Ci sono fenomeni, nell’economia, che sono difficili da comprendere per la maggior parte dei professionisti (in particolare, quelli che rientrano nella “nostra” categoria). Più andiamo avanti e più questa mancanza di comprensione genera problemi, che poi si sfoga in rabbia e delusione, che sono elementi che certamente non generano fatturato e solidità economica, semmai il contrario.

In particolare, questi fenomeni sono quelli della Sharing Economy e dell’uso dei social network. Del primo fenomeno abbiamo parlato qui, del secondo parliamo (quasi) sempre, però di recente abbiamo realizzato insieme e per conto di Canon una pubblicazione che potete scaricare gratis qui dove abbiamo intervistato uno dei fenomeni di Instagram, Brahmino (al secolo, Simone Bramante) dove si racconta come un “non fotografo” non solo vive (immaginiamo bene) di fotografia, ma specialmente sfrutta la sua competenza nell’uso dei social network per generare collaborazioni professionali con realtà economiche importanti.

Approfittiamo di una segnalazione letta sul web per riprendere queste due tematiche: una coppia americana che si sta per sposare ha giocato e sta giocando con la propria forza di “marketing” offrendo pubblicità gratuita a chi sarà disposto a offrire loro i servizi per il “grande giorno” gratuitamente (dal fotografo alla parrucchiera). Quello che questa coppia di Chicago offre è la visibilità dei loro oltre 17 mila followers, che si materializza in una “sponsorizzazione” che rende visibile un “brand” o un “prodotto”. Inutile dire che ci sono state reazioni arrabbiate da parte dei fotografi (non sappiamo se anche da altre categorie “merceologiche”, ma tendiamo a pensare che sono sempre le categorie più “deboli” ad arrabbiarsi).

Chiedere soldi e proporre “cambi merce” è sempre stata la forza e la chiave della pubblicità: contatti vs soldi. Ci si stupisce perché queste proposte sono scese dal “trono” dell’editoria, della televisione, dei tradizionali canali pubblicitari e riguardano tutti, e quando arrivano simili “offerte” da parte di quei potenziali clienti dai quali crediamo lecitamente di esigere dei soldi per i nostri servizi e si trasformano in persone che invece ci chiedono a loro volta soldi o servizi gratuitamente, allora forse fa male. Non per la richiesta in sé, ma per tre motivi ben più forti:

1) perché ci sono persone che si muovono meglio sui social network e guadagnano potenziale che abbiamo perso

2) perché il valore del “mestiere” si azzera e quello che conta è solo la competitività economica (quello che si fa pagare o quanto si decide di rinunciare per guadagnare visibilità, e quindi rafforzare magari quel punto 1 sopra citato).

3) perché quello che conta oggi non sono i ruoli ufficiali che abbiamo acquisito o sui quali abbiamo investito (un negozio, un nome, una storia, un tesserino, l’iscrizione ad una associazione di categoria, un “PH” accanto al nome o alla mail) perché oggi nell’era della sharing economy non conta più (o quasi) nulla, se non la capacità di condividere la propria competenza, la disponibilità di attrezzature/macchine e di tempo e un canale per farsi conoscere (un meccanismo/proposta globale alla “Uber”, oppure una capacità di risultare visibile e ancor di più apprezzabile, e torniamo al punto 1 e 2).

Se non siamo in grado di competere su queste nuove aree, siamo tagliati fuori? No, ma ci rimane solo una quarta possibilità: quella di essere molto bravi (sul serio, non a parole) per fare in modo che ci siano altre persone che possano fare quello che non siamo in grado di fare da soli (punti 1, 2 e 3), perché saranno gli altri che “si innamoreranno di noi” e vorranno metterci in luce: ne abbiamo parlato in un convegno a Viscom Italia dedicato al Love Marketing venerdì scorso, lo avevamo annunciato e proposto, ma in una sala super super piena (abbiamo superato ogni altro convegno di Viscom in termini di numeri, con oltre 250 presenze, molti seduti per terra o in piedi, come da foto – visione parziale – che pubblichiamo qui sotto), ma in questa sala mancavano probabilmente alcuni di quei fotografi che oggi potrebbero sentirsi minacciati dal nuovo mercato che non capiscono e che li sta sopraffacendo. A favore o contro, dobbiamo comunque convivere con un mondo attorno a noi che è cambiato e se non capiamo da che parte stiamo e come possiamo uscirne vincenti, allora ci rimane molto poco se non borbottare e ricordare i “bei tempi”. Questi tempi, cari amici, sono dei “bei tempi”, basta capirli e affrontarli nel modo giusto, offrono molte più opportunità di una volta.

Viscom 2015

5 responses

  1. Spiace per le situazioni di famiglia, non posso sapere cosa è successo ma solitamente sono cose che spaventano molto più delle problematiche del lavoro, siccome con la tua attività e i tuoi articoli sei vicino a noi fotografi e alle nostre problematiche volevo farti sapere che ti sono vicino (come immagino tutti gli altri lettori di jumper) anche sè solo in questo modo.

  2. Caro Luca sono addolorato per quello che stai passando e trovo encomiabile il tuo sforzo per fra uscire comunque il numero domenicale con le tue analisi sempre argute, profonde e precise che toccano non solo il mondo dei fotografi, ma ormai e’ molto evidente tanti altri contesti e c’e’ ancora chi crede che l’economia del lavoro sia fatta di operai, scioperi, sindacati e le controparti. Grazie per il tuo contributo ad una analisi sempre avanti e sempre molto profonda.

  3. si è vero Luca, dovrebbe esserci un riconoscimento che non sempre si nota concretamente;
    allora oggi è probabilmente la giornata più adatta per manifestartelo concretamente da parte di tutti:
    Grazie per il tuo impegno, per la tua professionalità e per il tuo coraggio.
    Luca.

  4. ciao Luca
    la mia vicinanza al tuo dolore,
    poi per il resto non riesco a farmi una ragione di questa realtà professionale. .
    è proprio così ormai, si lavora gratis per chi offre una vetrina, peccato che poi il mercato pubblicitario a cui dovremmo “chiedere” il giusto non ha risorse o si concentra su alcuni canali ben noti, almeno nel nostro “bel paese” (anche se il discorso potrebbe essere globale)..
    grazie comunque per farci riflettere su queste realtà.
    Antonio

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