L’anno nuovo si è aperto all’insegna dell’innovazione tecnologica per i professionisti. Tutti gli aggregatori di notizie e i canali sui social network a tema fotografia  il 6 gennaio sono stati monotematicamente dedicati alla nuova Nikon D4. Attesa, desiderata, affascinante nel suo design aggressivo. Non parleremo oggi di questa novità interessante, perché potremmo aggiungere poco, rispetto a chi si è prodigato a spremere le novità, citando numeri, differenze rispetto ai modelli precedenti e rispetto ai concorrenti. Alla fine, tutto molto noioso: le fotocamere –  specialmente quelle rivolte ai mercati professionali, che hanno bisogno di sfumature più che rivoluzioni,  dimostrano la loro potenzialità in due  aspetti: nell’uso pratico (e quasi nessuno ha potuto fare delle prove), e nelle tendenze che possono mostrare o confermare. Su questo faremo il nostro “lavoro” di informazione, lo stiamo facendo e lo pubblicheremo presto sul prossimo numero di JPM Magazine. Qui, un paio di impressioni, che non hanno la velleità di essere una recensione (abbiamo visto annunci di “speciali” e di “recensioni” che sono scandalosi per il vuoto di contenuto), ma focalizzare alcune sensazioni sulle tendenze.

La prima sensazione è quella della crescente importanza della velocità in ambito fotografico. Non parlo dell’accesa e consueta battaglia sui fotogrammi al secondo di scatto (10, 11, 12 fts, Nikon e Canon se la giocano su questo fattore, forse il più commercialmente forte per la conquista dei fotografi sportivi). Parlo dell’adozione delle nuove schede di memoria (chiamate QXD), in grado di gestire  flussi di dati al secondo molto superiore rispetto alle CF. Questo è un argomento che va analizzato seriamente perché è un’innovazione tecnologica che apre nuove potenzialità creative ma specialmente tecniche.

Altra innovazione, che posiziona Nikon in una vera e finalmente concreta competizione in ambito video: Full HD su Full Frame, ma anche su formato DX e anche su un’area pari ad un valore di crop di 2,7x, varie velocità di ripresa (fino a 60 fts a 720p: se vogliamo parlare di “velocità di scatto” forse ha senso parlare anche di questo…), controllo manuale dell’audio, ma specialmente uscita digitale non compressa per utilizzi broadcast, controllo “morbido” del diaframma con step da 1/8 di stop. Insomma, sulla carta si tratta di una macchina che verrà molto amata dai videomaker (tra cui, e questa è una tendenza ben chiara, o almeno ce lo aspettiamo dopo tre anni che ne parliamo, dai fotografi). Sempre per il “video” interessante l’opzione di registrazione di timelapse direttamente in camera (in pratica, viene salvato un video direttamente, senza passare da una post produzione su computer)

Ultima innovazione di questa che non vuole essere una recensione, è l’attenzione relativa alla “connettività”. La Nikon D4 è dotata di un connettore Ethernet (non siamo riusciti a scoprire dalla documentazione se si tratta, ma crediamo di si, una gigabit Ethernet) che apre una nuova e utile modalità di trasferimento delle immagini in un flusso di produzione.

Insomma, per una “non recensione” abbiamo cercato di evidenziare alcuni punti comunque importanti, guardandoli dal punto di vista pratico del lavoro, e non del gusto per “l’oggetto” che inizia a disgustarci sempre di più nell’informazione tecnica, dove fuoriesce più la passione per gli oggetti che non la conoscenza sul loro utilizzo.  E questa “non recensione” vuole ancora una volta trasmettere un approccio che è quello di Jumper, vicino alle esigenze dei fotografi, del loro mestiere, delle loro esigenze e – specialmente – della loro crescita in un mercato che richiede molto più che un prodotto da esporre, ma strategie per essere sempre adeguati al ruolo crescente richiesto da un produttore di immagini “contemporaneo”.

Servono mezzi e tecnologie esclusive, che ci differenziano e ci rafforzano rispetto alla massa degli utenti (professionisti di minore qualità o semplici “detentori di una fotocamera“), e quindi ben vengano e che possa essere un segno importante da parte dell’industria fotografica che ha bisogno di competere in modo evidente e forte in un contesto in cui il panorama della comunicazione e dell’immagine guarda anche oltre. I marchi che sono legati al nostro settore sono importanti perché interpretano il nostro mondo, si rivolgono a noi fotografi per essere forte e per superare i momenti di incertezza.  In un momento in cui alcuni sembrano crollare (è il caso di Kodak, crollata non solo come brand, ma vicina, sembra, alla bancarotta… che tristezza e quanta responsabilità per un management che per troppi anni ha pensato di poter gestire una rivoluzione così grande), serve una forza comune, aziende e professionisti che portano avanti un settore, che ci credono e che vogliono non darsi per vinti, anzi: vogliono vincere.

La Nikon D4, così come altri prodotti di “casa nostra”, sono importanti se affrontati nella loro potenzialità, non fatta di numeri e di argomenti di marketing, ma di concretezza e di crescita, di visione di un mondo che cambia. Quello che cerchiamo di fare, ogni settimana, qui in questo spazio, seguito da ormai oltre 6200 fotografi in Italia, e che oggi festeggia un traguardo importante: questo è il SJ numero 300! Lo festeggeremo il 12/1/12, nell’evento JumperDay che abbiamo organizzato e al quale non potete mancare: leggete qui, e capirete perché vi diciamo di venire: a parlare di fotografia, ma non solo: vogliamo che veniate per credere nel futuro del nostro mestiere e della nostra cultura. Ci sarete, vero? Se non vi siete ancora iscritti fatelo da qui (se siete abbonati a JumperPremium) e da qui (se non siete *ancora* abbonati a JumperPremium. Ci vediamo giovedì!

10 responses

  1. La cosa più toccante a me sembra la povera kodak e le tante persone che ci lavorano ciao saluti a tutti

    1. Ribadisco quello che ho scritto: le responsabilità di chi ha gestito in questi 10 anni Kodak sono tante….

  2. Ciao Luca…..mi OFFRO spontaneamente anzi mi SACRIFICO per testare la D4 a nome di tutti……(please….glielo dici tu ai managers della Nikon?) Sto tentando di organizzarmi per il 12….chissà! Ti abbraccio.

    1. Avanti, fai la lista dei sacrifici che sei disposta a fare… poi io ne parlo con gli amici della Nital ;-)) Spero di vederti il 12 a Milano!

  3. Ciao Luca ti devo porre un quesito.
    Secondo te tutta la Kodak fallirà oppure la “spezzetteranno” e si terranno la parte delle pellicole che, comunque, ha un suo mercato e “positivo”?

    1. Ogni valutazione, anche considerando che si tratta di argomenti delicati proprio perché coinvolgono aziende quotate in borsa, è priva di senso. Credo che il problema di base è quella che un business come
      Quello delle pellicole può essere remunerativo per una società molto più piccola come struttura (pensa al progetto Impossible/Polaroid), ma non per un gigante. Il business del digitale consumer (dove Kodak è uno dei leader) ha margini troppo esigui, la stampa digitale commerciale su cui Kodak ha investito forse non sta crescendo a sufficienza. Il vero valore di Kodak è nei brevetti, che valgono però troppo per pensare ad un’acquisizione come quella che Google ha fatto con Motorola.

      Una situazione complessa… Vedremo :-)

  4. Secondo me è interessante anche dare un occhio alla mossa di Canon con la 1D X dove hanno messo un sensore FF ma sono passati dai 21mpx della “storica” 5D ai “soli” 18mpx, anche lei video Full HD a 60fps… Porta Ethernet ecc…ecc…

    In sostanza trovo molto interessante queste svolte. :D

    1. Alessio, in realtà fai un po’ di confusione. La Canon 1Dx non sostituisce la DS (20 milioni di pixel) ma
      La 1D Mark IV, Quindi non c’è stata riduzione di numero di pixel. E la cosa interessante sul video non è il full HD sul full frame ma il fatto che ci sia un uscita NON compressa del segnale, fino a questo momento non consentita da Canon reflex (ad esclusione della c300 che è una storia a parte). Comunque i segnali di innovazione sono davanti a noi, e non solo e non necessariamente da un solo brand ovviamente :-))

  5. Mi tocca porti un altro quesito Luca.

    Ma (almeno che io sappia) perchè la Fuji non è così tanto in crisi? Perchè è un’azienda più “piccola”?

    1. Credo vari motivi. Principalmente però credo che sia perchè l’economia industriale giapponese ha un tessuto molto differente rispetto a quello americano Ed europeo, dove gli investimenti e le politiche di interazione tra molti colossi industriali seguono regole che alla lunga spesso danno maggiori e migliori risultati (in occidente i risultati vengono misurati più sul breve periodo. E poi c’è sempre stato un management che ha creduto e crede ancora nel business della pellicola, e questo forse ha portato a scelte migliori. Poi c’è lo sviluppo sul 3D Photo che Fuji ha spinto moltissimo, la produzione di fotocamere di alta fascia e di buon successo, l’area stampa digitale che ha beneficiato di joint venture azzeccate, ed altro… Ma io sono solo un semplice analista del fenomeno economico, ci saranno anche altre ragioni immagino, che mi sfuggono ….

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