esempio. Tanti di noi sono ancora li che si incazzano con gli “abusivi”. Per fortuna altri si stanno trasformando e, a volte con dispiacere, a volte meno, vedono i colleghi chiudere baracca e burattini o peggio ancora svendersi e fare ancora più male a se stessi e agli altri e alla professione.

  32. Parabola

    Nel 2005 feci un corso di 1200 ore sul processo e controllo di qualità.
    Capii un sacco di cose da aggiustare nella mia attività, nel processo e nel prodotto, ma soprattutto cambia la testa.
    Uno dei docenti era stato un grande manager di una multinazionale italiana e durante una lezione ci disse che nel suo ufficio, dietro la sua sedia, aveva messo un cartello con una frase in modo che chiunque dei suoi dipendenti entrava e doveva interloquire con il manager, prima doveva per forza leggere il cartello.

    Le parole scritte erano:

    “In questa azienda conosco i problemi e sono alla ricerca di soluzioni.
    Noi ora dovremmo iniziare a parlare, dovresti chiederti prima che io arrivi, se sei la soluzione o fai parte del problema”.

    Sarebbe bello condividere soluzioni invece che problemi.

    Grazie Luca

  33. se possibile vorrei sapere da chi afferma (giacomo credo o forse anche altri) che certe tecniche di marketing in Italia semplicemente NON funzionano se le hanno attuate, quando, per quanto tempo, quante risorse hanno investito, % di riscontri, tempo investito, etc. etc… così per avere chiaro il concetto

    grazie

  34. Cinzia, grazie per la tua segnalazione. La lezione numero 1 del marketing è proprio quello che tu segnali, ovvero l’analisi dei risultati. Ma è evidente che la parola “marketing” non fa parte purtroppo della maggior parte dei fotografi. Quando abbiamo pubblicato questo video sapevamo quello che sarebbe successo, e anche gli effetti. Speriamo che possa essere abbastanza forte, come messaggio, per creare un clima di maggiore voglia di analizzare la professione da questo punto di vista, e quindi considerare che quello che cerchiamo di mostrare – qui, nei nostri camp e nelle nostre iniziative – non sono “eccessi” e non sono elementi “fuorvianti”: sono una finestra per vedere quello che sta succedendo nel mondo. Se vogliamo ancora credere che noi siamo un “Paese a parte”, diamoci un’occhiata in giro. E facciamo delle valutazioni su fatti, e non solo su quello che era “il passato”.

  35. Visto il video e letto tutti i commenti…
    Per quanto riguarda il filmato temevo di trovarmi davanti ad una classica “americanata”, ed invece no…prodotto molto professionale, concordo in pieno con Luca P., noi italiani preferiamo lamentarci, rimanereancorati saldamente ai vecchi metodi (sembra che siamo spaventati dalle novità), i professionisti che sono “avari” di consigli…ma lo saranno veramente (professionisti) o hanno solo paura di perdere lo spazio di mercato che si sono ritagliati? Una cosa che manca nel belpaese è un’ “invidia” costruttiva: se c’è qualcuno + bravo di me deve servirmi da stimolo per migliorarmi e non farmi impiegare tutte le energie ad “affondarlo”. Si dovrebbe sperimentare maggiormente…e qui cito una frase del fantastico Alfredo SABBATINI (Maison SABBATINI) : “…se eseguo scatti come vuole la tendenza del momento, sono già indietro….”; un chiaro invito quindi a non copiare ma creare… e qui si vede il vero professionista!
    Grazie Luca!!!

  36. Efficace e centrata la strategia di Jasmine, mi piace, èsimpatica intelligente, creativa. Non è questione di opinioni, i 7500 euro danno la risposta, e poi è verissimo quel che dice Franco, e vale sempre di più per un settore autoreferenziale come quello editoriale che però ha sempre meno risorse da utilizzare. Allora se si vuole continuare a fare questo lavoro, mantenendo l’energia giusta ( che sparisce quando devi inviare 10 mail e fare 10 telefonate al redattore di turno) ci vuole il coraggio di cambiare direzione o perlomeno di apportare cambiamenti alla rotta, cercando di capire dove si vuole arrivare.

    Grazie a tutti. Al prossimo S J

  37. >Io dico che certe tecniche di marketing in Italia semplicemente NON funzionano e basta. Perchè la nostra cultura è profondamente diversa.

    Al di la’ del fatto che la mia cultura e’ quella di gente cresciuta a coca cola e star wars (ci sono popolazioni ben piu’ lontane dal nostro modo di pensare degli statunitensi), la sua tecnica di marketing, essenzialmente, e’ quella di essere estremamente consapevole del tipo di mercato in cui lavora, delle necessita’ dei propri clienti e del fatto che tutto (TUTTO) quello che fa si riflette sul proprio brand.
    Mi e’ capitato di vedere fotografi di bambini postare foto su facebook in cui erano ubriachi e seminudi alle feste lamentarsi del fatto che facebook non funziona. Il problema non e’ facebook.
    Usare twitter solo per cercare di vendere roba alla gente non funziona. Ma non e’ colpa di twitter. I nuovi media funzionano come i conti in banca: devi metterci qualcosa dentro prima di poter prelevare.

    Una comunicazione eccellente funziona anche in Italia, solo che qui molti non investono in una comunicazione eccellente ma si limitano a fare foto. E poi hanno un logo in un font che non si puo’ guardare, un sito che sembra uscito dagli anni ’90 e si presentano a fare foto ai matrimoni con il gilet con le tasche.
    Ci lamentiamo che i clienti non si affidano a un professionista per le foto, ma i fotografi che si fanno in casa l’immagine coordinata senza essere in grado di farlo sono tanti. O che fanno una post produzione (o un’impaginazione degli album) pessima quando potrebbero farla fare esternamente da qualcuno capace e offrire ai propri clienti un prodotto migliore.

    Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui non siamo obbligati a lavorare in modo locale, ma non si puo’ avere la testa su un solo fuso orario…

    (fine pippone di mezzanotte… ma e’ un argomento che mi sta particolarmente a cuore)

  38. Nella carriera professionale di un fotografo incidono molti fattori per avere successo e spesso non basta essere eccellenti o bravi imprenditori. In molti casi è la dea bendata che ti prende per mano e ti fa volare.
    Non sono daccordo Luca quando generalizzi su: “nel nostro settore della fotografia, stiamo ancora a parlarci addosso su argomenti vecchi e privi di senso: parliamo di “qualità”, di “professionalità”, di “una volta le cose erano migliori”, di “certo che quando c’era la pellicola era tutta un’altra storia”. Forse ci saranno persone che scattano solo fotografie, che in un momento come questo “fanno un gaudio del mal comune”, non sanno proporsi e non si attivano per comunicare e promuovere ciò che fanno, ma guardando le fotografie di questa “Star” mi sono chiesto quanto la moda, le tendenze incidono sulle scelte e sulle fortune dei singoli, al punto di pensare che in Italia ci sono fotografi di gran lunga meno improvvisati e sicuramente più efficaci. Fotografie di matrimonio hanno un retaggio talmente vecchio che per emozionare ce ne vuole ed è il tuo pensiero, la tua novità, il tuo stile che convince la gente. Ve lo dice uno che di matrimoni ne fà veramente tanti e se qualcuno vuole curiosare (http://www.luigifedeli.it/weddingalbum.html)potrà vedere che oggi la diversità e l’imprinting possono garantirti grandi numeri, ma come dicevo prima, ci vuole anche una buona dose di fortuna. Se oggi la figura del fotografo è cambiata, secondo alcuni aspetti in meglio, secondo altri decisamente in peggio, c’è una cosa a cui sicuramente non puoi sottrarti o non metterla al primo posto di ciò che farai ed è la tua ORGANIZZAZIONE generale e cosa dovrai fare per essere PRONTO E PREPARATO per poterla gestire. La sofferenza oggi del singolo di passare tutte le notti dell’anno di fronte ad un 27″, di rispondere alle mail, fare preventivi, andare in banca, all’agenzia delle entrate, fare servizi, parlare con il cliente, gestire il proprio sito, facebook, e….tentare di lasciarsi del tempo per dire “toh, io vivo ancora”, E’ UN DATO DI FATTO, e nessuno mi venga a dire di aver risolto brillantemente questo problema se non con uno stuolo di collaboratori che prima o poi senza fare l’inchino ti dicono “ciao e arrangiati” o una bella montagna di soldi da spendere in comunicazione.
    Io le stò percorrendo entrambi e da anni e vi garantisco che NON E’ FACILE far fronte a tutto, anche se il tuo servizio di nozze costa una tombola.. E la considerazione è lecita…scusate ! Non basta una stella a fianco di una J se intorno alla stella non ce ne sono tante altre che ti aiutano a brillare ma…PER QUANTO TEMPO ???

  39. Luigi: Non mi sembra di avere generalizzato, ma forse il lavoro a contatto diretto e costante con migliaia di fotografi professionisti italiani mi “permette” di avere una visione un po’ più ampia rispetto all’esperienza (pur fondamentale ed interessante) dei singoli professionisti. Posso assicurarti che sono molti di più quelli che “parlano di qualità” rispetto a quelli che la producono; sono più quelli che si arrabbiano perché “altri” gli rubano il lavoro rispetto a quelli che se lo vanno a prendere. Sono più quelli che pensano di essere “Bravissimi” e che il problema è sempre nei “clienti che non capiscono”, rispetto a quelli che riescono farsi capire dai clienti. Se comunque il tuo consiglio per avere successo è quello di “dover avere fortuna” posso dire che si… in una storia di successo c’è anche tanta fortuna e tante coincidenze, ma non possiamo in questo contesto buttarla in elemento così incalcolabile e privo di visione pratica. Serve struttura, mente aperta, strategia, capacità di vendersi, oltre che di fare eccellenti fotografie. Il resto è un biglietto del superenalotto, che io non intendo comprare per me (sono dell’idea che la fortuna deve arrivare per merito e non per “culo”) e che non intendo consigliare alle persone che ci seguono. Se poi arriva, meglio ancora, io mi preoccupo di dare una mano a rimanere in piedi a prescindere… e le esperienze delle persone di successo sono una buona analisi, almeno secondo me.

  40. @ Luca Pianigiani: davvero pensi che, relativamente al nostro settore (fotografia editoriale, pubblicitaria e fine-art), non siamo un paese a parte? La mia piccola esperienza per l’estero – USA – mi dice qualcosa di diverso. La concorrenza è qualitativamente molto, molto più agguerrita – anche per numero – ma se il tuo lavoro è ottimo, ti fai spazio. E il riconoscimento inteso come gratificazione personale ed economica, arriva. Posso citare fatti (i miei) concreti, purtroppo riferiti al passato. Certo, ora i tempi sono magrissimi per tutti, anche per loro.

    Cinzia Bruschini voleva sapere dell’efficienza di un certo marketing (ma non credo si riferisse a me nel suo commento). Io utilizzo quella che viene chiamata “email blast” ogni due mesi alla quale faccio seguire la spedizione di grandi cartoline promo e telefonate mirate; un po’ di FB e Twitter (questi ultimi due sono quelli che utilizzo peggio). Non posso indossare la minigonna per ovvie ragioni (ovvie per me).
    Per chi conosce il monitoraggio delle email, le mie percentuali di apertura sono elevate: su una media riferita al settore, soprattutto anglosassone (il server è australiano e serve tutto il mondo) del 30%, il mio “open rate” sfiora sempre (sempre!) il 50 % per le campagne italiane. Rimango nella media o appena al di sotto per quelle europee e americane. Target: agenzie di pubbicità, editori, periodici, agenti. Ma se interpreto bene questo tipo di marketing (a parte le dovute eccezioni alle quali spesso si riferisce Luca), non è grazie a questo che ti procuri nuovi clienti/lavori. Farsi vedere di persona, buone/ottime capacità colloquiali e di relazione, nonché un buon portfolio ben stampato fa il resto (comunque poco, grazie alla ns economia stagnante per le ragioni descritte nel mio precedente commento).
    Ma i tempi che stiamo percorrendo fanno sì che questi strumenti di marketing abbiano (a parte le eccezioni, Luca, sempre loro) poco effetto. Del resto, se una delle più grandi agenzie del mondo con una grande succursale a Milano ti dice: “per ciò che riguarda la stampa siamo fermi da gennaio” …, significa che puoi anche avere la minigonna e essere “cosciente della fortuna sulla quale sei seduta” (per utilizzare una brutta espressione di un “grande” giornalista) ma di lavoro, comunque, non ce n’è.
    Questo (!) intendo dire con riferimento al “paese a parte”. L’economia negli altri paesi si muove da tempo o ricomincia (dati, non chiacchiere) mentre noi non abbiamo ancora toccato il fondo. E se qualcuno crede che la nostra economia nazionale (insieme al fatto che la società è bloccata) non influenzino il nostro settore, forse ha sbagliato mestiere.
    O forse sono io ad avere sbagliato mestiere.

  41. Mi viene da sorridere a leggere i commenti dei signori uomini “è avvantaggiata perchè è bella”…da quando una sposa è contenta che la fotografa sia più bella di lei il giorno del matrimonio??? Il fatto è che è brava con le persone, questo è il suo punto di forza ed è quello su cui punta per differenziarsi. Essere puliti ed ordinati durante un lavoro non è questione di marketing, è questione di buona educazione :-) In più è inutile lamentarsi che i clienti non capiscono la qualità…le persone sono intelligenti (almeno la maggioranza), dobbiamo essere noi ad educarli sulla qualità….se non riusciamo a trasmettere il messaggio che il nostro lavoro è diverso dagli altri non solo per il prezzo, non è colpa dei clienti che non capiscono, è colpa nostra che trasmettiamo il messaggio sbagliato. Io non lavoro nel campo da tanto tempo, e mi occupo più di grafica che di fotografia, però Ieri una cliente mi ha detto queste parole: ” Io so che quando entro qui spendo parecchio, ma sa una cosa? Esco sempre che sono contenta di averli spesi questi soldi”. Bisogna far capire perchè il tuo è un lavoro di qualità, non si può pretendere che tutti percepiscano la differenza. Naturalmente tutto questo è la mia personalissima e discutibile opinione.

  42. Ammetto di non avere avuto ancora il tempo di guardare a fondo il sito di Jasmine, ma sicuramente una delle cose che si nota dal video proposto da Luca è la lunga introduzione, dove Jasmine ci parla di lei, ci fa entrare nella sua vita e si racconta. Prima ancora di farci vedere quello che sa fare. Un modo per aprire la propria vita al cliente, un modo per dare fiducia a chi guarda il video.

    Come a dire: non ho paura di far vedere chi sono, non abbiate paura di far vedere chi siete voi…

    Grazie per la condivisione Luca, appena avrò un pò di tempo approfondirò il discorso. ;-)

    See ya soon!
    Gio

  43. Mi permetto di intervenire adesso, dopo aver letto alcuni commenti (non tutti perdonatemi). Seguo Jasmine Star da tempo: è un´artista eccezionale e sa fare marketing, anche grazie a suo marito che si occupa di ció (eh si! é sposata!).
    E´ anche vero che per molti colleghi è dura vederla lavorare in Italia, ma vi assicuro che non è la sola. Altri fotografi matrimonialisti oltreconfine vengono ingaggiati nel Bel Paese. Sto parlando di artisti del calibro di Jerry Ghionis e Yervant (solo per nominarne due). Spesso e volentieri questi vengono pagati fior di quattrini da coppie 100% italiane.
    Cosa vuol dire questo? Che non esistono fotografi italiani all´altezza? Assolutamente no! E qui metto Edoardo Agresti , Flavio Bandiera, Marco Ficili e tantissimi altri (andate a cercarli sul sito della wpja). Il problema è che questi colleghi “stranieri” hanno adottato una forma di marketing che FUNZIONA anche in Italia, una forma di comunicazione che arriva anche a casa nostra: sará il bel filmato sul loro sito? Quello fa solo da contorno… è molto di piú. Allora invece di chiamare tutto ció col termine di “americanata”, perché non analizziamo attentamente queste forme di marketing (magari qui su jumper) e tentiamo di portarle in Italia???

  44. Certo che gli americani, anzi le americane, non si fermano a scherzare! Date un’occhiata al sito di Elisabeth Messina anche lei fotografa matrimoni.
    Non c’è bisogno di tentare di portare queste forme di marketing in Italia, basta farlo ma farlo bene come lo fanno loro. Siamo stati per 2000 anni i più creativi, i più bravi, e adesso….?

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