E’ uno dei fenomeni più “cool” del momento, che in qualche modo sta proponendosi come alternativa non tanto al fotogiornalismo tradizionale (anche se già rappresenta una mina vagante per questo mondo professionale) quanto al microstock. E’ chiamato “Citizen Journalism“, potrebbe essere tradotto in “giornalismo dal basso”, ma nella pratica si basa sul fatto che nel mondo milioni di fotocamere digitali, ma specialmente di cellulari in grado di scattare fotografie e di inviarle in un lampo in tutti gli angoli del mondo possono fornire contenuti visuali acquistabili da riviste, giornali e emittenti televisive.

Questa tendenza un po’ “underground” sta ora interessando i grandi, e non a caso Getty Images ha acquistato Scoopt, uno dei siti più famosi ad offrire questo servizio, nato il 4 luglio del 2005 a Glasgow, in Scozia… proprio qualche giorno dopo gli orribili attentati di Londra in metropolinana. Insomma, se Getty, che ha “annusato” prima di tutti il mercato del microstock, acquisendo IstockPhoto in epoca non sospetta, ha aperto le braccia e il portafoglio al citizen journalism, questo è un segno significativo di quello che possiamo attenderci per il prossimo futuro. Così come il microstock ha reso possibile l’abbassamento dei costi di acquisto delle fotografie “stock” (creando in certi casi danni al mercato, in altri casi vere opportunità), ora la strada che si apre è per quella della fotografia di cronaca, finora gestita e protetta dalle agenzie che hanno i rapporti stretti con gli editori e con i media e che richiede tempi di distribuzione velocissimi (una foto di un allagamento di una città non si vende due giorni dopo l’evento); non sappiamo se il citizen journalism avrà successo, di sicuro non può essere snobbato, da nessuno. Date un’occhiata al sito…