Domani è un giorno importante per il mondo del software: viene annunciata in tutto il mondo la nuova Adobe Creative Suite, che porta il numero 6 (CS6) e che ci stupirà con effetti speciali che dovranno essere sufficienti per portarci a mettere mano al portafoglio, ormai con una frequenza costante di una volta all’anno. E, si sa, il periodo non è dei migliori, possiamo anche mettere mano al portafoglio, ma probabilmente è vuoto. Malgrado questo, questo mestiere, questo “lavoro-passione” ci chiede e ci offre lo sforzo di essere sempre aggiornati, di andare sempre avanti e la scadenza annuale è sensata considerando la velocità non tanto della tecnologia (che, in realtà, corre molto più velocemente), ma del mercato. Curioso analizzare il “concetto” di mercato, perché ha diverse sfaccettature:

  1. il mercato di chi produce comunicazione e immagine (noi)
  2. Il mercato di coloro che commissionano comunicazione (che deve correre sempre di più)
  3. Il mercato di Adobe (che deve mostrare risultati, fatti e non parole, agli azionisti)

Insomma, per tutti è utile correre, gli appassionati dello “Slow” devono accettare questa dura realtà: sono ben pochi i campi che possono ancora permettersi di andare con calma. Il problema da porsi non è “se” bisogna correre (la risposta è si… ahimè), ma “verso dove” bisogna correre. Nella foga del muoversi velocemente, il rischio è quello di correre dalla parte sbagliata, con conseguenti risultati catastrofici. E parlo per tutte e tre le categorie: Noi “creativi”, i nostri clienti e la stessa Adobe (e aziende analoghe).

Non sarò presente domani alla conferenza stampa di presentazione di CS6, per svariati motivi (alcuni ho cercato di spiegarli all’ufficio stampa, non so con quale risultato, in ogni caso seguirò le novità direttamente dalla fonte) e ancora più volutamente non mi sono messo ad inseguire gli “assaggi” delle tecnologie che sono state incluse in questa nuova edizione: non mi interessano i dettagli, voglio guardare negli occhi l’aspetto della visione, il resto troppo spesso non è altro che specchietti per le allodole, non mi faccio impressionare (almeno, non più) dalle soluzioni mirabolanti, spesso purtroppo mostrate con esempi perfetti, in “demo” efficaci che non evidenziano i limiti che esistono poi quando si lavora concretamente. Importante, invece, è capire come Adobe interpreta questo periodo di transizione, come e quanto vuol essere il punto di riferimento che finora è stato  per orientare in mercato e non solo vendere pacchetti. E questo lo si può vedere solo analizzando la visione, e meno i dettagli che pur saranno ingredienti utili per il prossimo anno di lavoro.

Perché parliamo di “periodo di transizione”? Perché il mondo, rispetto al 12 aprile del 2010 (data di presentazione di CS5, l’ultima “major release”, visto che quella dello scorso anno, e comunque quelle che sono contrassegnate dal numero intermedio, come la 5.5 sono considerate più update che non versioni “complete”) è cambiato molto. Ma proprio tanto. Vediamo alcuni elementi:

1) E’ iniziata l’era dei “computer-tablet” che stanno cambiando la faccia dell’informatica, della fruizione e anche della produzione della comunicazione

2) Siamo al tramonto dei computer “Desktop”, in particolare di quelli “tower”. I computer ormai sono portatili, chi ancora usa modelli “pesanti” sono sempre meno, è probabile che Apple possa chiudere questa divisione a breve, e comunque quello che sta cambiando è il “luogo di lavoro” che impone spazi più piccoli, ma specialmente attività “mobili”

3) La comunicazione diventa sempre più “MULTI-mediale” (in maiuscolo), ma non nell’ottica del “multimediale” di una volta (quello in minuscolo): si parla di una comunicazione che si muove, che ci accompagna in un percorso, che coinvolge tutti i nostri sensi. Sempre meno esisteranno professionalità così separate come una volta, ma mentre due anni fa ancora si trattava di una sensazione, ora si tratta di fatti acquisiti. L’evoluzione delle V-SLR (le reflex che fanno video) ne è un esempio, non si pensa più alla “semplice” fotografia, anche quando si utilizza una fotocamera…

4) I dati ormai sono da gestire “su cloud” e questo tipo di cultura non è detto che venga così ben analizzato da aziende tradizionali. Adobe ha annunciato il suo programma “Creative Cloud”, ma dobbiamo vedere quanto e come risulterà davvero efficiente nella pratica, a confronto con altre aziende che il Cloud lo hanno inventato e che lo hanno nel loro DNA per approccio e cultura, non per opportunità. (e non dico che Adobe possa non avercela, questa cultura, ma ancora una volta dobbiamo vedere all’opera i fatti, per intenderci Google non deve dimostrare nulla in questo campo, lo si sa che sono capaci di interpretare questo settore al meglio…).

Dove ci possono essere dubbi, su questa CS6? Non ci sono, sarà sicuramente una degna nuova versione, ci permetterà di fare meglio e con maggiore produttività un sacco di cose. Quello che mi (ci) preoccupa non è la CS6, ma la CS7 e quindi qualcuno dirà…. chissene… ne riparleremo tra due anni, ma è sbagliato l’approccio: sono i fatti di oggi che ci fanno capire se la Cs6 ci porterà a superare un futuro incerto, i giochi si “giocano” ora, tra due anni tutto sarà più chiaro, ma ora dobbiamo capire cosa saremo tra due anni, e non è detto che la CS6 ce lo mostrerà e se ci darà la giusta interpretazione del futuro. Visto che rischiamo che questo post diventi un libro, cerco ancora una volta di individuare i punti principali del pensiero, per agevolare questo processo di interpretazione:

1) Se il lavoro sarà sempre più “MULTI-mediale” (con la maiuscola) servono tante competenze che rischiano di non essere individuate e dominate all’interno di una suite così enorme, non abbiamo un anno per imparare a conoscerla, perché tra un anno esatto ci sarà una nuova versione, ma specialmente perché se studiamo per un anno il software non riusciremo a guadagnare per sopravvivere… “il mestiere” (Guru Adobe esclusi) non è quello di conoscere il software, ma di usarlo velocemente e in modo efficiente per produrre lavoro.

2) Se abbiamo bisogno di lavorare nella fotografia, nel video, nella grafica, sul web, nel multimediale, nell’editoria digitale vuol dire che dobbiamo acquistare una Master Collection (quella che contiene “tutto”) che oltre ad occuparci diverse decine di Gb di spazio costa davvero tanto (molti diranno “troppo”, io mi fermo a dire “tanto”, perché troppo spesso – in questo periodo di crisi – il problema non è quanto costano le cose, ma quanto ci fanno rendere…).

3) Oggi sul mercato di sono App che stanno prendendo la filosofia delle “app” dei device mobili, per proporre ingredienti molto freschi e molto efficienti, che specialmente possiamo comprare (spendendo pochi euro, davvero pochi) solo quando davvero ci servono. Invece che comprare una scatola com mille caramelle, e poi le lasciamo lì quasi tutte perché sono gusti che non ci piacciono o che non abbiamo modo di assaggiare), compriamo una caramella alla volta, quando scopriamo una nuova caramella la compriamo e la gustiamo all’istante. Adobe (e noi tutti) abbiamo sempre detto che non si può vivere senza Photoshop, perché qualsiasi immagine deve comunque passare da questa “tappa”, e la convinzione è che non sarebbe nato nessun software in grado di competere con lui. Vero, assolutamente vero nella visione “tradizionale”, ma oggi gli equilibri possono essere cambiati, e conosco professionisti che non solo non usano più Photoshop, ma non usano nemmeno più un computer, usano un iPad. Siamo agli inizi, senza dubbio, per questo parlo “da qui a due anni”… tra due anni sarà tutto diverso: prendetevi questo post e tra due anni ne riparliamo, ok?

4) Quello che conterà sempre di più saranno i network, il lavoro che sarà gestito a distanza, e per questo servono soluzioni intelligenti che prevedano le difficoltà dei server, degli upload, del download, delle sicurezze informatiche, della scarsa cultura digitale sia nei creativi che negli utenti. Cosa si sta facendo per questo? Personalmente, sto testando dei sistemi che mi permettono di condividere contenuti anche molto pesanti evitando per esempio l’upload (che in Italia, specialmente, è un dramma almeno venti volte più complesso rispetto al download). Per ora le soluzioni che devo (per forza) usare con Adobe per la pubblicazione di riviste digitali porta invece all’esigenza (folle) che per vedere sull’iPad un documento creato sul computer  (e i due device sono uno accanto all’altro sulla mia scrivania) io debba fare un upload di tutti i contenuti sul web per poi scaricarli sul Tablet.  Ci auguriamo maggiore attenzione a questi “dettagli”, l’avremo?

5) La curva di apprendimento deve essere veloce, e per riuscire a fare questo è necessario ridurre e non appesantire tutto il flusso di lavoro. Ci vogliono soluzioni che si possono occupare, con intelligenza, di componenti non solo ripetitive, ma anche difficili da comprendere da parte di una categoria di utenti che si avvicina a nuove forme di comunicazione. E’ il workflow che non funziona più, che non funzionerà più, e la suddivisione per “argomenti tecnici” (Photoshop per le immagini, Premiere per il montaggio video, Indesign per impaginare, Illustrator per disegnare…) non sarà più coerente con le esigenze future. Non parlo di ora… ancora una volta mi devo ripetere, perché so che alcuni diranno che oggi è ancora così (e di conseguenza diranno che “se oggi va bene, sempre andrà bene”).

6) Interfaccia: il fatto (questo l’ho spiato in anteprima, alla fine sono un curiosone) che sia possibile oggi avere un’interfaccia scura e non chiara non è certo un passo in avanti… Dai, è come dire che preferisco le more e non le bionde… Mica che ci possiamo fermare a questo. C’è un lavoro incredibile che si sta facendo per evolvere l’interfaccia tra uomo e macchina, e questo renderà più intuitiva e interattiva ogni fase del lavoro, possibile che Adobe che ha attorno tutti i migliori creativi al mondo (come utenti, non che stia facendo molto per dialogare con loro, in questo periodo… anche questo è un consiglio serio che andrebbe ascoltato) non potrebbe lavorare su questo sviluppo, cercando di unire il meglio di quello che si sta sviluppando sulle interfacce Touch con quello che deve esistere ancora sul desktop pilotato da tastiera, mouse e tavoletta grafica. A proposito di questo, dobbiamo guardare con un’attenzione totale al lavoro eccezionale che sta facendo Wacom in quest’ultimo periodo, ha la capacità di vedere oltre, di inventare nuove modalità di interazione, di trasferire con sensibilità ogni “sfumatura”… bravi, bravi! Insomma, “persino” Microsoft sta facendo passi in avanti con l’interfaccia Metro, non può essere più avanti rispetto ad Adobe che è la padrona di casa…

Quello che non vorremmo, domani, è sentirci raccontare tanti nuovi “tools”, tanti nuovi automatismi: siamo stufi di vederli sulle fotocamere, e lo stesso vale sul software. Sono importanti, ci aiuteranno, ma da Adobe vogliamo di più: vogliamo che confermino che vogliono essere accanto a noi tutti per il futuro, che non si sta “solo” vendendo delle scatole e delle bacchette magiche, ma che ci stanno accompagnando verso un’evoluzione che in gran parte gli utenti (clienti) in questo momento non riescono a comprendere. Perché noi tutti metteremo – lo promettiamo – mano al portafoglio vuoto, faremo di tutto per essere da parte di questa CS6, ma lo si fa per fiducia, perché oggi è difficile individuare un compagno di strada migliore. Ma abbiamo bisogno di fatti, di percorsi dove tutti dovranno mettere in campo sforzi e fatica, cercare di capire e di mostrare, di avere voglia di credere che bisogna correre dalla parte giusta. Domani vediamo… dopodomani decideremo…

AGGIORNAMENTO:

La presentazione della CS6 è avvenuta e sul sito di Adobe potete trovare tutte le informazioni. La cosa importante è – per rispondere a tanti che hanno polemizzato sul concetto dei “costi” è la soluzione Creative Cloud, che permette – al costo di 59 euro al mese – di avere accesso a tutti i programmi di questa Suite, di poterli scaricare e usare liberamente sul proprio computer. Inoltre, in questa cifra, ci sono anche 20 Gb di spazio per archiviare, condividere e sincronizzare files e lavori. Questo significa che  oggi è possibile cambiare approccio all’acquisto del software, ed è un primo passo importante (che pur conoscendo… non potevamo dire ieri in quanto ancora “segreto”) e anche un qualcosa che dovrebbe “zittire” quanti ancora dicono che non aggiornano il software o addirittura lo piratano perché “costa troppo”. Da oggi questi discorsi non saranno più validi: se non si passa a CS6 è solo perché non lo si vuole (non dite che un professionista non ha 59 euro al mese per i propri strumenti di lavoro). Rimangono comunque tutte le questioni discusse e affrontate in questo post e nei suoi relativi commenti. Potete leggere le faq su Adobe CreativeCloud qui: http://www.adobe.com/it/products/creativecloud/faq.html

20 responses

  1. Mi sembra che avete detto alcune cose che possono sembrare banali me che sono pesantemente reali.
    Sono riportate ai due punti uno dell’articolo e le riporto:
    1) E’ iniziata l’era dei “computer-tablet” che stanno cambiando la faccia dell’informatica, della fruizione e anche della produzione della comunicazione.
    ……………………..
    1) Se il lavoro sarà sempre più “MULTI-mediale” (con la maiuscola) servono tante competenze che rischiano di non essere individuate e dominate all’interno di una suite così enorme, non abbiamo un anno per imparare a conoscerla, perché tra un anno esatto ci sarà una nuova versione, ma specialmente perché se studiamo per un anno il software non riusciremo a guadagnare per sopravvivere… “il mestiere” (Guru Adobe esclusi) non è quello di conoscere il software, ma di usarlo velocemente e in modo efficiente per produrre lavoro.
    Per tutto il resto, sempre restando con il Vostro pensiero, oggi fiducia…domani vediamo…dopodomani decideremo.

  2. caro Luca,

    scrivi tra le altre cose “conosco professionisti che non solo non usano più Photoshop, ma non usano nemmeno più un computer, usano un iPad.”

    mi dici per favore con che APP per foto e video? :-)

    grazie

    Giulio

  3. lucido visionario…;O))))))
    comunque hai perfettamente ragione.
    La strada ora è a un bivio: o continuare a promettere per vendere il futuro in oggi
    o vendere ma lasciare intravvedere una parte del futuro già oggi per continuare meglio domani, anzi
    dopodomani….
    Un abbraccio.

  4. Interessante, condivisibile, bel post-articolo. Dico sul serio.

    Ma, sono e resto scettico sui traguardi di queste grandi aziende… sono sempre convinto, che vogliono vendere, vogliono fare numeri, vogliono … crescere.
    Resto convinto (al di là del nostro settore che è solo un settore) che bisogna decrescere invece (ma questo è un altro discorso).

    Francamente, io non metterò mano al portafoglio in questo caso ed in questo momento. Forse non ho esigenze maggiori alla mia valida CS5.

    Troppi, troppi, sempre più … troppi soldi da cavare fuori.

    Credo che molti di noi non ce la facciano più, pur essendo validi professionisti e creativi.

    Francamente, in questo momento storico sociale, … e la CS6 … e la nuova EOS 5D III (che finalmente è arrivata …. e magari dopodomani un nuovo plotter … e via via ….

    Peccato che poi invece di vendere le foto te le “fottano”, invece di commissionarti lavori si affidano al primo abusivo o secondolavorista (persino aziende ed enti) … e a me non resta che pagare le bollette e 2 affitti che non posso “fottere” da un’ altra parte :)

    Questa è la realtà che vivo.
    Sarò l’unico?

    Che imparino e si decidano un po’ tutti (grandi aziende come in questo caso) ad essere veramente al fianco dei professionisti… ritengo che ogni oggetto, articolo, in questo settore, sia sempre venduto al doppio del valore effettivo.
    Basta! No?!

    Ciao a tutti
    Giovanni :)

    1. Giovanni non sei l’unico, condivido pienamente il tuo pensiero perché la realtà che giornalmente tocchiamo con mano è proprio questa.
      Buona Domenica a tutti!
      Elio

    2. Le aziende potrebbero rispondere che anche le foto sono vendute al doppio o alla metà del loro valore. Non si va lontano se si rimane alla polemica sterile, Giovanni. Non è colpa delle aziende se i fotografi perdono lavoro e competitività… Sembra che questo settore sia ormai solo capace di piangersi addosso, dando colpe agli altri per non guardare alle proprie, di colpe ….

  5. No .. non sono d’accordo!
    (e non era polemica :-) e non era questione di piangersi addosso – solo fatti- almeno per quanto mi riguarda)

    … però una cosa è vera … non si va lontano ormai :-)

    ciao

  6. Ciao Luca,
    Ti ricordi che avevo detto in un commento che cercavo di trovare almeno tre clienti entro fine anno da poter fatturare lavori fatti con iPhone ed elaborati con app su iPad, al di là del prezzo, che ovviamente poteva essere basso. L’importante era il cambio di cultura. Bene forse sono riuscitito a trovare il primo.

    Con queste due righe e mezzo (per quanto mi riguarda) credo di aver riassunto il tuo post e le mirabolanti iniziative creative di Adobe. Che sinceramente la trovo (per l’epoca in cui viviamo) molto ma molto più pesante ed elefantiaca della peggiore Microsoft dei tempi in cui era leader incontrastata del mondo.

    Oggi lavoro per il 70% con Lightroom e Photoshop. Stop. Una volta elaborate le foto (con poco editing) le spedisco via email, mentre per i videoclip una volta elaborati con Photoshop il montaggio (per il 90% delle volte) lo faccio utilizzando iMovie e/o Keynote. Quando non ci riesco perché so cosa voglio e conosco i limiti dei software mi appoggio a dei colleghi che hanno software e macchine più performanti.

    Voglio cercare di rendermi sempre più indipendente da Adobe ed in maniera minore da Apple, (pur utilizzando da sempre i loro prodotti).

    Oggi con l’avvento di IbookAuthor il futuro è quello, anche per certa editoria. Tra l’altro c’è la possibilità di farlo girare anche su Snow Leopard (con adeguati passaggi da terminale).
    Spero che altre software House facciano dei prodotti simili e/o con caratteristiche diverse, pure a pagamento, li acquisterei di corsa. Anche per sperimentare.
    Per quanto riguarda le foto/video:
    Millemila app di fotografia e/o montaggio video sono in Store a prezzi accessibili anche per lavori complessi.
    Per quanto riguarda l’html5:
    Hype è fantastico e semplicissimo.
    Per quanto riguarda il cloud:
    È già realtà per tante aziende (box.net per chi si iscrive da iPad/iPhone, fino a poco tempo fa dava, credo anche ora, 50gb gratis)

    Senza parlare di tutto il mondo open source.

    Ritornando ad Adobe, vogliamo parlare di Photoshop touch che non “produce” file più grandi di 1600 px di lato? Ma per favore….

    Non voglio essere un’arancia da spremere, non lo sono mai stata quando c’erano i tempi delle vacche grasse, figuriamoci ora che ci si deve barcamenare.
    Dai vari rumors on line che ho letto credo proprio che non aggiornerò. Dovranno stupirmi in due modi, il primo con effetti speciali reali, il secondo con i prezzi. Credo che con i primi potrebbero pure riuscirci, con la seconda credo di no. Felice di sbagliarmi ma credo di no.
    Sempre riguardo alla cs6 in prospettiva cs7 penso che Adobe stia perdendo il treno. Sono sempre felice di sbagliarmi ma ho paura di non sbagliarmi. Sbaglio? :-)

    Ciao e buona settimana,
    MAX

  7. Ciao Luca,
    non si rimane mai delusi dai i tuoi post, ma certe volte vanno oltre ogni immaginazione; la capacita con cui sai comporre tasselli diversi in un’immagine del futuro cosi’ chiara, e’ sconcertante.
    Condivido totalmente la tua analisi e mi chiedo perche’ non goda della meritata attenzione,
    poi
    a proposito di visioni del futuro,
    mi si e’ acceso il ricordo di una battuta che un noto film sul futuro in merito all’attivita’ di estrazione dell’ unoptanium,

    “…ma c’e’ una cosa che gli azionisti detestano piu’ della pessima pubblicita’ e’ un pessimo estratto conto trimestrale”

    poi sappiamo come e’ andata a finire.
    ;-)
    Ciao Luca.

  8. per sapere quanto costa una foto occorre fare calcoli complicati ma si può arrivare ad una cifra che corrisponde al vero, chi la vende a meno si e ci fa del male, chi la vende a di più guadagna e così, pagando le tasse , contribuisce al funzionamento del paese. chi ti obbliga a vendere al di sotto del costo di produzione nuoce a te, alla categoria, al suo paese e ,alla fine, a se stesso.
    è più facile calcolare il prezzo di un lavoro commissionato, meno per le foto di stock, ma il mio mondo è quello della foto commissionata…..e la qualità professionale mi ha sempre permesso di mantenere i clienti e trovarne dei nuovi, il livello della produzione fotografica professionale in italia deve crescere.

  9. Buona serata a tutti.

    Il saggio insegna che: “Le trappole più pericolose hanno le porte più spaziose e promettono degli interni…”.
    L’innovazione tecnologica, cominciata fine anni ’80 (per i fotografi) non ha fatto altro che fare strani scherzi. Solo i commerciali li capivano.
    Le aziende sono arrivate a proporre l’innovazione tecnologica come gli stilisti propongono la moda. Questo gioco mi ricorda quello chef che ti portava un piatto e prima che tu l’avessi cominciato te ne portava un altro convincendoti che era meglio del precedente. E così per tutta la serata. Alla fine pagavi un bel conto senza aver mangiato.
    Non è umanamente ne tecnicamente possibile, a un operatore, assimilare l’innovazione di un software tra un upgrade e l’altro. Sarebbe come la Settimana Enigmistica. Non ci danno il tempo nemmeno di compilarne metà che arriva subito il numero successivo. Da un gioco rilassante diventa un Horror.
    Le aziende – precisamente le loro R&D (ricerca e sviluppo) non si sono mai preoccupate seriamente delle vere necessità dei loro potenziali clienti. A loro basta avere qualcosa di nuovo da vendere.
    Nel 1995 durante a una delle prime conferenze sull’ “Immagine Elettronica” (c’era anche Luca) chiesi al responsabile del professionale Adobe se si poteva presumere, come associazione nazionale fotografi professionisti, una vendita a costo promozionale di Photoshop come avevano fatto con i fotolitisti (allora versione 3.5). Mi rispose che la Casa non aveva ancora considerato il fotografo come potenziale utente; al ché io ribattei chiedendogli perché la “Casa” aveva chiamato il software proprio Photoshop (negozio di fotografia) visto che ai fotografi non poteva interessare. La sua faccia divenne color RGB.
    Forse per questo motivo, subito dopo, qualche fotografo italiano è diventato grande “crackisai” di Photoshop. Probabilmente alla faccia di qualcuno.
    Mi sono innamorato di un aforisma di cui non ricordo l’autore e dice: “La tradizione è la forma più sofisticata di innovazione”. Mica male, vero?

  10. …sono d’accordo con quanto esprime Marcialis, precisando che all’estero un indagine statistica ha confermato che i fotografi che scattano unicamente in digitale usano gli strumenti di photoshop per circa il 40% mentre conosce le applicazioni dello stesso per un max. del 60%, il resto dei fotografi collabora con studi di postproduzione, questo è stato riscontrato da un campione di più di 500 fotografi che svolgono attività in vari settori della fotografia;
    credo che invece di continuare ad innovare software occorrerebbe riuscire a comunicare maggiormente tutte le funzioni e applicazioni, anche se gli Adobe guru lo stanno facendo ma a volte non basta;
    abbiamo, negli ultimi anni, assistito ad un incremento di software che insieme a Photoshop hanno apportato novità ( apeture, ligthroom etc…), tutti i professionisti, però, sanno che alla fine bisogna “ridurre” e non incrementare, per creare occorrono strumenti semplici e contenuti;
    la tecnologia deve evolversi e questo è il suo momento ma solo quando comprenderà che la semplicità è il contenimento di funzioni è la chiave dell’ottenimento dei risultati forse saranno tempi migliori;
    il periodo storico che stiamo vivendo nel settore della fotografia è particolare e necessariamente transeunte, per questo è giusto seguire le evoluzioni se di questo mestiere si è deciso di fare professione perchè nella ricerca e nello star al passo coi tempi c’è la nuova forma del fare e del conoscere; un antico adagio diceva: “cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile” aggiugerei l’importante è restare “connessi”.

  11. Sono sicuramente daccordo sul discorso del tramonto dei computer “pesanti” e sul fatto che la professione si orienta sempre su una attività mobile. Purtroppo questo non viene minimamente considerato dai produttori di computer portatili che si ostinano a produrre laptop con schermi super brillanti non utili per una corretta valutazione di una foto. Probabimente i fotografi sono considerati non strategici per i loro profitti. Per quanto riguarda la continua innovazione tecnologica, sono decisamente daccordo con Riccardo Marcialis. Non se ne può più di software, hardware e macchine fotografiche che cambiano ogni minuto secondo. Non si fa nemmeno a tempo a digerire un cambiamento che subito è pronto uno nuovo. Per quanto riguarda le mirabolanti prospettive dei nuovi device, io francamente, al momento non ne vedo. E poi, consentitemi un piccolo sfogo. Non se ne può più di tutti questi guru che impazzano con tutorial, corsi, videocorsi, dispense, lezioni in multiconferenza, guardando tutto solo dal lato software e delle loro performance. Grazie a molti di questi “acclamati” esperti, la produzione fotografica si sta trasformando solo in un esercizio capace di generare mostri in carne e ossa simili a quelle bambole gonfiabili prodotte in estremo oriente per il sollazzo di alcuni maschietti.

    1. @Mimmo Torrese

      Ciao, sono Andrea Spinazzola e si… sono un “Guru” :-)

      Il tuo commento mi permette di chiarire alcune cose in merito al “mestiere” di guru.
      Per prima cosa gli AdobeGuru non esistono! Nel senso che non abbiamo nessuno status speciale rispetto a qualsiasi altro utente che utilizzi i softwares Adobe.
      Siamo un gruppo di consulenti, tutti professionisti e specializzati nelle varie aree di interesse dei prodotti Adobe.
      Nel 2004 Adobe ha pubblicato un bando aperto a tutti sul suo sito dove ricercava collaboratori. Io, come molti colleghi, ho risposto a quel bando e dopo due selezioni e tre colloqui, sono stato scelto come consulente.
      Dopo questo, ho dovuto obbligatoriamente certificarmi su almeno un programma sostenendo un esame ACE, esame che chiunque può conseguire recandosi in un training center autorizzato Adobe.
      Io ho conseguito nei primi due anni, tre certificazioni ACE una su Illustrator, InDesign e Photoshop.
      Ogni volte che viene rilasciata una nuova release devo ri-certificarmi… su tutti e tre i programmi.

      Essere un ACE mi ha permesso di insegnare nei training center autorizzati, diventando così un ACI (Adobe Certified Instructor).

      Quando parliamo ad un evento Adobe, parliamo ovviamente a nome dell’azienda ma non siamo collegati ad essa per nessuna ragione.

      Al di fuori degli eventi Adobe, sono libero di fare e dire quel che voglio… e ci mancherebbe :-)

      Questo dal 2004 ad oggi, salvo novità dell’ultima ora :-)

      Ma prima? Cosa facevo prima?
      Sono un grafico/illustratore, ho lavorato come Art-director per 4 anni in una agenzia di comunicazione e altri 4 nella mia Agenzia fondata nel 2004. Come web-designer per due anni in una web-agency. Mi occupo di fotoritocco, grafica vettoriale, web-design, infografiche, textyle design, brand-identity e mi fermo perché non voglio annoiare nessuno.

      Perché sto snocciolando tutte queste cose?
      Perché sono vanitoso? No, se mi conoscessi di persona sapresti che non rientra nei miei difetti essere vanitoso.

      Lo sto specificando perché come ho letto e sentito diverse volte, il Guru viene identificato come un super esperto dei softwares che però non capisce nulla di tutto quello che c’è dopo o prima.

      Se fa piacere dirlo, fate pure ma la realtà è un’altra. Siamo stati scelti non per le competenze sul software (quelle te le puoi fare in un paio di settimane di studio) ma sull’uso all’interno di realtà produttive.

      Io sono un art-director prima di essere un Guru. Io ho le competenze non solo su come post-produrre un’immagine ma anche su come voglio che quell’immagine venga scattata.

      Io non so chi hai incontrato nel tuo percorso, a quali “guru” tu stessi facendo riferimento, io sono solo certo delle mie competenze e se è più semplice chiamarci “guru” con quel ghigno a mezza bocca che a volte vedo, non è un mio problema. Io sono Andrea Spinazzola prima di essere qualsiasi altra cosa.

      Avere il logo Adobe alle nostre spalle mentre parliamo ad una platea certo aiuta, ma non è un regalo. Su quel palco Adobe ti ci mette a volte ma poi sta a te saperci restare.
      A nulla servirebbe la visibilità di Adobe, se poi fossi un bluff. La credibilità si conquista sul campo non con le chiacchiere. Ti può andare bene una volta ma non per 8 anni di seguito.

      Concludo, hai ragione quando dici che c’è troppo in giro, io aggiungerei che c’è troppa FUFFA in giro, che ci sono sedicenti trainer che lavorano nel settore da pochissimo tempo, e si studiano la lezione la sera prima, intrattenitori, nani, ballerine, questo è vero e anche io ne sono nauseato a volte ma guai a mettersi su di un piedistallo e decidere chi deve o non deve dire o fare. Noi facciamo un lavoro pubblico in un certo senso, sarà il pubblico a decidere.

      La riflessione che ti giro è: se l’offerta incontra sempre la domanda, tutto questo proliferare di Guru, sedicenti guru, fuffa e ariafritta non sarà mica una risposta a quello che molti utenti vogliono e si aspettano?
      Le aziende serie ed i professionisti fanno i corsi di formazione non guardano i video su youtube.

      A presto.

      1. Grazie per la tua Replica, Andrea. Trovo che il “razzismo” di ogni genere sia da evitare: nel mondo ci sono buoni, bravi e cattivi in ogni “realtà”. Conosco in ogni categoria (guru, fotografi, giornalisti, esperti…) persone in gamba e beoti, serve assolutamente valutare le persone e le loro competenze. Odio, ancor di più, le “caste”…
        Per questo è bene distinguere, sulla persona e sulla sua professionalità. La tua risposta è un modo serio e concreto di confrontarsi e di contribuire alla causa di un approccio serio, sempre più raro ;-)

      2. @Andrea Spinazzola Ti ringrazio della replica e dei “distinguo” su cui mi trovi sostanzialmente daccordo. Che ci siano degli “improvvisati” che tengano lezioni e che dettano “verità” ne convieni anche tu. Che bastano due o tre settimane di studio per avere delle competenze su un software lo riferisci proprio tu. Quindi potrebbe essere credibile che molte “lezioni” vengano costruite soprattutto per intrattenere il pubblico su mirabolanti performance, che secondo il mio modesto parere, stanno portando il gusto fotografico in una direzione quasi “trash”. E’ chiaro che l’appunto non è riferito alla tua persona su cui io non mi permetto di fare considerazioni, soprattutto perchè non ho avuto il piacere di conoscerti. :) Per quanto riguarda You Tube, ma non è uno dei mirabolanti nuovi mezzi di comunicazione che bisogna tenere d’occhio? Mi fa piacere che hai riassunto la tua storia professionale. La mia, ridotta ai minimi termini, è che nel 1982 ho incontrato la fotografia che mi ha cambiato la vita. Sono un fotografo e spero di continuarlo a fare in futuro.
        @Luca Pianigiani Spero che tu non pensi che io sia un razzista. Sono una persona, che spesso, si trova a parlare fuori dal coro. Odio anche io le “caste” , anche se ne faccio parte di un paio. Guardo spesso la realtà che mi circonda, e sincermente mi piace discuterne. Con il mio nome e cognome e senza “spinte” di nessun tipo. :)

        1. Beh, se rileggi quello che hai scritto, perlomeno dovresti accettare che hai generalizzato, mettendo un’etichetta negativa ad una “categoria”, da questi atteggiamenti partono le
          “separazioni”. Comunque, la vera curiosità è che chiunque in due settimane (a quanto viene detto) impara un software a grandi linee e inizia ad insegnarlo…. Allora
          Perché migliaia di professionisti non ci riescono in un anno? Curioso, no?

          Buona giornata e buon lavoro a tutti

  12. Ciao Luca e un saluto a tutti i colleghi, gli spunti sono molti nell’articolo, come d’altronde ogni settimana, questa riflessione su Adobe mi da l’opportunità di dire che le direzioni non condivise a volte portano risultati non previsti, e il voler vendere, quasi “piazzare” il prodotto a tutti i costi temo non funzioni più.
    Tra l’altro ho notato, pur condividendo le preoccupazioni di chi mi ha preceduto, di una certa tendenza a bastarsi e farsi bastare ciò che si ha, non credo che in questo momento si possa permetterci di appiattirci sul già conosciuto, bisogna essere diversi e personali, sperimentare e innovare
    Ieri leggendo un articolo nel quale si parlava di fine dell’era industriale e avvento di quella dell’informazione ho potuto notare una nuova direzione, quella del Trust & Share, del credere e condividere.
    Io penso che su questo si basi la nuova economia, nel credere, nell’essere credibili dimostrandolo ogni giorno e nel condividere le nostre esperienze in quanto uniche e irripetibili
    Noi siamo unici, la nostra professionalità è unica e anche noi siamo diversi da ieri e da domani
    La tecnica di aspettare l’onda per poi vederla andare via, trovando una scusa sul perchè ce la siamo persa dev’essere qualcosa che riguarda altri, qui da noi il mondo è troppo veloce per poterci permettere di guardarlo o di rincorrerlo
    Grazie per la pazienza e ala prossima

  13. il punto 4 del tuo post e’ probabilmente quello che mi sta piu’ a cuore.
    Sogno un mondo in cui il software sia davvero in cloud (ovvero: da qualsiasi terminale mi loggo nel mio account e trovo tutto, con le mie preferenze e i miei settaggi, senza bisogno di installare roba sul mio computer e aggiornarla), che e’ gia’ fattibile per programmi piu’ leggeri (vedi google docs, che il Signore protegga sempre l’anima buona che l’ha inventato).
    Ovvio, si pongono problemi di infrastruttura in un paese dove la connessione non e’ qualcosa che si possa dare per scontato e lo scambio di dati/sincronizzazione di file grossi non e’ un problema banale (motivo per cui finisco per spendere volentieri un sacco di soldi per avere una banda simmetrica).

    59 euro al mese non sono tanto per chi lavora gia’ (peraltro se non sbaglio chi aggiorna da una versione precedente ha uno sconto anche consistente), ma facendo due conti non sono nemmeno poco, soprattutto per chi comincia adesso.
    Quello che faccio sempre fatica a capire (perche’ non riesco davvero ad attribuire un valore paragonabile al costo) e’ il divario tra i costi per le licenze USA (49 dollari, ovvero 30 euro. Ovvero la meta’) e quelle italiane, soprattutto considerando che io il software lo compro in inglese… e aspetto ancora di capire quali saranno i costi per le licenze multiple.
    Certo e’ che sono curiosa di capire la strada che prendera’ il cloud e il licensing del software molto piu’ di quanto mi interessino le nuove features.

  14. beh se vogliamo ragionare così…potremmo anche chiederci se valga la pena aver avuto 4 Iphone o 3 Ipad….o cosa fate di diverso con Office 2010 che non facevate con Office 98….o cosa fate di diverso con una Panda di oggi rispetto a quello che facvate con la Panda degli anni 80….

Comments are closed.