Non si può scrivere un Sunday Jumper tornando dal Photoshow senza parlare del Photoshow. Non è il mio argomento preferito, non lo è dal Sicof di altri tempi e continua a non esserlo oggi, ma un apporto costruttivo (forse non informativo, non è che si va in una fiera come questa per vedere novità, o almeno non noi che annusiamo il mercato ogni giorno).
Vista la stanchezza (scusate, quando lavoro nel fine settimana vi assicuro che è complicato), procederò a punti, sarà più semplice anche per voi, semplici appunti e sensazioni, come da agenda di viaggio:

1) Code
Molte persone, per entrare, hanno fatto una lunga coda. È vero, c’era tanta gente, ma il dubbio è quello che involontariamente sia stata usata la strategia delle gelaterie Grom (più snob che davvero meritevoli per il prodotto venduto), che servono lentamente il gelato per creare la coda e quindi di conseguenza code all’ingresso che ne certificano «la qualità». L’ingresso alla Fiera di Roma sembrava quella della Fiera di Mogadiscio (citazione non mia, ma di un amico… e non dico di più): il meccanismo per l’acquisto o – peggio ancora – la conversione della pre-iscrizione che dava diritto ad un ingresso a solo 1 Euro poteva (doveva) essere molto più fluida e automatizzata.

2) PhotoGirls
Il fenomeno è evidente ai più sensibili da anni, ma quest’anno era ancora più plateale: una volta le ragazze che entravano al Photoshow erano o modelle (pseudo veline) per abbellire gli stand oppure fidanzate e mogli che venivano trascinate (letteralmente, prese per mano) dai fidanzati o mariti che erano i veri partecipanti attivi alla fiera. Ora,invece, ci sono moltissime ragazze, armate di reflex, determinate, interessate alla fotografia. Ma la proposta visuale e anche il tono della fiera è ancora molto maschilista. Non basta, crediamo, aggiungere qualche «ragazzotto» insieme alle «ragazzotte» per subire i flash e i click anche delle ragazze, le ragazze non sono così concentrate su questo aspetto. Consigliamo per il futuro di creare percorsi fotografici più attinenti alle donne (per informazioni, leggere per esempio qualcosa su Pinterest).

3) Discussioni e «tavole rotonde» in fiera
Abbiamo deciso di non accettare un invito a partecipare a tavole rotonde richieste all’ultimo momento dall’organizzazione della Fiera. Non ci è piaciuto l’approccio (si da troppo per scontato che bisogna lavorare per il «bene comune» quando quello che appare è che l’organizzazione lavora solo per «il proprio bene»), non ci sembrava ben organizzato e poi abbiamo visto l’effetto in fiera (delle seggioline in uno spazio tra uno stand e l’altro, dove la confusione, il rumore, la mancanza di possibilità di proiettare con efficienza qualche video) ci ha confermato che non “abbiamo perso un’occasione”, anzi… La formazione, la discussione delle tematiche sulla professione, sul mercato, sull’innovazione si è tenuta in pochi stand di aziende che meritano un applauso per il loro sforzo che va al di là dei prodotti (personalmente ho visto nel dettaglio l’attività di Nikon, dove sono stato invitato a tenere un incontro sul video, e che ha proposto molti incontri con interessanti fotografi: bravi). Ho visto tante professionisti dagli amici di TauVisual, al punto che non sono riuscito nemmeno quasi a salutare Tomesani, e poi ne ho incontrati tanti fuori, tra un padiglione e l’altro. Cosa ci facevano! Lì fuori? E cosa ci facevo io? Leggetelo il prossimo punto?

4) Aria, cercasi aria
Fuori, la magia di Roma era al suo massimo: un bel sole, ma aria fresca, ventilata, meravigliosa. Dentro, un caldo infernale. Poi la situazione è migliorata perché sono stati aperti i portelloni e l’aria è passata. Perché nelle fiere internazionali, anche un po’ datate come strutture, l’aria e la temperatura è sempre perfetta e qui, nel nuovissimo centro fieristico di Roma, si muore di caldo? Forse bisognerebbe ricordare che le fiere «fisiche» hanno un senso solo se sono luoghi piacevoli e gradevoli per incontrarsi e lavorare… Se sono dei forni crematori le persone sfuggono via…

Malgrado il tono poco confortante (ma non preoccupatevi, leggerete i report dei colleghi che diranno che «il Photoshow è stato eccezionale», perché non si morde chi ti da da mangiare e quindi non si metterà nulla in discussione), posso dire che il Photoshow potrebbe anche avere un senso per il futuro, ma deve capire che il mondo è cambiato: il mercato, le fiere, la fotografia, gli appassionati di fotografia. Dovrebbe diventare meno vecchio, meno ancorato alle soluzioni «semplicistiche», dovrebbe puntate sul far crescere e avvicinare nuovi utenti. Essere freschi e «giovani» non significa fare qualcosa su Facebook o su Twitter (un’iniziativa era quella di stampare foto da Facebook e metterle su un muro vuoto… Sob!), significa magari creare una commissione di giovani (anche solo di testa) per fare iniziative veramente cool. Capire che le occasioni di incontro dovrebbero essere tali: non solo davanti ad una modella sorridente, ma tutti attorno a degli interessi da condividere. Insomma, c’è lavoro da fare, ma anche atteggiamenti mentali da modificare.

Alla fine, ci domandiamo però perché scriviamo tutto questo… Siamo troppo vecchi per credere che ci possano essere cambiamenti; al tempo stesso siamo degli inguaribili romantici e sognatori… La speranza è l’ultima a morire…

UPDATE: L’organizzatore del Photoshow, Fabio Ustignani, ci ha risposto nei commenti, e noi abbiamo a nostra volta risposto. E’ nata una discussione che NON potete perdervi… (la trovate nei commenti, qui sotto!)

21 responses

  1. analisi perfetta! l’unica cosa che ho visto anzi che ho sentito di davvero interessante è stato il tuo intervento insieme a quello di filippo chiesa, per il resto era meglio farsi un giro per la roma antica

  2. E che dire dei collegamenti, chi come me arrivava in treno, doveva dalla stazione. prendere Metrò, scendere Piramide, andare a piedi a Stazione Ostiense, prendere treno, scendere a Fiera di Roma e poi a piedi (qualche KM) arrivare all’ingresso.(il decantato Pulmino navetta?).
    E poi i punti ristoro? un bar ed un carrettino di hot dog per ogni padiglione…con tutta quella gente.
    Vabbè dirai, ma che ci sei andato a fare? Seminario Wedding, con Joanna Dunn, 6 ore di idee, notizie ed esperienze.
    Ne valeva la pena.

  3. Caro Luca,
    innanzi tutto auguro a te e a tutto lo staff una Buona domenica delle Palme , vorrei però aggiungere qualcos’altro alle tue considerazioni domenicali .
    Condivido tutto sulle code, sulle girls, sulle tavole rotonde e sull’aria, ma non sono d’accordo solo su una cosa, il Photoshow deve avere un senso inequivocabile per il futuro della fotografia e del video , e non deve capirlo solo chi organizza il Photoshow che il mondo è cambiato (bisognerebbe rivedere i costi di partecipazione alle fiere per le aziende, favorendone la partecipazione) , ma devono capirlo anche i fotografi cercando di rivedere la loro professionalità, le loro collaborazioni e i loro prezzi per i servizi fotografici .
    Insomma si predica bene e si razzola male ………
    Scusami Luca se mi sono lasciato andare nello sfogo ma ieri passegiando con mio figlio (che ha quasi diciotto anni) a Roma in Fiera ho visto in lui quell’entusiasmo che avevo io quando ho iniziato quest’attività e visitavo le fiere del settore e ti garantisco che per un padre è bello poter immaginare che fra 20 anni fiere come il Photoshow possa rimanere un punto di riferimento .
    Un saluto e un abbraccio .

  4. Ciao Luca,
    sono di Roma, nella giornata di venerdì ho dato una mano a Roberto Tomesani allo stand della Tau Visual e poi sono tornata a visitare la fiera con calma.
    Purtroppo non posso che confermare tutte le obiezioni tue e di Nunzio, compresa la nota dolente sull’aria irrespirabile all’interno dei padiglioni. Aggiungo inoltre, ai vari problemi di gestione/organizzazione, le file per il parcheggio ed i prezzi di bevande e cibo ai bar interni (5 euro una piadina?!). L’aspetto consolante è che, nonostante tutti gli incovenienti e il tono troppo “commercial”, sia stata un’occasione per incontrare di persona e rivedersi con altri colleghi e bravi professionisti.

    1. Già, il lato positivo è quello dell’incontro, sono dell’idea che una fiera dovrebbe creare queste occasioni, essere capace di aggregare e di facilitare, avvicinare, mostrare… tutto questo renderebbe più interessante anche l’area commerciale e attiva. Bisogna che ci sia una piattaforma di dialogo e di critica costruttiva: è la prima volta che vedo una partecipazione e un dialogo aperto… chissà che non possa essere un punto di partenza?

  5. Caro Luca, da brava romana, che conosce i suoi polli, sono andata venerdi all’apertura, giuro alle 10.00 ero lì: dunque zero code, parcheggio libero, folla discreta, caldo parecchio, disorganizzazione abituale.
    E nonostante questo, a parte salutare Tomesani, aver incontrato qualche amico-collega, scoperto 3 nuovi fornitori tutti da sperimentare, fatto quattro chiacchere e quattro risate allo stand Nikon, l’atmosfera era tipicamente italiana……meglio di questo non abbiamo dalla parti nostre! Sigh!

  6. Sul punto 4 posso dire che… in Italia si costruisce male, anzi malissimo, come ben hai potuto sperimentare. Non voglio dire che si costruisce rubando perché non è sempre vero, ma purtroppo è vero molte volte. C’è un oggettivo decadimento di tutti i “manufatti”, nel nostro paese, e tocca attaccarsi alle “eccellenze” rimaste, che so, il Parmigiano, certe automobili, certi grandi artigiani o artisti. Ho amici che per lavoro viaggiano spesso all’estero, e tornano sempre affranti dopo aver visitato aeroporti e strutture fieristiche tedesche, francesi, inglesi, cinesi…
    Abbiamo molto da recuperare, tocca rimboccarsi le maniche, magari ricordando quello che siamo stati :)

  7. D’accordissimo: io ci sono potuto essere solo sabato, ma era evidente tutto quello che avete scritto. Fatta salva la disponibilità “umana” di quanti sono riusciti ad essere competenti ed efficienti: a me è successo per tutte e tre (3) le cose che ero andato a fare.
    Missione compiuta: 1 a volo in diretta (grazie Riccardo – Canon), 1 su appuntamento (grazie Alessandro e Emanuele – Sabatini e Daniele DPsistemi.net) e 1 grazie a un gruppetto di visitatori di Novara (Marcello Alongi & C.).
    Il resto, per quello che ho potuto vedere, si è giocato per lo più tra domande sbagliate, risposte interessate, set “fotografici” squallidissimi, fotoamatori e “professionisti” arrapati, pessimi caffé e temperatura da carro bestiame: vai avanti così italietta ignorante e presuntuosa, che ci compra la Germania. Magari!

  8. L’analisi di Luca è, come sempre, puntuale ed efficace. In effetti ho passato la maggior parte delle ore nell’altra fiera la Frame Art: un’altro mondo! Temperatura perfetta, atmosfera gradevole ed accogliente, zero fila. Con la pre registrazione via internet avevo un foglio con il codice a barre che mi è stato letto all’ingresso con un lettore scanner: pulito, veloce, rapido. Ho travato nei padiglioni della Frame Art tanti spunti interessanti e mi è stata rivolta tantissima attenzione e disponibilità….. a proposito: era aperta solo agli addetti ai lavori ovvero con P. Iva.
    Rimane il dubbio però del perchè la temperatura era perfetta e di fronte al Fotoshow era un inferno. Bah!

    1. Probabilmente perché meno gente = meno caldo. Oppure da una parte hanno acceso l’aria condizionata e dall’altra no….

  9. Egregio Signor Pianigiani,
    In qualità di organizzatore di Photoshow mi sento in dovere di rispondere alle sue osservazioni.
    Premetto che anche le critiche più severe sono ben accette e utilizzate da tutti noi per migliorare il servizio ai nostri clienti e visitatori.
    Tuttavia credo sia giusto chiarire alcuni concetti riprendendo punto per punto il suo pensiero.
    1. CODE: é vero che in alcuni momenti c’è stata attesa (non più di 20 minuti) ma questo é dovuto al flusso record che Photoshow ha registrato nella giornata di sabato 31 marzo. Tutte le Fiere di successo (Salone del Mobile, Motorshow, Vinitaly, Motodays….) “purtroppo” devono affrontare il problema delle file ma le assicuro che sono “problemi” che tutti vorrebbero avere, incluse le nostre aziende che espongono. Abbiamo potenziato con 14casse l’Ingresso Nord, ma anche per ragioni legate alla normativa SIAE siamo costretti a rispettare questa procedura che comunque ogni anno cerchiamo di migliorare con accorgimenti e modifiche.
    2. RAGAZZI/RAGAZZE in Fiera: non voglio entrare troppo nel merito su un argomento che viene gestito direttamente dalle varie aziende. Sono sicuro che per la maggioranza dei nostri visitatori l’elemento “modella da fotografare” é tra i preferiti e ci sono vari modi per presentare la cosa. Quest’anno ritengo che a Photoshow la presentazione dei set fosse veramente garbata, elegante ed apprezzata.
    3.Sugli eventi organizzati direttamente da noi quali il Facebook Wall, posso solo dirle che il numero di adesioni e di iscritti alla pagina di Facebook (siamo uno dei Gruppi piú numerosi della categoria Intrattenimento Arti e Vita Notturna) ci lascia pensare che sia giusto percorrere questa strada, ma accetto volentieri il suggerimento di esplorare anche altre iniziative.
    Anche per la parte dei seminari, pur convinto che il lavoro fatto con i nostri partner sia stato eccellente ed apprezzato dal pubblico che ha affollato le sale, penso che si possa ulteriormente migliorare ed incrementare.
    4. Ultimo punto, e per non annoiare, il CALDO. Più di 20.000 persone in un ambiente comunque limitato come un padiglione creano sicuramente un grande “calore”. Le porte carraie sono state aperte, con esclusione delle prime ore fino alle 11 perché in effetti gli espositori confinanti con la parete avevano freddo (a Roma c’è un’escursione termica importante nell’arco della giornata).
    Mi permetto di concludere con un ultimo pensiero. E’ vero che le critiche sono sempre utili e servono a migliorare , ma credo anche che sia giusto ogni tanto evidenziare anche i lati positivi di questo evento (ad esempio i 5 passaggi avuti nei TG nazionali) soprattutto per gratificare le 200 aziende che espongono e i 65.000 visitatori che lo rendono grande. Credo che ogni tanto sia giusto evidenziare il contributo positivo che un evento come questo porta al mondo della Fotografia, e se é vero che un padiglione più climatizzato rende la visita più gradevole é altrettanto vero che domani forse si venderanno più fotocamere, si stamperanno più foto e si aggiungeranno al già numeroso gruppo di fotografi altri nuovi appassionati.
    La ringrazio comunque per il suo interessamento e le confermo che sarà mia premura tenere conto delle sue note.
    Fabio Ustignani

    1. Gentile signor Ustignani,
      Noto con piacere che, dopo tanti anni (sono un vecchio di questo settore, sebbene vengo per mia fortuna additato ancora come un ragazzetto) ricevo una sua risposta: sono stati tante le occasioni in passato che avrebbero reso possibile o necessario che questo dialogo avvenisse, ma solo ora è arrivato il tempo: non so se è perché siamo diventati importanti (di fatto, siamo il sito più seguito dagli operatori del settore del mercato della fotografia e dai professionisti), o perché qualcuno le ha girato questa segnalazione, o se – ancora – ha attivato filtri di ricerca su Google per poter avere un report tempestivo su ogni keyword “Photoshow”.

      Sta di fatto che ci siamo incrociati: io con un bonario commento critico sul Photoshow (non è così grave, ho scritto cose peggiori, in passato in materia, ma per par condicio le posso dire che l’ho fatto in passato anche per l’organizzazione che l’ha preceduta, il “Sicof-Pinna Berchet”, tanto per intenderci) e lei mi ha rapidamente risposto, ancora a Photoshow aperto. È un evento utile, per il settore, questo scambio: da una parte l’organizzazione dell’evento più costoso (volevo dire… Importante…) del settore della fotografia, e dall’altra una realtà editoriale importante e che cresce, mese dopo mese, perché si è conquistata credibilità sul campo, in tantissimi anni: siamo gente che dice quello che pensa, e ci sono tante persone che reputano che pensiamo cose interessanti, quindi siamo molto letti. Ho scritto “letti”, che è diversi da “distribuiti”, la nostra forza è che gli operatori del settore ci leggono sul serio. Questo significa che questo può essere un dialogo importante e concretamente utile: non per me, non per lei, ma per il settore. Io posso dire cose che forse sono scomode (e quindi nessuno, specialmente della stampa specializzata non dice), ma non siamo polemici per natura (un po’ “ruvidi”, è vero, ma sinceri, non guerrafondai).

      CODE: é vero che in alcuni momenti c’è stata attesa (non più di 20 minuti) ma questo é dovuto al flusso record che Photoshow ha registrato nella giornata di sabato 31 marzo. Tutte le Fiere di successo (Salone del Mobile, Motorshow, Vinitaly, Motodays….) “purtroppo” devono affrontare il problema delle file ma le assicuro  che sono “problemi” che tutti vorrebbero avere, incluse le nostre aziende che espongono. Abbiamo potenziato con 14casse l’Ingresso Nord, ma anche per ragioni legate alla normativa SIAE siamo costretti a rispettare questa procedura che comunque ogni anno cerchiamo di migliorare con accorgimenti e modifiche.

      Mi sono state riferite attese di oltre 40 minuti da parte di alcuni fotonegozianti, ma inutile scendere su questi dettagli. Il problema è che la gestione della pre iscrizione faceva perdere tempo, anziché farlo guadagnare, ipotesi: pagamento anticipato dell’euro via web? Così si entra subito, senza code. Oppure, se questo non è possibile (paypal, così comodo…. Senza considerare che alcuni pagheranno senza poi presentarsi…), delle macchinette che leggono il codice a barre della pre iscrizione, ti mangiano l’euretto e via… Sono proposte, non mi sembrano improbabili… Il fatto è che l’area ingresso non aveva proprio l’aria di poter sopportare alta affluenza….

      2. RAGAZZI/RAGAZZE in Fiera: non voglio entrare troppo nel merito su un argomento che viene gestito direttamente dalle varie aziende. Sono sicuro che per la maggioranza dei nostri visitatori l’elemento “modella da fotografare” é tra i preferiti e ci sono vari modi per presentare la cosa. Quest’anno ritengo che a Photoshow la presentazione dei set fosse veramente garbata, elegante ed apprezzata.

      Purtroppo in questo caso non ha compreso il messaggio che ho dato. Ovvio se chiediamo a 100 persone cosa si può mettere in mostra ad uno stand del photoshow, tutti rispondono “ragazze”, storicamente anche proposte con una volgarità eccessiva. Il caso però è che il pubblico femminile era davvero elevato (è una campagna che portiamo avanti da anni nelle aziende), sensibile e appassionato. Le donne – sono uno studioso della psiche in quanto mi occupo di comunicazione – hanno bisogno di stimoli visuali ben diversi (ho segnalato Pinterest non a caso, è un social network molto popolato da ragazze, e ci sono vestiti, accessori, design, food, eccetera). Se le aziende non sono in grado (o semplicemente preferiscono seguire altre direttive) dovrebbe essere l’organizzazione ad avere questa sensibilità creando, costruendo, proponendo. Il fatto è che credo che un’organizzazione di una fiera dovrebbe uscire dalla vetusta attività di “noleggiatore di spazi”, ma un referente per traghettare il mercato verso le tendenze. Se ci devono pensare le aziende… Viene meno l’attività dell’organizzazione, specialmente di fiere di settore.

      3.Sugli eventi organizzati direttamente da noi quali il Facebook Wall, posso solo dirle che il numero di adesioni e di iscritti alla pagina di Facebook (siamo uno dei Gruppi piú numerosi della categoria Intrattenimento Arti e Vita Notturna) ci lascia pensare che sia giusto percorrere questa strada, ma accetto volentieri il suggerimento di esplorare anche altre iniziative.
      Anche per la parte dei seminari, pur convinto che il lavoro fatto con i nostri partner sia stato eccellente ed apprezzato dal pubblico che ha affollato le sale, penso che si possa ulteriormente migliorare ed incrementare.

      Me lo lasci dire con un sorriso: i risultati “ottenuti” sono davvero poco entusiasmanti perché non c’è una visione realmente web e social in tutto il Photoshow. La rete è un mondo che conosco molto bene, e conosco bene quello che si potrebbe o si dovrebbe fare con questi strumenti. Stia tranquillo, non lo dico per “propormi”… Lo dico perché vedo, osservo e conosco questo mondo. Non basta sbandierare Facebook, bisogna fare molto di più e molto meglio. Basta vedere quanti (pochi) hashtag si trovano su twitter e quanti followers avete come account ufficiale. (non mi dica che in Italia Twitter non funziona e funziona Facebook, non lo dica perché se no potrebbe dimostrare di non essere un esperto di social network…)

      Per quello che riguarda i seminari “ufficiali”, penso che non sia sensato dedicare a questo argomento così poche attenzioni: lo so (lo so, non per sentito dire) che vi siete mossi poche settimane prima, senza un progetto, senza una visione, senza una strategia. Per questo, quando sono stato invitato (forse non lo sa, ma sono persona molto quotata in questo settore) a tenere qualche incontro ho detto di no. Non mi infilo in spazi dove non vedo punti di forza, e la conferma l’ho avuta guardando lo spazio dedicato in fiera. La formazione professionale è un fatto importante, per la crescita di questo settore al quale si dice molto interessato e in qualche modo “punto di riferimento”. I fatti li hanno fatti le aziende, investendo direttamente e personalmente,


      4. Ultimo punto, e per non annoiare, il CALDO. Più di 20.000 persone in un ambiente comunque limitato come un padiglione creano sicuramente un grande “calore”. Le porte carraie sono state aperte, con esclusione delle prime ore fino alle 11 perché in effetti gli espositori confinanti con la parete avevano freddo (a Roma c’è un’escursione termica importante nell’arco della giornata).

      Gentile signor Ustignani, non mi cada sulle valutazioni banali: in ogni spazio in cui si devono concentrare decine di migliaia di persone l’argomento “calore” causato dai “corpi umani” non può essere considerata una sorpresa. Ci vogliono impianti in grado di gestire la temperatura, altrimenti potevamo rimanere nelle tende del deserto. Fuori c’erano 20 gradi e umidità scarsa, dentro ce ne saranno stati almeno dieci gradi in più con tanta umidità … Non bisogna aprire i portelloni, bisogna avere aria condizionata. Se non c’è vuol dire che o nessuna l’ha accesa (costa…. Vero?) oppure che non funziona e allora dobbiamo dirlo: a Roma in fiera ci dobbiamo andare solo a dicembre (oppure solo per fiere dove non viene a nessuno). Giriamo la domanda alla Fiera?


      Mi permetto di concludere con un ultimo pensiero. E’ vero che le critiche sono sempre utili e servono a migliorare , ma credo anche che sia giusto ogni tanto evidenziare anche i lati positivi di questo evento (ad esempio i 5 passaggi avuti nei TG nazionali) soprattutto per gratificare le 200 aziende che espongono e i 65.000 visitatori che lo rendono grande. Credo che ogni tanto sia giusto evidenziare il contributo positivo che un evento come questo porta al mondo della Fotografia, e se é vero che un padiglione più climatizzato rende la visita più gradevole é altrettanto vero che domani forse si venderanno più fotocamere, si stamperanno più foto e si aggiungeranno al già numeroso gruppo di fotografi altri nuovi appassionati.
      La ringrazio comunque per il suo interessamento e le confermo che sarà mia premura tenere conto delle sue note.

      Suvvia, così piango e mi sembra di essere il cattivo che sgrida il bravo bambino. Ho detto alla fine che il Photoshow, malgrado tutto, ha senso di esistere, ma deve crescere, e per crescere ha bisogno di un humus attorno che non sia fatto di persone accomodanti. So di essere fastidioso, so di essere un osso duro perché conosco questo settore e so di cosa ha bisogno, e non posso lasciar passare frasi del tipo “ora ci saranno più persone che compreranno fotocamere…”. No, signor Ustignani, lei ha sicuramente molti pregi, ma non può mettersi il cappello di “colui che fa vendere più macchine fotografiche”. Lei organizza (e giustamente guadagna) soldi organizzando una fiera, in un settore difficile (anche perché ci sono giornalisti un po’ noiosi come il sottoscritto), che ha bisogno molto di più che uno spazio dove mettere il proprio tavolino. È un settore in crisi, ma non in assoluto (si vendono un sacco di fotocamere), ma perché è cambiato, ha bisogno di strizzare l’occhio alla vecchia guardia (fatta di fotoamatori incicciottiti e ingrigiti) e anche ai nuovi usi. Tra le tante attività che svolgo è quella si insegnare nelle università (argomenti nuovi, come produrre immagini per i nuovi device come l’ipad che sto usando per risponderle) e vedo cosa e come si usa la fotografia tra i ventenni… E dico di più: ci sono aree culturali e creative che si alimentano di fotografia che nemmeno “di striscio” passano dal photoshow e se ci entrano ne fuggirebbero subito.

      Il lavoro da fare, anche tutti insieme (certo che “insieme” a dei rimpiscatole come noi è cosa dura da sopportare), è lavorare ad uno svecchiamento, ad un ruolo che davvero può spingere il mercato, che può avere nelle grandi aziende non dei “semplici clienti”, ma dei partner per aiutare anche i più piccoli a costruire un evento moderno, che non può essere sostituito con eventi virtuali. C’è in gioco non solo il futuro del photoshow, non solo di un settore che di sicuro il sottoscritto ama (mi auguro anche lei), ma lo stesso futuro delle fiere e, di conseguenza, anche delle aziende che le organizzano.

      Purtroppo, per fare grandi cose serve fare molto. Molto di più …

      Grazie per la pazienza sua e di tutti di essere arrivato in fondo a questo post…sono mattoni per costruire, signor Ustignani, non da gettare contro i vetri…

  10. Il problema (che poi non è un problema) è che Luca sa guardare troppo avanti nel tempo.
    A qualcuno questa cosa piace. A qualcuno un po’ meno.
    Io faccio parte della prima categoria. E ammetto di essermi convertito solo nel momento in cui qualcuno mi ha fatto aprire gli occhi.
    Un esempio pratico? Lo strumento preferito da Luca: iPad. All’inizio era un gioco. Poi uno strumento accessorio. Poi qualcosa di cui non puoi fare a meno. Ora è già il futuro della comunicazione.
    Non sono solo righe di elogio, ma un messaggio al sig. Ustignani affinchè recepisca le parole in modo “costruttivo”, senza cercare giusiticazioni o numeri da esporre. Quelli ci sono stati e mi auguri ci saranno anche in futuro. Anzi spero ancora più alti di quelli segnalati.
    In bocca al lupo a tutti, in questo futuro un po’ “incerto” e “difficile”…

  11. …e soprattutto non è un problema di “aria condizionata”, sennò anche dentro una piramide con un buon impianto di circolazione dell’aria si starebbe bene :)

  12. Gent. sg. Pianigiani
    anche io voglio che questa nostra conversazione possa essere considerata come “mattoni ” per costruire qualcosa e non come un “mattone” da far digerire a coloro che ci leggono.
    Vedo l’affetto che i suoi lettori e iscritti le manifestano quotidianamente (“SEI IL NOSTRO EVANGELISTA”) e sinceramente mi congratulo…so che non e’ facile arrivare a questi risultati.
    Prima di salutarla le voglio solo aggiungere che Photoshow e’ una manifetazione di proprieta’ dell’associazione Aifoto (dove aderiscono come sapra’ tutte le azinde piu’ importanti) e noi siamo gli organizzatori della fiera ed esecutori delle strategie che il comitato insieme a noi decide di attuare per il miglioramento dell’evento.
    Tutti noi (Sony,Nikon,Canon,Olympus,Samsung ,Panasonic,Fujifilm, Mamiya,Norilab,Mitsubishi,Casio,Epson e altri) ci riuniamo regolarmente per mettere in piedi ad esempio i seminari , le attivita’ collaterali e in generale i programmi promozionale per l’interesse del settore, delle aziende .
    Non ho mai dichiarato e assolutamente non penso di essere io a far vendere piu’ fotocamere, spero sia il Photoshow e il lavoro e gli investimenti che le aziende dedicano a contribuire a questo.
    Sappiamo di non essere infallibili e di poter commettere errori (consapevolezza meno diffusa invece molto spesso nella categoria “giornalisti e stampa di settore” ) ma , come le ho gia’ detto, crediamo anche visti i risultati che quanto si e’ fatto in questi ultimi anni sia stato importante (soprattutto se ci rapportiamo agli ultimi tristi Sicof , da lei citati).
    Raccolgo volentieri i suoi suggerimenti (casse, biglietti ,logistica….) tutti aspetti importanti , e saro’ felice di poter incontrarla e poterne discutere di persona.
    Mi rammarico inoltre che questo “contatto” non sia capitato prima….
    Grazie a lei e a tutti per l’attenzione

    Fabio Ustignani

    1. Il problema dell’editoria di settore è che si preoccupa di sopravvivere, va alle fiere a cercare pubblicità negli stand, parla bene delle fiere perché le usa come grimaldello per fare “gli speciali” e chiedere pagine di pubblicità. Il nostro mestiere è un altro: ci preoccupiamo del mercato, del suo futuro, della sua capacità di sopravvivere ed evolversi. Per questo parliamo liberamente, osserviamo, critichiamo, ci arrabbiamo. Non partecipiamo agli eventi sociali, non andiamo alle cene e ai buffet, siamo seri ed impegnati. Pe questo ci seguono (entusiasmi eccessivi di qualche amico, ha mai visto una discussione così aperta sul photoshow come succede su questo sito? Tutti operatori, negozianti, professionisti, operatori. Questa è una partenza, il valore e i cambiamenti partono dalla base, nell’era digitale.

      Sono sempre pronto per contribuire con i fatti a progetti seri e concreti :-)

      Luca Pianigiani

  13. Ho letto molto interessatamente sia il post che i commenti e volevo intervenire anche io nel discorso…
    Mi chiamo Gabriele, ho 20 anni e già per tre volte ho partecipato al photoshow di Milano (non Roma in quanto abito a Monza), questo vi fa capire che già da cinque sei anni sono appassionato di fotografia vecchia e NUOVA!
    Sono molto d’accordo su ogni critica che ha sollevato il sig. Pianigiani e spero vivamente che le risposte cortesi e interessate del sig. Ustignani non siano solo di bonton ma anche di vera presa di coscienza dei problemi!
    Il mondo della fotografia che vivo è fatto di mezzi diversi, ipad, iphone, gif in movimento e non solo classiche reflex e polverosi studi con tanti flash; peccato però che tutto questo nei vari photoshow non venga nemmeno toccato come argomento.
    Sono un maschio quindi potrei anche essere allettato dalle donnicciole piazzate su sfondo bianco e con un bel vestitino, ma sinceramente la cosa mi disgusta e mi fa rabbia perché chi fotografa non dovrebbe mai e dico MAI accontentarsi di un set già fatto e di una ragazza vestita e truccata da altri! La fotografia in ogni sua forma è elaborazione personale e creatività quindi è su questo che si deve puntare: contest seri (non muri di fotografie a bassa risoluzione eviscerate da facebook) dialoghi ed incontri costruttivi portati avanti da chi la fotografia la fa anche da due anni non da minimo 30 (basta dire analogico o digitale vi prego).
    File interminabili e caldo non sono argomenti che mi competono quindi non entro nel merito. Mi preme invece sottolineare in conclusione che se si vuole veramente vendere più macchine fotografiche basta investire correttamente in cartelloni pubblicitari o campagne stampe video e/o cartacee (chi viene al PHOTOSHOW sa già qual’è il panorama di ottiche e accessori che una qualsiasi Canon o Nikon possiede) ma l’organizzazione fieristica deve anche far vendere più fotografia, far prendere coscienza al mondo della comunicazione che in giro c’è gente brava e non i soliti noti, che i giovani sono il futuro e non bimbi viziati a cui spillare 600 euro di reflex!

    IO CI SPERO!!!

    Grazie dell’attenzione
    Gabriele

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