Dobbiamo accettare una chiara realtà: se da una parte si vendono meno fotografie, all’altra se ne producono sempre di più, e – addirittura – si vendono fotocamere come non mai. Secondo l’associazione Cipa (Camera & Imaging Product Association), l’associazione che riunisce i produttori di apparecchi fotografici giapponesi (qui il link al loro sito, versione inglese… e non lamentatevi, se no la prossima volta vi segnaliamo quello in giapponese!), il 2010 è stato un anno d’oro, che ha raggiunto nuovi record positivi di vendita, visto che è stato raggiunto il valore di 121,5 milioni di unità vendute (fotocamere digitali) tra gennaio e dicembre 2010. E, se questo è un segnale, ancor più importante per “noi fotografi” è sapere che se le fotocamere compatte, con ottica “non intercambiabile” sono cresciute come comparto del 13,2% rispetto all’anno precedente, la parte del leone in termini di aumento percentuale è dato delle fotocamere “con ottica intercambiabile”, che sono cresciute del 30% e specialmente delle ottiche, con una crescita del 34,8% rispetto all’anno precedente. Ovvio che le compatte sono la maggior parte degli apparecchi venduti (108,6 milioni di pezzi), ma gli apparecchi più evoluti sono il settore più vivace (e, ovviamente, si tratta anche del settore che “rende” di più visto che gli apparecchi sono più costosi: per l’industria fotografica si tratta quindi di una fetta molto importante di fatturato, e conferma lo stato di salute particolarmente positivo di Nikon e Canon, che in questo settore sono senza alcun dubbio i leader di mercato).

Le previsioni per il 2011 sono analoghe: si dovrebbero raggiungere in totale i 131 milioni di pezzi venduti e – ancora una volta – reflex e obiettivi saranno molto richiesti. Ci saranno, in pratica, sempre più utenti che usano apparecchi come (o simili) aquelli che abbiamo tra le mani noi professionisti.

Non sappiamo se questa sensazione di entusiasmo si potrà respirare nel prossimo Photoshow, che si terrà a fine marzo a Milano, abbiamo la sensazione che non sarà così: il mercato della fotografia, intesa come realtà produttive e distributive, non è stato capace di seguire del tutto questo trend positivo, i brand davvero di successo sono sempre meno, la concentrazione delle vendite si riduce ad un numero molto esiguo di aziende, e quindi o si sta molto bene o si sta molto male… nel complesso si sta più male che bene, anche perché chi sta male tende a lamentarsi a voce più alta rispetto a chi gongola per la gioia. Il mercato ha quindi solo bisogno di 5 o sei marche? Qualche anno fa avevo partecipato ad un convegno con dei responsabili di un importante brand, che segnalava che negli anni successivi si sarebbe verificata un’uscita dal mercato di molte aziende, specialmente nell’area delle compatte, settore che richiedeva una capacità di progettazione e di sviluppo troppo onerosa per il ritorno economico possibile. Crediamo che lo stesso sia/stia succedendo anche a livello professionale. Oggi – non abbiamo fatto un sondaggio ufficiale, ma non abbiamo molti dubbi in merito – il 99% dei fotografi professionisti fotocamere di soli 3-4 brand (per educazione e rispetto non citiamo i nomi, ma è chiaro identificarli). E, in questo, c’è un ovvio livellamento qualitativo (per fortuna, verso l’alto) che aggiunge un’ulteriore analisi (strategica, marketing, qualitativa) per competere sul mercato e differenziarsi.

Una volta, era più “facile” crearsi un’immagine: si comprava una macchina fotografica prestigiosa (inavvicinabile per un dilettante), si metteva un gilet marrone… ed era fatta. Ora, i dati dimostrano – come detto – che sempre più persone hanno tra le mani una reflex di altissima qualità (ok, la nostra magari ha 20 milioni di pixel e quella del cugino del cliente solo 18 milioni… mmmm, difficile motivare la nostra superiorità in questo modo). La differenza sta nell’uso, e purtroppo va constatato che – a parte le parole – troppi “professionisti” fanno foto simili o addirittura inferiori a quelle di molti “semplici amatori“. In più, sono pochi i professionisti che hanno davvero “digerito” le metodologie di promozione che la rete offre meglio di molti appassionati, e quindi finiscono con l’essere meno visibili e meno capaci di proporsi. Infine, la rabbia di vedere che il mercato è sempre meno in grado di riconoscere professionalità e valore economico, porta ad un approccio negativo, privo di entusiasmo, iper critico, iper deluso. Che non è un bel biglietto da visita per farsi nuovi clienti.

Questa situazione sembrerebbe non dare speranze, invece pensiamo che sia un buon inizio per cambiare ed evolvere la professione. Chi vincerà? Chi sarà creativo, intelligente, innovativo: facile sembrare “migliore” con il mezzo, difficile è mostrare come con gli stessi mezzi i risultati possono essere davvero così più evoluti ed affascinanti che porta ad un rispetto assoluto da parte dei clienti. Troppo spesso ci siamo fatti forti delle prestazioni dei mezzi che avevamo tra le mani, evidenziando dettagli che il nostro cliente non era nemmeno capace di percepire. La diferenza oggi è quello che possiamo costruire all’interno di un panorama limitato: nessuna (poca) differenza qualitativa del mezzo, pochi soldi, poche risorse, poco tempo, questo il quadro. Dobbiamo essere preparati, per sapere come e cosa tirare fuori di meglio dal mezzo (quante carenze ci sono ancora, nella formazione tecnica…), sapere quelle che sono le tendenze della creatività (le sappiamo? le conosciamo? Le abbiamo in mente?), conoscere le metodologie di marketing per presentarci, proporci e farci trovare dal mercato, crescere nelle competenze multimediali che sono sempre più richieste.

In questo periodo siamo in contatto con molti professionisti che “vogliono” fare, andare avanti, superare la crisi con idee nuove e con stimoli ed apertura mentale. Serve però il tessuto culturale e creativo, alla base: per fare un film con una V-SLR serve imparare ad usarla per produrre video ineccepibili (e in questo vi stiamo aiutando, con workshop e con JumperPremium), ma serve passare le giornate ad usare il tasto avanti e indietro mille volte in un film, o anche in una soap opera per capire il lessico (non c’è programma “schifoso” che non sia utile, anche per sapere quello che è sbagliato fare… ce lo ha detto il più grande esperto del settore al mondo che abbiamo intervistato per il prossimo numero di JPM Magazine: un’esclusiva davvero incredibile, la scoprirete presto!), non si può pensare di fare self publishing o progetti per iPad (anche in questo, vi stiamo aiutando: domani inizia il corso, sempre su JumperPremium) se non sappiamo come preparare una pagina con InDesign, se non studiamo tipografia, leggibilità, grafica…

Siamo in un’era in cui la tecnologia è fondamentale, ma è alla portata di tutti. Quello che non è a portata di tutti (anzi, di pochi) è la capacità di vedere, di raccontare storie che catturano l’attenzione, di creare sogni e farli vivere come se fossero veri, di avvolgere con mille emozioni un pubblico che sembra distratto, ma che è solo stufo di una comunicazione priva di emozioni.

11 responses

  1. Intanto grazie per questo aritcolo davvero interessante.
    Per rispondere alle vostre domande e provare ad approfondire l’argomento vi invito a vedere un progetto a cui sto lavorando da circa un anno dal titolo Africa Through iPhone, interamente realizzato con iPhone da 2Megapixel.
    Sono dell’idea, come giustamente scrivete, che nella fotografia contemporanea, per molti versi si è persa la strada e in molti si cerca solo l’ultima fotocamera sul mercato, mentre rimango dell’idea che un buon progetto, una buona fotografia possa ancora essere realizzata con qualsiasi mezzo.
    Un caro saluto
    Stefano Pesarelli
    http://www.stefanopesarelli.com/images/Africa_through_iPhone.html

  2. Ciao Luca,
    Davvero una constatazione intelligente la tua, purtroppo i clienti riescono a percepire con difficoltà le proposte di qualità. Spesso un approccio serio e professionale, dedicato in prima istanza ad “Ascoltare” le esigenze del cliente a cui segue un dettagliato prospetto sul lavoro da realizzare è poi mortificato dalla scelta di quest’ultimo di propendere per persone poco qualificate, che propongono lavori “OSCENI” a metà prezzo. Ad ogni modo la professionalità non dev’essere più svenduta, seppur di questi tempi spesso si deve scendere a patti, pur di catturare nuovi clienti e/o mantenere quelli storici.

    Un ottimo articolo, lo condivido in pieno.

    1. Questo però è sempre successo, il lavoro te lo soffia uno che lo fa va meno cella metà, il cliente, specie se piccolo guarda più al portafoglio che al “chi piu spende meno spende”

  3. Condivido in tutto,
    anche la conoscenza di web designer mi sarebbe comoda, per costruirmi e gestirmi da solo le pagine del mio sito.
    Dalle mie parti ci sono un paio di insegnanti , che , con la tranquillità dello stipendio statale, sperimentano, approfondiscono, scattano , elaborano, e con tre mesi in estate liberi per andare in giro a scattare foto, mi danno filo da torcere.
    Inoltre penso che finita la generazione di fotografi che vengono dall’analogico, piano piano, tra 20-30 la professione del fotografo sarà un ricordo, chiunque, con un pò di conoscenza informatica e un minimo di fotografia, sarà in grado di realizzare foto da professionista, basta guardare i software e le app che vengono create e migliorate ogni giorno…
    Comunque non ci piagiamo addosso e cerchiamo di essere protagonisti finchè si può !
    ciao a tutti
    Giuliano

    1. Il “certain regard” non può essere sostituito da un software, anche se i balocchetti son sempre più belli.
      Se fosse il contrario vorrei che qualcuno inventasse le rotelline per le macchine fotografiche e le manderei in giro sole a scattare le fotografie

  4. Ciao.

    “…la professione del fotografo sarà un ricordo, chiunque, con un pò di conoscenza informatica e un minimo di fotografia, sarà in grado di realizzare foto da professionista, basta guardare i software e le app che vengono create e migliorate ogni giorno…”
    Giuliano, se tu la pensi così, credo che oggi sia già un ricordo.

    Fortunatamente penso che i Professionisti non si distinguano solo per i mezzi, che come giustamente riporta Luca, sono oggi alla portata di tutti.

    ciao

  5. Son sempre piu’ d’accordo con te Luca … io sto cercando infatti di evolvermi con il video appunto vslr ma credo che un ineterssante cosa siano le app con svariati campi di applicazione …che leggo anche nel post sopra ..tu cosa consigli ho visto che ci sono alcuni software al proposito (.tu cosa ne pensi?? o perlomeno roba facile esiste?? da poter imparare in breve e non con anni di impegno=?

  6. Luca, sei sempre lì a sbatterci in faccia la realtà, grazie, fai bene!
    Rimanere informati, seguire e/o cercare di anticipare, studiare e/o collaborare… non sono segreti militari ma possibili ancore di salvezza in questo mare sempre più affollato (e non da poco tempo).
    Il periodo non è facile ma le buone intenzioni ci sono e le buone idee non mancano, sono le “forze maggiori” che bloccano… ma non è questa il luogo ideale per parlarne.
    Siamo qui per parlare di idee, stimoli creativi e cultura, siamo presenti per andare oltre!
    Grazie Luca e buona settimana

  7. Alfabeto e biro sono alla portata di tutti, eppure i grandi scrittori sanno distinguersi…così è per ogni arte, ciao.

  8. “There is only you and your camera. The limitations in your photography are in yourself, for what we see is what we are.” (Ernst Haas)
    E aggiungo: non è questione di essere professionisti o no. E’ questione di fare buona fotografia; poi essere fotografi professionisti o no è un’altra faccenda..

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