Jumper

Quando l'immagine diventa musica (ci riproviamo)

Questo spazio è influenzato da chi scrive, lo sa chi ci segue da tanto. Non c’è una strategia nitida, perché quando si incontrano gli amici, i discorsi vengono fuori in modo naturale. Certo, ci si può incontrare per raccontarsi cose specifiche, per un motivo particolare (per esempio: al ritorno delle vacanze, e quindi è ovvio parlare di quello che è successo). Ma anche in questi casi, si può “sforare” in altri ambiti. Si parla, si condividono emozioni, ed è questo quello che importa.

Ieri ho comprato (come ormai ovvio) su iTunes un disco, e non è una novità: è fatto comune e, se non quotidiano, certamente settimanale; non per questo vi parlo ogni settimana di musica. Sta di fatto, che il nuovo disco è di Elisa, coloro che mi conoscono bene sanno bene che è un mio punto “debole”… ma anche questo non sarebbe sufficiente per meritare questo spazio. Il fatto è che la “ragazza” ha raccolto in questo disco, probabilmente facendo ordine nei “cassetti” mentre era in lieta attesa della sua bimba, nata poche settimane fa (il 23 ottobre, stesso “compleanno” dell’iPod… curioso vero? Questa coincidenza è stato elemento che si è incastrato ulteriormente nella mia mente). Un disco di brani inediti, alcuni scritti nel passato ma che non sono mai entrati nei dischi precedenti. La cosa emozionante, di questo disco, è che si ritrova un’Elisa che forse non tutti conoscono, e che è la sfaccettatura migliore di questa artista. Se volete, è un bel regalo per le vostre orecchie, potete acquistarlo da qui.

Ma non siamo qui a parlare di Elisa, vero? Possiamo farlo, per quello che ci riguarda, ma rischiamo di andare fuori tema, e anche questo non sarebbe poi un problema: da idee trasversali possono nascere elementi utili da focalizzare all’interno del nostro mestiere. Il problema è che invece, troppo spesso, la nostra categoria tende a pensare che solo all’interno delle proprie ristrette tematiche “specifiche” si possano trovare i giusti interessi e le giuste risposte. Lo vediamo nei commenti: se si parla di una polemica sulle “macchine”, l’atmosfera si infiamma, se si parla di tecnologie emergenti che potrebbero minare le già poche sicurezze professionali, allora tutti reagiscono. Oppure se si parla di problemi che cadono, più grandi di noi, sulle nostre spalle (la chiusura dell’agenzia Grazia Neri, oppure la tristezza della perdita di un grande collega), allora c’è partecipazione. Se vi dico che la musica è una tematica che andrebbe trattata all’interno di uno spazio che parla di fotografia e di evoluzione della comunicazione… saprei che passerebbe inosservata. Lo abbiamo testato sulla nostra pelle, anni fa quando la sezione “musicale” era parte integrante di Jumper, e addirittura avevamo fatto una rivista interattiva chiamata Muzik dedicata a questo mondo (se volete, potete scaricarla cliccando qui… molti link non sono più attivi, ma almeno il senso lo potete valutare, è stata fatto tanto tempo fa, ma è ancora attuale, in certe idee). Abbiamo cercato – all’epoca –  di mettere insieme due mondi: quello della musica, che aveva bisogno di trovare nuovi linguaggi di comunicazione (la scomparsa prima della “superficie” dell’LP, enorme e meravigliosa, poi addirittura del CD che si è trasformato in file digitale, privo di “immagine”, e ridotto a solo “succo musicale”) e il nostro mondo di produttori di immagini che poteva trarne delle opportunità di inventare e di sviluppare idee per creare nuove opportunità per entrambi i mondi.

A quell’epoca ho cercato di portare avanti progetti interessanti, in questo senso, ma ho trovato muri di indifferenza: sia da parte di chi la musica la produce (discografici, produttori, organizzazioni, uffici legali che mettevano paletti sull’uso degli artisti), sia da parte dei creativi (fotografi, videomaker, editori). Questi progetti avevano a che fare con la musica che ci piaceva e che ci emozionava, perché il senso di tutto era quello di creare emozioni nuove ad un prodotto che stava perdendo fisicità e persino “locations”: i negozi sono sempre meno importanti per la vendita della musica (Tower Records fallita è un esempio ben evidente) e quindi anche cartelloni, espositori e qualsiasi altra forma di comunicazione sul punto vendita perde di importanza. Avevano anche a che fare con la pirateria: creare valore aggiuntivo al “prodotto” era una strada importante: si poteva “rubare” il brano, ma se attorno al prodotto si poteva costruire una struttura di “emozioni” non facilmente piratabili, una percentuale di appassionati avrebbe comunque acquistato il prodotto “ufficiale”, pagandolo con piacere.

Questi pensieri sono tornati indietro ascoltando il disco nuovo di Elisa, perché le sonorità che ho ritrovato hanno collegato i pensieri di una volta, assopiti da tanti anni di inattività. Questo fa capire che ci sono collegamenti forti, anche quando sembrano sotterrati. Ho trovato anche una interessantissima timeline realizzata da NPR, relativa all’ultima decade della musica: guardatela, perché è interessante, che è stato l’ultimo indizio che mi ha portato a scrivere questo SJ. Si parla di dischi di successo (il secondo disco di Britney che ha venduto 1,3 milioni di copie nella prima settimana, oppure quello di Norah Jones che ha venduto oltre 10 milioni di copie – tra l’altro, è uscito da un paio di giorni il nuovo, The Fall, che non ho ancora ascoltato, ma è imperdibile comunque: lo trovate qui), ma anche di Napster, di concerti importanti, di baci, dell’apertura di Myspace, della campagna per far realizzare a Fiona Apple il suo disco (Jumper è stato promotore in Italia di questa iniziativa). Ma si parla ovviamente molto di iTunes, di iPod e di Apple.

In questi ultimi tempi, Apple sta spingendo uno sviluppo “visuale” della musica con il progetto chiamato in codice “Cocktail” e che poi ha preso la forma con il nome iTunes LP, che integra in un pacchetto musica, video, immagini. Uno dei pochi (forse l’unico) esempio sull’iTunes italiano è quello relativo al nuovo disco di Mika, che trovate a questo link. In futuro si svilupperà sempre di più, e sarà una nuova rivoluzione che passerà sempre più dal computer e sempre meno dal televisore (la TV musicale sta subendo molto, da qualche tempo: All Music ha prima avuto grandi difficoltà e poi è stata acquisita di recente ed è diventata DJTV, MTV non sta godendo di grandi risultati). Sempre Apple ha aggiornato il software della AppleTV nell’ottica di poter essere uno strumento importante per l’evoluzione della fruizione di “musica da guardare” e non solo da ascoltare. E, siamo sicuri, a gennaio quando dovrebbe uscire il tanto atteso “Tablet“, praticamente un iPod versione “grassottella“, questa filosofia sarà sempre più evidente.

Quale sarà il ruolo di chi produce immagine? Evidente nel risultato, difficile da capire nel come formulare la proposta. Ci sarà bisogno (ce n’era bisogno 8 anni fa, quando ne parlavamo, vedendo le nostre parole rimbalzare contro muri di gomma, da parte di tutti… fotografi compresi) di immagini, che traducono non più come sintesi (leggi: copertina), ma creando percorsi che non sono più “didascalici” e passivi come i videoclip, ma interattivi, emotivi, complementari alla musica, dove testi, immagini fisse e in movimento si fondono con la musica. Nuovi percorsi che rendano l’esperienza della musica in modo nuovo, moderno, coerente con i mezzi tecnologici che abbiamo e avremo. Come farlo? Ribadisco che ci sono problemi: un’industria, quella della musica, in grande difficoltà, e secondo noi non si tratta di “crisi di numeri”, ma di difficoltà nel digerire nuove forme e nuovi prodotti per i quali non si è pronti, nella mente prima ancora che nelle opportunità. Se prendete un brano musicale per creare qualcosa di interessante, a vantaggio dell’artista e del suo prodotto, prima ancora di valutarne le opportunità vi arriverà addosso un ufficio legale che vi dirà che voi non avete nemmeno il diritto di pensare di poter “manipolare” o “usare” una sola nota: trattasi di “atto impuro” anche solo ipotizzarlo. I concetti del “Remix“, meravigliosamente espressi da Laurence Lessig nel suo libro omonimo (che si può scaricare, gratuitamente, in inglese, da qui, ma che non si può acquistare nemmeno a pagamento in italiano, perché non è stato tradotto, e questo fa capire quanto siamo indietro nella cultura digitale nel nostro Paese), non sono possibili, almeno parlando con le majors. Affrontando però un percorso creativo e artistico con band e artisti meno in evidenza (e l’undergroung è ricco di musica e di artisti meravigliosi), si possono creare delle produzioni e dei progetti che, quelli si, possono essere proposti ai più grandi, per raccontare quello che si può inventare e quello che si può proporre per il futuro. Della musica, e per noi.

PS: Inutile dire che lo stesso discorso potrebbe essere applicato all’editoria di libri, a quella delle riviste e a mille altre cose. Basta guardarsi attorno: sono mille le opportunità che si aprono e che si potrebbero aprire. Magari se parlassimo meno di macchine… Un modo per avere conferma che, rispetto a 8 anni fa, abbiamo fatto tutti dei passi in avanti sarà vedere quanti commenti e quanta discussione riusciremo a produrre partendo da un argomento così… esterno. Chissà se il mondo è andato avanti, in tutti questi anni… (avete la possibilità di dimostrarlo).

PS2: nel caso qualcuno abbia entrature con Elisa, le mie idee sono ovviamente a disposizione…