Quando l’azienda diventa comunicazione e quando la comunicazione diventa azienda

 

Da qualche settimana, una nota società del mondo della tv ha lanciato un nuovo servizio: uno di quegli esempi che dimostrano come i “problemi” diventano strategia e si trasformano in opportunità: imparare a collegare le analisi dei problemi e individuarne desideri e soluzioni sta alla base di qualsiasi business. Quale è il “problema” della suddetta azienda? Che dopo il periodo delle “antenne-padella” siamo entrati nel mondo della comunicazione digitale, della fibra ottica, del “cavo” e ancor più del “non-cavo”, ovvero della connessione in Wi-Fi. Per accedere ai suoi servizi e quindi diventare potenziali clienti e far guadagnare questa azienda, servono connessioni moderne e veloci; in assenza di questa, inevitabilmente, i potenziali clienti non si possono trasformare in clienti, o – peggio ancora – sarebbero clienti “insoddisfatti”.

Questa notizia, che apparentemente è priva di utilità per i nostri lettori, dovrebbe far riflettere: nell’era economica che stiamo vivendo, è necessario affrontare le opportunità di business con una visione globale, le evoluzioni del “fare azienda”, ma anche del “fare comunicazione” sono cambiate repentinamente, violentemente, inevitabilmente e abbiamo bisogno, tutti – qualunque sia la nostra attività – fare in modo di arginare i problemi e trovare soluzioni, e se non ci sono… allora è il momento di crearle, e da queste trovare anche occasioni di business paralleli. Come molti, nel periodo del lockdown: Muji ha offerto mobili in affitto per consentire una “trasformazione temporanea” degli spazi abitativi per adattarli ad ufficio; Corona, la birra, che ha subito una terribile flessione a causa del suo nome nel periodo più drammatico del Coronavirus, ha aperto delle attività legate al “pensare ai viaggi verso la normalità futura”. Insomma… il buon Darwin ci ha insegnato che le specie che sopravvivono non sono le più forti, ma quelle che riescono ad adattarsi meglio.

Le aziende, in inglese “Company”, si dice che devono (sono già diventate) delle “Media Company”. Cosa significa, e cosa interessa a voi? Che si sono e si stanno attrezzando per gestire la propria comunicazione, che deve essere fluida, totalmente integrata con le strategie, con la produzione, con la profilazione dei clienti e non può più essere agilmente ed efficacemente essere gestita “all’esterno”; e poi c’è un metodo di comunicare che è diventato quotidiano, a causa (o grazie) ai social network, non più con appuntamenti stagionali o annuali. Questa è una opportunità per chi fa comunicazione e immagine, ovvero proporsi direttamente per collaborare “più dentro alle aziende” e meno “di lato”, con contratti più soddisfacenti e una relazione continuativa e fidelizzante. Si lavora con, per e dentro l’azienda, per costruire ogni giorno un percorso di comunicazione e immagine che è figlia di uno storytelling che ha delle basi solide e basate sulla continuità e l’evoluzione. Ormai, l’idea che si arriva da fuori, con un intervento “geniale” e poi si va via, non è quasi più attuabile.

Opportunità o pericolo?

Questa situazione crea entrambe le cose: opportunità se si riesce a dimostrare di poter contribuire con efficacia e fluidità a questo sviluppo della comunicazione; pericolo di essere sostituiti da risorse interne che possono fare comunicazione, foto, video, gif animate, eccetera…

Da che parte starete? Il responso non cadrà dal cielo, ma sarà frutto della vostra preparazione: rispondere ad una esigenza, individuare il “problema” è il primo passo per trovare non solo la soluzione ma anche le opportunità correlate: il servizio tv, che vende il desiderio di guardare le corse di Formula 1 o le partite di Calcio, ha come problema la fruizione a causa di possibile mancanza di connettività di alta qualità e velocità e crea un ulteriore servizio, che non è e non può essere un “costo”, ma un “business aggiuntivo”.

Per rispondere a questa esigenza primaria, chi si occupa di comunicazione e immagine (quindi di fatto, è vicino al mondo dei “media” e dei contenuti) che sono l’arma per le “company” che devono diventare o sono diventate “media company”, deve diventare a sua volta una “company”, ovvero gestire con visione da azienda il suo percorso e la sua gestione. Chiaro che produrre scarpe è diverso da produrre immagini, ma molto meno di quello che si immagina, e visto che questi mondi si avvicinano e si fondono sempre di più, bisogna andare ben oltre le frasi fatte che sentiamo da decenni, ovvero che “anche i creativi devono diventare imprenditori”. Non ci sono riusciti, non ci hanno provato, non sanno come si fa (ad esclusione dei pochi che lo hanno imparato e non a caso sono in buona salute), quindi ci siamo letteralmente stufati di parole buttate al vento: i creativi (fotografi, videomaker, grafici, artisti…) non sanno ancora come – ma DEVONO – diventare aziende, e questo si impara, si studia, ci si forma. Non si nasce “sapendo” e nemmeno “provando” (non si può avere il lusso del “provare”, bisogna “fare”. Ed è il momento giusto per farlo, perché nei prossimi mesi/anni si giocheranno delle partite che porteranno ad una crescita netta delle opportunità e, purtroppo, anche delle chiusure di molte realtà professionali ed imprenditoriali.

Un percorso: fatti, non parole

Non abbiamo parole, abbiamo fatti: un percorso che avevamo preannunciato la scorsa settimana e che è fatto di tappe: le prime due sono già state definite, sono il 14 e il 21 ottobre, due webinar simili per certi versi ma orientati il primo RE-Design – 14 ottobre – ore 18 alle agenzie di comunicazione (se, amici fotografi, non vi reputate tali, nella pratica, fate una seria riflessione e un ripensamento serio), e il secondo RE-Think – 21 ottobre – ore 18 per le aziende (siete un’azienda? Siete o volete diventare una “company” e non solo occuparvi di media?). Sono realizzati insieme a Confartigianato Vicenza, una delle realtà più dinamiche, più sensibili e preziosamente coordinate da belle, capaci e appassionate persone che ci tengono davvero a fare importanti iniziative per il settore, ma visto che sono dei webinar, potete esserci da qualsiasi parte del globo, quindi siete invitati, sono gratuiti e aperti a tutti. I due interventi sono curati dal sottoscritto, e sono complementari: potete partecipare ad uno o all’altro, oppure ad entrambi per poter capire che questa dicotomia tra comunicatori e aziende in realtà sono solo due sfaccettature della questione, che vanno affrontate entrambe, a prescindere dalla “posizione” che si occupa al momento.

Terzo step: per Partire, per Ripartire

Del terzo step, vi parleremo presto, sappiate che sarà comunque il 6 novembre, e sarà contemporaneamente “in presenza” (in sicurezza) a Schio (VI), ma anche in diretta streaming (anche qui vale quindi il discorso della “apertura a tutti”) dove ci saranno interventi preziosi di esperti di altissimo livello e dove verrà lanciata l’iniziativa di aggiornamento professionale più importante che forse abbiamo mai fatto, e sulla quale stiamo lavorando da molti mesi. Abbiamo un cammino che possiamo fare insieme, e che cambierà crediamo davvero la visione del come affrontare il prossimo periodo e l’intero business. Iniziate a non perdere le occasioni di iniziare il discorso insieme, qui ci sono i riferimenti per iscrivervi e per proseguire insieme ;-)

Ci vediamo presto, online e poi anche dal vivo, per chi potrà!

ISCRIZIONE:

RE-Design – 14 ottobre – ore 18

RE-Think – 21 ottobre – ore 18