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I trucchi, sveliamoli! Altrimenti il "trucco" siamo noi

© Luca Pianigiani - Foto scattata con iPhone e trattata con Lo-Mob

I “trucchi” di un fotografo professionista sono dei “segreti”? A parole, si dice di no: “non ci sono trucchi, il mestiere vero non è fatto di trucchi, ma di sensibilità, di unicità, di capacità di comporre un risultato che è fatto di tanti dettagli“… ma lo si dice perché in questo modo si fa bella figura, perché si appare come più “sicuri” e sereni. Ma sono pochi coloro che, specialmente in Italia, accettano di aprire a tutti il proprio bagaglio di conoscenza: quante volte ho sentito dire “col cavolo che ti dico come ottengo questo effetto: è un mio segreto, il mio “marchio di fabbrica“!

Premesso che ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, e che reputa giusto, dall’altra parte c’è da notare che la chiusura non porta quasi mai ad arricchire nessuno, ma solo a non far propagare la cultura e l’evoluzione: della “specie” e di noi stessi. Far capire quello che c’è dietro un’immagine, un lavoro, un effetto spesso non significa perdere un valore, ma farlo apprezzare ancor di più. E ci impone di proseguire il percorso di ricerca, che è davvero la cosa più importante.

Se tutto il nostro valore si riassume in un “trucco”, allora siamo noi stessi un trucco: c’è chi custodisce gelosamente un preset di Lightroom perché “con quello elaboro le mie foto che vengono uniche“! Cosa significa, allora: che si vendono foto perché “sviluppiamo” le foto sempre con lo stesso effetto? Che se qualcuno dovesse entrare nel nostro computer e ci “rubasse” il preset in questione ci farebbe perdere i nostri clienti? Se lo distribuisse tramite le reti peer-to-peer, tutti al mondo potrebbero scaricare quel preset e diventare  fotografi bravi e di successo, più di noi? Se fosse così, sarebbe triste: sarebbe come dire che la scrittura di un libro di successo è legato alla banale conoscenza della grammatica, o che si possa scrivere un brano musicale di successo semplicemente leggendo uno spartito composto da un grande artista. L’arte e la creatività non possono essere legate ad un trucco, altrimenti… sono un trucco, e nulla di più: chi vogliamo essere, prestigiatori, esecutori di tracce prestabilite o sensibili interpreti di una sensibilità che si manifesta con la capacità di manipolare ogni sfumatura e ogni dettaglio in funzione del risultato che si desidera ottenere?

La gelosia professionale è difficile da superare, ma crediamo che sia una strada per non “sederci”. Allora, ecco un metodo, che potrebbe essere usato a nostro vantaggio: condividiamo le nostre scoperte con gli altri. Ma come! Abbiamo dedicato ore e ore, forse anni e anni, per sviluppare una soluzione e quando la troviamo la dobbiamo condividere con l’ultimo che passa e che “ha la bocca ancora sporca di latte“?  Sembra insensato, ma non del tutto: se lo convidiamo vuol dire che ne abbiamo già esplorato la potenzialità e quindi stiamo già andando “oltre”, e lo dimostriamo concretamente. Ma c’è altro: se mostriamo che dietro un nostro lavoro non c’è casualità, ma che il risultato estetico finale è frutto di tanti passaggi, di tante sfumature, di tanto impegno, allora la nostra professionalità guadagna spessore, valore, credibilità. Quanti sono – anche tra i clienti, purtroppo – coloro che credono che dietro una foto ci sia solo un “trucco”, un tasto da schiacciare… oppure una fotocamera migliore di un’altra? Questo vuol dire che ci sono tanti che pensano che ancora la fotografia sia un prodotto artigianale, che il valore di un fotografo sia quello di “saper fare” e non la sua capacità di interpretare la tecnica con sofisticata competenza e sensibilità. La tecnologia ormai rende facile ottenere eccellenti risultati anche in condizioni critiche: proporsi come “coloro che sanno fare foto” non trova più mercato, se non in campi molto (davvero molto) specialistici, tutti sono in grado di ottenere risultati buoni. Dobbiamo far capire quello che c’è dietro il nostro lavoro, e per farlo bisogna farlo capire nella pratica: la “decostruzione” di alcune foto potrebbe essere una strada, ma per farlo bisogna accettare due elementi fondamentali:

Il secondo punto è quello più antipatico: non sempre dietro il lavoro di un professionista c’è davvero… tanto. Nella vostra stanzetta, senza dirlo a nessuno, “smontate” una vostra foto: cosa c’è, davvero, di valore? Uso di vari punti luce, con raffinata e sapiente controllo della potenza e della modellazione del flusso luminoso con particolari accorgimenti? Trattamenti speciali in fase di post produzione? Uso di apparecchiature speciali? Composizione che ripropone in chiave moderna i quadri di un periodo artistico ben definito? La ricerca di una reazione particolare del soggetto? Se queste cose ci sono, raccontarle e spiegarle non significa “regalare” la propria competenza, ma fa capire il valore di quella foto, spesso poco (o nulla) considerato. Se, invece, dietro una foto c’è poco, solo un piccolo trucco, allora dobbiamo interrogarci: sarà sufficiente? Oppure: non è che il punto di partenza, che deve essere successivamente evoluto?

© Chase Jarvis

Vi facciamo un esempio: il fotografo Chase Jarvis, abbastanza popolare in rete (e fotografo di valore, potete vedere i suoi lavori sul suo sito), di recente ha proposto un post, mostrando un’immagine che ha realizzato, chiedendo alle persone che seguono il suo blog di “scoprire” tutti i dettagli, di fare cioè quello che ogni professionista fa, anche istintivamente, quando vede l’immagine realizzata da qualcun altro: l’analisi per capire come è stata realizzata. Tante risposte sono arrivate, alcune si sono avvicinate alla realtà, altre addirittura hanno proposto alternative interessanti, che Chase ha detto di poter valutare per il futuro, dimostrando che la condivisione fa crescere tutti. In un secondo post, è stato poi spiegato esattamente come è stata realizzata l’immagine, nei dettagli. Svelare il trucco porta qualcuno a “rubare” il lavoro a Chase Jarvis? Sicuramente no, ma fa guadagnare attenzione e credibilità al suo lavoro quindi, di conseguenza, ne aumenta il valore. Il trucco “svelato” è tecnico, quello “non svelato” è che si tratta di una trappola per rafforzare la posizione e la fama, l’interesse e l’importanza del suo lavoro.

© William van der Steen

Un altro esempio arriva da un tutorial realizzato con le immagini del fotografo William van der Steen che realizza simpatiche immagini di “frutta a pezzi”. Sono divertenti, affascinano perché semplici, fresche ed originali, e portano inevitabilmente a chiedersi “come sono state realizzate”. Di fatto, non ci sono grandi “magie”, piccole attenzioni e trucchi in ripresa che facilitano la fase di elaborazione finale con Photoshop, per ottenere un risultato naturale ed efficace. In questo tutorial viene spiegata nei dettagli la tecnica, che consente a tutti, con un minimo di competenza e buona volontà, di ottenere risultati simili. Qual è il risultato per l’autore? Che se ne parla, che nel frattempo la sua piccola/grande genialità guadagna in popolarità e che probabilmente, anche seguendo le sue indicazioni, non si ottiene esattamente lo stesso risultato, perché tra lo spiegare “come si fa” e “fare”, ce ne passa… Scoprendolo nella pratica, si avrà – o si potrà avere – la conferma che in effetti lui è bravo, perché oltre ad avere comunque sviluppato un’idea originale, riesce a farla meglio anche di coloro ai quali il “trucco” è stato spiegato. E quindi, ancora una volta, il valore del lavoro cresce, e non si “scioglie al sole“. Perché il trucco c’è, ma si dimostra che non è tutto un trucco.

La provocazione di questo nostro post, quindi, è quella di fare un grande passo: credere che la condivisione dei “trucchi del mestiere” possa essere un modo per crescere, migliorare, avere stimoli per migliorare e per aumentare  il nostro valore. Potete farlo su un vostro blog, se volete, oppure potete mandarci qualcosa, le cose migliori le pubblicheremo, per darne maggiore visibilità. Ma la cosa che più importa, al di là dell’eventuale pubblicazione, vostra o nostra, è il cambiamento di atteggiamento: basta protezionismo, se facciamo belle cose è perché siamo bravi, intelligenti, creativi, sensibili, colti, spiritosi, curiosi, appassionati… non perché abbiamo usato un trucco. Nella foto di apertura, fatta dal sottoscritto (e che certamente non vuole essere considerata un’opera d’arte) è stata realizzata con un iPhone, e trattata con un softwarino che si chiama Lo-Mob, che costa “ben” 1,59 euro. Il settaggio usato è quello chiamato: “Photocard Three – Vintage PaperFrame“, che simula appunto le cartoline “di una volta”, con il bordino di carta con gli angoli stondati. Facile, no? Un trucco? Si, certo… ma forse la foto è interessante, a prescindere, e sapere che è stata fatta così è uno stimolo per alcuni (speriamo) per seguire questa strada e fare di meglio (non ci vuole tanto), ma anche per il sottoscritto che magari riceverà qualche consiglio di altri software e di altri effetti che potranno farmi crescere. Nessuno ha perso, forse tutti ci guadagneremo…