Muoversi, muovere. La professione, la fotocamera…
Di: Luca Pianigiani
ottobre 25, 2009
Posted In: Canon 1D MarkIV, Canon 5D Mark II, Cinema, D-SLR, HD, jumper camp, Mercato, Nikon 3DS, Professione, SUNDAY JUMPER, V-SLR, Video
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Foto: © Foto di Laurent Renault/Shutterstock
Dopo qualche settimana di discussione sui dubbi relativi al come muoversi in questa professione che cambia, cerchiamo di puntare sulle possibili soluzioni. Abbiamo detto che una strada può essere quella di aprire gli orizzonti verso il microstock (che sembra l’unica, o tra le poche aree dove si vendono fotografie), ma non è per tutti per motivi di approccio, di cultura, di aspirazione. Abbiamo parlato di social network, ovvero di usare la potenza della rete per farsi conoscere di più e fuori dai nostri confini, ma molti fotografi sono “asociali” o comunque non pensano che questa sia la strada per loro. C’è una terza possibilità? (e una quarta, una quinta…). Per esempio, quella di riuscire a farsi riconoscere una competenza e una tecnica che altri non hanno e che “oggettivamente serve” ai clienti (perché, ne siamo ormai convinti in molti, sono pochi i clienti che percepiscono o che sono comunque disposti a pagare una qualità più alta ad un prezzo più alto).
E’ da tanto che guardiamo a questa evoluzione con grande attenzione, e siamo davvero felici di essere stati i primi a trattare questo argomento, a crederci anche quando esperti e competenti hanno definito tutto questo “solo un gadget che non serve a nulla“. Stiamo parlando del video, che si è prepotentemente avvicinato al mondo della fotografia (pur essendone un figlio un po’ “bastardo” da sempre), grazie o a causa delle funzionalità aggiuntive sulle reflex di ultima generazione e a quel pianeta “rosso” che si chiama RED, di cui abbiamo discusso varie volte in questa sede. Siamo in linea, in questo spazio di discussione e di confronto, con il presente che si sta vivendo all’estero e in particolare negli USA, dove il fenomeno sta prendendo forme entusiasmanti, e chi vuole credere in noi (abbiamo dimostrato negli anni di essere abbastanza capaci di individuare i fenomeni che davvero contano, con largo anticipo, no? Fidatevi di noi). Il tema non è “il video” (che ha una sua realtà, un suo linguaggio e una competitività accesa), ma un linguaggio che è nuovo e al tempo stesso antico: quello del cinema. Oggi, il fotografo è in prima linea per proporsi per la realizzazione di film (non “filmati“, non “video“… semmai “corti“, impariamo ad usare il linguaggio giusto per distinguerci) che diventeranno un’esigenza e un’aspirazione di un mercato enorme. Vediamo il perché (e vado a punti, perché di questo ne stiamo discutendo così tanto al nostro interno/grotta virtuale di Jumper che potremmo riempire un libro).
1) I clienti hanno sempre più bisogno di strumenti di comunicazione “multimediali”, (più che “fotografie”) che vengono distribuiti su media digitali (siti internet, DVD, pubblicazioni e brochure digitali), e le fotografie, pur utili e fondamentali, si integrano sempre di più all’immagine in movimento. La foto è sintesi, l’immagine in movimento cattura l’attenzione e rende tutto dinamico. Cosa significa? Che o prendiamo la “commessa” tutta insieme, o saremo quelli che “fanno le foto” e altri saranno quelli che fanno “il video”.
2) La tecnologia attuale consente di ottenere immagini fisse da filmati video con una qualità sufficiente per stampare una copertina di una rivista come Esquire (l’abbiamo tra le mani in questo momento). Questo significa che se bisogna “tagliare” è possibile tagliare il costo del fotografo e ottenere immagini “fisse” usando il video. Snort…
3) Una produzione video viene fatta pagare di più di una produzione foto. Anche perché è più impegnativa, vuol dire che è più difficile “improvvisarsi” filmaker che non fotografo. Serve una gestione di una troupe, bisogna essere capaci di illuminare spazi più ampi per seguire il movimento di macchina, servono attrezzature più costose. Insomma: il risultato dello sprovveduto nel video è più evidentemente scarso rispetto a tante tipologie di ripresa fotografica.
4) Siamo abituati ad una qualità “televisiva” che pur scarsa dal punto dei contenuti, in Italia è molto elevata dal punto di vista tecnico. Anche un cliente poco attento e competente sulla qualità, si accorge se una ripresa video fa schifo.
5) C’è anche il microstock del video, ma non a caso viene valutato molto di più della fotografia. Questo significa che c’è spazio per vendere a costo più alto anche brevi filmati “stock”
Ok, abbiamo identificato alcuni (tra i tanti) motivi per cui è interessante credere ed investire nella ripresa “cine“-video. Ma perché parliamo di “cinema”? Perché la resa meravigliosa di queste D-SLR (che da oggi chiameremo V-SLR, dove la V sta per Video) non assomiglia al video, ma al cinema. L’uso di sensori di grandi dimensioni (ne abbiamo parlato tante volte) che si misurano in cm e non in mm permettono l’uso di piani di messa a fuoco, di prospettive, di uso della profondità di campo che rientrano nel linguaggio del cinema, e non del video (che con le videocamere broadcast hanno sempre tutto a fuoco, se non usando trucchi). E la resa ottica degli obiettivi delle reflex consente risultati eccezionalmente emotivi. A questo aggiungiamo la resa, in condizioni tra le più disparate (le nuove Canon EOS 1D Mark IV e Nikon 3Ds possono lavorare fino a 102.400 Iso, anche in video!), aggiunge potenzialità incredibili.
Oggi, acquistando una reflex che comunque risponde a tutte le esigenze qualitative per la fotografia, abbiamo “gratis” una macchina da presa cinematografica, e se non vogliamo ora comprarla possiamo noleggiarla, spendendo proprio poco al giorno (120 euro, da listino noleggio FCF, a Milano) e iniziare a fare prove. Tanto per capirci, una macchina da presa cinematografica costa al giorno migliaia di euro, anche perché richiede un operatore di macchina, senza il quale non si fa nemmeno un secondo di ripresa. Se avete dei dubbi qualitativi, sappiate che oggi le case di produzione cinematografiche stanno usando queste reflex per fare molti lavori, e le giudicano eccezionali, addirittura uscendo poi “su pellicola” per la proiezione nei cinema.
Ci sono altri elementi da prendere in considerazione: accessori, soluzioni, trucchi che permettono di fare riprese di eccezionale qualità, con una flessibilità incredibile, usando un apparecchio piccolo che ci permette di fare cose che con una macchina da presa spesso sono impossibili. E poi c’è il software: da quando è uscito Photoshop CS4 Extended è possibile realizzare interventi sul video con grande facilità… basta conoscere Photoshop e i fotografi sanno usare Photoshop, no? Oltre alla possibilità di lavorare oggi con il video con grande facilità anche con sistemi non potentissimi (QuickTime 10, su SnowLeopard consente delle cose meravigliose, da far cadere la mascella), iMovie e FinalCut su Mac, Adobe Premiere su Win e Mac, eccetera.
Cosa vuol dire tutto questo? Che possiamo allargare la nostra visione (e la nostra possibilità di fatturare) con sforzo minimo, ma con tanta competenza: è arrivato il momento di dimostrare con i fatti che sappiamo guardare, inquadrare, illuminare… il video/cinema non perdona, dobbiamo essere proprio bravi, o possiamo diventarlo, se abbiamo la stoffa, e proponendo al cliente le foto, le riprese in movimento (architettura, moda, industriale, matrimonio… proprio tutto) con un budget che ovviamente non è quello della “sola fotografia” e che tra l’altro può basarsi sui budget delle case di produzione. E possiamo fare tutto in un solo momento, unificando una serie di costi che portano ad essere competitivi non perché “scontiamo” il lavoro, ma perché due strutture inevitabilmente costano di più di una.
Se vogliamo credere nel nostro futuro, ma vogliamo essere contemporanei e quindi comprendiamo che il mercato si è mosso e si muoverà, se pensiamo che la fotografia sia fatta di luce, di capacità di portare le persone a seguire un percorso visivo che abbiamo determinato noi, di tecnica, di sensibilità, di capacità di emozionare, arriveremo tutti alla conclusione che fotografo e regista sono due professioni vicine, che fotografia e direzione della fotografia sono la stessa cosa, anche se con sfumature da approfondire. Cosa vi manca, per iniziare questa nuova strada con il piede giusto, dando una risposta davvero professionale, per togliere quei dubbi (tecnici, gestionali, strutturali)? Noi li abbiamo sintetizzati in un Jumper Camp che faremo il 17 novembre, a Milano, presso il nostro consueto spazio di convegni, presso DPF. E’ il primo corso che si fa in Italia su questo tema, ed è una panoramica fittissima delle tematiche che abbiamo identificato, confrontandoci anche con il meglio che si sta facendo nel mondo. E lo abbiamo sviluppato insieme ad un amico fotografo, che è stato tra i primi a credere in questo “modo di fare fotografia… in movimento”, Marco Nero, che ci affianca per dare quell’interpretazione da fotografo, che può raccontare la sua esperienza e la sua visione, e con il quale stiamo preparando i contenuti, per mostrare, e non solo “dire”, per provare e non solo “dichiarare”, per far capire come è possibile dire “Yes, we can do it!” al di là di quello che possiamo leggere sulle specifiche delle fotocamere.
Questo è il primo JumperCAMP della serie 2010. Lo facciamo a novembre 2009, ma è già pensato e strutturato sulla base delle esperienze, dei consigli, delle critiche della prima serie di corsi. Abbiamo imparato moltissimo, grazie e insieme a voi, e siamo entusiasti di quello che abbiamo messo e stiamo mettendo in pista, unendo formazione e informazione con uno stile e con le esigenze che appartengono a tutti noi, che in questo mondo della fotografia vogliamo continuare a vivere e ad avere soddisfazioni.
Vi segnaliamo, come al solito, che i posti sono davvero limitati, quindi vi consigliamo (per evitare delusioni) di iscrivervi subito, per avere garanzia del vostro posto prenotato. Ci vediamo il 17 novembre, per muoverci, per muovere il futuro. E sarà un percorso che faremo insieme, non vi lasceremo soli, abbiamo studiato, stiamo studiando e studieremo per essere un supporto e un luogo dove far crescere questo mondo che si muove. Perché, diamine, vogliamo muoverci!







ottima iniziativa x guadare oltre
partecipero’ sicuramente e grazie
ottima iniziativa x guadare oltre
partecipero’ sicuramente e grazie
ciao Luca,
mettiamolo così, non discuto le proposte, ci mancherebbe, sto dicendo che sarebbe interessante occuparsi anche di aspetti come quello delle forme del lavoro. Proprio perchè ci si vuole rivolgere ai professionisti. Non sei l’amico del bar, se ormai da tempo qualcosa di più…
ci sentiamo,
marco
ciao Luca,
mettiamolo così, non discuto le proposte, ci mancherebbe, sto dicendo che sarebbe interessante occuparsi anche di aspetti come quello delle forme del lavoro. Proprio perchè ci si vuole rivolgere ai professionisti. Non sei l’amico del bar, se ormai da tempo qualcosa di più…
ci sentiamo,
marco
Mimmo: non pensi che i fotografi siano “moderatamente” asociali e poco corporativi? In tanti anni di convivenza, di vita vissuta tra i fotografi, mi viene da dire che neanche le difficoltà potrebbero creare unioni se non a breve termine. Ricordo tentativi del Siaf, dell’Afip e di tanti altri… sono durati al massimo una stagione. Questo non significa che non si possa provare, che non si possa essere disponibili al dialogo e all’incontro.
Mimmo: non pensi che i fotografi siano “moderatamente” asociali e poco corporativi? In tanti anni di convivenza, di vita vissuta tra i fotografi, mi viene da dire che neanche le difficoltà potrebbero creare unioni se non a breve termine. Ricordo tentativi del Siaf, dell’Afip e di tanti altri… sono durati al massimo una stagione. Questo non significa che non si possa provare, che non si possa essere disponibili al dialogo e all’incontro.
Ciao
Solo un piccolo contributo inerente a questo discorso.
Un video, una presentazione di un prodotto per agevolare le videoriprese con D-SRL.
Se si impegnano a creare e promuove determinati prodotti, è perchè la metamorfosi è già in atto.
Spero possa interessare, stimolare e far riflettere.
http://www.vimeo.com/4044623
Ciao a tutti
Ciao
Solo un piccolo contributo inerente a questo discorso.
Un video, una presentazione di un prodotto per agevolare le videoriprese con D-SRL.
Se si impegnano a creare e promuove determinati prodotti, è perchè la metamorfosi è già in atto.
Spero possa interessare, stimolare e far riflettere.
http://www.vimeo.com/4044623
Ciao a tutti
Grazie Andrea: proprio di soluzioni come quelle di Zacuto (con cui siamo in contatto), ma non solo vogliamo parlare in questo Camp. E c’è tantissimo da dire e da condividere. Meno parole, e tanti fatti… almeno da valutare. Speriamo che ci sia il pienone!
Grazie Andrea: proprio di soluzioni come quelle di Zacuto (con cui siamo in contatto), ma non solo vogliamo parlare in questo Camp. E c’è tantissimo da dire e da condividere. Meno parole, e tanti fatti… almeno da valutare. Speriamo che ci sia il pienone!
Ritorno ancora sul tema, poi smetto. Siccome almeno Mimmo ha raccolto il segnale aggiungo un paio di cose.
Non credo che il mercato non sappia raccogliere una sfida giocata sul rapporto tecnologie e nuova organizzazione del lavoro. Personalmente non sono un fotografo (l’ho fatto da giovane ed ora lo sono solo a livello di ricerca personale), ho una società di comunicazione e collaboro con due gruppi di fotografi, uno più eclettico(sport, industriale, reportage) e uno sul reportage (e fanno anche video) uso il microstok, il macrostock, e nelle attività che svolgo facciamo anche diverso video (in collaborazione con studi professionali). E anche diversi miei colleghi vedono di buon occhio gruppi professionali articolati e se specializzati sull’immagine, meglio ancora.
Insegno in un scuola di design ed ai giovani studenti promuovo un’approcco al lavoro più articolata, ma nella logica delle sinergie e non della poliprofessionalità centrata solo su un individuo.
Seconda cosa, personalmente non parlo di collettivi, o gruppi di lavoro di solo fotografi, ma di grupi di professionisti o professionalità legate all’immagine di diverse competenze, sviluppo web, fotografia e video. Che sono altra cosa rispetto alle passate esperienze…di soli fotografi.
Dato il contributo vi saluto. Mi piacerebbe che prima o poi se ne parlasse.
buon lavoro
marco
Ritorno ancora sul tema, poi smetto. Siccome almeno Mimmo ha raccolto il segnale aggiungo un paio di cose.
Non credo che il mercato non sappia raccogliere una sfida giocata sul rapporto tecnologie e nuova organizzazione del lavoro. Personalmente non sono un fotografo (l’ho fatto da giovane ed ora lo sono solo a livello di ricerca personale), ho una società di comunicazione e collaboro con due gruppi di fotografi, uno più eclettico(sport, industriale, reportage) e uno sul reportage (e fanno anche video) uso il microstok, il macrostock, e nelle attività che svolgo facciamo anche diverso video (in collaborazione con studi professionali). E anche diversi miei colleghi vedono di buon occhio gruppi professionali articolati e se specializzati sull’immagine, meglio ancora.
Insegno in un scuola di design ed ai giovani studenti promuovo un’approcco al lavoro più articolata, ma nella logica delle sinergie e non della poliprofessionalità centrata solo su un individuo.
Seconda cosa, personalmente non parlo di collettivi, o gruppi di lavoro di solo fotografi, ma di grupi di professionisti o professionalità legate all’immagine di diverse competenze, sviluppo web, fotografia e video. Che sono altra cosa rispetto alle passate esperienze…di soli fotografi.
Dato il contributo vi saluto. Mi piacerebbe che prima o poi se ne parlasse.
buon lavoro
marco
Caro Luca, e’ vero i fotografi sono moderatamente asociali, ma come lo sono gli architetti, gli ingegneri, gli avvocati e tanti altri. Ma qui non si sta parlando di associazionismo, che tranne qualche esempio che ben conosciamo, lascia il tempo che trova. Qui parliamo della opportunità, della necessità di mettersi insieme per offrire un prodotto migliore e quindi forse vincente. Quattro fotografi insieme possono avere accesso più facilmente al credito, possono locare o addirittura comprare uno studio di maggiore quadratura, possono specializzarsi ognuno in un settore, possono permettersi attrezzature migliori. E se a questi quattro si aggiunge un grafico, e se a questi cinque si affianca anche un pubblicitario si può offrire ai clienti un servizio quasi chiavi in mano. E che dire della possibilità di avere accesso ai finanziamenti POR, magari portando un progetto che può essere volano anche di nuova occupazione. E vero caro Luca, è un progetto tutto in salita, ma se siamo qui in questo tuo spazio virtuale, qualcosa vorrà pure dire.
Caro Luca, e’ vero i fotografi sono moderatamente asociali, ma come lo sono gli architetti, gli ingegneri, gli avvocati e tanti altri. Ma qui non si sta parlando di associazionismo, che tranne qualche esempio che ben conosciamo, lascia il tempo che trova. Qui parliamo della opportunità, della necessità di mettersi insieme per offrire un prodotto migliore e quindi forse vincente. Quattro fotografi insieme possono avere accesso più facilmente al credito, possono locare o addirittura comprare uno studio di maggiore quadratura, possono specializzarsi ognuno in un settore, possono permettersi attrezzature migliori. E se a questi quattro si aggiunge un grafico, e se a questi cinque si affianca anche un pubblicitario si può offrire ai clienti un servizio quasi chiavi in mano. E che dire della possibilità di avere accesso ai finanziamenti POR, magari portando un progetto che può essere volano anche di nuova occupazione. E vero caro Luca, è un progetto tutto in salita, ma se siamo qui in questo tuo spazio virtuale, qualcosa vorrà pure dire.
Quoto in tutto e per tutto Mimmo e Marco: l’idea del collettivo di uno studio fotografico in cui operano più professionisti (come appunto fanno già architetti, ingegneri, avvocati, medici, ecc…), è una strada che, in piccolo, sto già percorrendo con almeno due miei amici. Dico almeno perché sono all’inizio, ma l’idea mia è quella di più fotografi “indipendenti” che operano all’interno della stessa struttura, per condividere le risorse fisiche ma rimanendo entità a se, e ancor meglio portando avanti una specializzazione a se (ovvero uno che ami lo still life, uno il reportage, uno i matrimoni, uno la moda, ad esempio), perché a tutti piacciano tutti i generi (o quasi…), ma non tutti i generi li riusciamo a “far nostri” come altri, per il nostro modo di vedere, di pensare, anche di vivere: e anche per i nostri limiti, perché no? In questo caso, beh, in un momento di crisi è una strada che aiuta a suddividere le spese, per esempio (e come ha deto Mimmo, per avere magari uno studio più grande, a parità di spesa procapite, per esempio), e aiuta il cliente ad avere più prodotti, tutti di qualità, nello stesso posto (una specie di centro commerciale dell’immagine), fidelizzandolo (e soddisfandolo) maggiormente: aggiungendoci appunto anche un grafico e un web designer, ecco che il prodotto “comunicazione e immagine” nasce e cresce nello stesso luogo, con evidenti vantaggi non solo di qualità, ma anche economici. Nel mio piccolo, come ho accennato sopra, sto compiendo passi in questo senso con persone/amici che non condividono lo stesso luogo di lavoro (ognuno ha un suo spazio, per ora), ma che portano avanti progetti comuni, con evidenti vantaggi anche di visibilità (ognuno è pubblicizzato dagli altri due, in 3 aree geografiche diverse): e, in termini più economici, realizzare pubblicità comuni (noi per esempio condivideremo un totem pubblicitario all’interno di un centro commerciale) permette di ridurre le spese senza perdere in efficacia, anzi.
E per rientrare nel topic del SJ di questa settimana, anche la parte video non verrà messa da parte, anzi (è giusto di ieri un contatto per una possibile collaborazione con VERI videomaker), ma rimarrà, nell’ottica della qualità, una parte che verrà svolta da chi si occupa di questo già da tempo, e che vuole (e deve) migliorarsi sempre di più: anche a me piace (ed è servito) “giocare” con la parte video della mia 5D Mk II, ad un matrimonio tra l’altro, ma che questo mi porti a voler diventare un vero operatore video ce ne passa, e se mai un giorno succederà, beh, quasi certamente da quel giorno la mia parte di fotografo sarà messa abbondatemente da parte perché, come la vedo io, foto e video vanno a braccetto si, ma non contemporaneamente nella stessa persona, perché o fai bene i video, o fai bene le foto, sennò fai di tutto un po’, con risultati mediamente “normali” (a parte le dovute, e rare, eccezioni).
Questo, sempre secondo me.
E ora vado a dormire, senza rileggere, che sto scrivendo in trance, alle 2 di notte!!
Quoto in tutto e per tutto Mimmo e Marco: l’idea del collettivo di uno studio fotografico in cui operano più professionisti (come appunto fanno già architetti, ingegneri, avvocati, medici, ecc…), è una strada che, in piccolo, sto già percorrendo con almeno due miei amici. Dico almeno perché sono all’inizio, ma l’idea mia è quella di più fotografi “indipendenti” che operano all’interno della stessa struttura, per condividere le risorse fisiche ma rimanendo entità a se, e ancor meglio portando avanti una specializzazione a se (ovvero uno che ami lo still life, uno il reportage, uno i matrimoni, uno la moda, ad esempio), perché a tutti piacciano tutti i generi (o quasi…), ma non tutti i generi li riusciamo a “far nostri” come altri, per il nostro modo di vedere, di pensare, anche di vivere: e anche per i nostri limiti, perché no? In questo caso, beh, in un momento di crisi è una strada che aiuta a suddividere le spese, per esempio (e come ha deto Mimmo, per avere magari uno studio più grande, a parità di spesa procapite, per esempio), e aiuta il cliente ad avere più prodotti, tutti di qualità, nello stesso posto (una specie di centro commerciale dell’immagine), fidelizzandolo (e soddisfandolo) maggiormente: aggiungendoci appunto anche un grafico e un web designer, ecco che il prodotto “comunicazione e immagine” nasce e cresce nello stesso luogo, con evidenti vantaggi non solo di qualità, ma anche economici. Nel mio piccolo, come ho accennato sopra, sto compiendo passi in questo senso con persone/amici che non condividono lo stesso luogo di lavoro (ognuno ha un suo spazio, per ora), ma che portano avanti progetti comuni, con evidenti vantaggi anche di visibilità (ognuno è pubblicizzato dagli altri due, in 3 aree geografiche diverse): e, in termini più economici, realizzare pubblicità comuni (noi per esempio condivideremo un totem pubblicitario all’interno di un centro commerciale) permette di ridurre le spese senza perdere in efficacia, anzi.
E per rientrare nel topic del SJ di questa settimana, anche la parte video non verrà messa da parte, anzi (è giusto di ieri un contatto per una possibile collaborazione con VERI videomaker), ma rimarrà, nell’ottica della qualità, una parte che verrà svolta da chi si occupa di questo già da tempo, e che vuole (e deve) migliorarsi sempre di più: anche a me piace (ed è servito) “giocare” con la parte video della mia 5D Mk II, ad un matrimonio tra l’altro, ma che questo mi porti a voler diventare un vero operatore video ce ne passa, e se mai un giorno succederà, beh, quasi certamente da quel giorno la mia parte di fotografo sarà messa abbondatemente da parte perché, come la vedo io, foto e video vanno a braccetto si, ma non contemporaneamente nella stessa persona, perché o fai bene i video, o fai bene le foto, sennò fai di tutto un po’, con risultati mediamente “normali” (a parte le dovute, e rare, eccezioni).
Questo, sempre secondo me.
E ora vado a dormire, senza rileggere, che sto scrivendo in trance, alle 2 di notte!!
Mimmo, Marco, Graziano… bravi!
Invece di fregarsi il lavoro, oppure aspettare che ce lo freghino, meglio, molto meglio, portarlo ad un alto livello di qualità, la sola cosa che può farci sopravvivere.
La qualità è dei seri professionisti che hanno forza, coraggio e fiducia nei loro mezzi, certo, ma anche in quelli di altri come loro. Ci siamo, direi, finalmente!!
Mimmo, Marco, Graziano… bravi!
Invece di fregarsi il lavoro, oppure aspettare che ce lo freghino, meglio, molto meglio, portarlo ad un alto livello di qualità, la sola cosa che può farci sopravvivere.
La qualità è dei seri professionisti che hanno forza, coraggio e fiducia nei loro mezzi, certo, ma anche in quelli di altri come loro. Ci siamo, direi, finalmente!!
Hey ragazzi, è giovedì sera e ancora ci si scambia opinioni e il dibattito è ancora acceso qui! Davvero qualcosa sta cambiando, sono contento di avere contribuito in piccolo a creare questo dialogo ! Proseguiamo …
Hey ragazzi, è giovedì sera e ancora ci si scambia opinioni e il dibattito è ancora acceso qui! Davvero qualcosa sta cambiando, sono contento di avere contribuito in piccolo a creare questo dialogo ! Proseguiamo …
Da non pubblicare (oppure si, se anche a qualcun’altro interessa): come posso mettere anche il mio faccione, dopo il link a sito web?? Un po’ di narcisismo non guasta, non credi? ti devo mandare una foto e me la linki (!?!) tu?
Grazie!
PS: inutile dire che per il JC non potrò esserci, non mi posso permettere chiusure dello studio in questi primi mesi, a meno che non sia per servizi fotografici (ergo, per riscuotere pecunia!). Pazienza… Ti so un’idea: e se decidessi di farne un DVD stile Teacher in a box, ma in realtà vista come una presa diretta della lezione, con i dovuti tagli, magari a prezzo “umano”? Potrebbe essere un modo per coinvolgere quelli che al JC non possono proprio venire (o non se lo posso permettere), ed un modo per “arrotondare” ulteriormente, non credi? Oramai hai una platea ben nutrita, tutta di professionisti, tuttalpiù ti rimane del girato a costo zero (come ci insegni tu sui video… :o) , e il montaggio non dovrebbe neppure essere dei più sopraffini, data la diversa natura degli incontri (sarebbero tipo le lezioni del Consorzio Nettuno per l’università). Io te l’ho buttata, ora rimuginaci su (se ti pare).
Ciao!
Da non pubblicare (oppure si, se anche a qualcun’altro interessa): come posso mettere anche il mio faccione, dopo il link a sito web?? Un po’ di narcisismo non guasta, non credi? ti devo mandare una foto e me la linki (!?!) tu?
Grazie!
PS: inutile dire che per il JC non potrò esserci, non mi posso permettere chiusure dello studio in questi primi mesi, a meno che non sia per servizi fotografici (ergo, per riscuotere pecunia!). Pazienza… Ti so un’idea: e se decidessi di farne un DVD stile Teacher in a box, ma in realtà vista come una presa diretta della lezione, con i dovuti tagli, magari a prezzo “umano”? Potrebbe essere un modo per coinvolgere quelli che al JC non possono proprio venire (o non se lo posso permettere), ed un modo per “arrotondare” ulteriormente, non credi? Oramai hai una platea ben nutrita, tutta di professionisti, tuttalpiù ti rimane del girato a costo zero (come ci insegni tu sui video… :o) , e il montaggio non dovrebbe neppure essere dei più sopraffini, data la diversa natura degli incontri (sarebbero tipo le lezioni del Consorzio Nettuno per l’università). Io te l’ho buttata, ora rimuginaci su (se ti pare).
Ciao!
Altro che Giovedì, potremmo andare avanti a parlarne per mesi/anni, e il tema non si esaurirebbe! È come se ci mettessimo a discutere se un pezzo musicale è più di un genere o di un altro, di un sottogenere, di un altro con influenze di un altro ancora, di un mix, di uno nuovo…. Ecco forse il parallelo musicale è calzante: accade lo stesso anche nel mondo delle moving e still pictures, e ancor più nella loro intersezione.
Con la diffusione del digitale, del multimedia, di Internet e “nuovi media”, diventa sempre più ampio lo spettro di collegamenti e ibridazioni tra mondi diversi. Lì nella terra di mezzo tra moving e still pictures c’è terreno fertile, che le nuove V-SLR aiutano ad esplorare. I pionieri sono già partiti da un po’, ma aumenteranno sempre di più i “followers”, alla scoperta di nuovi generi e opportunità di mercato.
Sarebbe interessante fare un censimento dei formati di mezzo, per capire come orientarsi, dalla stop-motion al time lapse (= tante foto per costruire un video), dal semplice slide-show alla “photomation” (foto elaborate per creare animazioni), dall’inquadratura lunga (così come tenta di definirla Flickr per i contributi video) al cortometraggio. Si aprirebbe un capitolo a parte solo per le foto rubate al video: vedasi ultimo post di Jumper sulla Red o si potrebbe chiedere semplicemente ai fotografi più sperimentatori. Ho sentito paparazzi fare video con la macchina al collo in momenti in cui non potevano farsi vedere a fare foto con l’occhio al mirino. Oppure naturalisti che lasciavano partire il video rec in situazioni estreme in cui sarebbe stato molto difficile fermare l’attimo, ma anche quelli che lasciavano partire il video è in più scattavano durante la ripresa video…
Ci sarebbero tantissime intersezioni che hanno visto come protagonisti i fotografi, un esempio per tutti: Keith Loutit. Per chi non lo conosce è il fotografo australiano (e continua a definirsi fotografo) che tra i primi ha portato la tecnica del tilt-shift nel mondo del video: http://keithloutit.com/.
Continuo a credere che per i fotografi ci sia spazio per la ricerca tecnica e linguistica verso la fotografia in motion, che potrebbe portare a risultati e opportunità interessanti in futuro. Certo, non dico che tutti ci si debbano buttare, concordo assolutamente che ognuno deve puntare su quello che riesce a fare suo come genere.
A volte però ho l’impressione che ci sia una sorta di distorsione percettiva o una specie di scorza protettiva che non riesce a filtrare e far passare spunti interessanti. Nessuno potrebbe mai sminuire la professionalità o il valore di un fotografo che decide di concentrarsi solo ed esclusivamente su un genere specifico, senza nessuna contaminazione video/cinematografica. Tanto di cappello e stima a chi fa della fotografia un’arte. Però mi fa strano quando si esclude in toto e a priori che ci possa essere qualche percorso interessante da scoprire con il tasto rec sulla reflex…
Quando Luca parla di cinema e film sta lanciando una pulce nell’orecchio dei fotografi, molti la schiacceranno o semplicemente ignoreranno. I più scettici la liquideranno escludendo qualsiasi riflessione, i più sarcastici con un “figurati se mi metto a fare un film”. Qualcuno però potrebbe starla a sentire, per capire, orientarsi, valutare, confrontarsi e decidere con più informazioni. Magari nasceranno degli spunti e delle idee nuove.
Fare cinema non vuol dire necessariamente lungometraggio. C’è anche il cortometraggio e lo spot, di cui hanno già parlato in molti, ma aggiungerei il micro-metraggio, diciamo un film misurato in secondi, magari anche una sola inquadratura. Un micro racconto, più lungo di una foto, più corto di un corto. Flickr chiama quei 90 secondi “long picture”, le stock library semplicemente contributo da pagare il triplo rispetto alle foto, i clienti lo chiamano in ogni modo, per dire “mettete una pillola o qualcosa sul nostro sito in modo che sia più attraente di quello dei nostri concorrenti…”.
Ora però smetto di scrivere e inauguro il mio sciopero dai commenti su Jumper fino a che Luca (o chi per lui) non installa un plug-in di Wordpress che permetta di iscriversi alle discussioni di un post specifico:
http://txfx.net/wordpress-plugins/subscribe-to-comments/
eggià che ci siamo, anche uno per poter editare/correggere i propri commenti:
http://ajaydsouza.com/wordpress/plugins/wp-ajax-edit-comments/
:-)
Altro che Giovedì, potremmo andare avanti a parlarne per mesi/anni, e il tema non si esaurirebbe! È come se ci mettessimo a discutere se un pezzo musicale è più di un genere o di un altro, di un sottogenere, di un altro con influenze di un altro ancora, di un mix, di uno nuovo…. Ecco forse il parallelo musicale è calzante: accade lo stesso anche nel mondo delle moving e still pictures, e ancor più nella loro intersezione.
Con la diffusione del digitale, del multimedia, di Internet e “nuovi media”, diventa sempre più ampio lo spettro di collegamenti e ibridazioni tra mondi diversi. Lì nella terra di mezzo tra moving e still pictures c’è terreno fertile, che le nuove V-SLR aiutano ad esplorare. I pionieri sono già partiti da un po’, ma aumenteranno sempre di più i “followers”, alla scoperta di nuovi generi e opportunità di mercato.
Sarebbe interessante fare un censimento dei formati di mezzo, per capire come orientarsi, dalla stop-motion al time lapse (= tante foto per costruire un video), dal semplice slide-show alla “photomation” (foto elaborate per creare animazioni), dall’inquadratura lunga (così come tenta di definirla Flickr per i contributi video) al cortometraggio. Si aprirebbe un capitolo a parte solo per le foto rubate al video: vedasi ultimo post di Jumper sulla Red o si potrebbe chiedere semplicemente ai fotografi più sperimentatori. Ho sentito paparazzi fare video con la macchina al collo in momenti in cui non potevano farsi vedere a fare foto con l’occhio al mirino. Oppure naturalisti che lasciavano partire il video rec in situazioni estreme in cui sarebbe stato molto difficile fermare l’attimo, ma anche quelli che lasciavano partire il video è in più scattavano durante la ripresa video…
Ci sarebbero tantissime intersezioni che hanno visto come protagonisti i fotografi, un esempio per tutti: Keith Loutit. Per chi non lo conosce è il fotografo australiano (e continua a definirsi fotografo) che tra i primi ha portato la tecnica del tilt-shift nel mondo del video: http://keithloutit.com/.
Continuo a credere che per i fotografi ci sia spazio per la ricerca tecnica e linguistica verso la fotografia in motion, che potrebbe portare a risultati e opportunità interessanti in futuro. Certo, non dico che tutti ci si debbano buttare, concordo assolutamente che ognuno deve puntare su quello che riesce a fare suo come genere.
A volte però ho l’impressione che ci sia una sorta di distorsione percettiva o una specie di scorza protettiva che non riesce a filtrare e far passare spunti interessanti. Nessuno potrebbe mai sminuire la professionalità o il valore di un fotografo che decide di concentrarsi solo ed esclusivamente su un genere specifico, senza nessuna contaminazione video/cinematografica. Tanto di cappello e stima a chi fa della fotografia un’arte. Però mi fa strano quando si esclude in toto e a priori che ci possa essere qualche percorso interessante da scoprire con il tasto rec sulla reflex…
Quando Luca parla di cinema e film sta lanciando una pulce nell’orecchio dei fotografi, molti la schiacceranno o semplicemente ignoreranno. I più scettici la liquideranno escludendo qualsiasi riflessione, i più sarcastici con un “figurati se mi metto a fare un film”. Qualcuno però potrebbe starla a sentire, per capire, orientarsi, valutare, confrontarsi e decidere con più informazioni. Magari nasceranno degli spunti e delle idee nuove.
Fare cinema non vuol dire necessariamente lungometraggio. C’è anche il cortometraggio e lo spot, di cui hanno già parlato in molti, ma aggiungerei il micro-metraggio, diciamo un film misurato in secondi, magari anche una sola inquadratura. Un micro racconto, più lungo di una foto, più corto di un corto. Flickr chiama quei 90 secondi “long picture”, le stock library semplicemente contributo da pagare il triplo rispetto alle foto, i clienti lo chiamano in ogni modo, per dire “mettete una pillola o qualcosa sul nostro sito in modo che sia più attraente di quello dei nostri concorrenti…”.
Ora però smetto di scrivere e inauguro il mio sciopero dai commenti su Jumper fino a che Luca (o chi per lui) non installa un plug-in di Wordpress che permetta di iscriversi alle discussioni di un post specifico:
http://txfx.net/wordpress-plugins/subscribe-to-comments/
eggià che ci siamo, anche uno per poter editare/correggere i propri commenti:
http://ajaydsouza.com/wordpress/plugins/wp-ajax-edit-comments/
:-)
Inutile tergiversare, nuove possibilità creative perchè non provare a coglierle?
Da qui a trasformarsi in registi, videoperatori o esperti di montaggio ne passa.
Ci vedremo sicuramente il 17 novembre.
Inutile tergiversare, nuove possibilità creative perchè non provare a coglierle?
Da qui a trasformarsi in registi, videoperatori o esperti di montaggio ne passa.
Ci vedremo sicuramente il 17 novembre.