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Le (brutte) foto dei mille volti di McDonald's

C’è una teoria, che è quella della “bellezza” e del lato culturalmente elevato dei progetti seriali. In pratica, come dice un amico (che non cito perché non so se avrebbe piacere di essere “miccia” di un discorso polemico di questo tipo… ma almeno dico che non è farina del mio sacco), 1 foto brutta è una foto brutta, 10 foto brutte sono 10 foto brutte… 1000 foto brutte sono un “bel” progetto seriale.

Nell’attuale era, dominata dalle immagini e dalla facilità di produzione a costo praticamente prossimo allo zero, i progetti seriali dovrebbero non ottenere grande attenzione, specialmente se partono da singoli elementi brutti; già sarebbero di un certo fastidio se fossero belle (quando ovunque vince la quantità, sarebbe la qualità e la capacità di fare selezione che dovrebbe avere il sopravvento), figurarsi se sono brutte. Personalmente sono dell’idea che 1000 foto brutte rimangano 1000 foto brutte, e non un “bel progetto”.

Da un paio di giorni si possono vedere cartelloni di una nuova campagna pubblicitaria di McDonald’s. Non ho bisogno di leggere il comunicato stampa o le dichiarazioni di chi ha gestito il progetto per capire il senso: avranno puntato sulla naturalezza, avranno voluto trasmettere: i nostri ristoranti sono “vissuti” da gente vera, quindi non fotografiamo modelli e modelle, ma le persone che entrano ogni giorno per mangiare panini e altre “delizie”. In questa ricerca di volti si voleva certo mostrare non tanto i singoli, ma la comunità variegata e multisfaccettata, dai bambini agli anziani, dagli studenti ai manager, dai biondi ai rossi, di ogni etnia e cultura. E posso anche capire che c’è un legame con la comunicazione digitale, quella che nasce tra i giovani e vive sul web, in particolare su Facebook (e non a caso, molto spazio è stato dato proprio alla comunicazione su Facebook, potete trovare tutto qua). Capisco, e per certi versi posso anche condividere (anche se non è poi un’idea così rivoluzionaria ed innovativa). Ci aggiungo che so bene – volevo farci un SJ qualche mese fa – che una delle leve della comunicazione attuali è quella di mettere al centro dell’attenzione e della visibilità le persone “normali”, che sempre più desiderano apparire e “uscire dall’anonimato”. Chi non sa cantare o ballare non può entrare nei talent show, se il Grande Fratello non li accetta… rimane solo qualche debole speranza di finire su un cartellone pubblicitario. Insomma, non c’è bisogno di giustificare tutto questo, e non c’è modo di dire che “non abbiamo capito il senso del progetto“. Lo abbiamo capito, rimane una cosa: sempre foto brutte, ahimè, rimangono. Specialmente se pensiamo che, dietro questo progetto, non c’è – come forse sarebbe stato ancor meglio per dare ancora più valore al progetto stesso, in partenza – la scelta di avere scatti rubati con dei cellulari, magari dagli stessi avventori di McDonald’s che diventavano contemporaneamente “attori” di questa spontaneità, ma anche “creatori” delle immagini: esattamente come succede proprio con le immagini di Facebook (che in questo sono migliori: sono vere, e non “fintamente vere”. No, dietro questo progetto c’è “La Sterpaia” di Oliviero Toscani, e il progetto è stato curato da Rocco e Lola Toscani: insomma, una firma “pesante”.

Definire “brutte” delle fotografie prodotte da uno studio “titolato” è forse un azzardo: la bellezza o la bruttezza sono dati “oggettivi”? Forse non del tutto, e quindi accettiamo di considerare questa valutazione personale, ma per me foto slavate (come questa e questa), con dominanti (come questa, questa e questa), con inquadrature banali, addirittura in certi casi con errori di messa a fuoco (come questa e questa) e specialmente non in grado di trasferire nessuna emotività o “pathos” (un esempio tra tante: questa) non riesco a definirle in altro modo. Qualcuno mi dirà che “non ho capito” la poesia, il senso, il grande sforzo culturale… forse, ma continuo a dire che mille foto brutte non mi convincono di poter rappresentare un bel progetto. Attenzione (così evitiamo ulteriori eccessi e dispendio di soldi e di tempo): neanche diecimila…