Jumper

Il sistema solare della nostra comunicazione digitale

E’ una domenica particolare. Non solo perché “quasi” nevica, ma specialmente perché è una domenica di un’intera settimana passata “on the road“, ad incontrare tante, tantissime persone. Dopo i JumperCamp di martedi e mercoledi, ci siamo immersi nell’evento Fotografica10, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa (invitandovi a partecipare… siete arrivati in tanti).

Per noi, che interagiamo essenzialmente in modo “digitale”, al di là di un monitor, è un’esperienza al limite del “bizzarro” e ci fa riflettere (specialmente unendo questa sensazione a tante altre che maturano in modo indipendente da questi fatti).

Chiacchierando con molti di voi – dal “vivo” e non via email o via commenti – si scoprono molte sfumature e sensazioni, che sono poi utili (o dovrebbero esserlo) quando si torna in trincea, dietro la tastiera. E il passaggio/ritorno non è facile: verrebbe voglia di trovare gli spazi, il tempo e le opportunità per incontri più frequenti, e al tempo stesso anche vedere che c’è la capacità collettiva di trasferire queste sensazioni anche per vie digitali. Certo, il fatto che qualcuno abbia avuto il piacere di portarci del propoli per curare il mio mal di gola, oppure delle brioche per riuscire a rifocillarmi tra un incontro e l’altro… non solo non ha prezzo (come dice la pubblicità della carta di credito), ma è anche difficile da replicare in versione digitale, ma proprio durante molti incontri in cui abbiamo parlato della forza e delle potenzialità della rete, ci siamo accorti che gli occhi di molti sembrano persi, confusi… molti sono ancora così dentro alle logiche della rete, e rischiano di perdersi, confondendo aree primarie e secondarie. Un esempio classico è l’uso di Facebook (da sempre ci siamo dichiarati estremamente negativi nei suoi confronti e nel suo utilizzo, e per un sacco di “buoni” motivi): tantissimi hanno confuso (o accettato) questo social network come il centro della loro attività digitale. Perché diciamo che è un “errore”? Perché il fulcro dovrebbe essere “casa nostra” e non la “casa di altri”. Creare traffico in uno spazio in cui siamo “ospiti” non ci aiuterà, in prospettiva, e specialmente in uno spazio condiviso con persone che non hanno una coerenza tra di loro (solo amici, solo parenti, solo contatti di lavoro) non riusciamo e non riusciremo a seguire un discorso lineare e costruttivo.

Leggendo, per preparare alcuni convegni, il libro The Linked Photographers’ Guide to Online Marketing and Social Media, ci siamo imbattuti nella teoria del “sistema solare“. Vogliamo dire che ci possono essere tanti satelliti (Flickr, Fb, Twitter, DeviantArt, YouTube, eccetera), ma ci deve essere un unico sole, attorno al quale tutto deve girare e specialmente convogliare. Questo “sole” potrebbe non essere necessariamente definito e chiaro per l’utente che passa, ma deve essere chiarissimo per ciascuno di noi che dalla rete vuole trarre benefici. Può essere il nostro sito, può essere un blog, ma deve essere uno spazio nostro, che deve coordinare le attività dei satelliti. Volete pubblicare un video su YouTube di un backstage di un vostro shooting? Ottima idea, lo pubblicate su YouTube con dovizia e attenzione nei confronti dei tag, in modo da renderlo ben ottimizzato e ricercabile, e poi fare un post sul vostro blog inglobandolo. Volete allargare la visibilità di questo video anche su altre piattaforme? Fatelo, e vi consigliamo prima di tutto Vimeo (eccellente comunità popolata da persone creative interessate al mondo dell’immagine in moviemento), ma anche iTunes (come podcast) che è – per esempio quello che riguarda i nostri video pubblicati gratis – una fonte molto utile per distribuire video, a Blip. Ci sono modalità per poter far meno fatica, creando degli automatismi che consentono di pubblicare contemporaneamente su vari siti, risparmiando tempo. Ma devono rimanere tutti satelliti che poi “punteranno” al sole.

Per quello che riguarda le foto, è estremamente utile pubblicare nostri lavori di ricerca, su Flickr o su DeviantArt e le foto commerciali su un sito di microstock, sul nostro sito potremmo collegare i due “satelliti” segnalando non tanto “La mia pagina su Flickr” o “iStockphoto“, ma con un’integrazione più interessante, come per esempio: “Esplora la mia area di ricerca personale” (Flickr/DeviantArt) e “sei interessato al mio catalogo di foto royalty-free? qui trovi il/i nostro/i rivenditore/i (Istock, Shutterstock, Fotolia…). Queste semplici attenzioni mettono in evidenza un approccio che vede nel sito principale il “sole” e all’esterno i satelliti, che incrementano la forza del centro, portando nuovi utenti che passano  per le “periferie” dei nostri interessi. E non viceversa.

Lo stesso vale per i social network che si basano sulle notizie: ha senso linkare – quando possibile – informazioni residenti sul nostro sito (il sole, sempre il sole) amplificandole tramite FB e Twitter (o altri), e non viceversa. Questo, nei confronti di Facebook, elimina o limita quantomeno l’ingordigia dello stesso nell’accaparrarsi eccessivi diritti sulle nostre immagini: invece che pubblicarle su FB, pubblichiamole sul nostro sito, e linkiamole poi su FB.

Se riusciamo a usare gli strumenti digitali, per creare un marketing e una relazione profonda con i nostri utenti, se siamo limpidi e presenti, se siamo capaci di ascoltare e non solo di parlare, se ci interessiamo di quello che succede attorno a noi e non solo a noi… allora potremo scoprire che le occasioni, le iniziative, le opportunità saranno tante. Comprendendo, è ovvio, che è un’attività, e non un passatempo.