Aggiungi uno “zoom” nella borsa da fotografo


Di: Luca Pianigiani
dicembre 13, 2009
Posted In: Audio, AudioJungle, BurnMagazine, Erica McDonald, Fotoreportage, Gallery, immagini, Matrimonio, SUNDAY JUMPER, Zoom 4Hn
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© Shutterstock / Adrian Reynolds

In questi giorni ho aggiunto uno “Zoom” alla mia borsa delle fotocamere. Non si tratta, però, di una nuova ottica, non è un nuovo obiettivo con un’escursione eccezionale, che mi permette dal salotto di inquadrare il naso di una persona a 2 Km e contemporaneamente di riprendere tutto quello che mi circonda in un angolo di 200 gradi (magari, e addirittura, con formato APS-C!).

No, non si tratta di uno “zoom” come quelli che conosciamo: si tratta di un piccolo, ma sofisticatissimo, registratore audio digitale chiamato Zoom 4Hn, in grado di gestire direttamente due canali audio stereo (da regolare facilmente a 120 gradi, per catturare con maggiore ampiezza il suono, oppure a 90 gradi per concentrare la sua sensibilità in particolare al centro), ma che può anche trasformarsi in un sistema a 4 canali, aggiungendo altri due microfoni che possono effettuare registrazioni audio (come in un concerto), posizionando lo zoom frontalmente e gli altri due microfoni attorno al musicista, oppure per registrare contemporaneamente canali audio differenti, su piste diverse, per poi mixare tutto con opportuni software. Volete una dimostrazione (per me è stata illuminante…): andate a questo link del prodotto e fate partire il brano registrato (riga rossa) di due chitarristi strepitosi, Kiko Loureiro and Paul Pesco, registrati live. Ovviamente… alzate l’audio, e se potete collegate il computer a delle casse decenti. Gulp, no?

(spazio per i commenti… lo dico al posto vostro: ma questo non era uno spazio dedicato alla fotografia?)

Bene, se siete rimasti, allora vi dico che penso che questo “zoom” è uno degli acquisti più intelligenti che potrebbe fare un fotografo, che sia un fotografo di fotogiornalismo, di moda o di matrimonio. Abbiamo la possibilità oggi, con un oggetto semplice, che si configura in pochi istanti, che registra direttamente su SD Card (ma se volete potete usarlo come input audio direttemente collegato al computer, usando la presa USB), di catturare un elemento che secondo noi è così forte da non poter essere tralasciato. Dal momento in cui la fruizione delle immagini si sta spostando sempre più verso il computer (o quantomeno, verso un monitor) è importante comprendere che il senso della “vista” non è più sufficiente: dobbiamo accettare che ci posizioniamo davanti ad un monitor, e non ci aspettiamo di “sfogliare” solo delle immagini; per quanto possono essere eccezionali, ci sembra che stia mancando qualcosa. Vi facciamo un esempio: date un’occhiata a questa galleria di immagini “top” dal sito di LIFE: ci raccontano fatti del 2009, con la forza coinvolgente della fotografia e  - siamo tutti d’accordo – non serve altro, è già tantissimo. Diamo un’occhiata, qui sotto, e poi continuiamo (la gallery funziona, piccolina, anche da questo post, se cliccate in mezzo, però, si apre la finestra del sito di Life e si vedono più grandi):

Belle, vero? Ovviamente si, e viene da pensare e ripensare al valore (in gran parte perso, sui media) della fotografia di qualità. Evviva però il web e la multimedialità che ci hanno consentito di vivere questa esperienza. C’è un però… le stesse immagini, stampate grandi, su carta, magari su patinata ricca e con grande cura in fase di stampa, ci regalerebbero un convolgimento fantastico, probabilmente sufficiente, perché alla vista avremmo il supporto del tatto, per esempio, e del possesso (ce le abbiamo tra le mani… siamo animali, alla fine, e percepiamo il valore del possesso, quando è tra le nostre mani…). Così, sul monitor, questa meraviglia di professionalità di sensibilità, di narrazione, ci sembra un po’ vuota… ci manca qualcosa. E allora, lo stesso problema non viene percepito anche dai nostri clienti, che guardano e “sfogliano” le nostre fotografie che forse sono anche meno “forti” di quelle di Life (insomma, a volte dobbiamo essere anche un po’ autocritici, essere più bravi dei fotografi di Life non è cosa a tutti i giorni).

Guardiamo ora un’altra gallery. E’ presa da Burnmagazine, uno degli spazi online più interessanti per scoprire fotografi emergenti. Tra le varie gallerie di fotografi, tutte belle ed interessanti da seguire, questa, con fotografie di Erica McDonald, fa capire di cosa stiamo parlando:
(Questo è il link: guardate, e poi tornate qui!)

Le immagini sono belle, sono un bell’esempio di fotogiornalismo, come, meglio o peggio non interessa, le immagini di Life. Si tratta di un linguaggio tipicamente e storicamente fotografico, ma c’è qualcosa in più: commenti e voci e suoni di fondo. Non stiamo dicendo che dovete mettervi a commentare i servizi fotografici (a volte potrebbe anche essere un’idea), ma pensiamo proprio a quei suoni di fondo, che se registrati in modo amatoriale sono dei pasticci, ma se registrati con lo “Zoom” diventano dei contributi di altissimo livello. E aggiungono preziosità alle emozioni che si possono vivere guardando le immagini. Come fare ad unire il tutto? E’ semplicissimo, prepareremo a breve un tutorial per potervi aiutare a costruire gallerie in modo semplici, unendo video e audio.

In molti direte (ormai vi conosco…): arrivi tu, ora, a dirci cose che sappiamo da tempo: unire audio e immagini è cosa vecchia… non potevi avere qualche idea più originale? Non sto dicendo che questa sia una soluzione originale, dico che, finora, per registrare con qualità l’audio, servivano professionisti esperti, con sistemi molto costosi, e apparecchiature difficili da gestire in un ambito “fotoreporage” (ripetiamo che anche un servizio di matrimonio è considerabile un servizio di fotoreportage). Da “profani” forse pensiamo che l’audio può essere catturato direttamente dalla nostra reflex o compatta, con la videocamera, ma così come siamo maniaci nel valutare l’aberrazione cromatica di un obiettivo, la resa dei pixel a bassa e ad alta sensibilità, e questo ci fa percepire immediatamente la differenza tra “prodotto di qualità e professionale” da uno “scattino amatoriale”, nell’audio è la stessa cosa.

E poi vi stiamo dicendo qualcosa di più profondo. Quanti sono i fotografi che propongono ad editori e clienti servizi fotografici completi di “traccia audio”? Pochi, no? E se qualcuno lo fa, in quanti lo fanno con un registratore audio digitale della qualità di uno Zoom 4Hn? Quasi nessuno, ve lo assicuriamo. E aggiungiamo: dopo tutto quello che ci siamo detti sull’uso del video, con le reflex DSLR, e abbiamo detto che questo è un mercato da affrontare in modo costruttivo, rimane il problema: l’audio, per il video con questi apparecchi, lo catturo con la Canon o con la Nikon? Guardate il microfono incorporato in queste macchine, e basta guardarlo per capire che no, non si può usare per registrare un audio di qualità (e già diciamo grazie che lo faccia, ci aiuta quantomeno a sincronizzare la traccia audio registrata esternamente al filmato!). Sul mercato ci sono anche microfoni che costano poco, che possono essere fissati sulla slitta del flash, e collegati al jack “AUDIO IN” di cui le reflex sono (ormai) dotate, ma spesso sono solo mono, spesso (grazie a Giovanni Antico che ce lo ha spiegato) usano un sistema di “AutoGain” che, in assenza di suono percepito aumentano la sensibilità “a caccia di suono”, e creano disturbo. E, comunque, pur essendo meglio, non sono come lo Zoom di cui parliamo, è proprio un altro pianeta.

Aggiungiamo un’altra cosa: oggi gli editori soffrono di un atteggiamento (non so dirvi se lecito o sbagliato, ho delle opinioni, ma me le tengo) dei giornalisti, che – inviati in giro per il mondo – reputano che non sia un loro mestiere quello di raccogliere contributi “multimediali”, come foto, video, figurarsi l’audio. Proporsi come figura professionale, in grado di produrre “servizi” che uniscono varie forme di comunicazione, pur lasciando alla fotografia lo spazio primario, può avere una forza dirompente nella proposta a questi editori che vogliono (devono) entrare in un mondo di informazione dove la multimedialità guadagna sempre più spazi, e non ci sono ancora risorse per costruire servizi “di nuova generazione” perché mancano i ruoli professionali… perché non ve li inventate voi? Senza considerare che questi contributi possono farvi venire in mente nuove idee, nuovi progetti, e un nuovo futuro.

Iniziate anche in piccolo, cercando di scoprire quello che ha senso registrare, in audio (e state attenti a non cadere in forme di violazione della privacy!!), magari aggiungete un sottofondo musicale (spesso ci chiedono dove trovare brani licenziati con i diritti di utilizzo adeguati, potete dare un’occhiata su AudioJungle, lo abbiamo scoperto da poco!), e poi via via crescerete come conoscenza e “saggezza” nell’uso dell’audio. Buon lavoro, speriamo possa essere una segnalazione utile… (noi vi lasciamo e andiamo a registrare tutto quello che ci capita!).