Nella giornata del lancio americano dell’iPad le notizie che si propagano sul web sono tante, ma si tratta essenzialmente di “rumore di fondo”: i fatti sono altri, e vanno oltre alle dichiarazioni di entusiasmo e anche a quelle di critica. Quello che è sicuro è che la “magia” ha dato i suoi effetti: tutti parlano di iPad, tutti vogliono toccarlo, averlo tra le mani. Nel frattempo, il mondo dei netbook (quei computerini piccoli e grassottelli che costano poco e valgono ancor meno – eccezioni escluse – che sono stati considerati la vera rivoluzione dell’ultimo anno) sembra perdere terreno ancor prima che venga immesso sul mercato il primo iPad, che si propone come idea alternativa e più moderna: così viene riportato dal prestigioso Businessweek, in questo articolo.

Non siamo però qui a parlare di iPad, o almeno non direttamente: il fatto è che è stato lui a portarmi a leggere un articolo del mio “adorato” Cory Doctorow, di cui abbiamo parlato recentemente su un SundayJumper. Cory, che è un po’ smanettone (più di me, non c’è dubbio, ma al tempo stesso che mi ha aperto la mente sulla tematica degli hacker), ha dichiarato di non voler acquistare un iPad, e consiglia la medesima cosa per coloro che la pensano come lui. E il senso è che non gli piacciono gli strumenti che non si “possono aprire”, per guardarci dentro, che non si possono modificare, che non possono essere “farciti” con software diversi da quelli pre configurati. E poi parla di un argomento che spesso abbiamo condiviso con voi che ci leggete, e che riguarda il concetto stesso del diritto d’autore: escludendo i terminali “craccati” (jailbracked), non è possibile caricare applicazioni che non siano state regolarmente acquistate dall’AppStore. Gli autori possono dire: evviva, questa finalmente è una buona notizia, ma Cory cita ad esempio l’app della Marvel che ci consente (a pagamento) di leggere i fumetti in formato digitale, ma ci impedisce quell’attività che è nei ricordi bellissimi di tutti noi ragazzini: quello di prestare, di regalare e addirittura rivendere i giornaletti nel cortile della scuola: il digitale, ed in particolare tutto ciò che è protetto da sistemi DRM, non si cede, non si rivende, al limite l’unico diritto che abbiamo è quello di gettarlo in un cestino (virtuale).

Insomma, quello che infastisce Cory è il fatto che veniamo (e probabilmente, visto come sta andando, sempre più sarà così) trattati come utenti, come consumatori. Possiamo “usare” quello che ci viene proposto, ma non possederlo davvero, non usarlo per fletterlo alle nostre volontà. La domanda da porci è: la creatività si sviluppa anche nella manipolazione della realtà che ci viene proposta? Probabilmente si, e forse – finalmente – arriviamo al tema di quello che vuole essere questa riflessione, avvicinandola al nostro mondo di fotografi e di utenti che la tecnologia la usano essenzialmente sotto forma di fotocamera. Molti di noi si sono cimentati in “modifiche” delle costruzioni meccaniche ed ottiche: abbiamo usato obiettivi che non si potevano usare, abbiamo manipolato l’avanzamento della pellicola per ottenere degli effetti, recentemente abbiamo visto un corto – dell’amico Davide Pepe – dove la ripresa con una cinepresa, di fronte ad uno specchio veniva “trasformata” da una martellata sull’obiettivo, che ne distruggeva l’immagine, ma la pellicola continuava a riprendere. Per non parlare dei trattamenti in fase di sviluppo, dove l’uso di sviluppi diversi (cross processing), o della variazione dei tempi, o ancora l’uso di materiale scaduto ha creato risultati che hanno scritto capitoli importanti della storia della fotografia.

Oggi, con il digitale, ma specialmente con l’elettronica, ci siamo adattati ad un ruolo di “consumatori”: prendiamo la macchina, e la usiamo, seguendo le direttive (e anche i limiti) imposti dal produttore. Certo che c’è il computer e Photoshop che (sempre di più…) ci permette di manipolare la realtà scattata ed il limite è solo la fantasia (e a volte il buon gusto) che risiede in tutti noi. Mi domando se questo approccio, di consumatori, ha tolto o potrebbe togliere qualcosa . Per conoscere davvero un oggetto, è necessario metterci le mani sopra, smontarlo, e poi magari rimontarlo seguendo delle soluzioni diverse? Sul web ci sono attive comunità che discutono di soluzioni “non ufficiali” per modificare i settaggi di fabbrica dei prodotti tecnologici, in ambito fotografico è abbastanza famosa la denominata CHDK. Cory dice che non ci devono essere “colle”, ma “viti”: il senso è chiaro, voglio aprire e dominare il mezzo. Avendo grande rispetto per lui, capisco che la tematica è molto più profonda di quello che sembra, che non è come quella di un bambino che vuole smontare le macchinine. Al tempo stesso, qualcosa, di quella voglia di scoperta fanciullesca non può non essere non notata, e ci deve fare riflettere… proprio su questo voglio riflettere.

Sono un utente Mac da sempre, e questo mi ha creato un approccio che ho sempre apprezzato e desiderato: quello di avere uno strumento per fare “quello che volevo”; che non mi imponeva un approfondimento del mezzo stesso, che è solo un tramite. Una macchina Windows, per dominarla davvero, bisogna conoscerla a fondo; per fare le stesse cose su un Mac, bisogna solo pensare a quello “che si vuole fare”: scrivere, usare le immagini, eccetera. La settimana scorsa avevo tra le mani una macchina fotografica che conosco poco, e mi sono accorto che per raggiungere quello che volevo dovevo approfondirne alcune caratteristiche interpretative (non cito in questo caso marchi, perché se no, lo so, si cade in una discussione sterile). Una volta che ho compreso l’approccio, mi sono trovato a ottenere i risultati che desideravo. Insomma, non l’ho smontata, ma quantomeno ne ho dovuto scorrere varie volte i menù.

Forse, davvero, rischiamo di perdere qualcosa, se non mettiamo mano – e in modo approfondito – agli strumenti che usiamo. Sicuramente dominarli completamente apre nuovi orizzonti di creatività e di potenzialità. Mi è difficile pensare che questo debba o possa passare da viti da svitare. Pochi mesi fa ho cambiato per la prima volta nella mia vita la Ram al mio portatile, ed è stato traumatico: era una cosa semplice, eppure ero stressatissimo, perché entravo in un ambito che ho lasciato sempre al di fuori delle mie competenze. Non mi è naturale pensare che potrei hackerare la mia reflex per aumentarne le funzionalità… e nemmeno mi azzarderei a smontarne qualche pezzo, per ottenere dei risultati interessanti, però oggi – leggendo questo articolo di Doctorow – mi sono messo a pensare che forse non avevo considerato un mondo che non passa dal “fare”, ma dal “conoscere da dentro” gli strumenti che uso.

Non cambierò il mio modo di operare: sono troppo vecchio, cocciuto e specialemente non ho tempo di apprendere dalle fondamenta quello che non ho assorbito in tanti anni: per riuscire a capire come funziona, da dentro, un computer o una fotocamera (parlo proprio di componenti elettroniche, di costruzione… non certo della loro operatività pratica, alla quale per fortuna invece ho dedicato parecchio tempo e sforzo), servirebbero anni, e toglierebbe risorse all’approfondimento e allo studio di quello che davvero mi importa: il risultato, la creatività, eccetera. Per questo comprerò (spero…) l’iPad, e sono sicuro che mi aiuterà ad approfondire e addirittura ad “inventare” nuove forme di riviste, di comunicazione, di interazione con il “mondo digitale”. Ma forse da oggi, un piccolo tarlo in più mi porterà a non guardare tutto a scatola chiusa, o addirittura a voler guardare anche le “scatole aperte” (o i sistemi per aprire delle fessure). Alla fine, ovunque ci siano forme di esplorazione creative, avrebbe senso farci un viaggio.

46 responses

  1. Il punto del discorso secondo me lo metti in evidenza tu con questa frase: “non ho tempo di apprendere dalle fondamenta quello che non ho assorbito in tanti anni”.

    Usiamo la tecnologia in scatola chiusa perchè dedichiamo le nostre energie nella creatività e nello studio di come si utilizzano le nuove tecnologie. Se ci mettiamo anche a studiare come sono fatte dentro, come si aprono (e come si richiudono :-) ) e come si migliorano le prestazioni non ci resta il tempo per fare altro… E’ un pò il motivo per cui tutti passiamo a Mac: “funziona e non ci devo mettere le mani e finalmente passo il tempo a fare quello che mi piace piuttosto che a diventare pazzo.”

    Una volta bastava un pò di scotch, un pò di inventiva, manualità, praticità o al massimo sensibilità mei movimenti… ora se apri una relfex le mani meglio che le tieni in tasca! :-)

    comunque sia il discorso sui fumetti e sulla mancanza cartacea realmente trasferibile, rivendibile o collezionabile è davvero terribile e mette un pò di tristezza..

  2. Il punto del discorso secondo me lo metti in evidenza tu con questa frase: “non ho tempo di apprendere dalle fondamenta quello che non ho assorbito in tanti anni”.

    Usiamo la tecnologia in scatola chiusa perchè dedichiamo le nostre energie nella creatività e nello studio di come si utilizzano le nuove tecnologie. Se ci mettiamo anche a studiare come sono fatte dentro, come si aprono (e come si richiudono :-) ) e come si migliorano le prestazioni non ci resta il tempo per fare altro… E’ un pò il motivo per cui tutti passiamo a Mac: “funziona e non ci devo mettere le mani e finalmente passo il tempo a fare quello che mi piace piuttosto che a diventare pazzo.”

    Una volta bastava un pò di scotch, un pò di inventiva, manualità, praticità o al massimo sensibilità mei movimenti… ora se apri una relfex le mani meglio che le tieni in tasca! :-)

    comunque sia il discorso sui fumetti e sulla mancanza cartacea realmente trasferibile, rivendibile o collezionabile è davvero terribile e mette un pò di tristezza..

  3. Cari amici, sapete come io sono quasi sempre daccordo con le cose enunciate da Luca o da Jumper, e come io sia a dispetto dell’età anagrafica un entusiata sostenitore della tecnologia binaria fin dalla prima ora. Consentitemi, però, di dissentire da due frasi che ho letto sia nel pezzo che che nel post di Giorgio Fochesato.
    La prima : “quello di avere uno strumento per fare “quello che volevo”; che non mi imponeva un approfondimento del mezzo stesso, che è solo un tramite. Una macchina Windows, per dominarla davvero, bisogna conoscerla a fondo; per fare le stesse cose su un Mac, bisogna solo pensare a quello “che si vuole fare”: scrivere, usare le immagini, eccetera.” La seconda: “’ un pò il motivo per cui tutti passiamo a Mac: “funziona e non ci devo mettere le mani e finalmente passo il tempo a fare quello che mi piace piuttosto che a diventare pazzo.” Uso da sempre quelli che una volta si chiamavano “ibm compatibili”, Acer, Toshiba e Asus e a volte anche prodotti della mela. Sinceramente io tutta questa grossa differenza non la vedo e comunque anche i prodotti della casa di Cupertino visogna conoscere a fondo “per dominarla”. Per quanto riguarda il fatto che tutti passerebbero al Mac, le classifiche di vendite, parlano in maniera diversa, senza contare che solo pochi anni or sono la casa stava scomparendo. Ora io capisco l’affezione verso un prodotto, ma frasi del genere sembrano sconfinare nella pubblicità.

    1. Prima di tutto, buona Pasqua a tutti. L’argomento in parte è stato male interpretato, ma provo a mettere le cose nella giusta carreggiata.

      Per Mimmo: Non voleva essere un post contro o a favore del Mac. Al tempo stesso, visto che ne parli, volevo segnalare che ci sono alcune cose che a mia volta non condivido nella tua replica. Il primo “fatto”, è che è stato provato, da studi specifici ed indipendenti, che la curva di apprendimento su Mac è più breve rispetto a quella su altri sistemi operativi; questo gli esperti di ROI (Ritorno sull’investimento) lo segnalano, riconoscendo alla piattaforma Mac un vantaggio competitivo. La seconda cosa riguarda le quote di mercato: Apple è in crescita, certo che non raggiungerà probabilmente quote elevatissime, ma gli utenti sono in crescita molto consistente (mi pare siamo passati dal 3-4% al 7-9%. Ma non siamo qui a fare le gare. Quello che ho evidenziato in questo post (ed è una novità, per me) è una percezione di un mondo che va oltre il prodotto confezionato ad hoc, che ho sempre apprezzato ed amato nella soluzione Mac. L’articolo di Cory Doctorow ha colpito una sensazione che ho da qualche tempo, che è un po’ “trasgressivo”, forse la vecchiaia, forse una rabbia per alcuni “vincoli” mi fa reagire così: mi sento un po’ Hacker, vorrei poter superare una serie di barriere, perché a volte sono stupide e odiose. Al tempo stesso, amo il fatto che l’iPhone (e di conseguenza l’iPad) sono studiati per funzionare bene, per non avere elementi che ne possano influenzare l’efficienza: se questo è il “conto da pagare” lo pago molto volentieri, perché tutto funziona alla perfezione. L’iPad è un passo in avanti nella logica dell’interazione tra uomo e computer, pur imponendo regole molto rigide. Faccio un esempio: sembra davvero che la batteria dura 10 ore, e questa è una rivoluzione. E’ possibile grazie ad una scelta fastidiosa (tutto lo spazio è dedicato alla batteria e non al sistema di “sostituzione”, tanto richiesto..) e anche al sistema operativo, che consuma poco, alle applicazioni che non sono esose, eccetera. Forse la differenza tra Mac Osx e Windows la vedi poco (però… diamine, c’è eccome: forse hai usato poco la mela, ma più probabilmente hai lavorato tanto su Windows che hai superato e consideri normale alcune complessità: quando si conoscono, non sono più complesse, in effetti… e anche le stranezze come pigiare “start” per spegnere il computer… appare normale). Ma, davvero, credo che siamo abbastanza maturi tutti per non cadere in questo dialogo da “tifo da stadio”. Devi ammettere però che la differenza tra il sistema operativo iPad/iPhone è enorme rispetto a qualsiasi altro sistema operativo (fisso o mobile). Ha dei limiti, ma apre un orizzonte nuovo. Non è tifo, non è tantomeno pubblicità (pago tutti i mac, tutti gli iPhone, tutti gli iPod, tutti gli iPad che uso…).
      Mi domandavo solo se sono disposto a seguire una strada che mi porta più “dentro” il computer, per farlo più mio, come dice Cory. E ho tentato un confronto con la fotografia, proprio perché, come detto, recentemente mi sono trovato ad usare una fotocamera meravigliosa, ma “pensava” diversamente da me, e ho cercato di fletterla al mio “volere”. Il nostro mestiere di fotografi ci impone di usare delle tecnologie, di accettare delle “regole scritte”, e a volte pensiamo che potrebbe anche essere possibile stravolgere queste regole. L’informatica (che governa i computer, ma anche le fotocamere) sono un antro magico, complesso, tortuoso… che offre molte più interpretazioni (non solo pratiche, ma anche filosofiche) di quelle che ci vengono offerte. Mi trovo a non potere e non volerle usare, penso che sia meglio per me, ma ammiro e mi affascinano coloro che sono capaci di andare oltre, che svitano e scoprono nuove strade.

  4. Cari amici, sapete come io sono quasi sempre daccordo con le cose enunciate da Luca o da Jumper, e come io sia a dispetto dell’età anagrafica un entusiata sostenitore della tecnologia binaria fin dalla prima ora. Consentitemi, però, di dissentire da due frasi che ho letto sia nel pezzo che che nel post di Giorgio Fochesato.
    La prima : “quello di avere uno strumento per fare “quello che volevo”; che non mi imponeva un approfondimento del mezzo stesso, che è solo un tramite. Una macchina Windows, per dominarla davvero, bisogna conoscerla a fondo; per fare le stesse cose su un Mac, bisogna solo pensare a quello “che si vuole fare”: scrivere, usare le immagini, eccetera.” La seconda: “’ un pò il motivo per cui tutti passiamo a Mac: “funziona e non ci devo mettere le mani e finalmente passo il tempo a fare quello che mi piace piuttosto che a diventare pazzo.” Uso da sempre quelli che una volta si chiamavano “ibm compatibili”, Acer, Toshiba e Asus e a volte anche prodotti della mela. Sinceramente io tutta questa grossa differenza non la vedo e comunque anche i prodotti della casa di Cupertino visogna conoscere a fondo “per dominarla”. Per quanto riguarda il fatto che tutti passerebbero al Mac, le classifiche di vendite, parlano in maniera diversa, senza contare che solo pochi anni or sono la casa stava scomparendo. Ora io capisco l’affezione verso un prodotto, ma frasi del genere sembrano sconfinare nella pubblicità.

    1. Prima di tutto, buona Pasqua a tutti. L’argomento in parte è stato male interpretato, ma provo a mettere le cose nella giusta carreggiata.

      Per Mimmo: Non voleva essere un post contro o a favore del Mac. Al tempo stesso, visto che ne parli, volevo segnalare che ci sono alcune cose che a mia volta non condivido nella tua replica. Il primo “fatto”, è che è stato provato, da studi specifici ed indipendenti, che la curva di apprendimento su Mac è più breve rispetto a quella su altri sistemi operativi; questo gli esperti di ROI (Ritorno sull’investimento) lo segnalano, riconoscendo alla piattaforma Mac un vantaggio competitivo. La seconda cosa riguarda le quote di mercato: Apple è in crescita, certo che non raggiungerà probabilmente quote elevatissime, ma gli utenti sono in crescita molto consistente (mi pare siamo passati dal 3-4% al 7-9%. Ma non siamo qui a fare le gare. Quello che ho evidenziato in questo post (ed è una novità, per me) è una percezione di un mondo che va oltre il prodotto confezionato ad hoc, che ho sempre apprezzato ed amato nella soluzione Mac. L’articolo di Cory Doctorow ha colpito una sensazione che ho da qualche tempo, che è un po’ “trasgressivo”, forse la vecchiaia, forse una rabbia per alcuni “vincoli” mi fa reagire così: mi sento un po’ Hacker, vorrei poter superare una serie di barriere, perché a volte sono stupide e odiose. Al tempo stesso, amo il fatto che l’iPhone (e di conseguenza l’iPad) sono studiati per funzionare bene, per non avere elementi che ne possano influenzare l’efficienza: se questo è il “conto da pagare” lo pago molto volentieri, perché tutto funziona alla perfezione. L’iPad è un passo in avanti nella logica dell’interazione tra uomo e computer, pur imponendo regole molto rigide. Faccio un esempio: sembra davvero che la batteria dura 10 ore, e questa è una rivoluzione. E’ possibile grazie ad una scelta fastidiosa (tutto lo spazio è dedicato alla batteria e non al sistema di “sostituzione”, tanto richiesto..) e anche al sistema operativo, che consuma poco, alle applicazioni che non sono esose, eccetera. Forse la differenza tra Mac Osx e Windows la vedi poco (però… diamine, c’è eccome: forse hai usato poco la mela, ma più probabilmente hai lavorato tanto su Windows che hai superato e consideri normale alcune complessità: quando si conoscono, non sono più complesse, in effetti… e anche le stranezze come pigiare “start” per spegnere il computer… appare normale). Ma, davvero, credo che siamo abbastanza maturi tutti per non cadere in questo dialogo da “tifo da stadio”. Devi ammettere però che la differenza tra il sistema operativo iPad/iPhone è enorme rispetto a qualsiasi altro sistema operativo (fisso o mobile). Ha dei limiti, ma apre un orizzonte nuovo. Non è tifo, non è tantomeno pubblicità (pago tutti i mac, tutti gli iPhone, tutti gli iPod, tutti gli iPad che uso…).
      Mi domandavo solo se sono disposto a seguire una strada che mi porta più “dentro” il computer, per farlo più mio, come dice Cory. E ho tentato un confronto con la fotografia, proprio perché, come detto, recentemente mi sono trovato ad usare una fotocamera meravigliosa, ma “pensava” diversamente da me, e ho cercato di fletterla al mio “volere”. Il nostro mestiere di fotografi ci impone di usare delle tecnologie, di accettare delle “regole scritte”, e a volte pensiamo che potrebbe anche essere possibile stravolgere queste regole. L’informatica (che governa i computer, ma anche le fotocamere) sono un antro magico, complesso, tortuoso… che offre molte più interpretazioni (non solo pratiche, ma anche filosofiche) di quelle che ci vengono offerte. Mi trovo a non potere e non volerle usare, penso che sia meglio per me, ma ammiro e mi affascinano coloro che sono capaci di andare oltre, che svitano e scoprono nuove strade.

  5. Ma secondo me Cory è il classico tipo “controcorrente”……….il mondo in fondo è cambiato profondamente e non possiamo fare finta che così non sia. Non mi piace il detto “si stava meglio quando si stava peggio…..” xchè non è vero. Sono un felicissimo utente Mac, a cui non interessa sapere cosa nasconde il mio mac pro dentro, mi basta che funzioni e mi faccia fare quello per cui l’ho comprato. Comprerà iPad sicuramente, perchè è un altro modo intelligente e facile per scoprire e rivedere il mondo sotto un altro punto punto di vista.
    Io cerco anche di essere Mac nel mio modo di pensare………..semplice, diretto e flessibile!
    Il mondo non può essere governato da anarchia, quindi è giusto a mio avviso che un azienda implementi un sistema proprietario e lo sviluppi con applicazioni che non mi sembrano affatto chiuse (vd iphone).
    I fumetti in carta esisteranno sempre, non usciranno da mercato e nessuno è obbligato a non comprarli, credo che i veri amanti dei fumetti su carta ci saranno sempre.

    1. Marcello:
      Anche io, ovviamente, sono un super felice utente Mac. E sarò un utente iPad per mille motivi, e non mi preoccupo del fatto che non sia “apribile” (comunque, se qualcuno è interessato, può vederlo “da dentro” qui: http://www.ifixit.com/Teardown/iPad-Teardown/2183/1 ).
      Se però scendo nel contesto di Cory, il riferimento al libro X che ha scritto (e che ho amato tanto, se vi interessa lo trovate indicato in questo nostro SJ: http://www.jumper.it/sono-un-fotografo-non-un-terrorista/) porta a considerazioni profonde. Non è questione di “voler smontare” per il gusto di farlo: ci sono molte cose, in questo mondo digitale, che influenza la nostra vita e noi lo accettiamo senza nemmeno preoccuparci. Seguiamo le regole, perché nessuno ci mostra un’alternativa. Può non essere, l’opinione di Cory, coincidente con le nostre visioni, e con il nostro approccio (ho detto che non è il mio, per esempio), ma proprio per questo è stimolante: purtroppo spesso ci troviamo a “bollare” per stupide le opinioni diverse dalle nostre, e invece proprio perché diverse ci permettono di arricchirci. Questa ricchezza vogliamo che si possa trovare qui, in questo dialogo: Jumper a volte pecca di eccesso di opinioni unilaterali (quelle di chi scrive), ma a volte facciamo autocritica, e cerchiamo di guardare e di assorbire le sfaccettature differenti, che possiamo condividere, ma ci aiutano a riflettere. Il futuro è tutto meno che facile: coloro che pensano di avere tutte le risposte e di sapere tutta la realtà rischiano di sbagliare fragorosamente. Io sarò felice di un iPad preconfezionato su quelle che sono le esigenze del “consumatore”, ma non per questo accetto di tenere le antenne accese. Non voglio trasformarmi nella “patata” che sta di fronte alla televisione, e al massimo può decidere quale tasto pigiare.

  6. Ma secondo me Cory è il classico tipo “controcorrente”……….il mondo in fondo è cambiato profondamente e non possiamo fare finta che così non sia. Non mi piace il detto “si stava meglio quando si stava peggio…..” xchè non è vero. Sono un felicissimo utente Mac, a cui non interessa sapere cosa nasconde il mio mac pro dentro, mi basta che funzioni e mi faccia fare quello per cui l’ho comprato. Comprerà iPad sicuramente, perchè è un altro modo intelligente e facile per scoprire e rivedere il mondo sotto un altro punto punto di vista.
    Io cerco anche di essere Mac nel mio modo di pensare………..semplice, diretto e flessibile!
    Il mondo non può essere governato da anarchia, quindi è giusto a mio avviso che un azienda implementi un sistema proprietario e lo sviluppi con applicazioni che non mi sembrano affatto chiuse (vd iphone).
    I fumetti in carta esisteranno sempre, non usciranno da mercato e nessuno è obbligato a non comprarli, credo che i veri amanti dei fumetti su carta ci saranno sempre.

    1. Marcello:
      Anche io, ovviamente, sono un super felice utente Mac. E sarò un utente iPad per mille motivi, e non mi preoccupo del fatto che non sia “apribile” (comunque, se qualcuno è interessato, può vederlo “da dentro” qui: http://www.ifixit.com/Teardown/iPad-Teardown/2183/1 ).
      Se però scendo nel contesto di Cory, il riferimento al libro X che ha scritto (e che ho amato tanto, se vi interessa lo trovate indicato in questo nostro SJ: http://www.jumper.it/sono-un-fotografo-non-un-terrorista/) porta a considerazioni profonde. Non è questione di “voler smontare” per il gusto di farlo: ci sono molte cose, in questo mondo digitale, che influenza la nostra vita e noi lo accettiamo senza nemmeno preoccuparci. Seguiamo le regole, perché nessuno ci mostra un’alternativa. Può non essere, l’opinione di Cory, coincidente con le nostre visioni, e con il nostro approccio (ho detto che non è il mio, per esempio), ma proprio per questo è stimolante: purtroppo spesso ci troviamo a “bollare” per stupide le opinioni diverse dalle nostre, e invece proprio perché diverse ci permettono di arricchirci. Questa ricchezza vogliamo che si possa trovare qui, in questo dialogo: Jumper a volte pecca di eccesso di opinioni unilaterali (quelle di chi scrive), ma a volte facciamo autocritica, e cerchiamo di guardare e di assorbire le sfaccettature differenti, che possiamo condividere, ma ci aiutano a riflettere. Il futuro è tutto meno che facile: coloro che pensano di avere tutte le risposte e di sapere tutta la realtà rischiano di sbagliare fragorosamente. Io sarò felice di un iPad preconfezionato su quelle che sono le esigenze del “consumatore”, ma non per questo accetto di tenere le antenne accese. Non voglio trasformarmi nella “patata” che sta di fronte alla televisione, e al massimo può decidere quale tasto pigiare.

  7. non capisco il parallelo…
    mai negli ultimi 50 anni ci siamo presi la briga di modificare i corpi macchina. Modificare il pentaprisma? Lo specchio? L’esposimetro? L’autofocus? Il motore di riavvolgimento? Non credo.

    Modificare gli obiettivi? Forse, ma questo penso di poterlo fare tutt’ora, anzi volevo proprio sottoporre un obiettivo alla cura “salvate il soldato Ryan” alla Spielberg Vs Panavision insomma.

    Modificavamo sì le pellicole, oggi la stessa modifica la facciamo impilando dozzine di livelli di correzione in photoshop… il danno è uguale.

    E l’iPad non si può aprire, direi meglio: quanti siamo al mondo in grado di capirne le viscere? Per 4 gatti che vogliono “pimparsi” il giocattolo dobbiamo rischiare crash informatici tutti quanti?

    Anche il discorso di “possesso”… Compri un’automobile ma non è che sei libero di usarla come vuoi, le direttive d’uso anche se da altri lidi ma ti arrivano, tipo ti compri un cofano con il simbolo dei Baracca sopra e ti costringono ad usarlo al 40% delle potenzialità (non ti è neppure permesso di andare contromano, cioè usarlo creativamente)
    Per quanto riguarda poi il binomio Apple-diritto d’autore, beh… È un discorso vecchio quello che sento, all’Inizio Apple un po’ di educazione cerca sempre di insegnartela gratis, poi allenta i cordoni e ti lascia la possibilità di comportarti come meglio credi, e mi sto riferendo ad iTunes dove per alcuni anni le canzoni sono state protette via DRM, poi (su precisa richiesta Apple) le etichette hanno dovuto rinunciare alle protezioni e adesso la stragrande maggioranza dei brani venduti su iTunes sono comodamente trasferibili senza limiti.
    Il discorso alla base è sempre quello: mai permettere ai niubbi come agli acheri di abusare della loro stupidità.

    1. Larry:
      La logica l’ho espressa nella replica qui sopra. Anche io penso che un sistema chiuso ha molti vantaggi, evita un sacco di problemi. Capisco però che qualcuno (e non per questo è meno meritevole di rispetto, anche se fosse uno solo e non ben 4 come i gatti che citi) possa non amare questa chiusura. Sul discorso DRM, Apple comunque non “ha educato”, ma usato una strategia meravigliosa, che ha portato a creare un ecosistema (iPod e iTunes) fino al momento in cui poteva anche permettersi (dopo avere conquistato oltre l’80% del mercato) di aprire il sistema, quando piccole forme di malessere indicava in quella “chiusura” un limite. Dietro queste scelte ci sono state discussioni molto profonde, che in Italia abbiamo vissuto poco perché la cultura digitale è meno evoluta (siamo ancora dei bambini), ma che piano piano arriva anche da noi. Se non conoscete o se non seguite la rubrica Cassandra Crossing di Marco Calamari su Punto Informatico è una lettura interessante (http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=cassandra%20calamari&t=4). Se leggete l’inglese, il punto di riferimento è l’Electronic Frontier Foundation (EFF: http://www.eff.org/) dove si discute dei diritti dei cittadini digitali.
      Io personalmente sono felice di quello che la tecnologia mi offre, specialmente quella Apple, ma non possiamo solo guardare il lato meraviglioso: dobbiamo prendere coscienza di quello che coinvolge il nostro mondo, al di là di quello che ci tocca direttamente. Ma forse questo è un discorso troppo lungo e complesso, specialmente da trattare nel giorno di Pasqua ;-)

  8. non capisco il parallelo…
    mai negli ultimi 50 anni ci siamo presi la briga di modificare i corpi macchina. Modificare il pentaprisma? Lo specchio? L’esposimetro? L’autofocus? Il motore di riavvolgimento? Non credo.

    Modificare gli obiettivi? Forse, ma questo penso di poterlo fare tutt’ora, anzi volevo proprio sottoporre un obiettivo alla cura “salvate il soldato Ryan” alla Spielberg Vs Panavision insomma.

    Modificavamo sì le pellicole, oggi la stessa modifica la facciamo impilando dozzine di livelli di correzione in photoshop… il danno è uguale.

    E l’iPad non si può aprire, direi meglio: quanti siamo al mondo in grado di capirne le viscere? Per 4 gatti che vogliono “pimparsi” il giocattolo dobbiamo rischiare crash informatici tutti quanti?

    Anche il discorso di “possesso”… Compri un’automobile ma non è che sei libero di usarla come vuoi, le direttive d’uso anche se da altri lidi ma ti arrivano, tipo ti compri un cofano con il simbolo dei Baracca sopra e ti costringono ad usarlo al 40% delle potenzialità (non ti è neppure permesso di andare contromano, cioè usarlo creativamente)
    Per quanto riguarda poi il binomio Apple-diritto d’autore, beh… È un discorso vecchio quello che sento, all’Inizio Apple un po’ di educazione cerca sempre di insegnartela gratis, poi allenta i cordoni e ti lascia la possibilità di comportarti come meglio credi, e mi sto riferendo ad iTunes dove per alcuni anni le canzoni sono state protette via DRM, poi (su precisa richiesta Apple) le etichette hanno dovuto rinunciare alle protezioni e adesso la stragrande maggioranza dei brani venduti su iTunes sono comodamente trasferibili senza limiti.
    Il discorso alla base è sempre quello: mai permettere ai niubbi come agli acheri di abusare della loro stupidità.

    1. Larry:
      La logica l’ho espressa nella replica qui sopra. Anche io penso che un sistema chiuso ha molti vantaggi, evita un sacco di problemi. Capisco però che qualcuno (e non per questo è meno meritevole di rispetto, anche se fosse uno solo e non ben 4 come i gatti che citi) possa non amare questa chiusura. Sul discorso DRM, Apple comunque non “ha educato”, ma usato una strategia meravigliosa, che ha portato a creare un ecosistema (iPod e iTunes) fino al momento in cui poteva anche permettersi (dopo avere conquistato oltre l’80% del mercato) di aprire il sistema, quando piccole forme di malessere indicava in quella “chiusura” un limite. Dietro queste scelte ci sono state discussioni molto profonde, che in Italia abbiamo vissuto poco perché la cultura digitale è meno evoluta (siamo ancora dei bambini), ma che piano piano arriva anche da noi. Se non conoscete o se non seguite la rubrica Cassandra Crossing di Marco Calamari su Punto Informatico è una lettura interessante (http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=cassandra%20calamari&t=4). Se leggete l’inglese, il punto di riferimento è l’Electronic Frontier Foundation (EFF: http://www.eff.org/) dove si discute dei diritti dei cittadini digitali.
      Io personalmente sono felice di quello che la tecnologia mi offre, specialmente quella Apple, ma non possiamo solo guardare il lato meraviglioso: dobbiamo prendere coscienza di quello che coinvolge il nostro mondo, al di là di quello che ci tocca direttamente. Ma forse questo è un discorso troppo lungo e complesso, specialmente da trattare nel giorno di Pasqua ;-)

  9. Finalmente tutto torna: non sono riuscito ad amare MAC, nonostante due anni buoni di full immersion (sincera e senza pregiudizi), non mi avvalgo di un tecnico informatico da almeno dieci anni, per hobby riparo e restauro orologi meccanici (di valore).
    E’ proprio così, da sempr:, per sentire mio uno strumento devo metterci le mani dentro; si perde del tempo, è vero, ma si becca il fuoco millimetrico anche con un 85/1,2 sulla 5D2, se sai dove mettere la brugolina da 1,8mm nell’eccentrico dello specchio (altro che microaggiustamento da SW…).
    D’altra parte non è un caso se “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” rimane tra le mie letture preferite :-)

    Questo non toglie che l’Ipad possa rientrare tra i miei acquisti, ma capisco l’obiezione di Cory Doctorow, è il tentativo di combattere una tendenza che fronteggia apertamente tutto il mondo dell’ opensource, della sperimentazione, della condivisione; un totalitarismo tecnologico un po’ prepotente, della serie “ognuno faccia il suo mestiere”; peccato che il nostro, di mestiere, oramai vogliano farlo tutti :-)

  10. Finalmente tutto torna: non sono riuscito ad amare MAC, nonostante due anni buoni di full immersion (sincera e senza pregiudizi), non mi avvalgo di un tecnico informatico da almeno dieci anni, per hobby riparo e restauro orologi meccanici (di valore).
    E’ proprio così, da sempr:, per sentire mio uno strumento devo metterci le mani dentro; si perde del tempo, è vero, ma si becca il fuoco millimetrico anche con un 85/1,2 sulla 5D2, se sai dove mettere la brugolina da 1,8mm nell’eccentrico dello specchio (altro che microaggiustamento da SW…).
    D’altra parte non è un caso se “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” rimane tra le mie letture preferite :-)

    Questo non toglie che l’Ipad possa rientrare tra i miei acquisti, ma capisco l’obiezione di Cory Doctorow, è il tentativo di combattere una tendenza che fronteggia apertamente tutto il mondo dell’ opensource, della sperimentazione, della condivisione; un totalitarismo tecnologico un po’ prepotente, della serie “ognuno faccia il suo mestiere”; peccato che il nostro, di mestiere, oramai vogliano farlo tutti :-)

  11. Mi piacerebbe sapere se Cory quando si lava una maglietta smonta la lavatrice, o se ogni volta prima di partire per farsi un giretto con la sua car si controlla i dischi dei freni. Chissa perchè il suo discorso vale solo per l’elettronica e non per l’idraulica. Certo il mio amico Richi (scritto cosi) se la smonta si la macchina, ma lui ci corre. Io no e me la tengo così com’è. Allora la questione dipende solo da cosa si vuole fare, da quali sono gli obiettivi. E non mi sembra che con la complessità tecnica contemporanea, sia a livello hw che sw sia possibile fare i creativi e allo stesso tempo conoscere così bene hw e sw. Mi sembra onestamente un discorso di altri tempi (vissuti agli inizi anni 90) che non ha molto a che fare con l’apertura mentale verso lo sviluppo tecnologico e le sue applicazioni creative. Che poi si debba prestare molta attenzione a non diventare solo consumatori, certo che ci sto attento, ma non per questo, traslando in un altro settore, divento contadino, produttore di formaggi, viticoltore, applicando la logica del buon Cory. “Dominare completamente” oggi un mezzo elettronico/informatico e allo stesso tempo essere di buoni/ottimi creativi…tutto da soli, forse ci riesce un astronauta. Non ha senso, ha senso lavorare in team e allora posso iniziare ad usare il media al suo massimo potenziale. In fondo é un vecchio insegnamento appreso da diversi grandi artisti dell’arte elettronica, come W.Wasulka, che durante i suoi stage quando modificava le immagine a partire dal suono intervenendo direttamente dentro il mixer (fine anni 80) lo faceva con il suo bravo tecnico.
    grazie,
    marco

  12. Mi piacerebbe sapere se Cory quando si lava una maglietta smonta la lavatrice, o se ogni volta prima di partire per farsi un giretto con la sua car si controlla i dischi dei freni. Chissa perchè il suo discorso vale solo per l’elettronica e non per l’idraulica. Certo il mio amico Richi (scritto cosi) se la smonta si la macchina, ma lui ci corre. Io no e me la tengo così com’è. Allora la questione dipende solo da cosa si vuole fare, da quali sono gli obiettivi. E non mi sembra che con la complessità tecnica contemporanea, sia a livello hw che sw sia possibile fare i creativi e allo stesso tempo conoscere così bene hw e sw. Mi sembra onestamente un discorso di altri tempi (vissuti agli inizi anni 90) che non ha molto a che fare con l’apertura mentale verso lo sviluppo tecnologico e le sue applicazioni creative. Che poi si debba prestare molta attenzione a non diventare solo consumatori, certo che ci sto attento, ma non per questo, traslando in un altro settore, divento contadino, produttore di formaggi, viticoltore, applicando la logica del buon Cory. “Dominare completamente” oggi un mezzo elettronico/informatico e allo stesso tempo essere di buoni/ottimi creativi…tutto da soli, forse ci riesce un astronauta. Non ha senso, ha senso lavorare in team e allora posso iniziare ad usare il media al suo massimo potenziale. In fondo é un vecchio insegnamento appreso da diversi grandi artisti dell’arte elettronica, come W.Wasulka, che durante i suoi stage quando modificava le immagine a partire dal suono intervenendo direttamente dentro il mixer (fine anni 80) lo faceva con il suo bravo tecnico.
    grazie,
    marco

  13. un paio di giorni fa ho letto un articolo secondo me ben scritto e interessante, in risposta alle obiezioni di Cory Doctorow:
    http://daringfireball.net/2010/04/kids_are_all_right
    Adesso in effetti ragazzini di 13 anni hanno la possibilita’ di costruire le proprie applicazioni e metterle sul mercato competendo sullo stesso identico piano di aziende come EA, google o la apple stessa ed è una possibilità che prima, semplicemente, non c’era.

    stephen fry, che pure e’ sicuramente di parte, secondo me c’entra in pieno il punto della questione nell’articolo che ha scritto per il times (http://www.time.com/time/business/article/0,8599,1976935,00.html)
    Il senso dell’ipad è quello di essere un supporto il piu’ possibile invisibile che permette un contato diretto con i contenuti che presenta.

    Secondo me l’iPad è la cosa piu’ vicina al senso della carta: al di la’ del piacere fisico di avere in mano una carta di buona qualità, nel momento in cui comincio a leggere un libro, non mi ricordo del materiale su cui è stampato. Il supporto diventa invisibile, per lasciare spazio alla storia.
    Se sono cosciente del supporto è di solito solo perche’ ho dei problemi con lo stesso, se la stampa è sbiadita, se il font è illeggibile, se la carta è di qualità talmente bassa che vedo in trasparenza quello che c’e’ dall’altro lato.

    Credo che colla o non colla ci saranno sempre persone che smonteranno il prodotto per apportare modifiche e sono felice che ci siano. Personalmente pero’ sono anche felice che non sia richiesto a me, utente, di doverlo fare. Cosi’ come sono felice che non mi venga richiesto ogni volta che compro un libro che grammatura di carta voglio.

    Buona Pasqua! Vado a strafogarmi di coniglietti di cioccolato ^_^

  14. un paio di giorni fa ho letto un articolo secondo me ben scritto e interessante, in risposta alle obiezioni di Cory Doctorow:
    http://daringfireball.net/2010/04/kids_are_all_right
    Adesso in effetti ragazzini di 13 anni hanno la possibilita’ di costruire le proprie applicazioni e metterle sul mercato competendo sullo stesso identico piano di aziende come EA, google o la apple stessa ed è una possibilità che prima, semplicemente, non c’era.

    stephen fry, che pure e’ sicuramente di parte, secondo me c’entra in pieno il punto della questione nell’articolo che ha scritto per il times (http://www.time.com/time/business/article/0,8599,1976935,00.html)
    Il senso dell’ipad è quello di essere un supporto il piu’ possibile invisibile che permette un contato diretto con i contenuti che presenta.

    Secondo me l’iPad è la cosa piu’ vicina al senso della carta: al di la’ del piacere fisico di avere in mano una carta di buona qualità, nel momento in cui comincio a leggere un libro, non mi ricordo del materiale su cui è stampato. Il supporto diventa invisibile, per lasciare spazio alla storia.
    Se sono cosciente del supporto è di solito solo perche’ ho dei problemi con lo stesso, se la stampa è sbiadita, se il font è illeggibile, se la carta è di qualità talmente bassa che vedo in trasparenza quello che c’e’ dall’altro lato.

    Credo che colla o non colla ci saranno sempre persone che smonteranno il prodotto per apportare modifiche e sono felice che ci siano. Personalmente pero’ sono anche felice che non sia richiesto a me, utente, di doverlo fare. Cosi’ come sono felice che non mi venga richiesto ogni volta che compro un libro che grammatura di carta voglio.

    Buona Pasqua! Vado a strafogarmi di coniglietti di cioccolato ^_^

  15. Trovo che la discussione è assolutamente sterile. Non c’è bisogno alcuno di mettere le mani nel computer visto che la loro durata fisica non dura più di tre anni. Sostenere Window o Mac non ha alcun senso. Window è più diffuso semplicemente perché la scelta commerciale di Apple è stat diversa fin dall’inizio. Window che è nato come un surrogato del sistema IBM costava poco e serviva al massimo per fare un pò di amministrazione nelle aziende. Non si possono fare confronti su mezzi che hanno preso strade diverse. La loro diffusione dipende semplicemente dalla loro specializzazione. Il mondo della fotografia, dell’editoria, della musica e della creatività in genere è decisamente inferiore al numero di aziende che svolgono un lavoro generico e senza specializzazione. Prava ne sia che quando il sistema Window ha voluto imitare il sistema Mac (almeno nella grafica) è stato un inevitabile “flop”.
    Per quanto riguarda la voglia di mettere mano nell’ardware o nel softwere di un computer mi sembra un desiderio infantile e appartenente ad un mondo di vecchiotti che usavano il Commodor. Ho un figlio ingegnere informatico e se ne guarda bene dal mettere le mani in un sistema operativo. Chi lo fa crea solo danni. Se poi si vuole entrare nel sistema criptografico delle forze armarte americane, beh, allora bisogna avere capacità che i comuni mortali non hanno. Gente come noi che acquistano il loro portatile Acer o Mac spero che abbiano capito che il computer è un mezzo come una macchina da scrivere, una matita o un pennarello con particolari doti magiche che permette di fare le stesse cose usando semplicemente un “mouse”.
    Per terminare, smettiamola di fare confronti su i diversi sistemi operativi. Unix che è la madre di tutti i sistemi è alla base di quelli che noi usiamo. Potremo usare una matita morbida o una matita dura a piacimento ma sempre una matita è!
    Edo Guerreri

    1. Ho paura, Edoardo, che non hai colto la base del discorso, che non era certo il confronto Mac e Win. Oggi leggevo un articolo su Wired (cartaceo, numero di aprile) sui problemi che hanno i blogger a Cuba, dove devono cercare sul mecato nero connessioni di qualche minuto a Internet per poter mandare i post che parlano della libertà, dei diritti civili e delle loro opinoni sul mondo. Anche questo non c’entra con il nostro discorso, non del tutto… dirai che noi viviamo in un mondo libero. Guardando più a fondo però, potresti accorgerti che ci sono limitazioni gravi ai nostri “diritti digitali”, che spesso ignoriamo (anche perché spesso non guardiamo a fondo, e ci fermiamo alla superficie delle cose). Molti passi in avanti sono stati fatti da persone che non si sono accontentate di quello che veniva “concesso” ai “consumatori”, e sono andati oltre. Ribadisco che sono io stesso un consumatore, che amo quello che mi viene dato come strumento per “fare” quello che voglio, per esprimere la mia creatività (scrivendo, pubblicando questo sito, fotografando, facendo video… eccetera), e amo la soluzione di Apple che mi rende tutto questo più facile ed intuitivo, come sull’iPad, che non è un computer, ma un nuovo concetto di computer (e anche per questo, ha senso approfondire e non fermarsi a quello che “si dice” o a quello di cui “si è convinti”: leggete, se lo volete, questo articolo di Antonio Dini su Macity, parla da persona esperta e colta di qualcosa che ha tra le mani, e non per sentito dire: http://www.macitynet.it/macity/articolo/iPad-il-computer-che-si-fa-parte-di-noi/aA43032).

      Malgrado la mia totale soddisfazione per i prodotti Apple, e li voglio esattamente così come sono, perché sono il tramite tecnologico per interpretare il mio modo di vivere la tecnologia (e come me altri milioni di persone), apprezzo e comprendo lo spirito di persone come Cory Doctorow che vuole andare oltre i limiti, che mostra una sfaccettatura che non è fatto da “stupidotti” come in qualche modo li definisci tu. Sono persone che portano avanti percorsi di cultura digitale che possono non essere vicini a te (o a me), ma che – diamine! – hanno fatto e fanno cose importanti. Torno al discorso di Cuba, ma possiamo parlare della lotta tra Google e la Cina, oppure – molto più banalmente – sul fatto che io che compro musica digitale volevo avere il diritto, nel caso, di ascoltarla su un lettore diverso da quello che ho oggi, lo stesso vale per i libri digitali (ebook): oggi se compro in una libreria “fisica” nessuno mi impedisce di poter regalare, una volta letto, questo libro, prestarlo, o addirittura rivenderlo. Un libro digitale non può nemmeno uscire dal computer (o dal tablet) che l’ha acquistato. No, non abbiamo parlato del confronto Mac e Win… mi dispiace che tu l’abbia interpretato così, spero che con questa risposta sia possibile condividere una visione più ampia di quella che poteva sembrarti in prima lettura ;-) Buona pasquetta!

  16. Trovo che la discussione è assolutamente sterile. Non c’è bisogno alcuno di mettere le mani nel computer visto che la loro durata fisica non dura più di tre anni. Sostenere Window o Mac non ha alcun senso. Window è più diffuso semplicemente perché la scelta commerciale di Apple è stat diversa fin dall’inizio. Window che è nato come un surrogato del sistema IBM costava poco e serviva al massimo per fare un pò di amministrazione nelle aziende. Non si possono fare confronti su mezzi che hanno preso strade diverse. La loro diffusione dipende semplicemente dalla loro specializzazione. Il mondo della fotografia, dell’editoria, della musica e della creatività in genere è decisamente inferiore al numero di aziende che svolgono un lavoro generico e senza specializzazione. Prava ne sia che quando il sistema Window ha voluto imitare il sistema Mac (almeno nella grafica) è stato un inevitabile “flop”.
    Per quanto riguarda la voglia di mettere mano nell’ardware o nel softwere di un computer mi sembra un desiderio infantile e appartenente ad un mondo di vecchiotti che usavano il Commodor. Ho un figlio ingegnere informatico e se ne guarda bene dal mettere le mani in un sistema operativo. Chi lo fa crea solo danni. Se poi si vuole entrare nel sistema criptografico delle forze armarte americane, beh, allora bisogna avere capacità che i comuni mortali non hanno. Gente come noi che acquistano il loro portatile Acer o Mac spero che abbiano capito che il computer è un mezzo come una macchina da scrivere, una matita o un pennarello con particolari doti magiche che permette di fare le stesse cose usando semplicemente un “mouse”.
    Per terminare, smettiamola di fare confronti su i diversi sistemi operativi. Unix che è la madre di tutti i sistemi è alla base di quelli che noi usiamo. Potremo usare una matita morbida o una matita dura a piacimento ma sempre una matita è!
    Edo Guerreri

    1. Ho paura, Edoardo, che non hai colto la base del discorso, che non era certo il confronto Mac e Win. Oggi leggevo un articolo su Wired (cartaceo, numero di aprile) sui problemi che hanno i blogger a Cuba, dove devono cercare sul mecato nero connessioni di qualche minuto a Internet per poter mandare i post che parlano della libertà, dei diritti civili e delle loro opinoni sul mondo. Anche questo non c’entra con il nostro discorso, non del tutto… dirai che noi viviamo in un mondo libero. Guardando più a fondo però, potresti accorgerti che ci sono limitazioni gravi ai nostri “diritti digitali”, che spesso ignoriamo (anche perché spesso non guardiamo a fondo, e ci fermiamo alla superficie delle cose). Molti passi in avanti sono stati fatti da persone che non si sono accontentate di quello che veniva “concesso” ai “consumatori”, e sono andati oltre. Ribadisco che sono io stesso un consumatore, che amo quello che mi viene dato come strumento per “fare” quello che voglio, per esprimere la mia creatività (scrivendo, pubblicando questo sito, fotografando, facendo video… eccetera), e amo la soluzione di Apple che mi rende tutto questo più facile ed intuitivo, come sull’iPad, che non è un computer, ma un nuovo concetto di computer (e anche per questo, ha senso approfondire e non fermarsi a quello che “si dice” o a quello di cui “si è convinti”: leggete, se lo volete, questo articolo di Antonio Dini su Macity, parla da persona esperta e colta di qualcosa che ha tra le mani, e non per sentito dire: http://www.macitynet.it/macity/articolo/iPad-il-computer-che-si-fa-parte-di-noi/aA43032).

      Malgrado la mia totale soddisfazione per i prodotti Apple, e li voglio esattamente così come sono, perché sono il tramite tecnologico per interpretare il mio modo di vivere la tecnologia (e come me altri milioni di persone), apprezzo e comprendo lo spirito di persone come Cory Doctorow che vuole andare oltre i limiti, che mostra una sfaccettatura che non è fatto da “stupidotti” come in qualche modo li definisci tu. Sono persone che portano avanti percorsi di cultura digitale che possono non essere vicini a te (o a me), ma che – diamine! – hanno fatto e fanno cose importanti. Torno al discorso di Cuba, ma possiamo parlare della lotta tra Google e la Cina, oppure – molto più banalmente – sul fatto che io che compro musica digitale volevo avere il diritto, nel caso, di ascoltarla su un lettore diverso da quello che ho oggi, lo stesso vale per i libri digitali (ebook): oggi se compro in una libreria “fisica” nessuno mi impedisce di poter regalare, una volta letto, questo libro, prestarlo, o addirittura rivenderlo. Un libro digitale non può nemmeno uscire dal computer (o dal tablet) che l’ha acquistato. No, non abbiamo parlato del confronto Mac e Win… mi dispiace che tu l’abbia interpretato così, spero che con questa risposta sia possibile condividere una visione più ampia di quella che poteva sembrarti in prima lettura ;-) Buona pasquetta!

  17. Si Luca, hai perfettamente ragione. Io non volevo polemizzare con te ma con alcuni commentatori che citavano il solito ritornello. E’ ora di superare certe barriere e di pensare un pochino più in grande. Non ti pare?
    Grazie comunque e contraccambio gli auguri
    Edoardo

  18. Si Luca, hai perfettamente ragione. Io non volevo polemizzare con te ma con alcuni commentatori che citavano il solito ritornello. E’ ora di superare certe barriere e di pensare un pochino più in grande. Non ti pare?
    Grazie comunque e contraccambio gli auguri
    Edoardo

  19. “Ho un figlio ingegnere informatico e se ne guarda bene dal mettere le mani in un sistema operativo. Chi lo fa crea solo danni.”

    Ah si?
    Chi sa dove mattere le mani può “addirittura” migliorare un sistema operativo.
    Ovvio che se parliamo di gente che vuole solo pasticciare con del codice allora il discorso cambia.
    Faccio presente che per molta gente il più grande hacker della storia sia un certo Leonardo Da Vinci… uno che per disegnare le figure umane arrivava addirittura a smembrare i cadaveri, per vedere come è fatto “dentro” un uomo.
    La base del concetto che si sta presentando in questo post è riscontrabile nel concetto stesso di “open source” e “free software” (da non tradursi in gratis), ovvero… “condivisione”.
    (“Se io ho una mela e tu una mela… io do una mela a te e tu una mela a me… io ho ancora una mela e tu hai ancora una mela. Ma se io so una cosa e tu ne sai un’altra… io dico questa cosa a te e tu dici la tua cosa a me… io ora so due cose e anche tu ora sai due cose…”).
    Se io non so come modificare il mio strumento o se mi va bene così ok.. perfetto.
    Ma se volessi sperimentare altro.. mi piacerebbe poterlo fare.
    Magari non io, perchè è una cosa oltre le mie capacità, ma avendo un amico esperto nel settore vorrei che lui potesse mettere mano e fare le modifiche secondo le mie richieste.
    Windows e Mac non permettono questo. Sono sistemi chiusi.
    La differenza sta solo nel fatto che OSX mi offre tanti di quei pro che posso dimenticarmi di effettuare delle modifiche.
    Luca ha portato come esempio caso di libertà civile applicata al mondo digitale.
    Io molto più banalmente mi chiedo… e se volessi apportare delle modifiche alla mia attrezzatura….perchè non devo essere nelle condizioni di poterlo fare?

  20. “Ho un figlio ingegnere informatico e se ne guarda bene dal mettere le mani in un sistema operativo. Chi lo fa crea solo danni.”

    Ah si?
    Chi sa dove mattere le mani può “addirittura” migliorare un sistema operativo.
    Ovvio che se parliamo di gente che vuole solo pasticciare con del codice allora il discorso cambia.
    Faccio presente che per molta gente il più grande hacker della storia sia un certo Leonardo Da Vinci… uno che per disegnare le figure umane arrivava addirittura a smembrare i cadaveri, per vedere come è fatto “dentro” un uomo.
    La base del concetto che si sta presentando in questo post è riscontrabile nel concetto stesso di “open source” e “free software” (da non tradursi in gratis), ovvero… “condivisione”.
    (“Se io ho una mela e tu una mela… io do una mela a te e tu una mela a me… io ho ancora una mela e tu hai ancora una mela. Ma se io so una cosa e tu ne sai un’altra… io dico questa cosa a te e tu dici la tua cosa a me… io ora so due cose e anche tu ora sai due cose…”).
    Se io non so come modificare il mio strumento o se mi va bene così ok.. perfetto.
    Ma se volessi sperimentare altro.. mi piacerebbe poterlo fare.
    Magari non io, perchè è una cosa oltre le mie capacità, ma avendo un amico esperto nel settore vorrei che lui potesse mettere mano e fare le modifiche secondo le mie richieste.
    Windows e Mac non permettono questo. Sono sistemi chiusi.
    La differenza sta solo nel fatto che OSX mi offre tanti di quei pro che posso dimenticarmi di effettuare delle modifiche.
    Luca ha portato come esempio caso di libertà civile applicata al mondo digitale.
    Io molto più banalmente mi chiedo… e se volessi apportare delle modifiche alla mia attrezzatura….perchè non devo essere nelle condizioni di poterlo fare?

  21. Non credevo di sollevare un tale vespaio.
    Si vede che l’argomento è molto sensibile.
    Luca, forse vale la pena di affrontare l’argomento (o forse è meglio soprassedere).
    Che ne dici?
    Ciao a tutti
    Edoardo

    1. Credo che ogni dialogo sia construttivo, e quindi è sempre un bene che si possa avere spazi per farlo, anche per trovare via via un percorso di condivisione o una crescita per tutti. Come credo sia successo anche in questo caso: opinioni, evoluzioni del pensiero, e così via. ;-)

  22. Non credevo di sollevare un tale vespaio.
    Si vede che l’argomento è molto sensibile.
    Luca, forse vale la pena di affrontare l’argomento (o forse è meglio soprassedere).
    Che ne dici?
    Ciao a tutti
    Edoardo

    1. Credo che ogni dialogo sia construttivo, e quindi è sempre un bene che si possa avere spazi per farlo, anche per trovare via via un percorso di condivisione o una crescita per tutti. Come credo sia successo anche in questo caso: opinioni, evoluzioni del pensiero, e così via. ;-)

  23. a me sembra chiaro che “terminale” sia la parola giusta per definire l’ipad. non computer come l’ abbiamo inteso fin’ora. non è, a mio parere uno strumento per “fare” ma per fruire di volontà altrui. voglio sottolineare,: un meraviglioso terminale di fruizione rivolto all’ utente
    in quanto creatori di contenuti, e riferendomi all’ipad, più che di hardware credo sia importante focalizzarci sul software inteso come linguaggio di programmazione.
    ho passato ore e giorni documentandomi sull’epub.
    le soluzioni software che generano contenuti sono multipiattaforma tranne che iphone-ipad. si deve passare dal pc-mac per creare riviste o libri.
    una figata (passatemi il termine) sarebbe poter creare al volo un magazine riferito solo alla fruizione on the go e usando l’iphone.
    pensateci, questa possibilità non c’è
    con l’iphone scrivo, navigo, leggo con stanza, pubblico nel web. ok, bello!
    il mio mondo si sta trasferendo, bello!
    allora dai, il mio sito voglio che sia ottimizzato… oops. come si fa?
    pc-mac
    faccio magazine che vanno in stampa. ora c’è issuu (tra poco anche per iphone), bello! posso sfogliare le riviste ovunque.
    ma io voglio usare le potenzialità del mio iphone e pubblicare solo li… oops, no, non si può
    pc-mac
    ciao a tutti ;-)
    ps
    se qualcuno conosce o vuole programmare un’app apposta vi prego condividete (a parte isites)

    1. Nicola, sul discorso riviste digitali rifacci la domanda… tra qualche giorno, direi settimana prossima. Ci sono cose fenomenali in arrivo!

  24. a me sembra chiaro che “terminale” sia la parola giusta per definire l’ipad. non computer come l’ abbiamo inteso fin’ora. non è, a mio parere uno strumento per “fare” ma per fruire di volontà altrui. voglio sottolineare,: un meraviglioso terminale di fruizione rivolto all’ utente
    in quanto creatori di contenuti, e riferendomi all’ipad, più che di hardware credo sia importante focalizzarci sul software inteso come linguaggio di programmazione.
    ho passato ore e giorni documentandomi sull’epub.
    le soluzioni software che generano contenuti sono multipiattaforma tranne che iphone-ipad. si deve passare dal pc-mac per creare riviste o libri.
    una figata (passatemi il termine) sarebbe poter creare al volo un magazine riferito solo alla fruizione on the go e usando l’iphone.
    pensateci, questa possibilità non c’è
    con l’iphone scrivo, navigo, leggo con stanza, pubblico nel web. ok, bello!
    il mio mondo si sta trasferendo, bello!
    allora dai, il mio sito voglio che sia ottimizzato… oops. come si fa?
    pc-mac
    faccio magazine che vanno in stampa. ora c’è issuu (tra poco anche per iphone), bello! posso sfogliare le riviste ovunque.
    ma io voglio usare le potenzialità del mio iphone e pubblicare solo li… oops, no, non si può
    pc-mac
    ciao a tutti ;-)
    ps
    se qualcuno conosce o vuole programmare un’app apposta vi prego condividete (a parte isites)

    1. Nicola, sul discorso riviste digitali rifacci la domanda… tra qualche giorno, direi settimana prossima. Ci sono cose fenomenali in arrivo!

  25. e nooo dai!!!!!!!! vuoi dire che sono già in ritardo? :-(
    attendo con ansia e rinnovato stupore quello che siete in grado di fare.
    (il vostro sito su iphone è uno dei migliori in circolazione :-)

  26. e nooo dai!!!!!!!! vuoi dire che sono già in ritardo? :-(
    attendo con ansia e rinnovato stupore quello che siete in grado di fare.
    (il vostro sito su iphone è uno dei migliori in circolazione :-)

  27. Il nostro sito, che è in wordpress, usa un plug in che si chiama WPTouch, che rende disponibile una versione ottimizzata per iPhone/iPodTouch quando rileva che il navigatore si collega con questi device. In automatico, senza richiedere, come spesso capita sui siti “seri”, un indirizzo diverso che deve essere impostato dagli utenti.
    E’ gratuito…
    Non sei in ritardo, sei “sul pezzo”… diciamo che noi stiamo studiando il fenomeno da diversi anni, e ora finalmente ci sono delle risposte concrete e semplici, per evolvere senza… stravolgere i flussi editoriali tradizionali. Ne parliamo settimana prossima? ;-)

  28. Il nostro sito, che è in wordpress, usa un plug in che si chiama WPTouch, che rende disponibile una versione ottimizzata per iPhone/iPodTouch quando rileva che il navigatore si collega con questi device. In automatico, senza richiedere, come spesso capita sui siti “seri”, un indirizzo diverso che deve essere impostato dagli utenti.
    E’ gratuito…
    Non sei in ritardo, sei “sul pezzo”… diciamo che noi stiamo studiando il fenomeno da diversi anni, e ora finalmente ci sono delle risposte concrete e semplici, per evolvere senza… stravolgere i flussi editoriali tradizionali. Ne parliamo settimana prossima? ;-)

  29. tanto volentieri, però concedimelo:
    “senza stravolgere i flussi editoriali tradizionali”
    e chi se frega della tradizione (carta), se capisci il senso :-)
    non ti-vi annoio più,
    attendo ciaoo

  30. tanto volentieri, però concedimelo:
    “senza stravolgere i flussi editoriali tradizionali”
    e chi se frega della tradizione (carta), se capisci il senso :-)
    non ti-vi annoio più,
    attendo ciaoo

  31. Sono d’accordo, il problema è che se uno si può permettere di investire “da zero” su un progetto “totally digital” va bene, se invece gli investimenti richiedono piccoli passi (e tra gli editori, specialmente quelli più grandi, è imperativo muoversi con i piedi di piombo, se non si hanno ancora conferme e sicurezze), la strada di “aggiungere” versioni digitali a quelle cartacee è importante. Questo non significa che i mezzi che comunque consentono questa “migrazione” non possano essere usati per fare progetti nuovi. Anzi… A presto! (in questo momento, mentre ti rispondiamo, stiamo proprio lavorando al progetto di una rivista digitale moooolto evoluta…)

  32. Sono d’accordo, il problema è che se uno si può permettere di investire “da zero” su un progetto “totally digital” va bene, se invece gli investimenti richiedono piccoli passi (e tra gli editori, specialmente quelli più grandi, è imperativo muoversi con i piedi di piombo, se non si hanno ancora conferme e sicurezze), la strada di “aggiungere” versioni digitali a quelle cartacee è importante. Questo non significa che i mezzi che comunque consentono questa “migrazione” non possano essere usati per fare progetti nuovi. Anzi… A presto! (in questo momento, mentre ti rispondiamo, stiamo proprio lavorando al progetto di una rivista digitale moooolto evoluta…)

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